Pomeriggio ungherese


Chissa’ come ricorderesti oggi il giorno in cui per la prima volta sentisti il battito di mille farfalle, Tündér?

Falánk Faló era il posto giusto dove bere la migliore Dreher per pochi forint a boccale. C’era l’atmosfera giusta per chi desiderava stare in compagnia, ridendo e scherzando oppure, piu’ intimamente, voleva solo guardarsi negli occhi.

Eri un fiore sbocciato in ritardo. Per quel motivo ti sentivi diversa. Tutte le tue coetanee avevano gia’ avuto esperienze con i ragazzi. Tu no.

Avevi conosciuto Rezsö da qualche settimana e per lui provavi assai di piu di una forte simpatia. Aveva solo pochi anni piu’ di te, pero’ possedeva un’automobile, e questo ai tuoi occhi lo faceva apparire molto piu’ grande ed esperto.

Fino a quel giorno eravate stati solo amici. Non era accaduto ancora niente; solo qualche sguardo carico di significati. Se pensavi al sesso, ti sentivi imbarazzata perche’ temevi di non essere in grado di saperlo fare. Non avevi mai baciato nessuno e nessuno ti aveva mai toccata.

A parte una volta… al paese. Un compagno di scuola. Ti aveva proposto un gioco. Non avevi ancora 14 anni. Avvenne al fiume mentre eravate soli. Il ragazzo mise la mano sotto la tua maglietta toccandoti il seno inesistente. Sentisti un senso di fastidio e ti ritraesti ponendo fine a quel gioco, ma notasti che i tuoi piccoli capezzoli erano diventati piu’ duri e ti provocavano dolore. Per lungo tempo, le ragioni di quella strana reazione del tuo corpo ti erano rimaste ignote.

Quando crescesti, capisti che toccarti in certi punti ti procurava piacere, ma non tale da crearti la voglia di accarezzarti come invece facevano alcune tue compagne di scuola. Infatti, ai primi sintomi “strani” che avvertivi, ti fermavi. Non ti eri mai spinta oltre il limite di qualche tocco superficiale, e non avevi mai provato quello che le altre raccontavano.

Avevi quasi timore a farlo, come se quel gesto fatto in quel modo per te fosse come affrontare da sola un labirinto sconosciuto, misterioso luogo in cui avresti voluto avere accanto qualcuno che ti guidasse, e che ti abbracciasse.

Chissa’, Tündér, se oggi potessi scrivere i tuoi ricordi, come descriveresti il modo in cui guardavi Rezsö quel giorno. Avevi preso una bella cotta per lui ed i tuoi occhi chiari a quel tempo erano incapaci di mentire. Era la prima volta che sentivi la voglia di essere toccata da altre mani, ma non quelle di chiunque. Dalle sue.

C’era allegria e spensieratezza da Falánk Faló. In quegli anni, tutto stava cambiando ed assumeva tonalita’ esistenziali che i vostri genitori non avevano mai vissuto. Rezsö ti teneva la mano giocherellando con le tue dita, ed ogni tanto sorseggiava la birra. Poi ti propose un cinema.

C’erano dei film che volevi vedere: “Pretty Woman” oppure “Ghost”. Ma Rezsö preferiva “Caccia a Ottobre Rosso”.

Quella di saper convincere era una dote naturale che hai sempre posseduto. Con il ragionamento, senza mai alzare il tono della voce, senza mai trascendere in comportamenti bizzosi o ricattatori, riuscivi quasi sempre ad ottenere cio’ che desideravi senza che gli altri avessero l’impressione di essere stati, in qualche modo, costretti.

Decideste per Ghost. Adducesti la motivazione che avevi bisogno di vedere una storia d’amore perche’, quel pomeriggio, ti sentivi particolarmente romantica. Se adesso potessi riparlare di quei momenti, Tündér, ricorderesti come quella sia stata la prima volta in cui hai usato un po’ di quella sottile malizia che, nel futuro, avrebbe fatto parte integrante di te?

Lo spettacolo all’Európa in Rákóczi utca era appena iniziato. Il film era proposto in lingua inglese con i sottotitoli in magiaro, ma era cosi’ che funzionavano le cose in quegli anni. C’era pochissima gente, la sala era semideserta, ma vi sedeste comunque nelle poltroncine in ultima fila. Entrambi sapevate di non essere li’ solo per il film.

Sentivi il cuore in gola da quanto ti batteva. Il buio intorno, complice, fece il resto. Mentre le scene sullo schermo si avvicendavano raccontando la storia, la tua mente era da tutt’altra parte. Rezsö ti abbraccio’ e ti tiro’ a se’.

Forse, come gli animali, anche gli esseri umani capiscono quando e’ arrivato il momento. Forse si tratta di una reazione chimica che avviene solo in determinate circostanze. Forse tutto cio’ ha a che fare con gli oroscopi, con gli influssi astrali, oppure e’ semplicemente la voglia di crescere e di non sentirsi diversa.

Chissa’, Tündér, come descriveresti oggi il sapore di quel primo bacio. Se ricorderesti il calore della giovane lingua di lui che ti entrava dentro, mentre tu, passiva, ti facevi esplorare. Se ripenseresti all’odore delle salive mischiate, a quello dei capelli, della pelle, del desiderio…

Forse potresti raccontarlo, Tündér, forse fra i centomila baci ricevuti, donati e venduti nella tua vita, quel bacio sarebbe uno di quelli che ricorderesti. E ricorderesti anche quella mano che, audace, s’insinuava sotto la tua maglia e ti accarezzava i piccoli seni da poco sbocciati. Come quel giorno al fiume, facendoti inturgidire i capezzoli tanto da provare dolore… mentre dentro al ventre avevi la sensazione di un fremito simile al battito d’ali di mille farfalle.

Ti lasciasti toccare. I polpastrelli di lui mitigarono un po’ di quel dolore, ma non era abbastanza. Sapevi che non era abbastanza. Poi sentisti la sua mano sotto la gonna. Era morbida e calda. Si faceva strada in mezzo alle cosce scivolando dolcemente. Sapevi dove si sarebbe fermata. Era cio’ che volevi. T’abbandonasti finalmente al piacere, andando oltre quel limite che da sola non avevi mai avuto il coraggio di superare.

Le dita di Rezsö ti accarezzavano il sesso, separato solo dal sottile velo delle mutandine. Cio’ che provavi era qualcosa che non avevi mai immaginato. Sentivi un languore, una smania, un calore, e la voglia di qualcosa che non riuscivi ad individuare.

Era quello il sesso? Se potessi raccontarlo oggi, Tündér, diresti di no, ma forse sbaglieresti…

Avvertisti una sensazione di umido. Sentisti le mutandine bagnate. Temesti di aver sbagliato il calcolo con i giorni del ciclo. Provasti paura… e vergogna. Pensasti che, se Rezsö si fosse accorto, avrebbe avuto disgusto di te.

“No, no… basta”

“Che c’e’? – disse lui sottovoce continuando a toccarti – Non ti piace piu’?

Ti ritraesti e gli togliesti la mano.

“Ho detto basta! Non posso…”

“Perche’ non puoi? Eri gia’ bagnata… mi piaci molto Tundi… non vuoi che ti faccia godere?”

Godere, godere, godere. Sempre godere e solo godere. Avresti imparato anche tu come godere e come far godere, ma in quel momento non sapevi cosa significasse. Avevi fatto la smargiassa con Rezsö; gli avevi fatto credere di essere come le altre ragazze sue amiche, invece tu non conoscevi il sesso, non sapevi farlo, non avevi cognizione neppure del tuo corpo e delle reazioni che potevi avere.

“E’ che mi sono venute… non posso.”

“Venute cosa?”

“Le mestruazioni, Rezsö, sono tutta bagnata. Lo hai detto anche tu. Devo andare a lavarmi.”

Rezsö si blocco’, sorpreso. Si guardo’ le dita, poi si lecco’ un polpastrello con la punta della lingua. Infine ti guardo’ e disse:

“Tundi, tu non la racconti giusta… non hai le mestruazioni. Perche’ t’inventi questa cosa?”

“Ma le ho, ti dico! Le sento.”

“Tundi… non sono mestruazioni… ma non dirmi che non lo sai…”

Ti guardo’ negli occhi e capi’ che non lo sapevi.

“Tundi… non posso crederci…”

Chissa’ come ti comporteresti oggi, Tündér, se per magia potessi ritornare in quella situazione. Sicuramente ripeteresti la scena, come in un moto perpetuo temporale, o come in una coazione a ripetere. Oppure, con il senno di poi, fingeresti ingenuita’ come avresti fatto piu’ volte con altri uomini meno giovani di Rezsö, ma piu’ interessati di lui a quel corpo adolescente con il quale avresti convissuto ben oltre il compimento della maggiore eta’.

Sentivi che avevi le lacrime agli occhi

“Rezsö, non arrabbiarti, ma io…”

“Non lo hai mai fatto, vero?”

“Non sono mai stata con un ragazzo…”

“No, dico che non lo hai mai fatto. Neanche da sola.”

“No… “

“Non sai che per una ragazza bagnarsi e’… naturale?”

“Non mi sono mai piaciute quelle cose, Rezsö…”

“E perche’ non mi hai detto nulla? Tu mi piaci Tundi, lo sai che non ti avrei mai mancato di rispetto… bastava che me lo dicessi.”

“Ma con te e’ stato diverso… mi piaceva.”

“Certo! L’ho capito da come ha reagito il tuo corpo. Accade questo alle ragazze, Tundi. Ai ragazzi, invece, accade qualcosa di simile, ma solo alla fine.”

Sapevi che alla fine c’era quel godimento di cui le tue compagne parlavano. Sapevi che alla fine si provava un estremo piacere, ma come era possibile descrivere i colori ad una daltonica?
Ma tu non eri daltonica, almeno non per quella gamma di colori. Avevi solo il timore di non essere all’altezza di vederli. Non avresti mai accettato di essere una mediocre. Solo che, per saperlo, dovevi metterti alla prova… almeno una volta.

“Voglio farlo con te, Rezsö. Fammi arrivare alla fine.”

Quei momenti, Tündér, sono tuoi e se un giorno ti venisse voglia di raccontarli, non curandoti di quello che potrebbe pensare chi dovesse leggerli, li racconteresti cosi’.

9 Risposte to “Pomeriggio ungherese”

  1. Rez Says:

    Una delle descrizioni più dolci di come la voglia di crescere e vivere si manifesti che abbia mai letto…
    Grazie.

  2. davide Says:

    GENTILE Chiara,

    molto intenso e coinvolgente questo racconto. Leggendolo ho avuto nuovamente la conferma che esiste un tesoro misterioso di valore inestimabile: i diari della tua adolescenza.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  3. Anonymous Says:

    Posso gentilmente chiederti una cosina?

    ………….

    vuoi scrivere un tuo racconto per il nostro sito? e non solo uno!

  4. Chiara di Notte - Klára Says:

    @ Anonimo: Per quale sito? Per un sito anonimo gestito da anonimi?😀

  5. CogitoergoVomito Says:

    stupendo….complimenti.

  6. Chiara di Notte - Klára Says:

    Grazie a Rez, a Davide e a CogitoEV, per i complimenti.

    Fanno sempre piacere🙂

  7. Kameo Says:

    Pubblicato da Chiara di Notte –
    Quei momenti, Tündér, sono tuoi, e se un giorno ti venisse voglia di raccontarli, non curandoti di quello che potrebbe pensare chi dovesse leggerli, li racconteresti cosi’.

    Fortunata Tundi ad aver condiviso la sua prima volta con un ragazzo così dolce e comprensivo. Non per tutte è così.

    La mia prima volta la ricordo su una spiaggia al chiaro di luna con un giovane sconosciuto, che pensava ad un’avventura estiva, e che rimase poi fino all’alba ad accarezzare le mie lacrime.
    E voi come ricordate la vostra prima volta?

  8. Chiara di Notte - Klára Says:

    @ Kameo: Come vedi, ci sono un sacco di persone “ansiose” di raccontare🙂

  9. gatsby Says:

    @ Kameo
    @Kiara

    Aprile 1985.
    Fu un mezzo disastro da parte mia.
    Non sapevo cosa fare, da dove incominciare.
    Ero nervosissimo.
    Avevo da poco compiuto 18 anni.
    Lei era più giovane di me, ma molto più smaliziata.
    Riuscì a comprendermi – le sono grato ancora oggi per questo – e mi insegno’ successivamente che cos’è il sesso.
    Come recita una delle più belle canzoni di Brassens “Senza dubbio molte altre sono venute da allora in poi;
    Si, ma fra tutte quelle che abbiamo conosciuto, lei è l’ultima che dimenticheremo, la prima ragazza che abbiamo preso tra le braccia”.

I commenti sono chiusi.


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