La Rosa di Kazanlak


Nella Citta’ Invisibile la giornata inizia alle sei del mattino.
Quando mi sono svegliata era ancora buio, il sole sarebbe arrivato solo una ventina di minuti dopo. Se il cielo e’ sgombro da nubi lo si puo’ vedere sorgere oltre Kisvárda, da dietro i Carpazi e riflettersi nel Tisza trasformandolo in un lungo nastro dorato; ma la mia camera non ha finestre che si affacciano ad Est.

Ancora avvolta dal tepore del sonno per primo ho avvertito il profumo della colazione che, dalla cucina, saliva e si diffondeva penetrandomi le narici; poi sono arrivati i rumori frammisti alle voci delle mie sorelle che, come me, si stavano destando pronte ad una nuova giornata di lavoro.

L’elemento su cui si fonda questa kumpània e’ la famiglia, e come una famiglia e’ strutturata. E’ stato deciso di tenere ben salde le radici che ci accomunano, indipendentemente da dove ciascuna di noi e’ nata.
L’organizzazione e’ quindi fondamentalmente orizzontale; siamo tutte sorelle, accettate dalle altre in quanto ciascuna ha un ruolo ben preciso. Non esiste chi comanda. Le uniche gerarchie rispettate sono quelle presenti all’interno di una famiglia tzigana: l’anziana, la madre oppure l’essere reputata saggia.
Chi ha sangue tzigano che scorre nelle vene non abbandonera’ mai le persone anziane perche’ esse conservano la memoria delle tradizioni e, con la loro esperienza, aiutano chi e’ giovane a superare quei momenti difficili che inevitabilmente e ciclicamente nella vita tendono a ripetersi.

Nella Citta’ Invisibile sporadicamente puo’ giungere qualche girovaga. A volte resta solo poco tempo, capisce che la vita stanziale non le si addice e se ne va; a volte invece sceglie di restare. Rosita e’ arrivata da poco, ma ha gia’ scelto.
Stamattina toccava a lei il compito di assistere Erika in cucina. E’ stata da me poeticamente rinominata “Rosa di Kazanlak” perche’ nata nella valle situata fra le catene montuose di Stara Planina e Sredna Gora, nei pressi della citta’ Kazanlak in Bulgaria, dove fin dal XVII secolo si coltiva la famosa rosa che e’ alla base di molti profumi di qualita’.

La Bulgaria, prima della disgregazione del sistema sovietico, aveva una situazione socio-economica migliore di quella di altri Paesi vicini come Romania, Macedonia e Ucraina. Nel 1989, quasi tutti avevano un impiego e gli zingari, proprio in Bulgaria, avevano il piu’ alto tasso di occupazione esistente al mondo. Ma dopo la caduta del Comunismo la disoccupazione e’ aumentata in modo esponenziale, moltissime persone hanno perso il lavoro e gli zingari sono stati i primi a subirne le conseguenze.
Se prima non era possibile distinguere lo stile di vita di chi era zingaro da chi non lo era (lavoravano, mandavano i bambini a scuola, avevano accesso al sistema sanitario), con la trasformazione sociale e’ iniziata l’emarginazione. Quanti avevano vissuto nelle piccole cittadine dove la disoccupazione era pressoche’ totale hanno dovuto migrare nelle citta’ piu’ grandi, nei cosiddetti ghetti urbani dove si sono dedicati sempre piu’ ad attivita’ illecite.

Ed e’ proprio in uno di questi ghetti, quello di Fakulteta, il quartiere in cui vive a meta’ dei Rom di Sofia, dove enormi blocchi di appartamenti d’epoca sovietica si mescolano alla vegetazione ed all’immondizia, che Rosita s’era perduta. La’ ha vagato a lungo, arrangiandosi come ha potuto, fin quando ha incontrato chi le ha indicato la strada per ricongiungersi alla sua famiglia nella Citta’ Invisibile dove ogni giorno si ripete, uguale.


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