La figlia di Ceauşescu


Quella rumena e’ stata la piu’ tremenda fra le dittature nei Paesi dell’Est Europa. Il regime si differenziava da quello delle altre repubbliche ex sovietiche soprattutto perche’ era fortemente basato sul culto della personalita’; un’oligarchia di trecento famiglie al cui vertice c’era quella del dittatore; un mix di quanto di piu’ inumano poteva esistere, che mescolava il peggio sia del comunismo sia del fascismo del quale la Romania non si era mai del tutto liberata.

I bambini che sono nati durante gli ultimi anni prima della caduta del Muro, vengono chiamati i figli di Ceauşescu. Il dittatore, infatti, verso la fine del suo sciagurato ventennio, si era messo in testa di raddoppiare la popolazione, ed imponeva ad ogni donna di partorire almeno cinque figli, altrimenti sarebbe stata penalizzata economicamente, se non addirittura ostracizzata.

Per motivi di propaganda veniva nascosta la mortalita’ infantile che comunque era molto alta. Per questo motivo esisteva addirittura una legge per cui tutti bambini dovevano essere registrati all’anagrafe solo ad un anno di eta’; cosi’ quelli che morivano prima non sarebbero risultati ufficialmente nati. Inoltre, quelli sfortunati che nascevano con handicap venivano tenuti confinati in istituti terribili, degni di un film dell’orrore, e le adozioni internazionali erano ostacolate, dovendo essere autorizzate dal dittatore in persona.

Il sistema il quel momento pero’ assicurava, anche se a salari molto bassi, il lavoro per tutti, ed il minimo vitale era comunque garantito, per cui la gente riusciva a sopravvivere, ma dopo la caduta del regime, con la liberalizzazione economica e la privatizzazione delle aziende, accaparrate fra l’altro dalla solita elite di piu’ ricchi che facevano parte anche della cricca dei dirigenti ai tempi della dittatura, vale a dire le solite trecento famiglie, tutto e’ tracollato, traducendosi in disoccupazione, miseria e fame.

Coloro che avevano molti figli difficilmente potevano avere i soldi per sopravvivere. I prezzi aumentavano ogni giorno mentre i salari erano sempre piu’ bassi. E’ stato cosi’ che molti bambini sono stati abbandonati negli orfanotrofi dai genitori che non potevano piu’ far fronte alla miseria; e dagli orfanotrofi alla strada il passo e’ stato breve.

Nelle strade di Bucarest si sono formate delle vere e proprie comunita’ di giovani, ragazzi e bambini che, vivendo d’espedienti, rubando, prostituendosi, e cercando evasione nella droga, una volta cresciuti hanno generato altri bambini che oggi continuano a vivere sui marciapiedi, oppure nelle fogne calde e puzzolenti, sniffando colla, seguendo le orme dei loro genitori ed ereditando anche, in molti casi, la loro sieropositivita’.

Cio’ che e’ avvenuto (e che sta avvenendo) e’ molto simile alla situazione dei meninos de rua di Rio e di Lagos, con la differenza che i bambini di Bucarest devono fare i conti, oltre che con la fame la violenza e la droga, anche con le malattie provocate dal freddo e dalla pioggia.

Questa e’ l’eredita’ lasciata da “nonno” Ceauşescu. Questa e’ la situazione dalla quale molte ragazze sono state, ancora bambine, avviate alla prostituzione.

Vera era stata abbandonata dalla sua famiglia che non poteva piu’ darle da mangiare. A 12 anni si era ritrovata per strada ed ha potuto sopravvivere solo accettando di subire violenze di ogni tipo, e poi prostituendosi, vendendo il suo corpo ai pedofili di Bucarest, oppure ai turisti del sesso spesso provenienti dalla Germania o dall’Italia; bravi padri di famiglia, lavoratori che poi, tornando a casa, avranno donato ai loro figli, oltre ai souvenir acquistati al duty free, anche qualche amorevole carezza.

Ha vissuto in quel modo fino a quando, incinta, ha trovato rifugio in una citta’ invisibile, ove ha incontrato donne come lei, alcune provenienti da esperienze simili alle sue che dedicano la loro vita ad aiutare giovani esistenze, dando loro la possibilita’ di riappropriarsi di un futuro e di una nuova dignita’. La disassuefazione all’Aurolac stata lunga e difficile, ma alla fine a tutto ci si disabitua se realmente lo si vuole.

Oggi Vera ha 24 anni. Su di lei sono evidenti i segni di una vita sfortunata, e nel suo sguardo e’ spenta ogni luce di fresca gioventu’, ma ancora, se si riesce a scrutare in fondo ai suoi profondi occhi scuri senza che lei li abbassi, si puo’ scorgere il bagliore di una speranza.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: