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Lei… Lui… Una notte – Parte 2

29 agosto 2008


Lei… lui… sono solo suoni. Parole. Niente altro che vocaboli creati per separare il femminile dal maschile. Ma quante parti di maschile e femminile coesistono fra le pieghe dell’essere, celate agli occhi di tutti dal velo dell’ipocrisia? Lei.. lui, si compenetrano, sono tutt’uno. Cosi’ si realizza il miracolo della completezza, quello che l’istinto ci obbliga a ripetere, eternamente. In un perenne rito uniamo i corpi come se con quell’atto potessimo mescolare anche le nostre anime.

Lei… lui… camminavano, tenendosi per mano. Avevano lasciato l’auto in un garage nei pressi di Piazza del Duomo, ma nessuno dei due aveva fretta di arrivare a cio’ che entrambi sapevano sarebbe accaduto. La cena era stata piacevole, intima. Lui non si era sentito di chiederle della sua omosessualita’. Lo riteneva un argomento troppo delicato per essere affrontato crudamente, faccia a faccia. Essere li’, guardarla negli occhi, non era esattamente la stessa cosa che parlarle a distanza, tramite chat.

***

Stava bene con quell’uomo. La mano di Roberto era asciutta, delicata ma forte, e da essa non trasparivano segni di nervosismo, pero’ avvertiva che in lui c’erano ancora tante domande che, forse per pudore, non aveva avuto il coraggio di farle. Conosceva la fantasia di Roberto. Era a Firenze proprio per realizzarla. Per renderla concreta. Ma era li’ anche per dar vita alla sua, di fantasia, quella che ancora lui non conosceva.
Volle parlargli della sua bisessualita’, e di come aveva scoperto di desiderare, oltre agli uomini, anche le donne.

– Non sono sempre stata lesbica… fino a 19 anni non lo sapevo. Ero certa che mi piacessero solo gli uomini. Poi e’ avvenuto qualcosa che mi ha cambiata dentro, ed ha mutato completamente l’angolo di visuale dal quale osservavo il mondo.
– Cioe’?
– Mi sono innamorata.
– Di una donna?
– Si’…
– Era bella?
– Lo era… ma non e’ per quel motivo che mi sono innamorata di lei, e non credo che quel motivo riguardi noi due, adesso… era solo per dirti che puo’ accadere che si scopra di desiderare qualcosa di diverso da cio’ che abbiamo sempre creduto. Ed in quell’istante tutto cambia. Basta un’incontro con chi ci mostra colori che non abbiamo mai visto, per toglierci definitivamente dagli occhi quel velo d’ipocrisia con il quale nasciamo.
– Hai ragione, viviamo circondati dall’ipocrisia e spesso ci adeguiamo, abituandoci ad essa senza rendercene conto. Ma io e te non siamo cosi’. Io sento che abbiamo un sacco di cose in comune. Prima, al ristorante, quando parlavi, gia’ sapevo in anticipo cosa avresti detto. Non ti pare significativo?
– Lo e’… non sono venuta qui senza ponderare bene con chi mi sarei incontrata… anche se sei un estraneo per me. Tu reputi questo mio gesto avventato? Dimmelo tu se ho fatto male ad incontrarti… ti conosci meglio di quanto possa conoscerti chiunque altro… hai detto che senti di avere una certa affinita’ con me, e di capire in anticipo i miei desideri, o quanto meno di percepire il senso delle parole che non ho ancora detto… rispondimi, dimmi se sei la persona persona giusta per me… stanotte.
– Per risponderti dovresti dirmi che cosa ti attendi dalla “persona giusta”… ma credo di saperlo.
– Davvero?
– Ti attendi qualcosa di diverso, un’esperienza nuova, ed in questo siamo affini, dato che anche io mi attendo qualcosa di simile da te.
– Credi davvero che far sesso con una lesbica sia diverso dal farlo con una qualsiasi altra donna non omosessuale?
– Questo non lo so ancora. Di sicuro so che farlo con te sara’ diverso dal farlo con qualsiasi altra donna a prescindere.
– Dici?

Gli si avvicino’ col volto, e con la bocca, lasciando che Roberto cogliesse le sue labbra. Si fece assaporare, ed in quel breve bacio avverti’ dolcezza. Non ansimava, Roberto, non trepidava, non tentava neppure di toccarle quelle parti del corpo in cui, normalmente, gli uomini eccitati cercano di affondare le mani. Semplicemente si limitava a sfiorarle le labbra, mordicchiandole con le sue in un gioco in cui, una volta tanto, non era la lingua ad essere protagonista.

***

– E’ bello il tuo appartamento! Mi piacciono i sottotetto.
– Ti piace? Non e’ grandissimo ma per un single e’ piu’ che sufficiente
– Ha anche una bella vista… hai la fortuna di affacciarti alla finestra e di vedere il Duomo. Ti dispiace se do’ un occhiata? Sono curiosa di conoscere di te il piu’ possibile e le case, come sai, dicono molto su chi le abita.
– Fai pure, ma non avrai molto da guardare… sono solamente settanta metri quadrati

Segui’ Klára in quell’esplorazione della casa, ed in alcuni punti gli spazi erano cosi’ ristretti che gli capitava di strusciarsi contro il suo corpo. Il bacio che le aveva dato in strada, e quel sentire il suo calore di femmina, accrebbe in lui la voglia di possederla. Ma non si azzardo’ a bloccarla mentre lei si muoveva curiosa da una stanza all’altra. Sapeva che tutto doveva partire da lei. Fin quando si ritrovarono nella stanza da letto.
La fisso’ a lungo, senza parlare, aspettando da lei un cenno, che prendesse l’iniziativa. Fu li’ che Klára gli poso’ una mano sulla sua guancia e l’accarezzo’. Istintivamente lui rispose a quel gesto adagiandosi con la guancia dentro il palmo della mano di lei, che era morbida, e calda.
Era conquistato dal profumo della sua pelle, un misto di frutti di bosco ed ambra, ma non sapeva come iniziare. Klára era lesbica, glielo aveva appena confermato, quindi con lei avrebbe realizzato la sua fantasia, pero’ dentro di se’ sentiva che anche lei desiderava qualcosa da lui, e non riusciva ad inquadrare bene cosa quella splendida donna desiderasse. Le passo’ le dita fra i capelli ed inizio’ ad accarezzarli.
Anche Klára inizio’ ad accarezzarlo scendendo con i polpasttrelli lungo la sua schiena. I movimenti di lei erano delicati come quelli di una piuma, e quei tocchi lo solleticavano provocandogli dei brividi lungo tutto il corpo.
Ancora una volta avvicinarono le labbra, sfiorandosi fugacemente, senza mai entrare del tutto in contatto, finche’ le loro bocche divennero tutt’una.
Klára era calda, appassionata, molto piu’ femmina di quanto avesse potuto immaginare. La bacio’ a lungo. L’idea che si era fatto di lei leggendo i suoi racconti era diversa. Nei racconti spesso sembrava cinica, dura, sempre pronta a mettere in difficolta’ la persona che con lei relazionava. Invece, in quel momento, la sentiva mentre si scioglieva fra le sue braccia, dolcemente.
Ma allora, in realta’, chi e cos’era Klára? Si ripete’ più volte quella domanda senza trovare una risposta.

***

Le mani di Roberto le accarezzavano i seni. Non portava il reggiseno e questo consentiva a lui d’entrare in contatto con i capezzoli, che le facevano quasi male da quanto erano turgidi. Lui le tolse prima il top elasticizzato, che lei si fece scivolare via dalla testa, poi le tolse la gonna.
Anche lei nel frattempo si era data da fare per spogliarlo ed in breve si ritrovarono nudi sopra le lenzuola.
Roberto le carpi’ delicatamente i capezzoli fra le labbra succhiandoli piano. Quell’uomo conosceva bene le donne, e sapeva quanto fastidio provocasse il modo irruento che molti avevano quando succhiavano. Tanti non si rendevano conto che la voracita’ e la violenza con cui trattavano i capezzoli, spesso, piu’ che piacere, provocavano dolore. Soprattutto a chi, come lei li aveva estremamente sensibili.
Fidandosi di quell’uomo si abbandono’ a lui, lasciandosi conquistare dalla sua bocca che, sempre piu’ audace, esplorava sapientemente ogni parte del suo corpo. Non ebbe alcun ritegno nel mostrarsi ingorda nel ricevere piacere, e raggiunse piu’ volte l’orgasmo.

***

Appena la senti’ fremere capi’ subito qual’era la differenza fra Klára e qualsiasi altra donna che era giaciuta nel suo letto, ed ovviamente cio’ non dipendeva dal fatto che Klára fosse lesbica. Era il modo che lei aveva di abbandonarsi al piacere che lo stupi’. La sentiva sua totalmente. Ebbe voglia di penetrarla, ma lei a quel punto serro’ le cosce.

– No… non adesso. – disse Klára ansimando ancora.
– Perche’ no?
– Non mi piace fare le cose in fretta. E poi ho in serbo una sorpresa.

– Una sorpresa?
– Si’, ma non e’ ancora il momento.

***

Sapeva che anche Roberto aveva voglia di ricevere la sua parte di piacere. Lei, in qualche modo, glielo doveva, fosse solo per ripagarlo dell’impegno che aveva profuso in quel fantastico gioco di lingua che l’aveva fatta andare in estasi, facendola venire piu’ volte.
Si alzo’, mostrandogli quella parte del corpo che, secondo il parere di molti, era considerata la sua parte piu’ bella… e la piu’ desiderabile.

Cosa hai qui? – disse scartabellando alcuni DVD trovati sul ripiano ove era appoggiato il lettore video collegato allo schermo TV.
– Sono dei film… li ho appena acquistati. Per vederli nelle serate in cui sono da solo.
– Dai… non ti atteggiare a povero abbandonato. Non credo siano molte le serate in cui tu possa ritrovarti da solo. Sono certa che ci porti un sacco di ragazze, qui… ehi, cosa e’ questo? Birthday girl! Lo hai gia’ visto?
– No, non ancora. E’ quello con Nicole Kidman, vero?
– Si’. Io l’ho gia’ visto. E’ un filmetto senza troppe pretese, pero’ e’ una storia divertente, venata di tenerezza, come quelle che piacciono a me… lo sai che sono una romanticona. E poi lei recita benissimo la parte della ragazza russa… oltre ad essere una bellissima donna. Ti piace la Kidman?
– Beh, si’… in effetti e’ una bella gnocca.
– Molti la considerano un tipo algido, ma io credo che “ispiri sesso”. E te lo dico facendo emergere il mio lato omosex. E poi ha un sedere da sballo. Non pensi che abbia un sedere magnifico?
– Ehm… si’, beh… comunque anche il tuo non e’ da buttare.
– Dici? Pensi che anche io abbia un bel culetto?
– Ne ho visti pochi di cosi’ belli, ti dico la verita’. Oltre a quello di Nicole Kidman, ovviamente.
– Allora vorrei che me lo massaggiassi con delicatezza, lentamente, che’ mi piace – disse ritornando a sdraiarsi, bocconi, al fianco di Roberto – piace anche te, vero?

Percepire l’eccitazione che cresceva in Roberto, eccitava moltissimo anche lei. Era avvenuto un po’ per caso, ma abilmente aveva saputo portare il discorso su quella parte del suo corpo che ogni uomo, lei lo sapeva, avrebbe desiderato violare.

(Continua…)

Lei… Lui… Una notte – Parte 1

27 agosto 2008


I fatti non accadono mai per caso. Sono sempre una conseguenza di altri fatti, e quasi mai accadono all’improvviso. Esiste in essi una gradualita’, una scala che a volte si sale o si discende, un gradino per volta… forse anche due, tre gradini per volta, ma pur sempre seguendo un percorso. Ci sono momenti in cui si deve faticare per inerpicarsi, e momenti in cui, invece, si scende precipitosamente… anche troppo, rischiando persino di farsi male. Ma le scale della vita non hanno una geometria, non seguono regole prospettiche logiche e coerenti. Si possono scendere quando in realta’ si vuol salire, e viceversa. Come nelle figure di Maurits Escher, non esistono punti di riferimento, e spesso si e’ costretti a procedere seguendo l’intuito.

Il suo nome l’aveva cambiato con il tempo. Quello vero era soffocato sotto una montagna di altri nomi, piu’ o meno esotici, ma fra tutti, quello che preferiva in quella fase della sua vita era Klára. E Klára non sapeva in quale punto esatto della scala impossibile di Escher si trovasse. Piu’ volte aveva cambiato direzione, salendo e scendendo, e poi risalendo e ridiscendendo ancora, in un dedalo confuso del quale solo lei possedeva un’approssimativa mappa. Nessun’altra persona avrebbe potuto districarsi in quel labirinto tutto suo: anche se avesse seguito esattamente il suo percorso, si sarebbe ritrovata da tutt’altra parte.

Si era data per soldi per cosi’ tante volte che, spesso, neppure ricordava che nella sua vita c’erano stati momenti in cui il piacere lo donava per ricevere piacere, in uno scambio reciproco fra persone, e non come avveniva fra puttana e cliente. Ma accade che proprio nel percorrere certe scale dalla prospettiva impossibile, s’incontrino persone che procedono nel senso inverso al nostro e che, come noi, non sanno dove andare. Perfetti estranei con i quali e’ possibile vivere brevi ed intensi attimi. Uomini o donne. Chi siano e’ irrilevante. Cio’ che veramente conta e’ che possono farci dimenticare quello che siamo, mostrandoci cio’ che potremmo essere.

***

Alle 18:35 l’aereo proveniente da Milano si arresto’ al limite della pista di atterraggio del piccolo aeroporto di Firenze Peretola. Sarebbe ripartita il giorno dopo. Prese la sacca dal vano bagagli dove l’aveva riposta, e si diresse verso l’uscita dove ci sarebbe stato lui ad attenderla.

***

Seduto su una poltroncina posta appena fuori della grande porta dalla quale sarebbero usciti i passeggeri del volo, Roberto teneva le dita della mani intrecciate. Le muoveva nervosamente, come per scaricare l’ansia che gli procurava quell’attesa. Era all’aeroporto per incontrare una donna della quale conosceva soltanto il nome, Klára. Non riusciva ancora a crederci. Almeno non fino a quando non l’avesse vista uscire dalla grande porta degli arrivi.
L’aveva conosciuta navigando in internet. Frequentava lo stesso gruppo di discussione dove lei pubblicava dei brevi racconti erotici dal forte sapore saffico. Anche se all’inizio Klara si era mostrata molto diffidente nei confronti di chiunque voleva conoscerla, era riuscito con pazienza ad ottenere il suo contatto in messenger e, piano piano, aveva inziato ad avere con lei una piccola relazione virtuale. All’inizio si scambiavano commenti e giudizi sui racconti che lei scriveva, e sulle persone piu’ bizzarre che frequentavano il gruppo di discussione. Poi gli argomenti avevano imboccato una strada piu’ personale, ed erano arrivati fino al punto di confidarsi pensieri piu’ intimi.
Era stato cosi’ che le aveva confessato quello che, da sempre, era il suo desiderio erotico: una notte di sesso con una lesbica. Magicamente ed inaspettatamente questa sua fantasia era stata accolta da Klára, la quale, senza alcun indugio, gli aveva manifestato l’intenzione di soddisfare quel suo sogno.
Fino ad allora le uniche lesbiche che aveva conosciuto non lo avevano mai stimolato in tal senso. Quasi mai femminili, assomigliavano piu’ a dei maschi effeminati che a quelle figure erotiche impresse nell’immaginario di chi, come lui, era abituato a consumare film pornografici, dove bellissime amazzoni mischiavano i loro corpi donandosi reciproco piacere. Quell’idea di lesbica che lui aveva in mente si era pero’ materializzata con Klára, protagonista inconsapevole di molti dei suoi momenti di autoerotismo, che pareva essere l’essenza stessa dell’ erotismo.
Non conosceva il suo aspetto. Non era riuscito ad avere alcuna foto da lei, nonostante gli avesse mostrato la sua. Klára aveva motivato quel suo misterioso negarsi come la fase di un gioco nel quale voleva essere lei la regista. E lui aveva accettato.
Al peggio gli sarebbe potuto capitare di trovarsi di fronte una donna non corrispondente ai canoni che si era prefigurato, ed al limite, se proprio non fosse stata di suo gradimento, avrebbe inventato un scusa per defilarsi.

***

Di uomini sui quaranta, ad attendere fuori dalla porta del gate di arrivo, c’era solo lui. Klára non ebbe difficolta’ a identificarlo, anche perche’ l’aveva gia’ visto in una fotografia. Aveva voluto conoscerne l’aspetto prima di accettare quello strano incontro. Un incontro anomalo per lei che, da tempo ormai, rifiutava ogni rapporto con persone conosciute nel web. Pero’, considerato lo spirito che era emerso dalle conversazioni in messenger, lui pareva essere proprio l’uomo giusto per realizzare la sua particolare fantasia, che altri avrebbero forse reputato eccessivamente perversa.
Non gli aveva rivelato niente, ancora, e non sapeva come lui l’avrebbe presa. Se sarebbe stato eccitato dall’idea, oppure se l’avrebbe visto fuggire via, offeso e terrorizzato. Comunque lei era li’ per realizzare il sogno di Roberto, che era quello di fare sesso con una donna con chiare tendenze omosessuali, e si attendeva da lui la stessa predisposizione a soddisfare i suoi desideri.
Al peggio, se Roberto avesse trovato delle difficolta’, si sarebbe defilata educatamente, magari adducendo la classica scusa del mal di testa.
Lo saluto’ con un cenno della mano facendosi riconoscere, anche se sapeva benissimo di essere gia’ stata intercettata dal suo sguardo.

***

Stiro’ le gambe alzandosi dalla poltroncina ove era seduto, e le ando’ incontro.

Ciao, Roberto! – disse Klára mettendogli le braccia attorno al collo e baciandolo teneramente sulle guance.
Ciao… – rispose lui, intimidito da quell’inatteso ed insperato slancio d’affetto.

La scruto’. Klára non aveva assolutamente niente di mascolino, anzi era molto femminile. Aveva lunghi capelli neri ed un volto gradevole, dai lineamenti delicati, sul quale risaltavano dei luminosi occhi chiari. Era esattamente come se l’immaginava, e come piu’ volte lei si era descritta. Un’immagine impalpabile che, fino a quel momento, lui aveva solo sperato fosse vera. E fortunatamente lo era.
Indossava una minigonna molto aderente che faceva risaltare le gambe affusolate, con caviglie strette ancor piu’ valorizzate da dei leggeri sandali che cingevano dei piedi ben curati. Un top elasticizzato esaltava il rigonfiamento del suo seno, non troppo grosso ma apparentemente sodo, del quale si notavano chiaramente le protuberanze dei capezzoli. A tracolla portava un’anonima sacca da viaggio.
Avendo letto i suoi racconti, e conoscendo la sua esperienza di escort, se l’era immaginata vestita con abiti firmati, e trasudanti opulenza. Invece, niente di tutto cio’. Pur mantenendo un look raffinato, Klára non indossava niente di eccessivamente costoso. Lo noto’ e si chiese se quel suo presentarsi vestita in modo molto semplice non fosse altro che un segno di amichevole confidenza che lei gli stava dimostrando.

***

Dallo sguardo di Roberto, capi’ di piacergli. Molto. Anche lui era piacevole d’aspetto. Alto, bruno, fisico asciutto, occhi profondi, movenze non impacciate, e mani curate.
Come sempre, quando incontrava qualcuno fuori dal lavoro, non indossava abiti troppo griffati. Nella vita privata, e con le persone che considerava amiche, cercava di essere piu’ semplice possibile.
“Mostratevi sempre un gradino sotto. Non siate troppo appariscenti. Non ostentate opulenza. Non accendete troppo la vostra luce, che’ la luce attira gli insetti.” Anche a distanza di tanti anni seguiva sempre i consigli di Vlada. Consigli che si erano rivelati validi in ogni occasione.

Hai altri bagagli? – le chiese Roberto continuando a scrutarla con un sorriso compiaciuto.
No, ho tutto nella sacca. Ripartiro’ domattina ed ho portato con me soltanto lo stretto necessario.

Si domando’ se Roberto avesse percepito la predilezione che lei aveva per certi congegni erotici. Aveva pensato a questo quando aveva preparato la sacca e ci aveva infilato qualcosa che, per lui, sarebbe stata una sorpresa.

– Che effetto ti fa vedermi qui? Pensavi che non sarei arrivata, vero?
– Non ero certo che saresti comparsa da quella porta. Ma adesso che ci sei sono felice.

***

Klára era veramente bella e profumava di frutti di bosco. Si domando’ se fosse davvero lesbica mentre l’accompagnava all’automobile. Lei l’aveva piu’ volte scritto nei suoi racconti di essere bisessuale, quindi di gradire in ugual misura sia gli uomini che le donne, ma non si sentiva di chiederle i dettagli proprio in quel momento. Penso’ di farlo piu’ tardi, a cena.

Dove mi porti? – gli chiese Klára mentre percorrevano il viale che si dirigeva verso la citta’
– Pensavo di cenare in un locale caratteristico. Una tipica trattoria toscana.
– Perche’ no? Ho una fame! Una trattoria in centro vicino al Ponte Vecchio?
– Per la verita’ avrei scelto un posto in collina, ma se insisti cambio strada e ti porto in centro.
– No, no, va bene. Mi fido della tua scelta.

Imboccarono via Bolognese, la strada che da Firenze conduce in collina, e quando giunsero ad uno spiazzo, da dove poteva essere gustato il panorama, Klára gli chiese di fermarsi.

Che bella e’ Firenze vista da qui. – gli disse guardando in lontananza le luci della citta’ immersa in una lievissima foschia.
– Avevo percepito questo tuo aspetto romantico. Anche se lo mascheri sotto uno strato di sano cinismo, alla fine viene fuori.
– Adesso mi fai arrossire. Ti sei fatto questa idea di me?
– E’ l’impressione che dai a chi legge i tuoi racconti.
L’impressione a volte inganna.

Anche dalla terrazza del ristorante c’era una bella vista panoramica delle colline circostanti Firenze. Klára sembrava veramente soddisfatta di essere li’. A Roberto pareva di conoscerla da sempre. Lei non era mai stata del tutto un’estranea per lui. La lettura dei suoi racconti e le lunghe discussioni in chat, gli avevano permesso di conoscerla un po’. Sentiva che in comune avevano lo stesso modo d’intendere alcuni aspetti della vita. Entrambi erano disposti ad accettare qualsiasi tipo d’esperienza sessuale fosse stata loro proposta, ed il gioco degli sguardi condito da discorsi intriganti, quella sera accrebbero in lui la voglia di conoscerla nell’intimita’ di una stanza da letto.

***

Stava bene li’. Le piaceva Firenze. Sicuramente non aveva accettato quell’appuntamento per quella ragione, ma dentro di se’ sapeva che non avrebbe avuto lo stesso entusiasmo se fosse stata una diversa citta’.
Ripenso’ ai motivi che l’avevano convinta ad incontrare Roberto. Ovviamente molto importante era il fatto di averlo trovato recettivo nei confronti di un certo tipo di sesso. Lo considerava un non banale e, per certi versi, propenso anche a fare quei giochi che lei aveva in mente. Cio’ la intrigava, ma il motivo vero per il quale aveva intrapreso quel viaggio era il fatto che lui fosse un estraneo. Si’ certo, si erano frequentati virtualmente, ma in realta’ non si conoscevano davvero.

– Sei contenta di essere qui stasera o credi di aver fatto un errore ad incontrarmi?
– Perche’ dici questo? Non avrei mai affrontato un viaggio di questo genere se non fossi stata piu’ che sicura di cio’ che stavo facendo.
– Non lo so. Forse e’ solo l’insicurezza che mi fa dire questa cosa cosi’ sciocca.
– Allora, io sarei la falsa cinica, in realta’ una romanticona, mentre tu saresti il falso sicuro, diverso da come ti mostravi? Siamo una bella coppia di millantatori virtuali, sai?
– Tu non millanti. Io gia’ lo sapevo che eri cosi’ come sei.
– Si’? E come sono?
– Sei… tutto ed il contrario di tutto. Un caleidoscopio dai mille colori che cangiano e che disorientano. Leggendoti, a volte, credevo fossi finta, ed adesso che ti vedo materializzata, mi pare quasi che tutto questo non esista. Che sia solo un sogno.
– Invece non lo e’...
– Di me che idea ti sei fatta?
– Sei ingenuo… o forse no. A volte sembri cosi’ disincantato… invece, adesso, mi pari innocente… ecco, questo e’ il termine piu’ appropriato: innocente.
– E questo mi rende meno interessante?
– Assolutamente no. Mi incuriosisci. Vorrei scoprire fin dove si spinge la tua innocenza.
– E allora?
– E allora va bene cosi’, altrimenti non sarei qui. Troppo spesso ho avuto a che fare con persone che facevano di tutto per apparire cio’ che avrebbero voluto essere e che assumevano atteggiamenti da macho per affascinarmi.
– Forse di me ti sei fatta una idea sbagliata. Chissa’, potrei essere molto diverso da quello che immagini che io sia…
– Sono qui per scoprirlo.

Gli sorrise. Era scontato che dopo la cena sarebbero andati a letto insieme, e non ci sarebbero stati soldi in mezzo.
(Continua…)

Nuovi domini

26 agosto 2008
Data la propensione che, una volta, c’era da parte di qualcuno a clonare il mio blog, impersonificandomi cercando di imbrogliare chi leggeva, e considerato il fatto che in futuro certe scorrettezze avrebbero potuto ripetersi, ho deciso di registrare i domini pertinenti con il mio nickname.

Quindi, da ora in poi, questo blog sara’ accessibile anche da:

chiara-di-notte.com
chiaradinotte.com
chiara-di-notte.net
chiaradinotte.net

La storia delle cose

26 agosto 2008

Parte I

Scrittrici e scrittori

24 agosto 2008

Il web ha assunto proporzioni inimmaginabili. E’ un mare talmente grande che e’ impossibile da navigare in una sola vita. Sono ormai in tanti a scrivere, ad esprimersi, a dire la loro. Molti cercano di restare attinenti alla loro vita reale, altri assumono ruoli, recitano parti, utilizzando il virtuale come strumento per dar vita ai loro sogni…

Spesso mi chiedo come venga recepito cio’ che scrivo. Se fossi ipocrita direi che non m’importa del giudizio altrui, e che la finalita’ di questo blog e’ completamente scollegata dall’opinione di chi mi legge. Invece non e’ cosi. Non del tutto.

In fondo mi interessa capire cosa la gente pensa. Se non fosse cosi’, non sarei qui adesso. E’ vero che a volte viene naturale dire “ecchissenefrega”, ma non credo che terrei il blog aperto a tutti, se non ricevessi in risposta un cenno. La stessa cosa credo capiti a tutti coloro che si propongono, sia nei blog che nei forum, oppure nei cosiddetti siti ove le persone si cimentano scrivendo racconti.

In questi giorni mi sono soffermata a leggere alcuni racconti che si trovano in internet. Ebbene, il panorama e’ desolante. Soprattutto se ci si addentra in quella che viene definita “letteratura erotica” ma che dovrebbe essere ribattezzata in “spazzatura erotica”. Si tratta di migliaia di storie tutte uguali, in cui vengono descritte le medesime, noiose situazioni. Proposte pero’ in ogni salsa possibile. Lo schema ricorda quello utilizzato anche nella “spazzatura erotica cinematografica”, e denota quanto, certi scrittori, traggano la loro ispirazione proprio dalla visione di film pornografici.

Trama: lui va in giro ed incontra lei che e’ sempre strafiga, la quale in ogni occasione, in auto, in autobus, in treno, in aereo, seduta, in piedi, inginocchiata, davanti, di dietro, di sopra e di sotto, dopo quattro discorsi privi di sostanza, gliela “smolla”, rigorosamente gratis e solo perche’ e’ una gran porca, dando cosi’ inizio ad un “balletto” che termina sempre con il classico orgasmo galattico. Stessa cosa avviene se la protagonista e’ femminile. In tal caso e’ lei (la porca) che va in giro e trova sempre uno “trombabile” al quale gliela smolla, gratis.

Cose che nella realta’ non esistono. Il sempre trombabile ed il gratis, intendo. Pero’, in questi racconti, si arriva immancabilmente ad un finale con una megascopata in cui si evince un postulato: un uomo o una donna possono andare in qualsiasi posto e, qualunque sia la situazione, riescono sempre a trovare qualcuno per far sesso in modo straordinariamente soddisfacente.

Posso dire che per una donna, nella vita vera, i “trombabili” dai quali non si farebbe pagare sono talmente rari che merita dedicarsi all’uncinetto piuttosto che perdere tempo ad andare in giro, mentre credo che per un uomo, fosse anche Brad Pitt, difficilmente una donna si farebbe scopare da lui gratis ovunque ed in qualsiasi situazione, persino in piedi in un autobus affollato, come ho avuto modo di leggere.

Oltre ad essere storie fantascientifiche, in esse si da’ quindi una visione alquanto “maschile” di una realta’ costruita su un sogno fatalmente onanista, e cio’ mi fa credere che molti di questi sedicenti scrittori, indipendentemente dal loro pseudonimo maschile o femminile, siano quasi tutti uomini.

Il raccontare un fatto, soffermandosi sulla scenografia, esaltando la spettacolarita’ dell’atto sessuale, descrivendolo morbosamente nei minimi particolari, enfatizzandolo all’inverosimile, con l’orgasmo che inevitabilmente giunge sempre fra gemiti, grida, ed esplosioni di liquido seminale sparso un po’ ovunque, in un’apoteosi di godimento reciproco (notare che non avviene mai che lei, come molte volte accade, resti insoddisfatta a causa di un lui troppo “veloce”), mi pare un modo assai maschile di affrontare l’argomento.

Una delle caratteristiche che differenziano gli uomini dalle donne e’ proprio il loro modo di relazionare con i sensi. I primi prediligono tutto cio’ che e’ visibile, materiale, sondabile. La loro attenzione e’ rivolta verso un “esterno” che sia “vicino” abbastanza da essere raggiunto e velocemente penetrato. Noi, invece, viviamo il tutto piu’ interiormente, ma ci teniamo piu’ a distanza. Oserei dire che lo viviamo ad “occhi chiusi”. L’eccitazione ha origine nella nostra immaginazione, ed e’ la stimolazione di questa, piu’ che della clitoride, che ci fa provare piacere. Il percorso che scegliamo per arrivare al godimento e’ spesso un lento e progressivo allontanarci in modo da procrastinare il momento finale, diversamente da quello maschile che spesso tende ad accorciare i tempi.

Per tale motivo un racconto affrontato da un punto di vista “femminile”, non puo’ limitarsi a descrivere, la scena nuda e cruda. Non puo’ soffermarsi troppo sui dettagli estetici, sulle forme, sulle grida di piacere ma, diversamente, deve porre in risalto gli stati d’animo dei protagonisti, le loro sensazioni, fatte d’interiorita’, di odori e di suoni, anche distanti. Di ricordi.

Paragonandola ad una tecnica cinematografica si potrebbe dire che gli uomini prediligono l’azione serrata fatta di primi piani, dinamici e spettacolari. Le donne invece scelgono una regia lenta, in cui danno importanza ai campi lunghissimi infarciti di flashback.

Per questo motivo credo che molti di quei racconti che ho letto, quelli che seguono il medesimo canovaccio, pieni di termini espliciti e di frasi fatte fra le quali la piu’ ricorrente e “godo… godo…”, ma che sono privi di pensieri, di sensazioni, di emozioni vissute ad “occhi chiusi”, anche se avevano come protagoniste delle donne, non erano scritti in un’ottica femminile.

Un’amica, con la quale mi sono fermata a colazione, oggi mi ha chiesto: “perche’ ti metti a leggere quelle schifezze? Non potresti utilizzare il tuo tempo per leggere un vero libro di qualche vero scrittore?”
Le ho risposto che leggere in internet mi serve a comprendere il mondo che mi circonda. I libri dei grandi autori donano grandi sensazioni, ma non rappresentano “il mondo”. Rappresentano un’idea del mondo che e’ la loro, della quale ci fanno partecipi, ma il mondo vero, quello fatto della gente che ci circonda, quello che si incontra per le strade, lo si trova in internet.
Allora lei mi ha chiesto: “perche’ dunque non lo incontri li’, in strada, il tuo mondo? Perche’ ti ostini a cercarlo nel web?”
“E’ semplice”, le ho risposto, “in strada ormai non si esprime piu’ nessuno, mentre nel web sembra che tutti abbiano qualcosa da dire, e se voglio addentrarmi sotto la scorza superficiale, internet e’ il luogo ideale per farlo.”

Purtroppo, ahime’, la mia amica non ha torto. Devo riconoscere che piu’ mi addentro, piu’ mi rendo conto di essere fuori posto, anacronistica, aliena. Sempre piu’ spesso mi coglie il pensiero che questa mia “ricerca della realta’” tramite il web sia solo “masochismo”. Oppure un segno chiaro della mia incapacita’ di comprendere… o di rassegnarmi.

A proposito degli “scrittori” nel web, ricordo una barzelletta. Per intendersi, premetto che chukcha e’ il nome che in Russia viene dato agli eschimesi che, nelle barzellette, corrispondono ai carabinieri delle barzellette italiane. Ebbene, un chukcha vuole iscriversi al club degli scrittori. Per farlo deve superare un piccolo colloquio di fronte ad un esaminatore.

– Mi dica… che preparazione letteraria ha? Ha letto Tolstoj?
– No – risponde il chukcha
– Allora ha letto Dostoevskij
– No – risponde ancora il chukcha
– Magari ha letto Chekhov? Pushkin? Bulgakov?
– No – continua imperterrito il chukcha
– Insomma! – sbotta a quel punto l’esaminatore – Non ha letto niente e vuole iscriversi al nostro club?
Il chukcha lo guarda e poi dice: “Chukcha non e’ lettore. Chukcha e’ scrittore!” 😀

Il vizio

22 agosto 2008

La terrazza del ristorante del Beach Plaza era popolata da rigidi pinguini seduti ai tavoli. Non la si poteva non notare. Il leggero top che indossava e la gonna cortissima, non lasciavano spazio all’immaginazione. Respirava l’odore del mare mischiato al profumo dei fiori, mentre una leggera brezza agitava gli alberi che fiancheggiavano la spiaggia, ed il rumore delle onde che dolcemente si infrangevano sul bagnasciuga, si mischiavano al lamento dei gabbiani in volo.

A quell’ora del pomeriggio la ragazza sudava di un tepore indefinibile. Lo sentiva persino fra le cosce. Le accadeva ogni volta che attendeva qualcuno che si facesse avanti. La tazza vuota di te’ che le stava di fronte era lo specchio della sua vita. Una vita povera di amori, ma ricca di passioni e di intense emozioni. Eppure erano pochi coloro che l’avevano conosciuta fino al punto di accorgersene.

Portava i capelli raccolti in una lunga coda, ed un paio di occhiali dalle grandi lenti scure la riparavano dai raggi del sole, nascondendo i suoi occhi. Assorta nella lettura di un libro fingeva di non accorgersi degli uomini che le gravitavano intorno, pero’ a lei non sfuggivano i loro movimenti, abituata come era a sentire addosso gli sguardi della gente.

Aveva fatto sesso con molti uomini, ma poche volte aveva incontrato chi era stato capace di lacerarle il cuore facendola impazzire d’amore. A letto aveva fatto di tutto. L’aveva fatto per soldi, diceva, ma dentro di se’ sapeva che ormai quella non era piu’ la verita’. Sempre piu’ spesso s’era lasciata andare, traendone piacere. Allora s’era spinta persino oltre i limiti che normalmente una puttana concede ai clienti, ma nessuno l’aveva veramente posseduta perche’ non s’era mai data completamente.

Essere pagata per fare sesso. Ecco cio’ che l’eccitava. Aveva saputo unire l’utile al dilettevole. Fin da quando era poco piu’ che adolescente aveva capito che le piaceva far sesso per soldi. Le stanze degli hotel, con il tempo, erano diventate il simbolo della sua liberta’ e della sua indipendenza economica. Ne aveva frequentate a centinaia. In ognuna aveva lasciato una traccia del suo corpo, ma di nessuna portava dentro il ricordo.

Catturare un uomo, eccitarlo, portarlo sul punto di pagarla, e poi farlo godere. In questo genere di cose possedeva un vero talento, ed il solo pensiero la inebriava, al punto che, sempre piu’ di frequente, le prendeva la voglia di farlo.

Aveva bisogno di arrapare gli uomini, di sentire il loro sguardo, di avvertire il loro desiderio. Era assillata da quel pensiero. Lo sognava anche di notte, e la mattina, al risveglio, si ritrovava liquefatta dall’eccitazione, Cosi’ che molte volte finiva per masturbarsi alle prime luci dell’alba.

In quel momento le sarebbe andata bene anche una sveltina col primo che le fosse capitato. In camera, oppure anche nella toilette del ristorante, in piedi, sbattuta contro la parete. Ormai solo facendo sesso con degli sconosciuti che la pagavano riusciva a realizzare completamente le sue fantasie. Quella che aveva sempre creduto fosse la sua professione si era gradatamente trasformata in un vizio. Un vizio di cui era dipendente. Tutto cio’ non era normale. Lo sapeva.

Sollevo’ gli occhi dalle pagine del libro che stringeva fra le mani ed ordino’ una coppa di gelato di crema. Il cameriere la servi’ prontamente. Accavallo’ le gambe fingendo di non curarsi delle occhiate di coloro che aveva intorno. Come al solito sotto i vestiti indossava solo la pelle. Niente mutandine, niente reggiseno.

Era certa che gli uomini la guardavano e si chiedevano fino a che punto fosse abbordabile, pensando a quale scusa adottare per avvicinarla. Le donne invece, incuriosite dal suo look e dal suo modo di fare spudorato, la guardavano con sospetto ed anche un po’ d’invidia. Era pero’ consapevole di un fatto: tutti pensavano che era una puttana. Ma non le importava. Quella situazione l’eccitava da morire.

Con il cucchiaino incomincio’ a gustare la crema, introducendo fra le labbra il gelato come se fosse stato un altro tipo di crema. Ad un tratto un uomo si avvicino’ al tavolo.

Posso sedermi?

Alzo’ gli occhi e lo guardo’ con finto interesse. L’uomo era sulla quarantina. Aveva, gli occhi da pesce lesso e tutta l’aria di essere la gazzella che lei cercava. Li conosceva bene i tipi come lui: abbronzato, con capelli cortissimi, spalle larghe, giacca nonostante il caldo, camicia in parte sbottonata, ed al polso il tipico orologio importante.

Prego, si accomodi pure.

Non era proprio il suo tipo, ma in quel momento le stava bene pure lui. La sera avrebbe trovato qualcosa di meglio con cui trastullarsi.

Redacted

17 agosto 2008
Non ho mai considerato Brian De Palma un regista eccezionale. Molti dei suoi film li ho trovati noiosi, pieni di artifici scenici inutili, piani sequenza infiniti, oppure con evidenti scopiazzature prese da maestri del cinema come, ad esempio, Alfred Hitchcock. Ma ho dovuto ricredermi quando ho visto il suo capolavoro assoluto: “Redacted“.

Il film e’ ambientato nel 2006, in Iraq. Ispirato ad un fatto vero, insabbiato dallo Stato Maggiore dell’Esercito americano, racconta di un gruppo di soldati che, per vincere la noia, violentano una quattordicenne e la massacrano insieme a tutta la sua famiglia, riprendendosi l’un l’altro con la videocamera mentre si “divertono”.

Redacted e’ molto piu’ del solito film che racconta delle efferatezze perpetrate dai soldati in guerra. In pratica, con questo film, il regista ci dice che gli uomini sono tutti dei “Norman Bates”, e che la personalita’ “assassina” puo’ uscire allo scoperto in determinate situazioni, portando persone normalissime a compiere atti di una crudelta’ inimmaginabile. A volte basta indossare una divisa perche’ la trasformazione avvenga.

La cosa curiosa che riguarda Redacted, pero’, e’ un’altra: pur essendo il capolavoro di Brian De Palma, che per questo film e’ stato premiato a Venezia con il Leone d’argento, ricevendo una “standing ovation” lunga 10 minuti, diversamente da tante stronzate che vengono propinate, non verra’ mai distribuito nelle sale cinematografiche italiche. La sua unica distribuzione sara’ televisiva, e solo tramite il canale satellitare Sky (clicca QUI per leggere la critica).

C’e’ a questo punto da chiedersi perche’. Forse chi ha deciso di negarne la visione nelle sale cinematografiche ha pensato che l’argomento non fosse “interessante”, oppure che gli italici fossero culturalmente impreparati a recepirlo. In parole povere dei cretini. Oppure c’e’ di piu’, ma non sta a me indagare.

Io l’ho potuto vedere in Russia, in lingua originale, proprio nei giorni in cui in Georgia si stavano consumando altri drammi legati ad una guerra.

“Il 12 marzo 2006, a Mahmoudiyah, un villaggio sunnita a 30 km da Bagdad, un gruppo di militari americani stupro’ una ragazzina, poi le sparo’ un colpo in faccia, dette fuoco al corpo, ed uccise tutta la famiglia di lei, compresa una sorellina di 6 anni, per non lasciare testimoni dell’infamia.”

Nekotorie v chuzhom glazu sorinku vidiat…

14 agosto 2008

La coalizione elettorale formata dal Partito Comunista Messicano e dal Partito Rivoluzionario Istituzionale, vince le elezioni messicane ottenendo oltre il 60% dei voti. Il Partito d’Azione Nazionale ammette la sconfitta. Il presidente Felipe Calderón Hinojosa si dimette, ed al suo posto viene eletta Beatriz Elena Paredes Ranger, la prima presidente donna del Messico.

Il Parlamento messicano vota una risoluzione in base alla quale gli Stati Uniti Messicani diventano membri effettivi dell’Unione delle Nazioni Centro-Sudamericane (UNACSUR).

La signora Beatriz Elena Paredes Ranger, nel rivolgere il messaggio alla nazione, indica l’adesione all’UNACSUR come “un passo importante verso la costituzione di un mondo multipolare, in cui Centro e Sud America possono avere un peso geopolitico non indifferente, per via delle comuni radici ispaniche, ma anche per l’immensa varieta’ di culture, l’intensita’ di forze innovative progressiste e socialiste al governo di quasi tutti gli stati centro-sud americani, nonche’ per le enormi risorse naturali dell’area.”

Il presidente del Venezuela Hugo Rafael Chávez Frías plaude al “nuovo corso” messicano, ed offre il suo sostegno al nuovo governo democratico di ispirazione progressista e socialista, stabilendo un “prezzo politico” del petrolio venezuelano, inferiore del 25% a quello di mercato, per tutti gli stati membri dell’UNACSUR.

Il governo degli Stati Uniti d’America, per voce di Michael Shifter del “Inter-American Dialogue”, definisce l’UNACSUR come una organizzazione creata al solo scopo di sconvolgere gli equilibri geopolitici in un’area in cui gli Stati Uniti hanno, da sempre, molteplici rapporti commerciali. Denuncia inoltre l’UNACSUR come una creatura controllata dal Venezuela e da Mosca, “dedita allo sfruttamento dei paesi centro-sud americani, tramite strutture paramilitari ed il sostegno alle dittature tra le piu’ nefaste del ‘900, al fine di avere il controllo economico e politico sulle risorse del Centro e del Sudamerica.”

Gli stati messicani di Bassa California, Sonora e Cohauila, dichiarano la loro incompatibilita’ con le decisioni del governo centrale, e proclamano la loro indipendenza. Gli Stati Uniti d’America inviano un contingente militare negli stati proclamatisi indipendenti per proteggere il diritto all’autodeterminazione delle popolazioni che vi risiedono.

Il presidente venezuelano Hugo Rafael Chávez Frías, condanna la presenza militare statunitense negli stati messicani, e dichiara che “per la sicurezza della nazione messicana, sarebbe opportuna l’installazione di basi militari UNACSUR, come deterrente contro eventuali rigurgiti imperialisti da parte di chi, per decenni, ha affamato e sfruttato i popoli centro-sudamericani, in nome di una ‘esportazione di democrazia’ che si e’ sempre tradotta in un controllo violento, sia militare che economico, dell’area.”

Il resto e’ Storia…

“Некоторые в чужом глазу соринку видят, а в своём бревна не замечают…” [1]

[1] “Nekotorie v chuzhom glazu sorinku vidiat, a v svoiom brevna ne zamechaiut” e’, in russo, il famoso detto sulla pagliuzza nell’occhio altrui, e la trave nel proprio occhio.

Aicha

13 agosto 2008
Abbiamo condiviso molte di quelle cose che neppure le sorelle condividono, passando notti a raccontarci delle nostre vite, delle nostre famiglie, dei nostri Paesi… dei nostri popoli. Popoli diversi, Paesi diversi, famiglie diverse… vite diverse.

Entrambe contadine fuggite da un mondo che si stava disgregando, entrambe con la fortuna di possedere qualcosa per la quale gli uomini erano disposti a pagare, ma cio’ che avevamo in comune, se si eccettuavano i capelli neri e l’altezza che ci rendeva simili quando ci mostravamo di spalle, era tutto qui.

Io, zingara, non credevo in niente al di fuori di me. Tu, bosgnacca, invano hai tentato di farmi conoscere il tuo Dio. Eravamo sole, amiche, insieme in mezzo a gente straniera che non ci conosceva se non per come sapevamo muovere i nostri corpi. Ed il tuo era bellissimo, come lo era la tua voce. Speravi di diventare una cantante, ed invece scegliesti di tornare a casa.

Le scene di guerra, mostrate in TV in questi giorni, mi hanno fatto ripensare a te, Aicha, ed ho ricordato di averti inviato una lettera alla quale rispose tuo fratello che, in un inglese approssimativo, mi scrisse di tua madre che ancora piangeva per te.

”Venivamo ammazzate, gettate nelle fosse comuni. Venivamo stuprate, arrestate, incarcerate nelle prigioni e nei campi, torturate, usate da scudo vivente. Venivamo obbligate al lavoro forzato, scacciate a forza dalle nostre citta’ e villaggi, derubate dei nostri averi e in mille altri modi umiliate brutalmente. Venivamo separate dalle nostre famiglie e condotte in luoghi speciali dove ci sottoponevano a orribili sevizie, stupri ed altre forme di tortura, compresa la mutilazione fisica e l’assassinio.”

Leggendo queste parole trovate nel web, adesso so di averti rimossa dalla mia mente per troppo tempo. Forse non ho mai voluto pensare davvero a quello che puo’ esserti accaduto, e mi accorgo di essere stata una vigliacca.

Come se non esistessi
lei mi e’ passata accanto,
senza uno sguardo, Regina di Saba.
Ho detto: “Aicha, prendi, e’ tutto per te.

Ecco, le perle, i gioielli,
anche l’oro attorno al tuo collo,
i frutti, ben maturi al gusto di miele.
La mia vita. Aicha, se mi ami

andro’ dove tuo respiro ci conduce.
Nei paesi d’avorio e d’ebano
asciughero’ le tue lacrime, e le tue pene.
Niente e’ troppo bello per una sirena.”

Aicha, Aicha, ascoltami
Aicha, Aicha, non andartene
Aicha, Aicha, guardami
Aicha, Aicha, rispondimi

Diro’ le parole dei poemi,
suonero’ le musiche del cielo,
prendero’ i raggi del sole
per illuminare i tuoi occhi di regina.

Lei ha detto: “Bada ai tuoi tesori,
io valgo piu’ di tutto questo.
Delle sbarre sono delle sbarre anche se d’oro.
Voglio gli stessi diritti che hai tu,
e rispetto per ogni giorno.
Io non voglio altro che amore.”

Avorio, Ebano e la geopolitica

12 agosto 2008

Non amo le ideologie, e non amo a chi ad esse si affida. Chi e’ indottrinato, oltre ad essere stupido e privo di idee proprie, rappresenta anche un fastidioso pericolo, perche’ diffondendo menzogne mina alle radici anche l’altrui capacita’ di giudizio. Oltre a cio’ se gli si lascia campo libero, in breve tempo la menzogna avra’ sostituito la verita’, e colui che continuera’ ad affermarla sara’ accusato di essere sovversivo o, peggio ancora, un pazzo.
Un copione scritto da Orwell in tempi non sospetti al quale, ormai troppo spesso, mi rifaccio quando voglio evidenziare qualche episodio in cui individuo qualcuno che intende revisionare la realta’ ad uso e consumo della propaganda. Quanto riporto qui sotto e’ tratto dal blog di Avorio. Avorio e’ una ragazza che ama spaziare, con (devo riconoscerlo) abilita’ dialettica inusuale, fra argomenti d’attualita’, di gossip e di geopolitica. Ovviamente, in questo ultimo caso, porta avanti idee e tesi che non condivido. Per questo motivo intendo, con il mio post, donare una visione dei fatti accaduti diversa che, essendo appunto di parte, non ha la pretesa di essere la verita’, ma solo una parte di essa.

La visione di Avorio:

“All’ultimo vertice della NATO, tenuto a Bucarest quattro mesi fa, il Presidente Bush cercò di far capire ai partners europei l’importanza di un’immediata annessione di Georgia e Ucraina nell’ambito dell’Alleanza Atlantica.
Inutilmente. I governi d’Europa, in primis Francia e Germania, stabilirono invece di posporre qualsiasi definitiva decisione, mettendo i due paesi ex-sovietici in lista d’attesa. In parole povere: l’Europa decise di non decidere. Come sempre.
Lo schiaffo morale inferto in quell’occasione al Presidente Americano fu accolto con compiacimento da gran parte della conformista stampa europea ma, alla luce di quanto sta accadendo in Georgia in questi giorni, possiamo dire ora che si è trattato dello stesso tipo di soddisfazione che può recare piacere al conte Masoch e a qualche suo strambo epigono.
Poiché – anche in questo caso: come sempre – il Presidente Bush aveva visto lontano e aveva visto giusto, confermandosi politico di statura superiore oltre che, moralmente, unico reale baluardo degli interessi e dei principi che stanno alla base di tutto l’Occidente.
Nel dettaglio della questione attuale, è chiaro che se la Georgia fosse stata oggi un membro della NATO, come Bush voleva, non ci sarebbe stata questa escalation bellica che ha portato all’aggressione russa.
Diciamo che Bush voleva tagliare le unghie all’orso russo. L’Europa, invece, ha atteso con le braccia incrociate che si risvegliasse, dandogli modo di uscire – affamato e pericoloso – da un letargo che durava dal disfacimento dell’Unione Sovietica.
Anche se, in questo caso, non è tanto una questione di revanchismo dell’ideologia comunista. Questa è sempre stata la politica della Russia, la politica di una grande potenza, dettata non dagli ideali ma, come scrivevo qualche settimana fa, dalla realtà geopolitica.
La Russia dunque fa quello che deve fare, non importa che a guidarla ci siano gli zar, Baffone o Putin il Terribile.
Tutte cose che l’ignorantissimo Presidente Bush ha sempre saputo. Come ha sempre saputo che è dalla Georgia che parte l’unico oleodotto che fa arrivare il petrolio del Caspio ai paesi dell’Europa Occidentale senza passare dalla Russia.
Cosa vorrebbe dire per l’Europa se quel rubinetto finisse nelle mani di una Russia anti-occidentale, aggressiva ed imperialista, lo capirebbe persino un deficiente. Persino Bush lo ha capito.”

La visione di Ebano:

Non sono mai stata un’estimatrice del New Deal russo, e neppure della classe dirigente che ha assunto il potere dopo la disgregazione del sistema sovietico. Tanto meno lo sono di Putin, grande e fraterno amico dell’italico primo ministro che ha quel nome buffo che fa rima con “pernacchioni”, con il quale ha diversi interessi in comune: dalle aragoste della Sardegna, alle veline abili nelle prove orali, al “gioco dei mimi”. Finanche il mimare le fucilate ai giornalisti dissidenti.
Pur condannando fermamente la violenza che la povera gente sta subendo nelle regioni del Caucaso, voglio pero’ cercare di dare una spiegazione ai fatti che sia quanto piu’ possibile obiettiva. Purtroppo, il rischio per chi ha visto troppi film di James Bond e’ quello di avere una visione della realta’ che non combacia assolutamente con quella parte di verita’ che viene affermata dai russi, e che e’ degna comunque di essere presa in considerazione, ne’ piu’ ne’ meno della verita’ affermata dagli americani, o dai georgiani.
Credo che alla base di un vero studio “geopolitico” di un fatto debba esserci il completo “distacco” emotivo ed ideologico da certi valori di riferimento che fanno parte del nostro substrato culturale, altrimenti, piu’ che obiettivita’ il rischio e’ che diventi propaganda. Soprattutto e’ indispensabile sentire ogni versione, e non affidarsi sempre alla solita che conferma le proprie convinzioni. Per questo motivo il conflitto russo-georgiano va interpretato utilizzando piu’ chiavi di lettura, perche’ la verita’ non sta mai ne’ da una parte ne’ dall’altra. Spesso sta nel mezzo.
Innanzi tutto avrei una cosa da contestare all’articolo di Avorio. Quello ceceno-osseto non e’ l’unico oleodotto esistente che congiunge il Mar Caspio al Mar Nero. Di oleodotti che collegano il Mar Caspio al Mar Nero ce ne sono diversi. Uno, ad esempio, e’ completamente fuori dal controllo russo, ed e’ quello che dall’Azerbaijan arriva in Turchia. E poi, gia’ controllando il Dagestan, i russi controllano l’oleodotto al quale si riferisce Avorio. Il tratto ceceno-osseto, una volta chiuso il rubinetto del Dagestan diventa un tubo vuoto ed inutile. Quindi, anche con l’Ossezia del sud sotto il controllo russo, niente cambierebbe per gli approvvigionamenti asiatici d’energia. Tanto piu’ che fino a quando l’Iraq restera’ saldamente in mano degli USA, gli “alleati” a stelle e strisce non faranno certo mancare il petrolio alla cara Europa… oppure si?
Strano dubbio il mio, vero? verrebbe voglia di esaminarlo con calma. Intanto diciamo che la questione russofona non e’ un’invenzione dell’ultima ora. Esiste ne’ piu’ ne’ meno come esiste quella relativa a numerose altre minoranze etniche che si trovano inglobate in nazioni che non sentono “proprie”. Lo e’ per gli irlandesi dell’Ulster, lo e’ per i francofoni valdostani, per i tedeschi altoatesini, per i baschi, per i kosovari… per i curdi. Vogliamo far finta che la questione non esista? Vogliamo credere che sia tutta una scusa inventata dai russi per controllare gli oleodotti? Crediamolo…
Magari quella di controllare gli oleodotti, ed avere quindi il controllo sul flusso produttivo mondiale, e’ una strategia che viene portata avanti sia Cremlino, sia dalla Casa Bianca, sia da ogni altra nazione che ambisca al ruolo di grande potenza, ma negare l’esistenza di una questione che riguarda una minoranza etnica (perche’ tale e’ la popolazione russa che vive in Georgia) non sarebbe la verita’. Esiste quindi una popolazione russofona che da sempre vive in Ossezia ed in Abkhazia, che da sempre e’ in conflitto con il governo centrale georgiano.
Fonti russe (diamo a loro un grado d’attendibilita’ almeno pari a quelle dalle quali Avorio trae le sue conclusioni?) dicono che tale popolazione nei giorni immediatamente precedenti all’8 di agosto, ha subito attacchi da parte di forze regolari georgiane che avevano appena finito le manovre militari alle quali aveva assistito, niente meno, che la signora Condoleeza Rice.
Cosa ci facesse li’ la signora Rice a nessuno e’ dato di saperlo, pero’ le stesse fonti affermano che il “via libera” alle operazioni militari contro l’Ossezia del sud sia stato dato proprio a seguito di un’assicurazione americana. Un’assicurazione che poi non sarebbe stata onorata.
Se non fosse vero verrebbe da domandarsi: perche’ una mossa tanto avventata (e sciocca) da parte dei georgiani? Come hanno fatto a cadere in una trappola cosi’ palese dando ai russi l’occasione di un casus belli? E se fosse vera, davvero i georgiani avevano la speranza che il loro “colpo di mano” sarebbe riuscito? Davvero avevano creduto che, alla peggio, avrebbero ricevuto aiuto dall’America e dai Paesi della Nato? Davvero avevano creduto che Bush avrebbe fatto scoppiare la III guerra mondiale per un inutile ed obsoleto oleodotto?
Solo un idiota ci avrebbe creduto (qualcuno afferma che, in effetti, Mikheil Saakashvili non abbia proprio una faccia intelligente), a meno che… a meno che (dicono i piu’ maliziosi) l’obiettivo vero di Bush, assicurando i georgiani, non fosse tanto incastrare la Georgia, quanto creare problemi all’Europa. Un’Europa sempre piu’ dipendente dalle fonti energetiche asiatiche, e sempre meno dipendente (politicamente ed economicamente) dagli USA.
Rovinare, forse in modo irreparabile, le relazioni fra Europa e Russia sarebbe un “capolavoro” di politica estera per qualsiasi presidente americano. Ed allora, avanti con la Georgia nella NATO, avanti con lo scudo spaziale in Polonia e nella Repubblica Ceca, avanti con la minaccia di basi NATO in Ucraina, avanti con tutta una serie di politiche atte a forzare la mano ai russi che, si sa, da sempre sono terrorizzati dall’essere accerchiati, spingendoli a compiere azioni quasi obbligate.
Nessuna nazione tollera basi nemiche ai propri confini. Basta ricordarsi cosa accadde con la famosa “crisi cubana” negli anni ’60, in cui gli USA minacciarono addirittura un attacco atomico.