Se consideri le colpe


E’ un libro di Andrea Bajani molto esplicativo e (secondo il mio modesto parere) sincero su quale sia stata la “corsa all’oro” dell’imprenditoria italiana dopo la caduta dei sistemi sovietici in certi Paesi dell’Est. Ne consiglio la lettura a chi volesse approfondire alcune delle problematiche che ancor oggi sono presenti in molti di quei Paesi. Problematiche che si ripercuotono anche in Italia, alle origini delle quali una certa imprenditoria, soprattutto del Nord-Est, non e’ ne’ estranea ne’ innocente.

“Un viaggio in Romania sulle tracce di una madre da sempre in fuga. Una crudele educazione agli addii, tra i pionieri italiani del Far East.”

Il regime di Nicolae Ceauşescu era caduto solo da poche settimane quando migliaia di “imprenditori” italiani, coloro che potevano contare su particolari agganci con con chi rilasciava concessioni governative per l’apertura di aziende in quella che era diventata ormai “terra di nessuno”, trasformatisi in un orda di avventurieri, si recavano in Romania, come in altri Paesi dell’Est europeo, alla ricerca di manodopera a basso costo, da sottopagare.

In questi Paesi i “padroncini” hanno trovato una massa incredibile di persone che, per la disintegrazione del sistema economico e la crisi che gia’ era in atto da diversi anni, pur di far sopravvivere le loro famiglie ridotte in uno stato d’indigenza inimmaginabile, erano disposte ad accettare tutto.

In tale modo questi sedicenti ed “onesti apportatori di progresso” si rendevano responsabili di un doppio misfatto; il primo nei confronti dei loro connazionali, togliendo il lavoro in Italia e lasciando disoccupati tanti lavoratori. Il secondo instaurando un sistema quasi schiavistico altrove, approfittandosi in modo spudorato dello stato di necessita’ delle popolazioni fra le piu’ povere dell’Est Europa.

Nel frattempo in questi Paesi, sottratti alla dittatura ma abbandonati nelle braccia del neoliberismo piu’ selvaggio e senza regole, si assisteva ad un graduale degrado che li faceva diventare tra i massimi esportatori di delinquenza e di prostituzione.

Nessuno, piu’ di quei clienti di prostitute perennemente alla ricerca di “carne fresca”, ha apprezzato i benefici di questo tipo di capitalismo. La “merce” in certi posti e’ sempre assortita. Basta prendere un aereo ed alla periferia di Timişoara c’e’ un “lupanar”, come viene chiamato in rumeno il bordello, in cui si “affittano” giovani ragazzi e giovani ragazze. Spesso anche troppo giovani. Tanti italiani fanno la fila per andarci.

I padroncini, invece, possono contare sulla disponibilita’ delle loro operaie piu’ carine, normalmente pagate 80-100 euro al mese, ma che con gli “straordinari” possono anche arrivare a 150, che vengono da loro personalmente scelte in base a ben precise caratteristiche fisiche.

Fa comodo la miseria degli altri, a patto che resti la’, a casa loro.

“Gli uomini che atterrano a Bucarest sono in cerca di fortuna. Hanno trasferito lí le loro aziende, comprato terreni e fuoristrada e innalzato capannoni con nomi italiani. […] Sullo sfondo il ritratto feroce di un Occidente che spaccia miti da due soldi, e per due soldi compra la miseria altrui.”

Annunci

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: