Einmal ist Keinmal

Era seduto ad un tavolo, intento a bersi un caffe’ quando entrai, ed era solo. Giro’ lo sguardo verso di me restando a guardarmi mentre, senza fretta, andavo a sedermi al tavolo vicino al suo.

Anche se i miei gesti possono apparire studiati, anche se a prima vista posso dar l’impressione di essere una donna che si atteggia, giuro che non lo faccio intenzionalmente. Certamente non passo inosservata, ma quella volta, forse, ci misi un po’ piu’ di malizia del solito. Mi guardai attorno come se fossi alla ricerca di qualcuno, ma in realta’ desideravo solo che incrociasse il mio sguardo. Poi accavallai le gambe, mettendole in mostra, e quel gesto, inevitabilmente, attiro’ ancor di piu’ la sua attenzione. Indossavo un leggero tailleur con gonna di lunghezza non indecente, e sandali allacciati alla caviglia che mettevano in mostra le dita ben curate dei piedi. Al cameriere chiesi che mi fosse servito un te’ con qualche pasticcino, poi tirai fuori dalla borsetta un libro, e mi misi a leggerlo.

Il libro che solitamente porto con me ha un duplice scopo. Quello di troncare qualsiasi tentativo d’approccio da parte di chi, in quel momento, non gradisco, ed allora immergendomi nella lettura gli faccio capire che non e’ il caso d’insistere, oppure quello di fornire un motivo per attaccar discorso, dando modo a chi invece mi intriga, d’iniziare una conversazione.

Con la coda dell’occhio notai che indugio’ ad osservarmi, incuriosito forse dal contrasto cromatico fra i miei capelli ed i miei occhi. Impiego’ un po’ di tempo a sorbire il caffe’, concentrato com’era a guardarmi, e forse a chiedersi fino a che punto potevo essere disponibile ad un approccio.

E’ interessante il libro che sta leggendo? – disse mostrando il suo chiaro intento.

Prego? – risposi distogliendo gli occhi dalle pagine del libro e mettendoli direttamente nei suoi.

Il libro… Le ho chiesto se e’ avvincente…

Sono ormai le ultime pagine. Non e’ la prima volta che lo leggo, e come sempre vorrei che non giungesse mai alla fine. A lei non accade?

Non leggo mai un libro piu’ di una volta. Anzi, ad essere sincero non leggo molti libri. Oppure si riferiva al fatto di non voler arrivare al termine di qualcosa di bello e coinvolgente?

Tutte e due le cose… Pero’ e’ un peccato che non le piaccia la lettura. A volte un libro puo’ far arrivare a mete inimmaginabili, sa? – dissi cercando di indicargli il percorso che doveva seguire.

Cosa sta leggendo?

Socchiusi il libro che avevo tenuto aperto durante la conversazione e, mantenendo un dito fra le pagine come fosse un segnalibro, girai la copertina nella sua direzione.

Nesnes… ma che lingua e’? – disse chiaramente impacciato.

E’ ceco… Nesnesitelná lehkost bytí. E’ il capolavoro di Milan Kundera. Un mito per me.

Lei e’ ceca? Infatti l’ho capito dal suo accento che non e’ italiana… Beh, non solo dal suo accento…

Si vede cosi’ tanto? Che non sono italiana, voglio dire… Comunque no, non sono ceca, anche se conosco la lingua. Sa, i libri, per poterli davvero gustare, dovrebbero essere letti nella loro lingua originale. Mai avuto occasione di leggere Romeo e Giulietta nella lingua di Shakespeare? E’ tutta un’altra cosa… Ah, scusi… Dimenticavo che lei legge poco.

Sorrisi. Il mio tono era estremamente provocatorio, al limite dello sfotto’, ma non avevo l’intenzione di farlo sentire ignorante o inferiore. Percepivo che non era assolutamente ignorante. Da come parlava, dai termini che usava nella conversazione, e dal suo comportamento, era chiaro che si atteggiava ad apparire “meno” di quanto in realta’ non fosse. Un classico esempio di millanteria al contrario. Questo lo metteva al riparo da eventuali brutte figure, qualora gli avessi dimostrato un’evidente superiorita’ culturale, e che, al tempo stesso, gli faceva risparmiare “cartucce” da usare al momento opportuno. Un comportamento assai intelligente che me lo rendeva simpatico.

Di cosa parla quel libro? – mi chiese glissando completamente sulla mia provocazione.

E’ difficile spiegarlo. Ad una lettura superficiale puo’ apparire noioso. Alla base ci sono delle storie d’amore, ma cio’ che lo rende unico e’ il modo in cui e’ stato scritto. Ha diversi livelli di narrazione, come in un gioco d’incastri. Quello che riguarda i rapporti che legano i protagonisti fra di loro, quello storico in cui le vicende si svolgono e, non meno importante, quello filosofico. In pratica le storie d’amore e l’ambientazione storica, nella Praga durante l’invasione russa nel 1968, non sono altro che un pretesto per costringere chi legge a fare delle riflessioni… Soprattutto sul concetto di liberta’.

Sa che mi ricorda un film che ho visto? Era, mi pare, interpretato da una delle mie attrici preferite. Juliette Binoche, conosce?

E con Daniel Day-Lewis! Certo! Il film e’ stato tratto da questo libro ma non e’ la stessa cosa. Il libro regala emozioni differenti. Nel film mancano completamente le riflessioni dei protagonisti, ed alcuni personaggi, che nel libro hanno un ruolo, nel film non sono presenti. Personalmente non amo i film tratti da libri in cui l’elemento predominante non sia la spettacolarita’, come ad esempio e’ stato per “il Signore degli Anelli”, in cui in discorso concettuale era subordinato alla trama ed alla scenografia. Lavori letterari come questo, in cui non e’ tanto importante l’effetto scenografico quanto l’emozione che si prova nel leggerlo, non possono essere tradotti in un film di centoventi minuti dove tutto viene preso a pretesto per mostrare qualche scena erotico-trasgressiva.

Ah, si’, credo che abbia ragione. Pero’ quella scena in cui il protagonista maschile del film… Quel…

Tomáš? – gli suggerii.

Si’, lui… Ecco, mi ricordo che mi e’ piaciuta molto quella scena in cui fa l’amore con la ragazza con la bombetta…

Con Sabina… La pittrice – dissi ricordandomi esattamente la scena alla quale si riferiva – Sabina con la bombetta, oppure che, nuda, si guarda nello specchio, sono scene famose nel film, ma nel libro non viene data loro quell’importanza. Il libro non ha la finalita’ di mostrare la “trasgressione” dei personaggi, come invece accade nel film anche con la scena “lesbica” fra le due protagoniste femminili. E poi io ho un’idea molto particolare della trasgressione.

Ah… Che idea avrebbe della trasgressione?

Che non occorre fare le cose strane per essere trasgressivi. I salti mortali, quegli atteggiamenti che anche se possono apparire “raffinate invenzioni trasgressive”, in realta’ sono simili al “lo famo strano” di “verdonesca” memoria, rasentano solo il ridicolo. La trasgressione non e’ caratterizzata da cio’ che si fa, ma da cio’ che si e’. Sono le intenzioni che rendono trasgressivo un atto e non l’atto in se stesso.

Interessante… Allora mi consiglia di leggere il libro? Ma esiste anche in Italiano?

Certo! Ovviamente nella traduzione si perdono moltissime sfumature, soprattutto fonetiche, ma non credo che questo rappresenti un problema per lei – dissi ben sapendo che a lui di quel libro, qualora non l’avesse gia’ letto, non importava assolutamente nulla. In realta’ voleva solo portare avanti la conversazione con me.

Mi scrutava attentamente, quasi spogliandomi con gli occhi, forse anche a causa di quella mia dannata particolarita’ per la quale pareva che non portassi il reggiseno sotto la maglietta. Nel suo sguardo leggevo la voglia di scoparmi e questo fatto m’intrigava.

Spesso rifletto su questo mio comportamento: sono sempre stata intransigente, quasi gelida, nei rapporti con le persone che avevano cognizione di quale fosse la mia professione. Con costoro, conoscenti o clienti, ho sempre posto paletti altissimi che hanno impedito lo sviluppo di relazioni di natura sessuale in cui non fosse stabilito un corrispettivo economico e, soprattutto, ho sempre allontanato l’idea di un rapporto in cui fossero coinvolti i sentimenti.

Dentro di me la libido si soffocava se sapevo che il mio interlocutore era al corrente della mia vita. Mentre con gli sconosciuti, quelli che non immaginavano nulla, che mi trattavano da femmina, magari facile, ma sicuramente non da prostituta, che per giungere al mio corpo affrontavano un percorso diverso, meno diretto, piu’ faticoso, che tenesse conto anche del mio cervello e della mia personalita’, allora mi trasformavo, totalmente, realmente e sinceramente, in quel personaggio disinibito e pieno di fantasia che, per denaro, avevo piu’ volte recitato.

Non crede che sarebbe il caso di presentarci? Mi chiamo Fabio, e lei?

Kláradissi il primo nome che mi venne in mente, prevedendo quello che mi avrebbe chiesto dopo.

Bel nome. Mi ha detto di non essere italiana…

Veramente io ho detto di non essere ceca, per il resto lasciamo che la mia nazionalita’ resti un mistero. E’ cosi’ importante per lei saperlo?

No, in effetti e’ molto piu’ affascinante cosi’, con questo alone di mistero. Sa che un po’ lei assomiglia alla protagonista di quel film?

Ah si? A quale delle due?

Beh… direi alla ragazza con la bombetta. Ma a guardarla bene ha qualche somiglianza anche con l’altra. Con Juliette Binoche.

Se devo essere sincera le due figure femminili sono in antitesi, anche fisicamente. Comunque sono quelle che piu’ mi hanno colpita. Soprattutto il modo che hanno di amare. Mi sono spesso domandata se il non avanzare pretese sul partner, sulla sua vita, sui suoi desideri, sul suo modo di essere, possa davvero portare la felicita’ per entrambi. Lei cosa ne pensa?

Non lo so. Da quello che mi ricordo il protagonista maschile della storia, almeno nel film, ha il comportamento tipico di chi nella vita ha come unico obiettivo il raggiungimento della felicita’ tramite il sesso.

Crede che sia una cosa giusta?

Non saprei. Lei invece cosa ne pensa?

Penso che alla fine, questa ricerca ossessiva del piacere attraverso il sesso, porti il protagonista a rendersi conto di quello che e’ l’unico vero amore della sua vita…

Cioe’?

Sua moglie. Fare sesso e’ molto diverso da fare l’amore. Nella vita reale capita spesso di fare sesso, ma pochissime volte capita di fare l’amore.

A lei e’ capitato? – mi chiese avendo trovato un varco nel mio schieramento di quell’immaginaria partita a scacchi che stavamo giocando.

Arroccai non rispondendo a quella domanda, e spostai l’argomento di conversazione su altro.

La vicenda storica nella quale e’ ambientato il libro, porta a fare delle riflessioni sul fallimento del comunismo reale.

E su questo punto cosa ne pensa?

Mia nonna era una contadina… E’ normale che la povera gente persegua ideali di equita’ sociale. Io le assomiglio molto.

Era comunista?

Nel mio Paese ai tempi in cui mia nonna era viva, le persone, anche se povere economicamente, non lo erano di ideali. Anzi, proprio questi ideali rappresentavano per loro la piu’ grande ricchezza. Uno degli ideali di mia nonna, uno dei valori piu’ grandi che aveva, per il quale ha lottato tutta una vita, e’ stata la liberta’, ed il comunismo ne era la negazione. Non credo fosse comunista, comunque ai giorni d’oggi una come lei potrebbe essere catalogata come “di sinistra”.

Ma oggi ha senso proclamarsi di sinistra? Esistono ancora gli spazi per quei valori che aveva sua nonna?

Una societa’ perfettamente equa e’ un’utopia, ma si puo’ tentare di rendere quella attuale un po’ piu’ giusta, non crede?

Penso di si’… Solo che ognuno ha la sua formula personale per raggiungere l’obiettivo. E’ come nel calcio: l’Italia e’ l’unico Paese al mondo ad avere sessanta milioni di commissari tecnici della nazionale.

Eravamo curiosi l’una dell’altro. Io mi sentivo attratta da lui come lui lo era da me. Aveva una bella bocca, ed io gia’ immaginavo…

E di questo nostro incontro cosa ne pensa? – mi chiese.

Tutto cio’ che si ripete ogni giorno non suscita il nostro interesse, mentre sono i fatti eccezionali, quelli che accadono una sola volta che danno un senso all’esistenza. D’altronde cio’ che accade una volta sola e’ come se non fosse mai accaduto, oppure, se deve accadere solo una volta, tanto vale che non accada mai. Lei cosa preferirebbe?

In che senso?

Intendo dire: se dovesse scegliere, sapendo che un fatto puo’ accadere solo una volta, preferirebbe non accadesse mai, oppure vorrebbe che accadesse ben sapendo che comunque sara’ come se non fosse mai accaduto?

Mi pare un’operazione un po’ contorta, oppure sono io che non arrivo a comprenderla pienamente, pero’ non rinuncerei mai a fare accadere quel fatto. Anche sapendo che sara’ una sola volta…

Si’ ma poi sara’ come se quel fatto non fosse mai accaduto. Questo e’ un concetto espresso nel libro: In tedesco si dice Einmal ist Keinmal – dissi con tono canzonatorio ostentando la mia conoscenza delle lingue.

Attesi che mi facesse la classica battuta a proposito della mia “esperienza linguistica”, ma non cadde nella trappola. Prosegui’, invece, inseguendo il filo del discorso.

E’ il concorso di infinite circostanze e di strane combinazioni che ci cambia la vita. Questo incontro, ad esempio, mi ha sicuramente arricchito. A volte c’e’ qualcosa, dentro di noi, che ci parla e ci dice tante cose. Mi piacerebbe analizzarlo a fondo.

Come fanno le cartomanti quando leggono le carte? Il destino e’ carico di magia. – cambiai tono passando al confidenziale – Ti piacerebbe sapere cosa ha in serbo il destino?

Si’, ma come?

Un’idea ce l’avrei… Pero’ mi ci vorrebbe un mazzo di tarocchi, oppure una bombetta, oppure basterebbe solo uno specchio.

Oltrepassata la soglia di casa sua mi guido’ fino in camera da letto, mise della musica, e si sistemo’ comodamente seduto sul bordo del letto, lasciandomi in piedi sul tappeto davanti a lui, a circa un paio di metri. Sapevo cosa immaginava: lui Tomáš ed io Sabina nella scena del film.

Non disse nulla, ma nella mia testa quel suo silenzio fu come un ordine: “Spogliati!“
Lo assecondai compiaciuta, e lui non fu per niente sorpreso dal mio modo di fare. Mi liberai dei sandali e li gettai nella sua direzione. Cerco’ di afferrarli ma non riusci’. Poi feci scendere la cerniera della gonna del tailleur scoprendo il ventre, poi il pube, e mostrandogli il minuscolo perizoma che portavo. Quando la gonna scivolo’ sul pavimento, le diedi un calcio indirizzandola verso di lui. Questa volta fu svelto: riusci’ a prenderla, e l’annuso’.

Sapevo che era dal momento in cui mi ero seduta vicina a lui, e per tutto il tempo della nostra conversazione fino al momento in cui mi aveva invitata a seguirlo a casa sua, che aveva in mente una sola cosa. Con entrambe le mani afferrai il bordo inferiore della maglietta e la sollevai, lentamente, fino all’altezza del seno, scoprendolo. Vide allora che, diversamente da quanto probabilmente aveva supposto, portavo il reggiseno. Erano proprio i capezzoli che, impertinenti, desideravano uscire trapassando il tessuto. Mi liberai della maglietta facendola uscire dalla testa, poi mi tolsi anche il reggiseno.

Continuava a mordersi le labbra e ad inumidirle con la saliva, chiaro segno della sua eccitazione. Intravedevo il gonfiore dentro i suoi pantaloni, e quel suo desiderio mi mandava in estasi. Tolsi anche il perizoma, e glielo lanciai. Anche stavolta fu svelto ad afferrarlo. Su di esso era visibile tutta la mia voglia.

Mi piace il tuo odore. – disse avvicinando il perizoma alle narici, cercando di respirare la mia rugiada.

Vieni! – gli ordinai indicando il tappeto davanti a me. – Inginocchiati qui!

Lui ubbidi’. Allargai le gambe e lui introdusse le sue guance all’interno delle mie cosce. Sentii prima il suo alito, tiepido… Poi le sue labbra, calde… Ed infine la sua lingua, rovente.

Con voce rauca, mentre il piacere, inarrestabile, si stava impossessando di me diffondendosi ovunque, riuscii a dire:

Che sapore ho?

Prezzemolo – rispose lui senza fermarsi – sai di prezzemolo.

Dopo quella volta non l’ho piu’ rivisto. Non gli ho dato modo di potermi rintracciare. Ho persino evitato di recarmi di nuovo in quel luogo dove ci siamo incontrati, e so che se un giorno dovesse accadere di rivederlo, per me sara’ come se quell’episodio non fosse mai avvenuto. Einmal ist Keinmal.

Non si può mai sapere che cosa si deve volere perché si vive una vita soltanto e non si può né confrontarla con le proprie vite precedenti, né correggerla nelle vite future. […]. Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché non esiste alcun termine di paragone. L’uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno “schizzo” è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. (Milan Kundera – Nesnesitelná lehkost bytí)

26 Risposte to “Einmal ist Keinmal”

  1. davide Says:

    Gentile Chiara,

    so che finisco per essere ripetitivo e banale, ma non posso che dire che questo racconto mi è piaciuto molto.

    Tutte le volte che leggo questi racconti non posso che apprezzareti, perchè sei una persona che sa vivere veramente e non passa il tempo a “vegetare” come fa la grande maggioranza.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  2. HH Says:

    Almeno questa foto lo so da dove viene: “L’insostenibile leggerezza dell’essere”. Ma tutte le altre? Devi avere un baule speciale anche per le immagini oltre che per le novelle.

    Saluti,

    etrusco

  3. gatsby Says:

    Buongiorno Chiara
    E’ sempre divertente, per uno come me, appassionato di libri e della settima arte, vedere la trasposizione cinematografica di una grande opera letteraria.
    Juliette Binoche me la ricordo bene, ma non per il film tratto dal capolavoro di Kundera ( anche se io preferisco “Lo scherzo” ).
    Quanto per l’interpretazione de “Il danno”.
    Un libro, quello di Josephine Hart, dal quale è stato tratto l’omonimo film, che per tematica mi è assai vicino.
    Nella vita si desidera cosi’ tanto una passione che al tempo stesso la si teme.
    E la si teme perchè minerebbe matematicamente il fragile equilibrio appena raggiunto.
    Ma che cos’è una vita senza passione?
    Interrogativi con i quali spesso ci si deve misurare.
    A me è capitato per un breve periodo nella primavera dell’anno scorso.
    Sembra incredibile come gli uomini, lasciandosi trascinare dall’istinto finiscano per il sotterrare la Ragione.
    E come possano rischiare di buttare a mare, in un semplice istante, una vita intera.

  4. gullich Says:

    bella la citazione da kundera… e bello il racconto.

    ne trarrò ispirazione… :o)

    regards
    wgul

    ps… gatsby, l’uomo dell’ovvio con un cellulare potentissimo, l’unico in grado di collazionare sms kilometrici ed efficacissimi… :o)

    “Nella vita si desidera cosi’ tanto una passione che al tempo stesso la si teme”: collezioni incarti di baci perugina? oppure vulgate di saint’exupery? oppure versioni apocrife di edgar lee master? :o))))

  5. Chiara di Notte - Klára Says:

    gullich said…
    bella la citazione da kundera… e bello il racconto.

    Grazie.

    Qualcuno, a proposito della protagonista di questi ultimi raccontini, mi ha chiesto come fa, con tutta la sua saccenteria, a non rimanere sui coglioni agli uomini che incontra.🙂

    E’ veramente cosi’ antipatica?🙂

  6. gatsby Says:

    @Gullich.
    Si vede che non vivi in una città sul mare.
    Ti consiglio un bagno refrigerante.
    Con il caldo diventi un mostro di simpatia..
    Sei quasi più simpatico tu di Klara :-))
    Che, per inciso Chiara – visto che lo chiedi – a volte è un po’ stronzetta, ma non è poi così male.

  7. Chiara di Notte - Klára Says:

    Che, per inciso Chiara – visto che lo chiedi – a volte è un po’ stronzetta, ma non è poi così male.

    Io avrei chiesto cosa?

    Comunque, state buoni che per refrigerarsi basta una doccia🙂

  8. gullich Says:

    @ gatsby “Si vede che non vivi in una città sul mare”

    si? e come lo sai?

    vedi, gatsby. Uno dei doni più straordinari dell’uomo credo sia lo sense of humor, soprattutto verso se stessi.

    Tu scrivi per verità assolute.
    Ogni tua sensazione, ogni tua riflessione, ogni tua esperienza è un cardine su cui gira il mondo.

    per non dire dei tuoi sms che muovono herzigove da una parte all’altra del pianeta.

    Sembri convinto di incidere parole nella pietra, anche quando commenti “cazzate” da blog.

    Incisioni che, a me, ricordano molto una sorta di captatio benevolentiae nei confronti delle lettrici.

    E mi fanno sorridere.

    Come mi fa sorridere chiunque in questo mondo, nella professione come nel cazzeggio, si prende troppo sul serio. Tutto qui.

    Se scrivi su un sito accessibile, ti esponi alla critica, anche a quella ironica.

    Capisco che per gli incisori di sensazioni possa essere urticante.

    La mia simpatia, perlatro, è atermica :o)

    @ chiara – antipatica? e perchè mai… ? :o)

  9. Chiara di Notte - Klára Says:

    @ chiara – antipatica? e perchè mai… ?

    La saccenteria, ad esempio, che spesso usa solo mettere in mostra certe sue doti che vanno oltre l’aspetto fisico (in quanto quello e’ comunque sempre bene accetto dai maschietti).
    Di sicuro so che con un cliente (che paga) non funzionerebbe, ma con un interlocutore casuale?

    Mi piacerebbe capire quanti dei lettori si riconoscono nei protagonisti maschili e quante delle lettrici in quelli femminili?

    Inoltre, quanto viene compreso un racconto al di la’ del mero aspetto erotico?

    Questo ad esempio introdurrebbe diversi temi che (ahime’) nessuno finora ha colto. Ne dico un paio: quello della trasgressione e quello del concetto di liberta’ rispetto all’essenza del partner. Me ce ne sono altri, come ad esempio l’importanza, nelle relazioni, di avere una minima cultura, il discorso sull’essere “di sinistra”…
    E poi c’e’ il tema principale e cioe’ Einmal ist Keinmal.

    A tal proposito, commentandolo in privato, un amico mi ha detto che e’ un atteggiamento molto mascolino e cioe’ che la protagonista sovverte lo stereotipo classico del rapporto uomo-donna mettendo il primo in una posizione subordinata.
    Da qui la mia domanda su quanto risultasse antipatica la protagonista per quel suo modo di fare… quel suo agire che, comunque vada, riesce a far apparire il maschietto di turno come un “attrezzo”.

  10. gatsby Says:

    @Gullich
    Facciamo pace.
    Sono pedante, lo so..
    Sopportami.
    E poi non mi conviene mostrarmi privo di autoironia.
    E’ un chiaro segnale di limitata intelligenza🙂
    Lascia perdere però la captatio benevolentiae nei confronti delle lettrici.
    Non crederai mica che una lettrice di questo blog, leggendo le mie cazzate, possa sentirsi attratta da uno come me? :-))

  11. Chiara di Notte - Klára Says:

    Non crederai mica che una lettrice di questo blog, leggendo le mie cazzate, possa sentirsi attratta da uno come me?

    No… non credo che lui lo creda :-))

  12. gatsby Says:

    @chiara
    “No…non credo che lui lo creda”.

    Credi che debba sentirmi sollevato? :-)))

  13. Chiara di Notte - Klára Says:

    Credi che debba sentirmi sollevato?

    Gatsby, io credo che il problema non sia se ci crede LUI, ma se ci credi TU🙂

    Ma se vuoi, possiamo continuare a parlare di TE in un post apposta, che andrei ad intitolare GATSBY😉

    Vuoi?🙂

  14. gatsby Says:

    @Chiara
    Mio Dio, no!
    Non riuscirei a reggere il colpo.
    Se tu non lo avessi ancora capito, sono un minimalista :-))

    P.s.
    Non ci sono problemi.
    Sono il primo a non crederci.
    Sono serio.. non sto scherzando🙂

  15. Chiara di Notte - Klára Says:

    sono un minimalista

    Si’, in effetti lo immaginavo🙂
    Ho occhio per certe cose🙂

    Peccato che, invece di parlare del post continuiamo a parlare di TE.

    Allora cerchero’ un escamotage per parlare di tutte e due le cose. Tu come avresti agito al posto del maschietto del racconto, se ti fossi trovato in una situazione simile?

    Ti faccio notare una cosa: quanto poco parla lui rispetto a lei.🙂

  16. gullich Says:

    io trovo la cosa più sconcertante del racconto il “sai di prezzemolo”.

    Non so perchè, ma quando l’ho letto ho avuto un sussulto.

    Lì per lì mi ha fatto venire in mente gardaland poi, subito dopo, i muscoli alla marinara.

    non so se riuscirei ad essere scopato da una che sa di prezzemolo, la mia sintonia attrattativa – anche se solo finalizzata al sesso – andrebbe a farsi benedire.

    aldilà di tutto, ciò che mi colpisce di questo racconto è la citazione di kundera, perchè la trovo adatta ad una serie infinita di atteggiamenti mentali nella vita e verso le cose che prescindono assolutamente dal sesso.

    parlando di sesso, trovo il racconto bello per l’asciuttezza con cui delinea il desiderio femminile come un qualcosa di autarchico e non subordinato ad un ruolo stereotipatamente maschile.

    Non credo che due esseri di sesso diverso debbano necessariamente porsi su due piani sfalsati, con diversi gradi di importanza.

    Una scopata può esprimere mille stati d’animo, dalla gioia pura e fine a se stessa, alla trsitezza, all’anestesia, ad un grande amore (ma allora il termine scopata lo trovo riduttivo, e non per un bigottismo consolidato, ma poichè trovo la scopata solo una componente di un atto complesso che lega in profondità due esseri).

    Comprendo però l’incontro una tantum. e lo comprendo sia che l’input arrivi da parte della donna che dell’uomo.

    Anni di iconografia italiota ma schio ruspante hanno inculcato lo schema della donna pudica e dell’uomo trombante. Anni idiozia mediatica moderna, che è la versione siliconata dei ruspanti lando buzzanca anni 70, hanno consolidato questi schemi.

    ma alla fine, nella vita vera, quella che si gioca e si vive fuori dai blog, fuori dalle seghe (mentali e non) davanti allo schermo, lontano dalle herzigove prezzolate, quella che si vive sulla propria pelle essendo se stessi, si incontrano molte donne che esprimono la propria sessualità senza inibizioni.

    Ci sono periodi in cui una persona può trovarsi in quella fase e periodi in cui quella fase non gli/le interesserà perchè magari cerca altro. Ed i relativi recettoori saranno on / off a seconda dei casi.

    Trovo che faccia parte della dialettica umana e non lo trovo castrante. Lo trovo bello.

    E quel kundera ci sta tutto.

    Almeno quando quella sessualità non è espressa in maniera maschilista.

    perchè, in tal caso, la donna che ti prende, ti usa e ti getta, mi fa pena quanto un maschio pseudoconquistatore.

    regards

    wgul

  17. Chiara di Notte - Klára Says:

    non so se riuscirei ad essere scopato da una che sa di prezzemolo, la mia sintonia attrattativa – anche se solo finalizzata al sesso – andrebbe a farsi benedire.

    Immagina se avesse saputo di aglio o cipolla :-))

    Non sottovalutare comunque il “sapore”. Quasi sempre fa la differenza fra il successo ed il fallimento in un incontro sessuale.

    E non tutti percepiscono lo stesso. E’ molto soggettivo.

    Per esempio a me ne sono state dette di tutte: albicocca, fragola, te’ verde…

    Ma forse era semplicemente perche’ cambiavo spesso l’aroma del bagno schiuma :-)))

    Puo’ darsi che a te (gullich) non piacciano i muscoli alla marinara, ma cio’ che conta e’ la sensazione di quel momento.

    Si vede che il protagonista della storia assurda che ho raccontato non aveva gli stessi gusti culinari che hai tu🙂

    PS: una cosa che dovrebbe fare la escort perfetta e’ chiedere (nella mini intervista pre incontro col cliente) se ha dei gusti che ama particolarmente, e poi attivarsi di conseguenza usando il bagnoschiuma giusto🙂

  18. gullich Says:

    :O) io adoro i muscoli alla marinara… :o)

  19. gullich Says:

    fuor di cazzeggio… sono assolutamente d’accordo sulla soggettività dei profumi e dei sapori.

    così come sono convinto che ogni incontro sia unico (nel bene e nel male) proprio per questo impoderabile mix di affinità olfattive e sensoriali.

    ma “sai di prezzemolo” mi ha fatto sorridere.

    e, come ben saprai, il bagnoschiuma ben poco può…. :o)

  20. Chiara di Notte - Klára Says:

    e, come ben saprai, il bagnoschiuma ben poco può….

    Anche per chi o beve? :-)))

    Comunque sarebbe stato diverso se avesse detto: “sai di pesca”?

  21. gullich Says:

    no. sarebbe stato esattamente the same :o)

  22. michail tal Says:

    Ciao Klara

    condivido l’impressione del tuo amico; spesso ho notato un’impostazione “maschile” nella tua visione, paradossamente “complementare” ad un certo maschilismo bieco.
    Lo sostenva anche la buon’anima del saggio Mandelbrot.

    Concordo anche circa l’antipatia dei personaggi femminili. Ma di questo avevamo già parlato. Le donne “con le armi spianate” mi stanno subito sulle palle. Ma non solo le donne, anche gli uomini.

    Credo che porsi sul piedistallo, visivo o intellettuale, non sia il modo migliore per iniziare o coltivare una relazione.
    Avere forza senza ostentarla è segno di sicurezza.

    Una donna bella, anche acqua e sapone, SA di esserlo. Senza dover “millantare” alcunchè. Premesso questo, apprezzo una persona che senza corazza, senza trucchi e doppi fini ti si pone davanti pensando qualcosa di simile a : “ora ci facciamo due chiacchere e vediamo cosa c’è aldilà dell’apparenza”.

    I tuoi personaggi si pongono su un piano di conflittualità che non piace, non provo qualcosa di molto diverso dall’attitudine verso “i maschi che pagano”.

    Perchè poi tanta enfasi sul questo : “una volta è nessuna volta”? Ricorre spesso nei tuoi discorsi ed anche nei racconti su di te. Proprio non lo capisco. I tuoi personaggi troncano sul nascere ogni forma di socialità, proprio con le persone che potenzialmente si sono mostrate per qualche ragione interessanti.

    Potrebbero essere vicine alla persona migliore del mondo, ma fuggono dopo aver avuto le loro fugaci soddisfazioni narcisistiche. Forse è piu’ funzionale alla forma del racconto…non so.

    Saranno anche molto intelligenti, scaltre, ma non grondano di simpatia (almeno per me).

    E’ da qualche giorno piuttosto che volevo chiederti una cosa.
    Ipotizza una società veramente scevra d ipocrisia, di pregiudizi sessuali, totalmente laica e al contempo edonista.
    Oppure ipotizza semplicemente un ‘ ideale di società come la vorresti tu.
    Lasciamo per un momento stare le ingiustizie sociali, parliamo solo della cosidetta “moralità”.

    Credi che in una società simile la prostituzione esisterebbe comunque?

    O meglio: nel mondo che ti piacerebbe esisterebbe?
    o sarebbe semplicemente un servizio (e dunque senza tutte le dinamiche accluse di invidia pregiudizi etc di cui parli spesso?), una merce al pari di tutti i beni di consumo?

    grazie

  23. Chiara di Notte - Klára Says:

    michail tal said… spesso ho notato un’impostazione “maschile” nella tua visione, paradossamente “complementare” ad un certo maschilismo bieco. Concordo anche circa l’antipatia dei personaggi femminili. Ma di questo avevamo già parlato. Le donne “con le armi spianate” mi stanno subito sulle palle. Ma non solo le donne, anche gli uomini.

    Non posso darti torto. D’altronde e’ gia’ molto che venga messo in luce (attraverso un atteggiamento di una donna “particolare”) un comportamento che e’ da sempre attribuibile al maschio.
    Non credo che sia un atteggiamento mascolino quello di Klara (la protagonista), e’ solo che di quel comportamento se ne e’ appropriato il maschio ed ha stabiliti dei RUOLI.

    Credo che porsi sul piedistallo, visivo o intellettuale, non sia il modo migliore per iniziare o coltivare una relazione.
    Avere forza senza ostentarla è segno di sicurezza.

    Sono d’accordo. Sarebbe equilibrato. Umile…
    Ma si devono fare i conti anche con i sette vizi capitali.
    E ci sono donne che li hanno tutti.

    Una donna bella, anche acqua e sapone, SA di esserlo. Senza dover “millantare” alcunchè. Premesso questo, apprezzo una persona che senza corazza, senza trucchi e doppi fini ti si pone davanti pensando qualcosa di simile a : “ora ci facciamo due chiacchere e vediamo cosa c’è aldilà dell’apparenza”.

    Lo apprezzo anche io. Ma nei rapporti che abbiano una BASE ed una CONSISTENZA reale, non certo per storie da una notte.

    I tuoi personaggi si pongono su un piano di conflittualità che non piace, non provo qualcosa di molto diverso dall’attitudine verso “i maschi che pagano”.

    Accetto questa tua analisi, anche se non la condivido.

    Perchè poi tanta enfasi sul questo : “una volta è nessuna volta”? Ricorre spesso nei tuoi discorsi ed anche nei racconti su di te. Proprio non lo capisco. I tuoi personaggi troncano sul nascere ogni forma di socialità, proprio con le persone che potenzialmente si sono mostrate per qualche ragione interessanti.

    Questo la protagonista lo spiega nel racconto, ed ha a che fare con la sua professione. E’ ovvio che la professione CONDIZIONA non poco le scelte e la vita di una persona. Questo e’ innegabile. Chi fa il pilota civile non potra’ mai avere una relazione in cui ogni sera sta a casa con la sua compagna.
    Una volta in pensione, pero’, chi potra’ impedirglielo?

    Potrebbero essere vicine alla persona migliore del mondo, ma fuggono dopo aver avuto le loro fugaci soddisfazioni narcisistiche. Forse è piu’ funzionale alla forma del racconto…non so.

    Non lo so neppure io. Certe storie me le invento. E mi vengono cosi’.🙂

    Saranno anche molto intelligenti, scaltre, ma non grondano di simpatia (almeno per me).

    Vorra’ dire che se incontrerai la protagonista, lascerai perdere le sue provocazioni e proseguirai oltre🙂

    E’ da qualche giorno piuttosto che volevo chiederti una cosa.
    Ipotizza una società veramente scevra d ipocrisia, di pregiudizi sessuali, totalmente laica e al contempo edonista.
    Oppure ipotizza semplicemente un ‘ ideale di società come la vorresti tu.
    Lasciamo per un momento stare le ingiustizie sociali, parliamo solo della cosidetta “moralità”.

    Credi che in una società simile la prostituzione esisterebbe comunque?

    O meglio: nel mondo che ti piacerebbe esisterebbe?
    o sarebbe semplicemente un servizio (e dunque senza tutte le dinamiche accluse di invidia pregiudizi etc di cui parli spesso?), una merce al pari di tutti i beni di consumo?

    In una societa’ del genere anche i rapporti sentimentali fra persone non sarebbero cosi’ vincolanti o momogamici. Esisterebbe quindi come bene di consumo. Come servizio. Come piacere. Come divertimento.

  24. michail tal Says:

    ok grazie

    “I tuoi personaggi si pongono su un piano di conflittualità che non piace”

    scusami ! (faccio troppi errori, te lo avevo preannunciato🙂 inoltre un “cio'” nell’altro intervento in realtà era un cioè!pace )

    intendevo dire che non MI piace. Non mi permetto certo di inferire le opinioni altrui.

    “come bene di consumo. Come servizio. Come piacere. Come divertimento.”

    Ok capito. Pero’ tempo fa mi avevi risposto piuttosto piccata quando avevo messo su uno stesso piano concettuale (consumo ricreazionale privo di implicazioni se consumato con educazione) l’acquisto di una prestazione sessuale e un acquisto di scarpe…🙂

    ciao buona serata

  25. Chiara di Notte - Klára Says:

    Pero’ tempo fa mi avevi risposto piuttosto piccata quando avevo messo su uno stesso piano concettuale (consumo ricreazionale privo di implicazioni se consumato con educazione) l’acquisto di una prestazione sessuale e un acquisto di scarpe…🙂

    Tu credi che un attore ti risponderebbe piccato se tu lo paragonassi ad un paio di mocassini?

    Fra tutti il servizio di cui si parla e’ il piu’ INTIMO che esista. Non implica alcun passaggio di beni materiali; cio’ che vale e’ l’essenza stessa della persona.

    Mentre un paio di mocassini sono l’opera di un artigiano, nel caso di una devochka, lei e’ allo stesso tempo l’opera e l’autrice di quell’opera.

    Cio’ non puo’ essere paragonato con alcunche’.

    Almeno credo.

  26. michail tal Says:

    Non voglio essere pedante ma vedo che non ero stato chiaro.
    Mi riferivo al soggetto, non al servizio o all’oggetto della transazione.

    Intendevo dire che per il consumatore l’attitudine potrebbe essere la stessa, ossia un momento ludico ricreativo.

    Nessun dubbio che l’oggetto della transazione abbia carattere completamente diverso, e che le tue prestazioni avessero un contenuto immateriale di gran lunga superiore a quello ottenibile da una merce semplice.

    Andare a teatro è completamente diverso da andare a mangiarsi un gelato o andare in pizzeria con gli amici.

    Tuttavia benchè il contenuto materiale e immateriale cambi molto, lo spirito con cui si va è lo stesso, perchè si tratta di un momento di relax.

    Dunque se non si carica la prostituzione di significati impropri quello che resta è cio’ di cui parlavi, un servizio retribuito.

I commenti sono chiusi.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: