Ragazze, attente ai bergamaschi

Ci sono stati giorni in cui i mass media italici ci hanno sommersi di notizie di cronaca nera indicando, come elemento discriminante, innanzi tutto quello della nazionalita’ o l’etnia di chi commetteva i reati. Chi non ricorda ad esempio il fatto terribile del “rumeno” che uccise la donna a Roma? E poi le tante notizie che parlavano di “albanesi” rapinatori, “magrebini” spacciatori, “zingari” scippatori e rapitori di bimbi, e cosi’ via.

E gli effetti di tutto cio’ non hanno tardato a farsi vedere; questo continuo collegare il reato con la nazionalita’ o l’etnia di chi lo compie immancabilmente induce l’opinione pubblica a considerare chi ha la pelle un po’ piu’ scura o comunque diversa, come un potenziale pericolo, e le violenze su Emmanuel a Parma, il linciaggio della ragazza marocchina a Varese, l’aggressione del cinese a Roma e la morte di Abdul a Milano, sono tragici avvenimenti frutto di un clima al quale concorre un certo tipo d’informazione dal tono indubbiamente razzista.

Perche’ il razzismo parte anche da come vengono fatte filtrare le notizie. Da come viene messo l’accento, prima ancora che sul reato, sulla origine etnica del reo.

Per fare un esempio sarebbe come se, parlando di pedofili violentatori di tredicenni, si mettesse l’accento soprattutto sul fatto che l’ultimo della serie di questi schifosi e’ “bergamasco”.

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