Fratelli d’Alitalia

In questo momento di grande rigurgito patriottico, in cui i colori che erano legati alle ideologie, il rosso, il bianco ed il nero si trasformano ed assumono le sembianze del tricolore italico da apporre sulle code degli aerei della nuova compagnia di bandiera, mi piacerebbe assistere a qualche bella riforma bipartisan, di quelle che, negli ultimi tempi, non si sono mai viste… mai, proprio mai.

Se avessi la fortuna di sedere nel consiglio dei Ministri e delle Ministre, ne avrei in mente una di quelle che sicuramente riempirebbero le prime pagine dei giornali ed i TG, come piace tanto a questa classe dirigente che con certe riforme intende sempre ottenere due cose: stravolgere cio’ che e’ stato fatto a costo di tanta fatica nel passato (sedute parlamentari infinite che sono costate ai contribuenti stress da talk show e fior fior di quattrini), ed ottenere un aumento dello share mediatico che, per le agenzie pubblicitarie che vendono spot televisivi, significa produrre ricchezza.

La riforma che ho in mente riguarderebbe la modifica dell’Inno Nazionale.

L’inno di Mameli e’ ormai vetusto, obsoleto, non piu’ attuale. Inoltre, cosa assai piu’ grave, non lo conosce nessuno, neanche gli italici, e questo per un grande Paese e’ quanto meno seccante anzicheno’.

Li avete mai visti gli atleti ed i dirigenti sportivi italici durante le manifestazioni mondiali, i Campionati di Calcio oppure le Olimpiadi? Mentre l’Inno suona loro stanno li’ impalati come degli stoccafissi. Hanno si’ un’aria solenne e di circostanza, ma si capisce benissimo che stanno pensando a tutt’altro.

Mentre i francesi li vedi tutti a cantare la Marsigliese, ed in tutto il mondo li seguiamo mimando “Allons enfants de la Patrie…”, quando arriva l’Inno italico tutti restiamo imbabbocciati, timidi, in silenzio insieme agli atleti.

E poi, anche politicamente parlando, alcuni partiti di governo hanno manifestato un certo disappunto per alcune parole contenute ne “il Canto degli Italiani” di Goffredo Mameli. Per esempio, quella frase che dice “Che’ schiava di Roma Iddio la creo’”, ad un certo Umberto ministro delle Riforme mica va tanto giu’. Lui avrebbe preferito cambiarla con “Che’ schiava di Milano Iddio la creo’”, ma a quel punto ne sarebbe rimasta compromessa la metrica, ed allora ha deciso diversamente: ha cambiato solo la prima strofa in “Fratelli d’Alitalia” e l’ha resa schiava di Malpensa.

Io invece vorrei un Inno Nazionale che potesse essere ostentato e cantato davanti al mondo e che anche il mondo potesse, insieme agli italici, partecipare cantandolo, offuscando la fama di inni piu’ famosi come la Marsigliese, oppure God save de Queen, oppure The Star-Spangled Banner.

La mia proposta e’ quindi quella di trovare un inno che sia identificabile con l’italianita’ e che tutti possano conoscere e quindi cantare a squarciagola. Una vera colonna sonora al pari di quelle di Morricone nei film di Sergio Leone. Una musica che immediatamente, appena la si ascolta, da Melbourne a Reykjavík, da Buenos Aires a Vladivostok, immediatamente stimoli la gente a cantarla, creando in quel momento un effetto corale totale, il cui boato sia sentito finanche sulla Luna.

Che ne dite di “O sole mio”? Magari togliendo quel fastidioso accento partenopeo e sostituendolo con del buon “lumbard”.

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: