Una su seicentoventidue milioni


– Sarebbe un peccato farsi sfuggire un’opportunita’ del genere, non e’ vero signorina?

Chi stava rivolgendosi a me con atteggiamento complice, era un’anziana signora, anche lei con la schedina in mano ed in fila come tutti, ad attendere il proprio turno per giocare.

Avevo deciso di farlo anche io. Nonostante fossi da sempre contraria ad ogni gioco in cui fosse esclusivamente coinvolta la sorte, cento milioni di euro era una cifra che effettivamente faceva gola. Se persino Paris Hilton era caduta in tentazione, ed aveva acquistato trecento schedine, non dovevo meravigliarmi di tutte quelle persone, in coda per tentare la fortuna, sui cui volti si potevano leggere i sogni, i desideri e le speranze, tutte quante affidate a quel piccolo rettangolo di carta che racchiudeva la combinazione vincente.

Anche se matematicamente la probabilita’ di ritirare il premio era inferiore di molto a quella di essere investiti da un’auto sul marciapiede, prima o poi qualcuno sarebbe stato baciato dalla fortuna… ed allora, perche’ non tentare?

Da qualche parte avevo letto che c’era una probabilita’ su seicentoventidue milioni che uscissero sei numeri diversi, scelti fra una rosa di novanta, ma fino al momento dell’estrazione tutti quanti avrebbero potuto immaginarsi vincitori.

C’e’ un momento in cui le regole matematiche non valgono; c’e’ un momento in cui, come nel paradosso del gatto di Schrödinger, la vincita e’ concreta, tangibile… vera, esattamente come lo e’ la “non vincita”, ma l’animo umano tende a cancellare questa seconda possibilita’. Almeno fintanto che i numeri non vengono rivelati, i sogni hanno modo di materializzarsi i desideri possono avverarsi, le speranze vengono sostituite dalle certezze… e la vita appare piu’ bella. Cosa si puo’ acquistare di piu’ per pochi euro?

Mi perdoni – chiesi sperando di aver trovato una persona gentile che forse sarebbe stata disponibile ad aiutarmi – forse lei potra’ spiegarmi come si compila la schedina.

Benedetta signorina, vuol dirmi che non ha mai gocato al superenalotto?

Ehm… no… sa, sono straniera – mentii – e non sono molto pratica…

Ma e’ semplicissimo! Basta che segni con una penna i sei numeri che intende giocare. Vede? Sono gia’ stampati, lei deve solo farci un pallino sopra, ma si assicuri che siano proprio sei altrimenti la schedina non e’ valida.

Ah… comprendo… il fatto e’ che non ho una penna con me e…

Aspetti… – disse tirando fuori una penna biro dalla borsetta – ma la vedo alquanto impacciata, suvvia, stavolta l’aiuto io a riempirla. Che numeri desidera giocare?

Beh, allora: 1, 2, 3, 4, 5, 6!

E’ sicura che vuol giocare proprio questi numeri? – disse la signora sgranando gli occhi.

Si’, perche’? Ci sono dei problemi?

No… e’ che questi numeri non usciranno mai… e’ impossibile che escano. Sei numeri di fila non si e’ mai visto…dovrebbe essere superfortunata se le uscissero proprio questi.

E perche’ non dovrebbero uscire? Sono sei numeri. Sono esattamente come altri. Lei che numeri gioca?

Oh, io ho fatto un sogno sa? Me li ha dati la buonanima di mio marito, pace all’anima sua, e li gioco ormai da sempre… chissa’ che non sia la volta buona, questa.

Quindi se giocassi sei numeri a caso, presi un po’ qua ed un po’ la’, le probabilita’ di vincita aumenterebbero?

Non saprei. Magari sapessi quali sono i numeri che usciranno, signorina, li giocherei subito! Ma sicuramente 1, 2 3, 4, 5, 6 mi pare assai improbabile che escano, ma se lei vuole le segno quelli.

No grazie signora, credo di aver bisogno di “studiare” il gioco ancora per un po’ prima di tentare la fortuna. Le avevo confessato di non essere pratica – le dissi accomiatandomi e sorridendole – spero che perdonera’ queste mie “stranezze” dovute alla mia palese inesperienza.

Uscii dalla ricevitoria appallottolando quel rettangolino di carta mai compilato che, fino ad un attimo prima, avrebbe potuto essere il mio “biglietto” per il Paradiso. Prima di gettarlo nel cestino mi voltai ad osservare ancora una volta quei volti in cui si poteva leggere la speranza di una vita diversa.

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