Archive for settembre 2008

Lo iettatore

30 settembre 2008

Non vedo l’ora che arrivi novembre per togliermi di dosso finalmente tutti gli amuleti antisfiga che si sono resi necessari da quando il 41esimo presidente degli Stati Uniti d’America si e’ insediato alla Casa Bianca.

Il suo inizio mandato, nel 2001, l’ha visto come il primo presidente americano a subire un attacco terroristico di tali proporzioni (se di attacco si e’ trattato e non di manfrina) e lo vede adesso, alla fine del mandato, nel bel mezzo di un tracollo del sistema finanziario cosi’ ampio ed esteso che non si vedeva dal 1929.

Oltretutto, qualsiasi previsione da lui fatta, come ad esempio sul dollaro (lui ha sempre detto di essere per un dollaro forte), sugli esiti della guerra in Iraq (lui ha sempre detto che la guerra era li’ li’ per essere vinta), sul piano di salvataggio finanziario delle banche coinvolte nel crack dei mutui subprime (lui ha detto, appena 10 giorni fa, che il Tesoro degli USA avrebbe messo a disposizione 1000 miliardi di dollari), si e’ rivelata inesatta.

Beh, piu’ che inesatta si e’ rivelata l’ennesimo tentativo sventato di premiare i bancarottieri fregando i contribuenti, ma negli Stati Uniti non sono degli sciocchi come in altri Paesi, e gli hanno risposto “picche”.

L’unica cosa vera durante la sua amministrazione, e’ che il prezzo del petrolio da 20 dollari al barile si e’ moltiplicato per otto e solo adesso, con la certezza che il personaggio si togliera’ definitivamente dalle palle ed anche il suo partito verra’ sconfitto, sta fortunatamente ridiscendendo.

Molti credono che tutti i guai di questi anni, persino lo tsunami del 2004, non siano imputabili a G.W.Bush, ma non e’ cosi’, fidatevi; quell’uomo porta sfiga, ed insieme a lui anche alcuni suoi buoni amici in Europa…

Per cui credo che qualche amuleto lo terro’ ancora addosso per un po’.

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Un giro di Tarocchi

29 settembre 2008

Dicono che io sia una cartomante assai abile. Qualcuno afferma che cio’ sia dovuto al fatto che, avendo vissuto esperienze in contesti sociali e politici diversi, avrei la sensibilita’ di avvertire certe cose in anticipo. Invece credo che il merito sia tutto dei Tarocchi magici di nagyanya, che difficilmente sbagliano.

Cosa si puo’ dire di un premier che si e’ detto convinto che il provvedimento che ripristina l’immunita’ per le alte cariche dello Stato passera’ il vaglio della Consulta altrimenti, in caso contrario, «servirebbe una profonda riflessione sulla giustizia»?

Sono molto amareggiata. I Tarocchi non mi danno un buon responso. Credevo di essere fuggita definitivamente da un clima di stampo totalitario ed antidemocratico, invece inizio ad avvertirlo dove ero convinta fosse un Paese libero. Se avessi desiderato qualcosa del genere sarei rimasta in Russia. Mi ero adattata assai bene.

Che strano mondo; chi fino a ieri invocava il comunismo inneggia oggi alla democrazia, mentre chi ha sempre condannato il sistema statalista e totalitario ha atteggiamenti da “caudillo putiniano”.

Gli italici non sanno ancora cosa li attende. Credono che si tratti di un “reality show”. Forse non hanno ben chiaro cosa sta accadendo, e se continueranno a rassegnarsi, oppure a perdonare queste “uscite” che ormai diventano sempre piu’ frequenti, un giorno rimpiangeranno quello che avranno perso.

Meglio che metta via i Tarocchi e mi prepari un buon te’. Lo gustero’ sfogliando i depliant turistici di qualche nazione europea nella quale mi piacerebbe vivere.

Fratelli d’Alitalia

27 settembre 2008

In questo momento di grande rigurgito patriottico, in cui i colori che erano legati alle ideologie, il rosso, il bianco ed il nero si trasformano ed assumono le sembianze del tricolore italico da apporre sulle code degli aerei della nuova compagnia di bandiera, mi piacerebbe assistere a qualche bella riforma bipartisan, di quelle che, negli ultimi tempi, non si sono mai viste… mai, proprio mai.

Se avessi la fortuna di sedere nel consiglio dei Ministri e delle Ministre, ne avrei in mente una di quelle che sicuramente riempirebbero le prime pagine dei giornali ed i TG, come piace tanto a questa classe dirigente che con certe riforme intende sempre ottenere due cose: stravolgere cio’ che e’ stato fatto a costo di tanta fatica nel passato (sedute parlamentari infinite che sono costate ai contribuenti stress da talk show e fior fior di quattrini), ed ottenere un aumento dello share mediatico che, per le agenzie pubblicitarie che vendono spot televisivi, significa produrre ricchezza.

La riforma che ho in mente riguarderebbe la modifica dell’Inno Nazionale.

L’inno di Mameli e’ ormai vetusto, obsoleto, non piu’ attuale. Inoltre, cosa assai piu’ grave, non lo conosce nessuno, neanche gli italici, e questo per un grande Paese e’ quanto meno seccante anzicheno’.

Li avete mai visti gli atleti ed i dirigenti sportivi italici durante le manifestazioni mondiali, i Campionati di Calcio oppure le Olimpiadi? Mentre l’Inno suona loro stanno li’ impalati come degli stoccafissi. Hanno si’ un’aria solenne e di circostanza, ma si capisce benissimo che stanno pensando a tutt’altro.

Mentre i francesi li vedi tutti a cantare la Marsigliese, ed in tutto il mondo li seguiamo mimando “Allons enfants de la Patrie…”, quando arriva l’Inno italico tutti restiamo imbabbocciati, timidi, in silenzio insieme agli atleti.

E poi, anche politicamente parlando, alcuni partiti di governo hanno manifestato un certo disappunto per alcune parole contenute ne “il Canto degli Italiani” di Goffredo Mameli. Per esempio, quella frase che dice “Che’ schiava di Roma Iddio la creo’”, ad un certo Umberto ministro delle Riforme mica va tanto giu’. Lui avrebbe preferito cambiarla con “Che’ schiava di Milano Iddio la creo’”, ma a quel punto ne sarebbe rimasta compromessa la metrica, ed allora ha deciso diversamente: ha cambiato solo la prima strofa in “Fratelli d’Alitalia” e l’ha resa schiava di Malpensa.

Io invece vorrei un Inno Nazionale che potesse essere ostentato e cantato davanti al mondo e che anche il mondo potesse, insieme agli italici, partecipare cantandolo, offuscando la fama di inni piu’ famosi come la Marsigliese, oppure God save de Queen, oppure The Star-Spangled Banner.

La mia proposta e’ quindi quella di trovare un inno che sia identificabile con l’italianita’ e che tutti possano conoscere e quindi cantare a squarciagola. Una vera colonna sonora al pari di quelle di Morricone nei film di Sergio Leone. Una musica che immediatamente, appena la si ascolta, da Melbourne a Reykjavík, da Buenos Aires a Vladivostok, immediatamente stimoli la gente a cantarla, creando in quel momento un effetto corale totale, il cui boato sia sentito finanche sulla Luna.

Che ne dite di “O sole mio”? Magari togliendo quel fastidioso accento partenopeo e sostituendolo con del buon “lumbard”.

Ole’!

25 settembre 2008


Pare che il toreador Zapatero, con abili giravolte del capote, abbia sfiancato il toro Berlusconi. Tiene in una mano la muleta, mentre nell’altra, nascosta dietro la schiena ha la spada che gli servira’ per il colpo mortale.

In un incontro a New York con diversi imprenditori e manager americani, il capo del governo di Madrid ha affermato che la Spagna ha «il sistema finanziario piu’ solido del mondo» e che e’ «il paese con le maggiori possibilita’ di crescita economica».

«Il nostro reddito pro capite e’ di 35.000 dollari, piu’ dell’Italia, una cosa che deprime molto il primo ministro Berlusconi», ha fra l’altro affermato Zapatero.

Che il toro Silvio si deprima pensando alla Spagna che ha superato l’Italia in termine di reddito pro capite non faccio fatica a crederlo. D’altronde stiamo assistendo da tempo a questa corrida in cui e’ abbastanza chiaro che l’animale non uscira’ vivo dall’arena.

Il toreador piu’ famoso del mondo ha anche dichiarato che il suo prossimo obiettivo sara’ quello «di superare in tre o quattro anni il reddito pro capite della Francia». Una prospettiva della quale il toro Nicolas Sarkozy non vuol sentir parlare.

Il giorno di San Simone

24 settembre 2008


L’autunno e’ la stagione della frutta secca, il periodo delle conserve, quando si raccolgono le mele e si fa rimpinguare l’oca. Ma e’ anche la stagione in cui la vite offre i suoi frutti.

Giunsero nel Medio Evo, dall’Italia, i primi viticoltori invitati dal re Béla III, figlio di Géza II e di Eufrosine di Kiev, e si stabilirono dove il Bodrog confluisce nel Tisza. Da “Stokaj” prende il nome la piccola citta’ di Tokaj. Il termine in slavo significa “confluenza” ed e’ proprio la’ che c’e’ casa mia.

Si racconta che nel 1650, Máté Szepsi Laczkó, un prete che era anche responsabile della produzione di vino e della cura dei vigneti nelle tenute di Zsuzsanna Lorántfly, a causa di un attacco improvviso dei turchi, fu costretto a rimandare la vendemmia poiche’ tutti gli uomini furono chiamati alle armi. Le uve, restando sulle piante troppo a lungo, furono contaminate dalla Botrytis Cinerea, la cosiddetta “muffa nobile”, che ne modifico’ sia l’aspetto che le qualita’ organolettiche. Quando gli uomini tornarono, le uve presentavano ormai i chiari e “preoccupanti” segni dell’effetto della muffa, ma il prete non si scoraggio’ ed ordino’ che comunque si procedesse al raccolto, decidendo di produrre ugualmente il vino. E cio’ che risulto’ fu talmente buono che meraviglio’ coloro che lo assaggiarono. Ben presto divenne il vino prediletto della nobilta’ di tutta Europa, e fu il re Luigi XIV che, ricevendone una bottiglia in dono dal principe di Transilvania, lo defini’ “Vinum Regum, Rex Vinorum”. Re dei vini, vino dei re.

Da quella storica vendemmia del 1650, e’ tradizione che le uve restino sulle viti almeno fino al giorno di Szent Simon, il 28 ottobre. Cosi’, quando l’aria inizia ad odorare d’autunno, magicamente sento il richiamo ancestrale che mi indica che la vendemmia e’ prossima, e che devo prepararmi a tornare a casa.

S’alzò la gonna per salir sul carro,
tra i cesti per raccoglier l’uva.
Avea le cosce ben tornite
e le labbra di vino saporite,
coperta era di mosto,
mentre l’uva pestava, tutta di sangue grondava,
fin nel suo seno turgido, c’èra uva vermiglia, una meraviglia.
Da un gran calore l’aria fu pervasa,
l’uomo che svuotava i tini, la guardava,
e mosto e amore, complici nel cuore,
un bacio ardente al calor del sole,
tanta voglia di lei,
poi non capì più niente,
ma a sera si trovarono stretti in quell’abbraccio
tra l’euforia del mosto profumato,
non fu peccato. [1]

Mama sara’ ad attendermi all’aeroporto. Da lontano riconoscero’ il suo volto, sempre piu’ segnato dall’eta’. La prima cosa che mi dira’ sara’ “sei troppo magra, non mangi abbastanza”, ma io la rassicurero’. Poi s’informera’ della “Schindler’s list” che, diventando ogni volta piu’ vasta, mi fara’ temere il momento in cui una sola valigia non sara’ piu’ sufficiente.

Saliremo sulla sua auto, sporca del fango e del calcare bianco della mia terra. Avra’ da poco smesso di piovere. La giornata sara’ chiara, ed il cielo terso, di un azzurro che non potro’ mai descrivere. Il sole asciughera’ le ultime pozzanghere disseminate qua e la’, e ci inoltreremo lungo la striscia d’asfalto, allontanandoci da Budapest, dirette a nord est, lasciandoci alle spalle gli enormi, anonimi caseggiati tutti uguali, ricordo di quando, adolescente e ribelle, vivevo solitaria in quella citta’.

Durante il viaggio ascoltero’ quella lingua alla quale, ogni volta, devo riabituare la mia pronuncia, e ci racconteremo cose gia’ conosciute, tante volte dette al telefono. Quando imboccheremo l’autostrada per Debrecen, davanti a noi si aprira’ il panorama della campagna, pianeggiante, ordinata, immensa, a perdita d’occhio. Occorreranno quasi novanta minuti per giungere a Miskolc, poi prenderemo la strada per Tokaj. Da li’ inizieranno i vigneti, inerpicati su per le colline dolcissime alla nostra sinistra, mentre a destra scorrera’ il mio fiume. Dappertutto lungo la strada, le bor [2] segnaleranno la vendita del vino fatto in casa, e giunte al bivio di Bodrogkisfalud mama deviera’ dirigendosi verso le colline, a nord.

Faremo una breve tappa da Tekla, zingara come me, cara amica con la quale ho condiviso i primi anni di ginnasio a Miskolc, che lavora in un’azienda vinicola di Erdőbénye. Il suo compito e’ quello di seguire i clienti interessati all’acquisto del vino prodotto. Racconta loro dell’azienda, del clima dell’area in cui nasce il Tokaji, della sua storia, del suo rilancio commerciale dopo il periodo del comunismo, passando dalle cooperative di regime all’imprenditoria privata. Accompagna le persone in giro e mostra loro lo splendido, attrezzato e modernissimo complesso perfettamente integrato nel paesaggio.

Mostra agli ospiti innanzi tutto la vigna, coltivata ad alberello, descrivendo le varie fasi di maturazione dell’uva fino all’acinellatura, quando le donne, nelle ancora tiepide giornate di fine ottobre inizio novembre, scelgono con cura, sapienza e dedizione gli acini piu’ scuri ed appiccicosi, e li portano con le gerle in cantina, pochi chili per volta. Poi fa loro visitare i locali dove avviene la produzione, tra scale in legno e corridoi di tufo bianco, spiegando ogni dettaglio della lavorazione, dalle vasche in acciaio alle gallerie sotterranee, dove il cladosporium che copre i muri come se fosse un tessuto di color nero, e’ indispensabile all’alchimia necessaria a creare il Tokaji Aszu’.

Alla fine della visita Tekla conduce i visitatori nella grande sala di rappresentanza, dove da un’ampia vetrata panoramica si puo’ godere di una splendida vista sulle colline battute dal sole a sud ovest e riparate dal vento a nord est, disseminate di vigneti, e fa loro degustare i vini. Dal Muscat aromatico, fresco e dal profumo inconfondibile, al Margit il cui nome, dice la leggenda, e’ in ricordo di una bellissima ed appassionata donna del luogo. Infine i vari tipi di Tokaji. Dal secco Szamorodni al dolce Aszu’.

Salutata Tekla riprenderemo il nostro viaggio, ormai giunto quasi al termine. Risalendo in auto avro’ la sensazione di non essermi mai allontanata dai confini della mia terra. Annusero’ l’aria intrisa di quell’odore penetrante e dolciastro, misto di Furmint, frutta matura e muffa che sempre mi fara’ ricordare le mie radici e che mi accompagnera’ ovunque quando saro’ nuovamente lontana.

Sara’ quasi sera quando oltrepasseremo il cancello. Percorrendo la tortuosa stradina ciottolosa, arriveremo nell’ampio piazzale di fronte alla casa dalle cui finestre uscira’ un delizioso profumo di pörkölt [3] di manzo. Ad attendermi ci saranno le mie sorelle. Forse mi spuntera’ una lacrima e ricordero’ le parole con le quali inizia Mária évei.

– Dov’è Mária? Dormi, Mária? chiese Józsa all’improvviso sollevandosi coi gomiti sopra il cuscino.
– Il letto è vuoto. Starà leggendo da qualche parte oppure scrive le sue memorie in soggiorno.
– Accidenti! Queste sono le nostre ultime serate insieme.
– È nervosa da matti. La notte scorsa, voi non lo sapete, sono stata sveglia con lei, poveretta. Siamo scese furtivamente in giardino sotto il pioppo, e abbiamo chiacchierato fino alle tre.
– Sì… me l’immagino!…
S’udì dal terzo letto con tono un po’ disilluso e triste. Per un po’ anche le altre due ragazze tacquero imbarazzate.
Una luce assai lontana e fioca, come di stelle lontane e di lampioni lontani, si rifletteva in forma di pallida striscia lungo la trapunta gialla di lino sopra le ginocchia sollevate di Klára. Un indefinibile profumo d’erba si levava dal giardino del collegio e, più in là, dal boschetto; qualche goccia d’acqua scendeva con tonfi ritmici dal rubinetto in rame del lavabo. “Quante volte era stato così, proprio così… quell’attimo, quell’atmosfera!” pensò Józsa e spalancando gli occhi guardò stupefatta nell’oscurità.

[1] La vendemmia – Anna De Santis
[2] Piccole botti
[3] Spezzatino

Proposta di legge

20 settembre 2008

Noto che, un po’ ovunque, se si esclude “Veline”, gli argomenti principali di cui si discute in questo periodo sono principalmente due: L’Alitalia ed il ddl Carfagna.

Dell’argomento Alitalia non sono abbastanza ferrata in materia, per cui lascio che a discuterne siano altri, mentre credo invece di aver qualcosa da dire a proposito del disegno di legge anti-prostituzione.

Il mio primo post sull’argomento QUI, si limitava a mettere in risalto un fatto: chi si lamenta di questo ddl, lo fa prevalentemente per un paio di motivi: criticare ogni atto legislativo proveniente dal governo del berlusca e/o temere che con l’applicazione della legge sparisca dal mercato la prostituzione “fast fuck”, cioe’ da consumare velocemente spendendo poco.

Devo dire che il mio giudizio su tale provvedimento legislativo e’ alquanto negativo, poiche’ ritengo che se sostituissimo il termine “prostituzione” con “pedofilia” sarebbe come se, per risolvere il problema, si multassero i bambini. Tale provvedimento infatti non intacca minimamente la filiera del traffico e delle organizzazioni che stanno a monte. Ancor meno va a toccare i clienti privilegiati, cioe’ coloro che pagando di piu’ possono comunque fruire del servizio nascondendosi. E’ come se, nell’esempio citato sopra, solo i pedofili poveri fossero sottoposti a sanzioni, mentre a quelli ricchi potessero fruire liberamente.

Per questo motivo ritengo che sia una legge ipocrita e bigotta. Indipendentemente da chi se ne attribuisca la maternita’. Anche se fosse stata proposta da Rita Levi Montalcini il mio giudizio sarebbe stato esattamente lo stesso.

Ma dalla fase di protesta si deve giungere, prima o poi, a quello della proposta, altrimenti diventa un “muro del pianto” ove tutti si lamentano ma nessuno si prende l’incarico di proporre qualcosa di diverso. Ecco perche’ ho deciso di “scendere in campo (tanto non sarei la prima).

Credo che la mia conoscenza riguardo alla problematica, avvalorata da un’attivita’ decennale, da un’esperienza acquisita sui campi di battaglia del fronte orientale, nonche’ da una laurea conseguita nei bordelli di Calcutta, mi rendano, in questo momento, fra le persone piu’ idonee ad affrontare l’annoso problema della prostituzione che tanto turba le coscienze italiche, oltre a distruggere economicamente i piu’ accaniti puttanieri che, come i giocatori d’azzardo, essendo “malati” come tali vanno trattati e curati.

Prometto quindi che se mi voterete alle prossime elezioni ed il mio partito raggiungera’ la maggioranza, faro’ sparire de-fi-ni-ti-va-men-te la prostituzione non solo dalle strade ma da ovunque, realizzando quello che in millenni di Storia, nessuno e’ mai riuscito a fare.

Carissimi, qui non si tratta di qualche tonnellata di spazzatura da far sparire sotto il tappeto. Non ci sono giochi di prestigio. Niente trucchi. Vedere per credere. Voi datemi i voti ed io vi dimostrero’, in modo i-ne-qui-vo-ca-bi-le, con la semplicita’ con cui Colombo mise “in piedi” l’uovo, che la prostituzione, volendo, non esiste: e’ solo un’illusione.

A me gli occhi!

Allora… so che non dovrei spiegare in anticipo il metodo con il quale intendo risolvere alla radice il problema, ma non me la sento di tenervi all’oscuro di un progetto che per l’Umanita’ potrebbe significare una svolta epocale.

Vorrei parafrasare un po’ John Lennon se me lo permettete.

Immaginate un mondo in cui non esistono piu’ le prostitute, dove nessun uomo e’ costretto a pagare per scopare una bella figa, a volte neppure tanto bella…

Immaginate un mondo in cui il sesso fosse un’arte, una missione e le donne fossero disposte a farlo gratuitamente, solo per dare e ricevere piacere.

Immaginatelo…

Tutto cio’ puo’ essere realta’ perche’ io realmente credo che il sesso sia un’arte al pari di quella di tanti artisti, attori, cantanti, pittori, fotografi. Ed includerei anche gli sportivi, i calciatori, i tennisti, i piloti di formula uno.

Inoltre sono fermamente convinta che lo “zoccolamento” dovrebbe essere una missione al pari di quella dei religiosi si occupano delle anime, dei politici che si occupano di gestire la cosa pubblica, dei medici che si occupano di salvare le vite, degli avvocati e dei magistrati che si occupano di far prevalere la giustizia.

Ecco, io credo che se riuscissimo (e ci riusciremo se avro’ il vostro consenso elettorale), per legge, a riportare la “zoccolaggine” al suo piu’ autentico valore, al suo significato piu’ vero, quello di arte e di missione allo stesso tempo, quindi esulandola completamente dalla motivazione economica, si avrebbe una figura nuova. Non piu’ la puttana, zoccola, bagascia mangiasoldi, ma una sacerdotessa di un culto il cui obiettivo sarebbe quello di rendere felici gli uomini che hanno questo tipo di “bisogno”.

A tali sacerdotesse, e qui sta l’idea rivoluzionaria, non spetterebbe altro che un “obolo”. Un obolo non contrattabile, ma a completa discrezione di chi avesse bisogno delle loro “cure”. Volendo anche niente, e loro non potrebbero lamentarsi perche’ il loro vero tornaconto sarebbe nella consapevolezza di aver fatto qualcosa di utile e di bello per la gente.

Non vi sembra un’idea stupenda?

Le puttane quindi sparirebbero in quanto non ci esisterebbe piu’ la “mercificazione del corpo”. Inoltre, tanta gente non avrebbe piu’ di che lamentarsi per i guadagni (effettivamente scandalosi) di molte di queste ragazze (molte delle quali ignoranti), perfide e senza scrupoli che, ahime’ oggi, si approfittano del bisogno di tanti bravi padri di famiglia i quali, ormai, con i loro miseri introiti non riescono piu’ ad arrivare neanche alla quarta settimana del mese, lasciando i loro figli e le loro consorti in condizioni veramente disagiate.

Ovviamente, dato che trasformerei il mestiere di prostituta in una “missione” con forti implicazioni artistiche, quindi esercitabile senza che sia previsto alcun compenso, per coerenza dovrei operare alcune modifiche anche per quanto riguarda tutte le altre categorie ed attivita’ equiparabili, ad iniziare dagli artisti, sportivi, religiosi, medici, avvocati, magistrati, politici, eccetera, i quali dovrebbero ottemperare alla loro missione senza ricevere alcun compenso o privilegio particolare.

Ho fame di te – II parte

19 settembre 2008


La casa di Chiara metteva addosso una sensazione di gelo. Era perfettamente in sintonia con il suo stile minimalista ed essenziale. L’ordine e la pulizia regnavano a livello quasi maniacale. Muri grigi disadorni e privi di qualsiasi cosa potesse ravvivarli, nessun quadro, nessun oggetto appeso alle pareti. Il pavimento, in marmo lucidato come uno specchio, anch’esso grigio, scuro, era perfettamente intonato con le pareti. Non c’erano ornamenti come fiori o piante oppure tappeti.

Tutti i mobili, avevano un design ultramoderno e lineare, costruiti con materiali tecnici il cui colore piu’ vivace era il grigio metallico di una libreria a giorno ove era allineata un gran quantita’ di libri, dei quali le copertine rappresentavano l’unica nota di colore in tutto quanto l’ambiente.

La cucina, piastrellata di ceramica in un colore indefinito, emanava una luce sinistra a causa dell’acciaio cromato delle rifiniture e dei ripiani pensili disposti con un rigore quasi geometrico; sulle rastrelliere sospese sopra i fornelli era appesa una serie impressionante di strumenti per cucinare: mestoli, ramaioli, forchettoni talmente puliti e lucidi da sembrare nuovissimi e mai usati.

Tutto in quella casa aveva unicamente uno scopo funzionale; nessuna suppellettile inutile, nessun oggetto ricordo. Neppure una fotografia incorniciata. Persino l’illuminazione era ottenuta con lampade alogene incassate nel soffitto, ed il tutto era rischiarato da una luce fredda come quella di una sala operatoria.

Quell’esagerata spaziosita’, sottolineata dalla scarsita’ di oggetti, provocava in me una sensazione di disagio, di angoscia, di panico quasi agorafobico. Cercai con gli occhi per trovare qualcosa, di caldo, rassicurante; un morbido angolo di relax in quel deserto di marmo e metallo, e l’oggetto piu’ soffice che scovai fu una poltrona in pelle, di fronte ad un tavolo sul quale era appoggiato un computer.

Le chiesi di mostrarmi la sua camera, e Chiara mi condusse in una stanza spoglia, come tutto il resto della casa. L’arredamento in lacca nera era composto da un basso letto ad una piazza e mezza, da un comodino e da un armadio sul cui retro era ricavato uno spazio guardaroba.

Entrambi sapevamo che quella volta la mia attesa avrebbe avuto fine. Iniziai a baciarla. Quantunque mi sentissi a disagio in quell’atmosfera irreale, il sapore della sua bocca e la vicinanza del suo corpo, ravvivarono in me il desiderio. Tentai di liberarla della maglia, ma lei mi fermo’.

– Aspetta… faccio da sola, tu mettiti a letto… torno subito.

Poi abbasso’ le luci e si eclisso’ dietro l’armadio per togliersi i vestiti. Quando ricomparve, nuda, ebbi la conferma di quello che dentro di me avevo sempre percepito, ma che il mio inconscio non aveva mai voluto far affiorare. Vedendola capii che sotto l’imbottitura del reggiseno push-up non esisteva alcunche’ da contenere, e le gambe che avevo immaginato snelle e toniche erano prive di qualsiasi adiposita’ o muscolatura. Sotto il bellissimo volto di Chiara, davanti a me, c’era un corpo scheletrico ricoperto solo da un sottile strato d’epidermide.

Sentii l’impulso irresistibile d’abbracciarla. Lo feci. L’accarezzai delicatamente, comunicandole tutta la mia tenerezza e cercando di rispettare quella fragilita’, e lei si abbandono’, tenendo gli occhi chiusi come una vestale avviata al sacrificio.

***

M’abbraccio’. Le sue carezze erano delicate, ed io mi aggrappai alla sicurezza dei baci appassionati con i quali avevo imparato a conoscerlo. Non volevo guardarlo; volevo solo lasciarmi andare, ad occhi chiusi, come se stessi vivendo un sogno. Mi aprii e lui mi penetro’.

Venni in silenzio, senza un gemito, sussultando. Un orgasmo breve ed intenso. Dopodiche’ sentii l’impulso di andarmene. Lasciai il letto in fretta e corsi in bagno a lavarmi. Volevo stare da sola. Ancora una volta sentivo che la colpa era mia. Non gli ero piaciuta. Sapevo di essere brutta.

Quando ritornai in camera, cercai di essere allegra, affettuosa e vivace come sempre. Lui mi chiese perche’ non mangiavo.

– Sono a dieta, sono troppo grassa. Non vedi quanta cellulite ho?

***

La guardavo sbigottito mentre mi mostrava l’inesistente cellulite sul suo ventre scarno. Chiara si vedeva grassa! Era incredibile la percezione che aveva del suo corpo, ma ancor piu’ strabiliante era la dissociazione fra i suoi desideri e il modo che aveva di realizzarli: un’esistenza fondata sulla rinuncia e sul controllo di qualsiasi cosa potesse procurarle piacere.

Mi chiesi quale fosse il mio ruolo in quel meccanismo assurdo. Perche’ lei, cosi’ disinteressata a qualsiasi tipo di piacere e cosi’ energica in ogni sua manifestazione, aveva scelto proprio me, godereccio, goloso, ozioso, amante del sesso? Capii che forse era proprio il mio frivolo, pigro materialismo che l’aveva attratta. Chiara aveva bisogno di nutrirsi di tutto cio’ che io rappresentavo e che a lei mancava.

Facemmo l’amore altre volte dopo quella sera. Non le dispiaceva il sesso, infatti bastavano pochi baci e qualche carezza per farla bagnare copiosamente, ma rifiutava di ammetterlo a se stessa. Qualche volta riusciva anche ad abbandonarsi completamente, arrivando persino a gemere durante l’orgasmo, ma piu’ totale era il suo abbandono, piu’ crudele risultava dopo il suo atteggiamento nei miei confronti. Diventava scostante, arrogante, intrattabile. Si rinchiudeva nel suo sistema di difesa invalicabile, e rifiutava di vedermi per giorni e giorni, sottoponendomi ad un periodo d’astinenza la cui durata era rapportata all’intensita’ con la quale aveva goduto. Ma cio’ che mi faceva soffrire era essere consapevole che era lei che deteneva il controllo della situazione, e non voleva perderlo.

***

Mi diceva che avevo un problema col cibo e col sesso, ma non era vero. Il problema era lui che invece dava piu’ importanza agli affari di letto che alla mia interiorita’; ingordo, insaziabile ed egoista come ogni uomo. Io non gli interessavo. Gli interessava solo scoparmi.

– Tu mi stai consumando, Andrea. Che ne sara’ di me quando ti stancherai di tutto questo?
– Certo che ti consumi. Devi nutrirti. Hai bisogno di cibo e d’amore, Chiara.
– Non voglio mangiare. Non voglio avere bisogno, e non voglio dipendere da te. Del sesso posso farne a meno, io. Sei tu che non ci riesci. Dimmi, esiste altro per te oltre al sesso? Una volta finita questa attrazione, e prima o poi accadra’, avremo ancora qualcosa da dirci?

Mi guardava sbalordito. Sapevo che non mi capiva, ma immaginavo cio’ che pensava. Pensava che non ero giusta per lui. Pensava che non ero golosa di cibo e di sesso come lo era lui. Pensava che doveva salvarmi, guarirmi. Ma guarirmi da cosa?

Mi chiamo’ il giorno dopo mentre ero al lavoro. Aveva quel tono odiosamente terapeutico che detestavo. Gli dissi che ero molto occupata e che l’avrei richiamato. Naturalmente non lo feci e spensi il cellulare. Quando tornai a casa il telefono squillava di continuo. Lo lasciai squillare fino a che, dall’altra parte, Andrea non si stanco’ di chiamare. Poi mi versai mezzo bicchiere di Coca Cola Light, accesi il computer e scrissi una email.

“Ho pensato molto a noi due. Mi sono resa conto che non ti amo piu’ e non desidero che tu resti legato a me solo per colmare la mia solitudine. Sei una bella persona, e non lo meriti. Sei stato un compagno dolce ed affettuoso. E’ stato bello stare con te, ma adesso sento che devo camminare da sola, con le mie gambe. Addio.“

La inviai all’indirizzo al quale altre volte avevo inviato messaggi d’amore e languide poesie. Spensi il tutto ed in bagno, poi, vomitai i residui della bevanda dietetica che avevo appena deglutito.

Chiara di Notte

Qui lo dico e qui lo nego

18 settembre 2008


E’ bello avere un blog perche’, volendo, in caso si sbaglino completamente le previsioni di qualcosa, si possono cambiare i post e renderli compatibili con cio’ che poi realmente accade. Non e’ il mio modo di agire, ma c’e’ chi lo fa, ed in tal modo si compiace assurdamente di avere sempre ragione.

La psiche umana ha trovato nel web un modo terapeutico per curare le proprie insicurezze. E’ un modo effimero per uscire dal grigiore della vita, ma per alcuni pare sia l’unico che hanno per dimostrare, almeno di fronte ad una platea virtuale, che esistono.

Nel web si puo’ essere tutto ed il contrario di tutto. Anche quello che non siamo e che forse non siamo mai neppure stati/e. Tanto chi ci conosce?

Economisti, sociologi, psicologi, matematici, studiosi di geopolitica, letterati, naturalisti, e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, si confrontano cercando di dimostrare la fondatezza delle proprie tesi. Ce ne sono alcuni che paiono usciti direttamente da un’enciclopedia da quanto dimostrano di essere ferrati in tutto. Sono coloro che io chiamo i “tuttologi della minkia”.

E poi dicono che in Italia la gente e’ ignorante. Chi lo dice e’ perche’ non frequenta certi luoghi nel web dove tutti sono dei super esperti.

Volete qualche esempio? Basta fare un giro nei vari immondezzai, ma anche nei forum “seri” non mancano di questi personaggi che divulgano tutto il loro sapere in ogni campo dello scibile umano. Finanche in “puttanologia applicata”, anche se dubito che in quella materia abbiano realmente l’esperienza che professano di avere.

Ma si sa… come si fa a frequentare un forum senza aver niente da dire? Ci si sente delle merde, no? E se poi tutti gli altri dicono dicono dicono, parlano parlano parlano, e sanno tutto tutto tutto di ogni argomento e noi non abbiamo un cavolo da dire, la nostra autostima cade a livelli di zero assoluto; non il gruppo musicale, ma i -273,15 gradi centigradi (visto come sono brava con Wikipedia?)

E poi… sono tanto brava a criticare gli altri, ma io? Non lo faccio forse anche io? Non sono anche io qui per dimostrare qualcosa? Per esistere? A chi voglio darla ad intendere? Blablabla’… sono qui per mettermi in gioco… blablabla’… per conoscere me stessa… un sacco di balle.

La verita’ e’ che lo scopo di questo nostro relazionare e’ “esistere”. Esistere in un contesto diverso da quello reale, a volte cosi’ noioso, pieno di problemi materiali, fastidi quotidiani…

Ed invece eccoci qui. Fantasmagoricamente ci proiettiamo in una Second Life, ove possiamo assumere le sembianze di chiunque. Anche quelle di chi ha grande dimestichezza con l’economia mondiale, con l’impennata del dollaro, con il crollo delle borse, con l’altalena del petrolio.

Leggo un po’ qua ed un po’ la’ e mi sento frustrata… cazzarola! Tutti che dicono la loro, fanno previsioni, dispensano consigli su quali siano le migliori strategie da adottare in questo periodo in cui tutto sembra andare a puttane, nonostante l’ordinanza del sindaco Alemanno.

Il mio dubbio e’ che qualcuno riporti nei forum esattamente cio’ che sente dire al bar, la mattina, dal primo fesso che incontra, ma tant’e’…

Ci saranno pure dei veri “analisti”, nel senso “coloro che si occupano di fare le analisi del mercato” e non quelli che sono appassionati di “anal”. Quindi perche’ non credere a quello che dicono questi grandi esperti di finanza, quali (ad esempio) un certo “Blackleather” che scrive su EF… oppure un certo “Direttore Supremo”, suo degno compare di monnez… ehm, di FORUM?

By the way “I have a dream!”, come dicono gli internauti “dotti”, coloro che sono sempre pronti a citare qualcuno che, nella Storia, ha detto qualcosa d’intelligente, ed il mio sogno e’ che la crisi finanziaria non e’ alla fine.

Cioe’, ad essere sincera sto un po’ barando perche’ il mio sogno e’ il risultato di un “giro di tarocchi” tzigano. E poi, in caso cio’ che diro’ si dovesse rivelare una stronzata, avro’ sempre l’opportunita’ di cambiare questo post, cosi’ da renderlo coerente con cio’ che accadra’. Saro’ pure tzigana e preveggente, ma le brutte figure seccano anche a me.

Seguite quindi attentamente cio’ che sto per dire e cio’ che gli Arcani Maggiori mi hanno rivelato riguardo all’andamento del “mercato” nel futuro prossimo, perche’ le prospettive non sono affatto rosee.

Non fidatevi di chi dice che i mercati finanziari stanno toccando il fondo e che sta per reiniziare la loro ascesa. Non e’ vero. I miei Tarocchi non sbagliano quando si tratta di quattrini. Sono Tarocchi particolari, regalatimi da mia nonna che era si’ tzigana, ma credo contasse anche su qualche discendenza giudea per la quale, si sa, persino gli scozzesi sono dei dilapidatori di denaro.

Puo’ accadere che, a seguito di qualche notizia legata a qualche palliativo messo in atto dalle Banche Centrali e da qualche Presidente “porta-sfiga” (come lo sono ormai per antonomasia quelli che furono eletti nel 2001), gli indici mondiali abbiano dei sussulti temporanei e che a tratti recuperino un po’, ma se avete “roba”, titoli, fondi, qualsiasi cosa che rappresenti un investimento azionario, approfittate di questi rimbalzi, che potranno anche essere consistenti, per alleggerirvi. Fate come se la nave stesse affondando, buttate tutto, perche’ la discesa non e’ finita, e potrete ricomprare a prezzi piu’ vantaggiosi.

Essi’, perche’ nel mio “sogno”, e nei miei Tarocchi, esiste una data, in Agosto 2004, che era un venerdi’ e, per l’appunto guarda caso, era anche il 13. Una data “micidiale” anche per chi e’ superstizioso. In quel momento, come d’abitudine, la maggior parte della gente se ne stava in vacanza a mangiare anguria, e non pensava certo ai mercati finanziari, alle azioni, agli indici ed a tutte quelle storie che oggi riempiono le prime pagine dei giornali ed i discorsi dei tuttologi della minkia.

In quella fatidica data l’IXIC, cioe’ il Nasdaq Composite, segno’ il valore di 1750 (la somma delle cifre: 1+7+5+0=13. Che coincidenza!), e fu il minimo di un’onda alla quale Elliott assegnerebbe il numero “2”. Chi non ha esperienza di teorie tecnico-analitiche e’ meglio che lasci perdere, poiche’ gia’ per chi e’ esperto e’ difficile individuare tali onde, figuriamoci per i tuttologi della minkia che traggono le loro informazioni da Wikipedia.

Comunque, tanto per farla breve, i Tarocchi mi hanno indicato proprio a 1750 del Nasdaq Composite un’altro “segno del destino” (ma per vederlo ho dovuto anche consultare le stelle): il 61,8% di tutta la salita dell’indice dal punto minimo riscontrato in data 10 ottobre 2002, fino al suo punto massimo in data 31 ottobre 2007, giorno in cui con una “big white candle bull trap” le “mani forti” lo misero gentilmente in quel posto al parco buoi ed a chi si illudeva che tutto potesse salire all’infinito e, guarda caso, 61,8% e’ uno dei numeri Fibonacci che vengono usati in “analisi tecnica” per individuare (a grandi linee) dove potrebbe fermarsi un’eventuale onda di Elliott. Percio’, se i miei Tarocchi non sbagliano e ci troviamo ne bel mezzo di un onda “C”, secondo quanto dicono le regole questa dovrebbe arrivare, accademicamente, proprio a 1750.

E non e’ tutto: proprio nei dintorni di 1750 passa anche la banda di Bollinger sul periodo di 5 anni (1250 giorni). Scusatemi se non e’ poco…

Ora, come ho detto, accademicamente tutto confermerebbe che la discesa dei mercati non dovrebbe fermarsi prima che il Nasdaq Composite non abbia assolto al suo compito stabilito dall’analisi tecnica, toccando cioe’ nuovamente il valore di 1750 (adesso e’ intorno ai 2100 e cio’ significherebbe una ulteriore perdita di oltre il 15%), ma dato che l’analisi tecnica non e’ “esatta”, puo’ accadere che la discesa sia addirittura piu’ profonda.

Ho terminato. Vi prego di scusarmi per questa mia lunga dissertazione sul mio sogno, sui Tarocchi e sui segni del fato ma, come sapete, una zingara non e’ capace di far altro se non le cose che le hanno insegnato a fare, come leggere la mano, o le carte, o predirre il futuro osservando le stelle. Tutte cose inutili, ma che spesso aiutano a sognare.

* Nell’immagine: una zingara

Ho fame di te – I parte

18 settembre 2008


Come un male oscuro ti entra dentro, scava nei tuoi pensieri, imprigiona la tua anima, s’impossessa di te come se fosse il Demonio. E non ti lascia in pace, ne’ oggi, ne’ domani, ne’ mai. Ne puoi solo conservare i segni, e stare zitta.

Ho sempre saputo quanto fossi carina di viso, tanto che conoscevo il modo di valorizzarlo al punto tale che difficilmente gli uomini riuscivano a resistere al mio sorriso. Mi dicevano che se sorridevo mi illuminavo tutta, dagli occhi alla bocca. Un atteggiamento accuratamente studiato il mio, sul quale contavo quando volevo far colpo su chi m’interessava.

L’avevo osservato a lungo da lontano, ben prima che lui si accorgesse di me. Mi incuriosiva ed avevo deciso che l’avrei conosciuto. Programmavo con cura ogni momento della mia vita, ed ogni mia seduzione era perfettamente pianificata, prevista, voluta. Scelsi di farmi incrociare in palestra, quella che lui frequentava. Avevo atteso pazientemente e studiato ogni sua mossa. Ero arrivata persino a cronometrare i tempi in cui lui arrivava ed usciva, e su quelli avevo regolato le mie finte entrate ed uscite, con millimetrica precisione.

Ero vestita di nero, intabarrata in un ampio giaccone imbottito, ed i miei capelli corvini fuoriuscivano dalla cuffietta di lana, Questo faceva risaltare ancor di piu’ i miei grandi occhi chiari, apparentemente distratti, ma in realta’ attenti a cogliere ogni piccolo dettaglio di cio’ che mi circondava. Lui, come previsto, mi fermo’ con una scusa qualsiasi, ed io con splendida naturalezza colsi l’occasione come un pretesto per iniziare la conversazione. Fin da subito tento’ d’invitarmi a cena, ma io declinai, facendogli cambiare rotta abilmente su un innocuo cinema serale. Penultimo spettacolo cosi’ da non fare troppo tardi.

Questo mio comportamento sembro’ non infastidirlo, tanto piu’ che io il cinema lo amo davvero in modo viscerale, e glielo manifestai con un entusiasmo quasi infantile. Mi vide ridere e piangere mentre partecipavo alla storia sullo schermo, agitandomi sulla sedia come se la vicenda mi coinvolgesse personalmente. All’uscita elaborai per lui una recensione scrupolosa del film, da vera esperta, e lui si meraviglio’ per come avessi individuato ogni piu’ piccolo dettaglio, finanche gli accorgimenti tecnici e le implicazioni emotive. Mi guardava gesticolare animatamente, ipnotizzato da quella mia affettata vitalita’. Percepivo che era affascinato da me, da quello che dicevo, da come mi muovevo. Ero la sua star.

I nostri incontri diventarono presto una gradevole consuetudine. Lui si prodigava per colmarmi di attenzioni sfoderando tutta la dolcezza di cui era capace. Talvolta tentava di accordarsi con me per passare insieme il tempo in palestra, ma io prontamente sviavo. Gli inventavo che avevo sempre qualcosa di diverso da fare: aerobica quando lui era a far pesistica, oppure acquagym quando lui era a fare spinning. Pero’, ogni volta, puntualmente, mi facevo trovare all’uscita.

– Ciao Andrea.
– Ciao Chiara! Ho una fame incredibile. Vieni a mangiare qualcosa?
– Ho gia’ mangiato. Mangio sempre prima, altrimenti poi mi abbuffo e rendo inutili gli sforzi che faccio in palestra.
– Beh, mi sembri in perfetta forma. Mi sa che non sgarri mai, tu.
– Infatti. Devo stare attenta, tendo a ingrassare facilmente. Ma se vuoi ti accompagno. Tu mangi, ed io magari bevo una centrifuga per reintegrare i liquidi.

Cosi, mentre lui si avventava sugli hamburger, io sorseggiavo la mia bevanda. Poi, con la scusa di rimettermi a posto il trucco, andavo in bagno e di nascosto facevo cio’ che nessuno doveva sapere.

***

Sono stato davvero un ingenuo. Se ci penso non riesco a capacitarmi di come non mi sia accorto subito della sua eccessiva magrezza. Sembrava alta e snella, come tante ragazze che di professione fanno le modelle, cio’ che lei mi aveva detto di essere. Indossava tailleur sobri ed eleganti, con pantaloni larghi che lasciavano immaginare gambe lunghe, e la vita sottile appariva soltanto come un piacevole dettaglio di un fisico adolescenziale unito al risultato dell’attivita’ ginnica che immaginavo facesse. Aveva il seno piccolo, questo e’ vero, ma pareva ben scolpito sotto i suoi dolcevita immancabilmente neri.

Guardando Chiara si poteva pensare alla perfezione. Tutto in lei evocava armonia e bellezza. Come ad esempio i “non colori” che sempre sceglieva per i suoi abiti: monocromie minimaliste, giocate sul nero e sugli infiniti toni del grigio. Era attenta ai particolari, precisa in ogni suo atteggiamento, in ogni suo gesto. Non lasciava nulla al caso, e soltanto la mia inesperienza mi aveva fatto scambiare quel nostro primo incontro come un evento fortuito. Cio’ che non ho ancora capito e’ se con me avesse programmato anche il sesso, oppure se la situazione le sia sfuggita di mano cosicche’, suo malgrado, si sia trovata coinvolta nonostante avesse creato i presupposti per tenere a freno sia i miei che i suoi desideri.

Il suo comportamento era quanto di piu’ intrigante potesse esistere; un misto di accondiscendente sensualita’ e di ingenua riluttanza. Chiara era cosi’ piena di vitalita’ che, immaginandola a fare sesso, non poteva che rivelarsi una femmina sfrenata e disinibita. Una tentazione irresistibile, persistente che mi faceva immaginare le cose incredibili che avremmo fatto a letto, e quell’estenuante attesa per me rappresentava una vera e propria sfida.

Ero cosi’ infatuato che mi ero fatto contagiare dalla sua esagerata meticolosita’. Ero arrivato addirittura a pensare che la nostra prima volta avrebbe dovuto essere il compimento di un desiderio scientemente portato al limite, trattenuto, protratto, rimandato, ed alla fine raggiunto a poco a poco, perche’ potesse essere ricordato come un qualcosa di memorabile. In tale modo seguivo il suo profumo di femmina, individuando gli aspetti di un erotismo raffinato a me sconosciuto, un po’ sadomasochista, ma anche estremamente affascinante.

Ci conoscevamo da quattro settimane ed ero riuscito ad ottenere da lei solo qualche bacio. Ogni volta era un’autentica tortura: sfioramenti di labbra giocherellati sulle punte delle lingue. Odori, sapori, languori, provocazioni, titillamenti di durata ed intensita’ estenuante, prolungati oltre ogni limite di tolleranza. Tanto che, dopo essermi nutrito di quei baci consumati sulla soglia di casa sua, mi ritrovavo supplichevole a fissarla in quei suoi grandi occhi, per trovare in lei una risposta alla mia eccitazione. Avevo fame di lei e sapevo che anche lei ne aveva di me. Me lo faceva capire quel suo respiro affannoso ed il modo in cui il suo corpo rispondeva alle pressioni del mio.

***

La sera in cui Andrea riusci’ ad espugnarmi non avevo messo in conto che gli avrei ceduto. Era riuscito a farmi bere, sconfiggendo la mia abituale riluttanza per qualsiasi bevanda che non fosse dietetica e senza zucchero. Lo champagne mi aveva resa euforica ed insolitamente audace. Ero persino arrivata a strusciare la mia gamba contro la sua, sotto il tavolo, guardandolo in modo lascivo. Un segnale di disponibilita’ inconsueto che lui colse prontamente, e quando fummo sulla porta di casa mia, invece di fermarsi ad assaporare i miei baci come ogni altra sera, mi disse con tono deciso: “Salgo con te”.

Acconsentii, ma appena varcata la soglia pensai che forse avevo commesso un errore. Nonostante mi fossi calata in quella parte di spudorata mangiatrice d’uomini, non era mia abitudine far entrare estranei nella mia tana, in quel rifugio che avevo progettato e realizzato secondo cio’ che sentivo di essere, intimamente. Quella casa parlava molto di me e nel mio inconscio avevo timore che dicesse troppo, anche cio’ che non desideravo fosse rivelato.

(Continua…)

Vestito per scopare

17 settembre 2008

Parrebbe il titolo del sequel di un film di Brian De Palma. Immaginiamo la trama:

“Lei, ragazza di provincia carina ma poco intelligente, non riesce a sfondare nel mondo dello spettacolo come velina, e dopo essere stata ingannata da false promesse fatte da uomini senza scrupoli che l’hanno solo usata per il loro piacere, decide di vendicarsi, crudelmente, entrando in politica allo scopo di combinare piu’ danni possibili. E’ cosi’ che, vestendosi da parlamentare, cioe’ con rigorosi ed austeri tailleur firmati Armani e camicetta abilmente sbottonata nei punti “strategici”, riesce a scoparsi tutto quanto il Transatlantico di Montecitorio, assurgendo al ruolo di Prima Ministra con pieni poteri. Lodo Alfano incluso.”

Invece, niente di tutto cio’.

“Vestito per scopare” e’ solo il reato che, da alcuni giorni, il sindaco-sceriffo di Roma sta contestando alle ragazze sorprese nell’atto di (cito testualmente dall’ordinanza emessa) «assumere atteggiamenti e comportamenti e di indossare abbigliamenti, che manifestino inequivocabilmente l’intenzione di adescare o esercitare l’attività di meretricio».

Indossare abbigliamenti che manifestino… vale a dire “vestite da zoccola”.

Essi’, d’ora in poi le ragazze dovranno stare attente a come decideranno di andare in giro abbigliate. Il rischio sara’ quello di beccarsi una bella multa da 200 a 500 euro solo perche’ qualcuno dira’ che indossano abiti da “zoccola”.

A tal proposito, gli agenti di Polizia Municipale della Capitale si sono gia’ attrezzati per piazzarsi fuori dalle discoteche il sabato sera. In una mano terranno l’etilometro per controllare chi ha bevuto ed e’ alla guida di un veicolo, mentre nell’altra mano terranno la macchina fotografica per contestare il reato di “vestito per scopare”. E dato che sappiamo bene come si conciano le ragazze che vanno in discoteca, tali appostamenti frutteranno alle casse dell’erario comunale ben oltre l’ammontare dell’ICI che e’ stata abolita.

Comunque, l’industria della moda si e’ gia’ attivata e si sta muovendo per creare nuovi stili che possano in qualche modo salvaguardare quelle ragazze che, vestendo Versace, D&G e Cavalli, sono a rischio di multa, se non addirittura di arresto.

La tendenza della prossima stagione sara’ quindi orientata verso stili e linee che, pur mantenendo eleganza e classe, non daranno alcun motivo di far pensare che chi li indossa stia in realta’ “zoccoleggiando”. Linee semplici e sobrie, dunque, sempre classiche ed attuali, che sono certa troveranno il gradimento non solo delle giovanissime, ma anche di chi giovanissima non e’ piu’.

Come ad esempio lo stile Taleban, portabile in in ogni occasione, e che sara’ sicuramente apprezzato da quelle donne che, non avendo molto tempo da dedicare al fitness ed all’estetista, non si sentiranno in imbarazzo per qualche brufoletto in piu’, o per quel cuscinetto di troppo sull’addome.

Oppure lo stile Maria Goretti, per chi ha un gusto meno etnico, meno alternativo. Altro esempio di come si puo’ essere disinvolte valorizzando maggiormente i lineamenti del volto.

Ed infine il non plus ultra, quello che certamente riscuotera’ il successo maggiore. Uno stile un po’ retro’ che si ispira alla moda degli anni 30-40, e che fara’ andare in visibilio persino il sindaco Alemanno e tutti i suoi amici: lo stile Lebensborn.

E’ arrivata la Carfagna
e finisce la cuccagna
di cercare per la strada
la battona che ti aggrada:

è social e grave allarme
e potrà qualche gendarme
arrestar te e la battona,
la Carfagna non perdona.

Leggi l’intera poesia QUI