Il fine giustifica i mezzi

Gli uffici dell’agenzia occupavano un intero piano in uno di quei bei palazzi posti a meta’ di Tverskaya, in prossimita’ della residenza del sindaco. Per entrare era necessario superare il controllo al cancello d’entrata. Controllo che gli uomini della sicurezza eseguivano minuziosamente su ogni persona che tentava di accedere. Il loro compito era infatti quello di tenere fuori gli intrusi.
Nello stesso edificio erano presenti anche varie societa’ finanziare e di import-export. Erano i tempi in cui la Federazione aveva appena abbandonato il modello economico che, per moltissimi anni, l’aveva ancorata al riparo dal capitalistico mondo occidentale, ed era in quella prima fase, un po’ caotica, in cui i vecchi valori stavano spegnendosi e se ne accendevano di nuovi, che a volte certi affari venivano risolti con modi assai discutibili. Non era quindi immotivato quello spiegamento di forze che Irina trovo’ arrivando li’ quel giorno.

Dopo una breve telefonata di controllo, effettuata dall’agente di sorveglianza per assicurarsi che avesse effettivamente un appuntamento, le fu accordato il permesso di accedere.
Sali’ le scale a piedi fino al secondo piano, e si fermo’ di fronte ad una pesante porta in legno su cui compariva la scritta “Zodiac–M – Школа красоты, агентство моделей и манекенщиц” [1]. In alto occhieggiava una telecamera. Pigio’ il pulsante del campanello, ed il trillo della suoneria fece eco oltre la porta.

Non era emozionata. Ormai di “prove” come quella ne aveva superate altre, e sapeva che chi l’avesse “esaminata” avrebbe tenuto conto anche della sua emotivita’, oltre che della sua forma fisica.
Appena ventenne, Irina possedeva un corpo statuario. Al liceo si era distinta per una naturale predisposizione verso le lingue, fra cui l’italiano, il tedesco e l’inglese, e come molte ragazze dell’Est, accarezzava progetti e speranze di un successo al di fuori dai confini di quel Paese. Soprattutto aveva un grande sogno, quello di diventare una modella. Per raggiungere quell’obiettivo sarebbe stata pronta a tutto. Aveva anche partecipato ad alcuni concorsi di bellezza, aggiudicandosi qualche piccolo riconoscimento, ma nessuno di importanza tale da farle fare il grande salto qualitativo.

Un amico, con il quale aveva avuto una storia, l’aveva messa in contatto con quell’agenzia per aspiranti modelle ed indossatrici.
Aveva cosi’ inviato il suo curriculum. Sapeva che non sarebbe stato facile essere scelta. Ragazze come lei ce n’erano a migliaia nella sola capitale, e quasi tutte coltivavano il suo stesso sogno. Ma lei sapeva di possedere qualcosa in piu’ rispetto alle altre. La completa assenza di scrupoli.

La persona che l’aveva contattata per telefono, uno svizzero, un certo Günther Wachtler, faceva il corrispondente in Russia per importanti agenzie di moda italiane, francesi, e tedesche, ed aveva un suo ufficio proprio all’interno della Zodiac–M. Le aveva chiesto di fargli avere delle foto in cui compariva nuda o vestita con capi di lingerie un po’ provocanti. Irina aveva eseguito il lavoro fotografico in uno dei migliori studi della citta’, poi aveva spedito una ventina di foto, quelle ritenute piu’ sexy, all’indirizzo dell’agenzia, e quando Wachtler la convoco’ per sostenere un provino, intui’ di essere sulla giusta strada.

Durante il percorso in taxi che l’aveva condotta li’, aveva fantasticato sulle opportunita’ che le avrebbe riservato il colloquio con lo svizzero. Era consapevole di essere una bella ragazza, ormai aveva superato la fase delle conferme, ed era sicura di piacere, sia agli uomini che alle donne. Se aveva un piccolo cruccio, al limite, questo riguardava il suo seno, che lei considerava forse troppo piccolo per la sua altezza, e per un mondo in cui sembrava primeggiassero le maggiorate.

La porta si apri’.
Una donna sulla quarantina, con la tipica faccia da segretaria, ma truccata in un modo tanto improponibile da sembrare una matrioska, l’accolse sulla porta.

– Ha un appuntamento con il signor Wachtler?
– Si’. Sono un po’ in anticipo, lo so, ma non ho fretta, aspettero’.
– Non si preoccupi. Venga, si accomodi.

La donna condusse Irina lungo un corridoio sulle cui pareti erano incorniciate stampe ottocentesche che raffiguravano una Mosca durante l’epoca imperiale. Si fermo’ dinanzi ad una porta e busso’. Rimase in attesa qualche secondo, poi l’apri’ e rimase ferma sullo stipite.

– E’ arrivata la ragazza che attendeva. – disse rivolta ad un uomo di circa cinquanta anni, con pochi capelli e spessi occhiali, che Irina intravide dietro una scrivania.
– Si’, la faccia accomodare, e si assicuri che nessuno ci disturbi. – lo senti’ rispondere.

– Venga avanti, si accomodi pure. – disse l’uomo seduto dietro la scrivania – Sono Günther Wachtler, ci siamo sentiti al telefono. Cosi’ lei sarebbe l’amica di…
– Si’, spero non le abbia parlato troppo male di me
– disse Irina, sorridendo, e cercando di essere piu’ spigliata possibile – lui sa che ho la tendenza ad essere golosa… e pigra.
– No, anzi, ha detto che lei e’ una ragazza molto diligente, per certi versi eccezionale. Una studentessa modello di vecchio stampo, come non se ne trovano piu’. Mi ha parlato anche della sua fresca bellezza, e adesso che la vedo di persona non stento a dargli ragione… Ma non resti in piedi, si accomodi. – disse indicando una delle due poltroncine poste dinanzi alla scrivania.

L’ufficio era arredato in stile moderno, con mobili dai quali trasudava griffe ed opulenza. Chiaro lavoro di architetti ed arredatori molto abili.

– Beh, allora, e’ soddisfatta di essere qui?
– Si’, certo, moltissimo.
– Ho guardato con attenzione le fotografie che mi ha inviato. Ha un bellissimo corpo ed e’ molto fotogenica. Leggo sul suo curriculum che ha partecipato ad alcuni concorsi di bellezza… addirittura Miss Mosca…
– Si’, ma sono arrivata fra le ultime. Forse mi manca la classe
– E’ un peccato… sicuramente l’hanno sottostimata, e di classe lei ne ha da vendere. Se lo lasci dire.

Mentre l’occhialuto svizzero le faceva i complimenti, a Irina risuonarono in mente gli avvertimenti che le dava sua madre quando era una ragazzina: “Non fidarti di nessuno e non farti mettere le mani addosso da nessuno. Il mondo e’ pieno di farabutti che usano belle parole, ma che ti usano per poi buttarti via come un vecchio straccio.”
Povera mamma, se avesse saputo… Da quando aveva scelto di andarsene da quel piccolo paese di campagna, per seguire la sua avventura, non l’aveva piu’ rivista, ma era certa che sarebbe stata sorpresa nel rendersi conto di quanto era cambiata sua figlia, rispetto all’ingenua fanciulla alla quale raccomandava di stare attenta.
Nessuno l’aveva mai usata fino a quel momento. Anzi, era stata lei ad usare gli altri per i propri fini.

Quel palese corteggiamento, quei modi garbati e le occhiate lussuriose da parte del suo interlocutore la rassicurarono. In fondo, anche lui, come molti uomini, era schiavo di quegli istinti che lei, abilmente, era abituata a domare.

– Allora, mi dice dove le piacerebbe lavorare? Ha qualche preferenza?
– Mi piacerebbe andare in Italia, ma anche la Germania, l’Austria o la Svizzera potrebbero andar bene. Conosco gia’ la lingua.
– Potrei farle avere un lavoro a Milano. In questo momento, in Italia, le ragazze con le sue caratteristiche sono molto richieste.
– Ah, bene!
– disse Irina soddisfatta.
– Pero’, oltre alle doti naturali, come quelle che possiede, occorre anche dell’altro…
– Ad esempio?
– Beh, una ragazza che desidera fare carriera nel mondo della moda, deve essere carina con le persone giuste. Non crede?

Si attendeva quelle parole. Dopotutto il suo amico l’aveva avvertita su chi era Günther Wachtler. In Russia lo svizzero ci era arrivato per via di certe amicizie “politiche”, e quell’incarico, piu’ che un’occupazione, era un modo per coltivare la sua vera passione: le giovani ragazze che lui amava corrompere. Infatti non voleva le “prostitute”; si eccitava nel far capitolare ragazze “oneste”, in modo da renderle disposte a concedersi a lui in cambio di favori, come quello, ad esempio, della promessa di un lavoro di modella all’estero.

– Non so… – disse insicura.
– E’ davvero fortunata. Nei giorni scorsi ho ricevuto l’incarico da una importante agenzia di Milano di trovare un paio di ragazze. Lei possiede le doti giuste. Naturalmente dovra’ essere pronta a trasferirsi subito in Italia e a rimanerci per tre anni. E’ disposta a farlo?
– Si’ certo. – disse fingendosi incredula.
– Prima di mettere nero su bianco, pero’, vorrei verificare di persona che lei non abbia difetti sulla pelle, come cicatrici o cose simili. Nelle foto che mi ha spedito non ne ho notati, ma vorrei verificarlo per non ritrovarmi con delle sorprese. Le spiace denudarsi?

Era talmente abituata a mostrarsi nuda davanti agli sconosciuti, che spogliarsi li’, davanti a Wachtler, non le creava alcun problema. Se mai il problema era mostrare quell’imbarazzo che lui desiderava vedere nei suoi occhi e che lei doveva fingere. Cerco’ di recitare la parte… Esito’.

– Mi devo togliere i vestiti qui?
– Nessuno ci disturbera’, stia tranquilla.

Irina finse di avere un attimo d’incertezza, dopodiche’ si alzo’ dalla sedia ed inizio’ a denudarsi. Lentamente, e tenendo lo sguardo basso, si libero’ dei vestiti. Prima tolse la maglia facendola passare dalla testa, poi abbasso’ la lampo della gonna e la fece scivolare giu’ fino alle caviglie, abbandonandola sul pavimento.
Rimase con addosso le calze agganciate al reggicalze, il perizoma, un sottile reggiseno dal quale trasparivano i capezzoli, e le scarpe con il tacco alto.

– Devo togliere tutto tutto? – chiese mostrando pudore.
– No, non occorre. Per il momento va bene cosi’.

L’uomo, alzatosi dalla sua poltroncina, le si avvicino’ ed inizio’ a girarle d’intorno. Irina vide che annusava l’aria, come se volesse inalare tutto l’odore di cui il suo corpo di donna era intriso. Sapeva di avere una buona fragranza… abbastanza forte da essere percepita, ma non invadente.

– Hai veramente un bel corpo, non c’e’ che dire… Una pelle stupenda… Sei perfetta per quel lavoro. Scegliero’ proprio te. Contenta? – disse l’uomo abbandonando le formalita’, e passando ad un linguaggio piu’ confidenziale.
– Si’… – rispose Irina fingendo di essere impacciata.
– Ormai non sei piu’ una ragazzina, ed avrai capito che nella vita nessuno fa niente per niente. Se davvero vuoi quel lavoro dovrai fare qualcosa per me. Sai come dicono in Italia? Il fine giustifica i mezzi.
– Che dovrei fare?
– Potresti, intanto, usare la bocca per…
– sussurro’ indicandole con gli occhi la patta dei pantaloni.

Anche se in apparenza sembrava indecisa e contrastata, in realta’, dentro di se’, Irina era rilassata. Quello era il campo in cui riusciva meglio nel far valere le sue “doti”. Senza fare troppe storie, sicura di se’, determinata a raggiungere l’obbiettivo che si era posta, aveva messo in conto che l’incontro avrebbe potuto svolgersi in quei termini. Anzi ci aveva sperato.
Dopo aver finto imbarazzo, alzo’ gli occhi e lo guardo’. L’uomo che aveva davanti non era un bell’uomo, ma non era peggiore di tanti altri con i quali aveva fatto sesso. Le aveva chiesto di fargli un “lavoretto”, ed era in attesa che lei lo appagasse, ma lascio’ trascorrere ancora alcuni secondi prima di fare cio’ che lui desiderava.
Poi, senza dire una parola, con un cenno della testa, acconsenti’.

L’uomo si mise comodo, seduto su una poltroncina, allargo’ le gambe ed abbasso’ la lampo dei pantaloni, tirando fuori cio’ che teneva compresso dentro. Il suo “tesoro” era del tutto simile a quello di altre decine di uomini che Irina aveva incontrato. Avrebbe avuto solo un sapore diverso, ma per il resto non ci sarebbe stata alcuna differenza.

Il suo amico le aveva detto che la titubanza delle ragazze era cio’ che Wachtler desiderava. Voleva vedere il pudore sconfitto nei loro occhi, e si eccitava nel sapere di aver fatto una nuova vittima. Irina glielo lascio’ credere.
Si inginocchio’ di fronte all’uomo, in mezzo alle sue gambe tenute larghe, poi lo guardo’ con i suoi occhi chiari, indugiando ancora. Lui allora le appoggio’ le mani sulla testa e la spinse giu’ verso il basso, portando la sue labbra esattamente dove lui le voleva. Irina finse una lieve resistenza, poi non fece piu’ alcuna opposizione.

L’aereo proveniente da Mosca arrivo’ in perfetto orario. Ad attenderla all’aeroporto c’era un’incaricato dell’agenzia italiana per la quale avrebbe lavorato nei tre anni successivi. Le venne affidato un alloggio in un residence nel centro di Milano. Con se’ aveva il suo book fotografico, il suo contratto di lavoro, e settecento dollari.
Di quello svizzero non seppe mai piu’ nulla.

[1] Scuola di Bellezza, Agenzia di Modelle e Mannequins

4 Risposte to “Il fine giustifica i mezzi”

  1. davide Says:

    Gentile Chiara,

    provo molta comprensione per questa ragazza, perché venendo da una condizione di sfavore (un povero paese sperduto nella steppa russa) è riuscita ad affermarsi con le sue forze. Il fatto che abbia fatto un innocuo e genuino pompino lo considero un dettaglio secondario.

    Ho conosciuto ragazze provenienti da buone e ricche famiglie che pur di fare carriera hanno succhiato di tutto.

    Sia ben chiaro che noi maschietti non siamo da meno e se non facciamo i pompini per la carriera è solo perché nessuno ce lo chiede.

    In fondo un pompino non fa male a nessuno, mentre ho visto molti uomini (ma anche molte donne: non tutte hanno le doti per fare un sano pompino) che pur di fare carriera sono ricorsi alla menzogna, alla diffamazione, alla calunnia e a tante altre cose di questo genere.

    Pertanto onore e lode alla cara Irina.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  2. Chiara di Notte - Klára Says:

    un povero paese sperduto nella steppa russa

    Seeeee…. steppe russe… neve, colbacchi, cosacchi, il Dottor Zhivago… :-)))

    Mi pare di sentire mia cugina quando parla degli Italici e li vede tutti col cappello da gondoliere :-)))

    Il fatto che abbia fatto un innocuo e genuino pompino

    Mmmhhhh, la scena e’ andata in dissolvenza per non turbare le menti piu’ sensibili pero’ mi sa che quello svizzero non si sia accontentato solo di quello. :-)))

  3. gatsby Says:

    Chi si accontenta gode :-))
    Ma forse è vero che gli svizzeri verranno ricordati solo per gli orologi a cucù..

  4. Chiara di Notte - Klára Says:

    gatsby said…
    Chi si accontenta gode :-))
    Ma forse è vero che gli svizzeri verranno ricordati solo per gli orologi a cucù..

    Tu credi che Irina a 20 anni fosse “chi si accontenta gode”?

    :-)))

    Beh… puo’ darsi.🙂

I commenti sono chiusi.


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