Lei… Lui… Una notte – Parte 3

Vlada diceva che il maschile ed il femminile sono come l’occhio destro e quello sinistro. Se si osserva il mondo usando un solo occhio, lo si vede piatto e privo di prospettiva. Usando entrambi gli occhi, invece, si ha un’immagine piu’ vera e profonda di cio’ che ci circonda. ‘Lei’ e ‘Lui’ sono solo etichette che vengono attribuite in relazione agli organi genitali ma, alla fine poi, sono solo i desideri che identificano le persone.

***

– Tu credi che le donne godano nel fare sesso anale?
– Credo di si’. Tu che mi dici?
– Sai che, nel sesso anale, la donna non gode per la penetrazione in se’, ma e’ piu’ un piacere psicologico legato a cio’ che immagina, unito fatto che spesso si masturba mentre viene penetrata, che le fa raggiungere l’orgasmo? Se non fosse per la fantasia e la stimolazione della clitoride, proverebbe solo fastidio. Diversamente dagli uomini che, invece, hanno proprio nell’ano una particolare zona erogena.
– E a te piace farlo?
– Cosa?
– Il sesso anale.
– Hai anche dei filmini pornografici? – disse Klára cambiando come al solito discorso proprio nei momenti che per lui erano i piu’ eccitanti.
– No… anzi si’, li ho – sorrise imbarazzato – li tengo dentro l’armadio, vuoi vederne uno?
– No. Non mi creano alcuno stimolo erotico. Solo noia. Perche’ li tieni nascosti? Ti vergogni a farli vedere in giro? Temi che, vedendoli, qualcuna che porti qui pensi che ti masturbi guardandoli?
– Secondo te non dovrei farlo?
– Cosa? Masturbarti con i filmini o tenerli nascosti?
– Tutte e due le cose.
– Dimmi… cosa ti piacerebbe fare con me?
– Tutto.
– Tutto cosa?
– Scoparti…
– E poi?
– Venirti in bocca…
– E poi?
– E poi, dato che siamo in argomento, mettertelo nel…
– Si’ certo… tutto cio’ che si vede fare in quasi tutti i filmini porno, vero? E poi?
– Beh, di cos’altro potrei avere desiderio?
– Niente altro? Tutto qui? Non ti annoiano sempre degli stessi gesti, quasi meccanici? Hai portato a letto una lesbica per fare con lei le stesse cose faresti con una qualsiasi altra ragazza eterosessuale? Non pensi che potrei avere desideri diversi dalle altre donne che ti sei scopato? Dai… sono certa che hai abbastanza fantasia per andare oltre.
– Ogni donna e’ differente, quindi non si assaggia mai lo stesso sapore. No, non sono annoiato dagli stessi gesti. E poi, una lesbica come te mica la si incontra tutti i giorni – disse carezzandole i capezzoli turgidi con i polpastrelli – Dimmi, che vuoi? Vuoi essere legata? Ti piacciono i giochi di ruolo?
– Se volessi infilarti un dito nel culo, tu che faresti?

Esito’ prima di risponderle. Lo imbarazzava quell’argomento. Klára era disinibita piu’ di qualsiasi altra femmina avesse mai incontrato. Non era turbata da alcunche’, anzi era lei, col suo comportamento raffinatamente spudorato, che in quei frangenti imbarazzava chi le stava vicino.
Alla fine, glielo disse.

– Non mi dispiacerebbe.
– L’hai gia’ fatto con qualcun’altra?
– Si’, parecchie volte. Un’amica lo faceva mentre me lo succhiava…
– Provavi… non so, imbarazzo?
– No… era naturale… spontaneo.
– Allora ti piaceva!
– Si’, pero’ non me la sentirei di chiedere ad una donna di infilarmi un dito li’. Lo capisci, vero?
– No, non lo capisco. Se ti piace, cosa c’e’ di male? A meno che tu non pensi che dichiarare tale desiderio sminuisca la tua mascolinita’.
– Non so… forse un po’ lo penso. Sai, non siamo mai del tutto liberi dai condizionamenti… anche se ci sforziamo di esserlo.
– Ed a me lo chiederesti?
– Con te farei di tutto – disse adagiandosi con tutto il corpo sopra quello di Klára.
– Sono contenta che la pensi cosi’. Aspetta un attimo…

Klára si libero’ del suo abbraccio e scese dal letto. Attraverso’ la stanza con passo morbido, felpato, quasi camminando sulle punte dei piedi, ed usci’. Quando torno’ indossava qualcosa che lui aveva visto solo in certi film in cui, protagoniste, erano lesbiche che facevano sesso. Non aveva mai avuto a che fare con uno di quegli aggeggi, anche se gli era capitato di usare, con diverse compagne di letto, vari gingilli, come falli in lattice, vibratori e cose simili.

***

– Ti piaccio? – disse mostrandosi nuda indossando il suo giocattolo
– Carina – rispose Roberto sorpreso.
– Che te ne pare? Faccio uno strano effetto, vero?

Era nuda, con un fallo fra le cosce agganciato al suo corpo mediante un’imbracatura. Era ovvio che a Roberto, apparisse tutto un altro tipo di donna.

– Si’,ti sta bene – menti’ Roberto.
– Indossando questo, la donna comunica che desidera penetrare. Molte ragazze con le quali l’ho usato hanno confermato che sono piu’ brava di tanti uomini a scopare… fra l’altro questo mio giocattolino ha, internamente, una parte che vibra e che stimola la clitoride facendo godere anche la donna che lo indossa.
– Interessante…
– Anche l’uomo gode nell’essere penetrato, lo sai? Gode della stimolazione dell’ano, del retto e specialmente della prostata. Quando una donna penetra un uomo si dice che fa pegging.
– Non conoscevo questo termine – disse Roberto allarmato.
– E’ un neologismo… fino a pochi anni fa non esisteva una parola che indicasse questa pratica.

Roberto era sconcertato da quella che, probabilmente, considerava una specie di burla. Uno di quei giochi assurdi che lei, solitamente, proponeva ai suoi partner per metterli “alle corde”.

– Con il pegging si possono scambiare i ruoli, e si ha l’opportunita’ di conoscere un lato diverso della nostra sessualita’.
– Che bello! – disse Roberto, mentre il pene gli si faceva piccolo e si ammosciava.
– Occorre che entrambi i partner siano curiosi… curiosi di provare qualcosa di diverso. Allora, a quel punto, vivono l’ambivalenza sessuale come un piacere, e la esprimono liberamente, dando vita alle loro fantasie.
– Credi davvero a quello che stai dicendo? – chiese Roberto sempre piu’ preoccupato.
– Certo che ci credo! Nel momento in cui assumo il ruolo attivo, quello di chi penetra, vado a ribaltare il rapporto di coppia convenzionale, e questo puo’ essere molto eccitante per entrambi.
– Si’… certo. Immagino…
– Per una donna come me, bisessuale, e’ bellissima la sensazione di avere un pene, anche se simulato, mentre per un uomo che accetta di farsi penetrare credo che il piacere, oltre a quello legato alla stimolazione di alcune zone erogene di cui ti parlavo, possa derivare dall’infrangere un tabu’. Quel tabu’ che condiziona molti ad associare il loro ano con l’omosessualita’. In questo scambio dei ruoli, se si entra davvero in sintonia, si puo’ veramente raggiungere la piena fusione dei corpi e delle menti.
– Dici?
– Lo dico perche’ lo so. Non lo vuoi scoprire? Non vuoi conoscere questo diverso lato della mia sessualita’? Capire perche’ molte donne, con me, si sono sciolte? Credevo fosse la ragione per la quale mi hai portata a letto. Soprattutto, non provi la curiosita’ di comprendere qualcosa di piu’ di te stesso?
– Si’ ma…non e’ una cosa che uno puo’ fare cosi’, all’improvviso…
– Avevi bisogno che te lo comunicassi in anticipo con lettera raccomandata?

***

Non era per niente preparato a quello che Klára gli stava proponendo, ma non poteva tirarsi indietro dopo che le aveva detto di essere disposto a fare tutto con lei.

– Allora? – disse Klára avvicinandosi al letto dove lui stava disteso.
– Scusa se te lo chiedo, ma non ti senti un po’ ridicola con quel gingillo?
– Assolutamente no.
– Non ero preparato a questo.
– Avevi il desiderio di far sesso con una lesbica o no? Non ti interessa scoprire come sono quando faccio sesso con le mie partner? Dimmi, come credevi che fossi?
– Non lo so.
– Te la sarai fatta un’idea di me… leggendo i miei racconti, oppure nelle lunghe discussioni in chat. Sei stato tu a dirmi che riesci a percepire persino cio’ che sto per dire…
– Si’ certo, ma adesso non…
– Beh, che facciamo? Passiamo tutta la notte a guardarci negli occhi oppure liberiamo le nostre fantasie?
– Che dovrei dire? Cosa vuoi in realta’ da me?
– Te l’ho detto, voglio fare pegging. Voglio penetrarti.
– Ed io cosa dovrei fare?
– Niente. Devi lasciar fare tutto a me.

***

Gli si avvicino’ e gli si mise di fronte, con il fallo in lattice bene in mostra. Era molto eccitata, come ogni volta che le capitava di assumere il ruolo attivo.
Roberto esitava. Era comprensibile. Non doveva essere facile per lui accettare quello che gli stava prospettando. Per un uomo abituato a scoparsele, le donne, doveva essere alquanto gravoso accettare il fatto che proprio una donna lo avrebbe penetrato in quel modo. Ma era anche curioso, per cui, sicuramente, non avrebbe perso quell’occasione di mettersi alla prova, sperimentando un modo diverso di intendere il piacere sessuale.
Sali’ sul letto e si rannicchio’ al fianco di Roberto. Inizio’ ad accarezzargli le cosce, risalendo con le dita fino a lambirgli il membro, che trovo’ gia’ in erezione. Poi incomincio’ a masturbarlo, lentamente, con una mano, mentre con le dita dell’altra gli stuzzicava l’orifizio anale.

– Ti piace cosi’?
– Si’ – disse Roberto sentendo che era impossibile non eccitarsi in quella situazione.

Inumidi’ un dito con la saliva, poi lo introdusse delicatamente dentro Roberto, continuando a masturbarlo con l’altra mano.

***

Era turbato, impensierito per cio’ che stava per accadere. Respirava ansimando per il piacere che gli procuravano quelle dita esperte. Aveva l’impressione d’essere solo un giocattolo, uno strumento nelle mani Klára, ma non gli importava. In quel momento si rese conto che anche qualcuna che aveva scopato su quello stesso letto, forse aveva formulato lo stesso suo pensiero. Quante donne erano state, per lui, solo dei giocattoli che aveva usato per il suo piacere?

– Ti va di farlo? – disse Klára

Non le rispose. Si sistemo’ carponi, con i glutei spinti verso l’alto e la testa abbassata, a toccare col volto le lenzuola. Le dita di Klára lo cosparsero di un qualcosa di viscido, che lui riconobbe essere del liquido lubrificante, e subito senti’ l’estremita’ del fallo artificiale farsi strada dentro il suo orifizio.
Il respiro sembro’ mancargli all’improvviso Aveva il cuore che pareva uscirgli dalla gola, e le tempie gli martellavano. Klára, lenta nei movimenti, spingeva delicatamente. Non voleva ammetterlo ma tutto cio’ gli piaceva. Sentiva che anche lei godeva per il piacere fisico procuratole dalle vibrazioni di quello strumento ma, soprattutto, per quello psicologico di aver completamente ribaltato i ruoli.

***

Osservava Roberto e capiva che gli piaceva essere scopato. Anche se non poteva vederlo, dal movimento delle sue mani sapeva che aveva il pene eretto, e si masturbava muovendosi in sincronia col ritmo dei colpi che lei gli dava. Era madido di sudore, ansimava e gemeva come tutte quelle donne che, probabilmente, lui si era scopato proprio in quel letto.

Anche lei godeva. Lo scambio dei ruoli era la cosa che piu’ la intrigava nel rapporto con gli uomini. La parte vibrante che, all’interno dell’imbracatura le stimolava la clitoride, la faceva andare in estasi. Giunse prossima al culmine del piacere.

Anche Roberto non ci mise molto ad arrivare all’apice. Quando lo vide afflosciarsi sul letto, in preda ai fremiti, lo segui’ appoggiandosi con tutto il corpo sulla sua schiena, estrasse il fallo e si uni’ a quell’orgasmo, abbracciandolo forte. Vennero insieme.
Quando alla fine lui si giro’, lo bacio’ a lungo, teneramente, tenendolo stretto.

***

Depose la sacca da viaggio nel vano bagagli, si sedette al suo posto e si allaccio’ la cintura di sicurezza. Quando l’aereo si stacco dal suolo, reclino’ lo schienale e si abbandono’ con il corpo e con la mente. Ripenso’ alla notte trascorsa insieme a Roberto. L’aveva giudicato bene. Era innocente… era.
L’aveva salutato con un semplice bacio sulla guancia, esattamente com’era avvenuto quando era arrivata. Non lo avrebbe piu’ incontrato, ed anche la loro amicizia virtuale avrebbe dovuto spegnersi. I patti erano chiari.

***

Quando la vide sparire dietro la porta delle partenze, sapeva con certezza che non l’avrebbe piu’ rivista. Ormai conosceva qualcosa di piu’ di Klára. Non avrebbe mai rotto il patto che lei, ogni volta, faceva con se stessa quando accettava d’incontrare qualcuno. Ed il patto era che il partner occasionale al quale si donava, doveva essere una persona sconosciuta. Un estraneo che doveva rimanere tale anche dopo l’incontro.
Adesso sapeva che l’unico, vero pericolo nell’incontrarla era quello d’innamorarsi di lei. Chi non ne usciva illeso pagava in moneta assai piu’ onerosa di quella che avrebbe pagato un qualsiasi suo cliente. Ne aveva avuto la conferma quella notte. In quella notte in cui lei gli aveva mostrato colori che non pensava potessero esistere, ed un mondo diverso, in cui le prospettive erano sconnesse e ribaltate, proprio come in una di quelle figure di Maurits Escher.

Chiara di Notte


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