Aicha

Abbiamo condiviso molte di quelle cose che neppure le sorelle condividono, passando notti a raccontarci delle nostre vite, delle nostre famiglie, dei nostri Paesi… dei nostri popoli. Popoli diversi, Paesi diversi, famiglie diverse… vite diverse.

Entrambe contadine fuggite da un mondo che si stava disgregando, entrambe con la fortuna di possedere qualcosa per la quale gli uomini erano disposti a pagare, ma cio’ che avevamo in comune, se si eccettuavano i capelli neri e l’altezza che ci rendeva simili quando ci mostravamo di spalle, era tutto qui.

Io, zingara, non credevo in niente al di fuori di me. Tu, bosgnacca, invano hai tentato di farmi conoscere il tuo Dio. Eravamo sole, amiche, insieme in mezzo a gente straniera che non ci conosceva se non per come sapevamo muovere i nostri corpi. Ed il tuo era bellissimo, come lo era la tua voce. Speravi di diventare una cantante, ed invece scegliesti di tornare a casa.

Le scene di guerra, mostrate in TV in questi giorni, mi hanno fatto ripensare a te, Aicha, ed ho ricordato di averti inviato una lettera alla quale rispose tuo fratello che, in un inglese approssimativo, mi scrisse di tua madre che ancora piangeva per te.

”Venivamo ammazzate, gettate nelle fosse comuni. Venivamo stuprate, arrestate, incarcerate nelle prigioni e nei campi, torturate, usate da scudo vivente. Venivamo obbligate al lavoro forzato, scacciate a forza dalle nostre citta’ e villaggi, derubate dei nostri averi e in mille altri modi umiliate brutalmente. Venivamo separate dalle nostre famiglie e condotte in luoghi speciali dove ci sottoponevano a orribili sevizie, stupri ed altre forme di tortura, compresa la mutilazione fisica e l’assassinio.”

Leggendo queste parole trovate nel web, adesso so di averti rimossa dalla mia mente per troppo tempo. Forse non ho mai voluto pensare davvero a quello che puo’ esserti accaduto, e mi accorgo di essere stata una vigliacca.

Come se non esistessi
lei mi e’ passata accanto,
senza uno sguardo, Regina di Saba.
Ho detto: “Aicha, prendi, e’ tutto per te.

Ecco, le perle, i gioielli,
anche l’oro attorno al tuo collo,
i frutti, ben maturi al gusto di miele.
La mia vita. Aicha, se mi ami

andro’ dove tuo respiro ci conduce.
Nei paesi d’avorio e d’ebano
asciughero’ le tue lacrime, e le tue pene.
Niente e’ troppo bello per una sirena.”

Aicha, Aicha, ascoltami
Aicha, Aicha, non andartene
Aicha, Aicha, guardami
Aicha, Aicha, rispondimi

Diro’ le parole dei poemi,
suonero’ le musiche del cielo,
prendero’ i raggi del sole
per illuminare i tuoi occhi di regina.

Lei ha detto: “Bada ai tuoi tesori,
io valgo piu’ di tutto questo.
Delle sbarre sono delle sbarre anche se d’oro.
Voglio gli stessi diritti che hai tu,
e rispetto per ogni giorno.
Io non voglio altro che amore.”

Annunci

7 Risposte to “Aicha”

  1. davide Says:

    Gentile Chiara,

    molto impressionante quello che hai scritto. Quando si parla dei numeri dei morti in guerra si tende a dimenticare che dietro ogni numero c’è una persona.

    Nel caso in esame mi sembra che parli delle guerre nella ex Iugoslavia.

    Prima della disgregazione della Iugoslavia d’inverno nel mio hotel ospitavo gruppi di ragazzi – che venivano da noi a sciare – provenienti da quel paese, soprattutto serbi.

    Per me è stato difficile credere ai massacri raccontati in televisione, perchè non avevo mai trovato persone così istruite ed educate (le ragazze poi erano bellissime. ma questo è un altro discorso) come quelle provenienti da quel paese.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  2. Chiara di Notte - Klára Says:

    Nel caso in esame mi sembra che parli delle guerre nella ex Iugoslavia.

    Nel caso in esame si parla di una delle tante guerre in cui le crudelta’ piu’ terribili sono state subite soprattutto dalle donne.
    E si parla anche di qualcosa in comune con altri fatti piu’ attuali, cioe’ la garanzia che puo’ dare la NATO (o una qualsiasi altra alleanza militare) in casi del genere. Praticamente NESSUNA.

  3. Alex Says:

    La guerra era seguita solo per la posizione strategica del paese.
    Di fatto, se avevano giacimenti petroliferi, la situazione sarebbe stata completamente diversa.

  4. Chiara di Notte - Klára Says:

    Cio’ che non riusciro’ mai a capire degli uomini (maschi) e’ come una gran parte di loro discuta sempre in termini di “convenienza”.

    Questo post e’ serio, e non intendo “sporcarlo” con considerazioni che riguardano la mia ex professione, pero’ spesso sono rimasta sorpresa dai discorsi di chi affrontava ogni argomento nei termini suindicati e poi criticava me per le mie scelte.

    Dentro ogni essere umano dovrebbero esistere “convenienze” che vanno oltre l’egoismo ed il mantenimento di privilegi che la nostra stessa coscienza ci indica come “rubati ad altri”.

  5. Alex Says:

    Forse ho sintetizzato troppo quello che volevo esprimere, non volevo essere irriguardoso del post solo per non essere troppo invadente.
    Mi spiace molto per quello che è successo in tutti i sensi, rabbrividisco, sempre, quando sento, leggo e penso a quando sia terribile la situazione di certe popolazioni in guerra e non e siano animali certi carnefici, ancor di più, quando a subire sono innocenti che non possono difendersi.
    Purtroppo, e non si può far finta che non sia vero, nella guerra, nel lavoro e nella vita di tutti i giorni, molto spesso trovi quelli che cercano la convenienza, ma si può chiamare anche in altri modi. Criticare è una cosa grossa che non trova molto spazio qui, battibeccare, non concordare, eventualmente arrabbiarsi, la persona intelligente non va oltre anche perché il confrontarsi su argomenti è altro, soprattutto quando non si può esprimere con toni e intensità il valore della parola e posizione dell’idea che, può essere, in ogni caso difforme da quella scritta e interpretata a piacimento e sensazioni. Diverso è offendere e non ho mai visto scritti offensivi, per le tue scelte da parte di qualcuno, sicuramente e giustamente non lo pubblicheresti. In ogni caso violenze e abusi su donne e bambini è il peggio che esista e leggere i racconti, come in questo post, fa sempre scuotere i pensieri e non solo.

  6. Francesca Says:

    E’ una delle mie canzoni preferite nonostante abbia una grande tristezza dentro.
    khaled poi è un mito.

    Grazie Chiara, anch’io me ero dimenticata.

  7. Carlo Fronteddu Says:

    Resto a bocca aperta, quando leggo cose come questa.


    il video è una specie di risposta al post.

I commenti sono chiusi.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: