L’essenza della liberta’

Per una ragione o per l’altra, da pochi anni in Italia l’interesse per gli zingari e’ aumentato esponenzialmente, e non sempre tale interesse rivela un proposito benevolo, o un motivo per conoscere e risolvere i loro problemi, che poi sono problemi di cittadini/e italiani/e, in quanto moltissimi/e di loro, pur mantenendo la loro cultura nomade svincolata dal possesso di qualunque cosa possa incatenarli/e ad un luogo, hanno acquisito da molto tempo la cittadinanza italiana.

E’ pur vero che fenomeni migratori, come hanno avuto modo di svolgersi dal crollo della Cortina di Ferro in poi, non erano ipotizzabili venti anni fa, e l’Europa tutta si e’ trovata impreparata di fronte all’enorme massa di persone che, fuggiasche da una vita precaria nella quale dovevano restare per ragioni politiche, hanno scelto la via dell’occidente piu’ ricco e prospero, come percorso per alleviare la loro condizione di miseria.

L’arrivo caotico e non regolamentato di milioni di persone, quasi sempre appartenenti ai ceti piu’ bassi, e quindi meno istruiti, in cerca di un’esistenza migliore, ha ovviamente creato problematiche nuove, e gettato i germogli per un fantasma che, nella cultura nazional-occidentale, non e’ mai del tutto svanito, neppure dalle menti di coloro che, in tempi in cui non esistevano certi problemi, si proclamavano tolleranti: il razzismo.

Non si sa di chi sia la colpa. Forse non esistono colpe da attribuire, ma solo fatti da registrare, catalogare, esaminare… risolvere. A cosa servirebbe attribuire la colpa a qualcuno? Servirebbe forse a fargli scontare una pena? E che genere di pena dovrebbe essere?

Se anche fossero individuati i responsabili di cio’ che ha dato origine a tutto (che gia’ sarebbe un’utopia, in quanto ogni avvenimento e’ una concatenazione di un qualcosa avvenuto in precedenza, e quindi si dovrebbe risalire alle origini dell’Umanita’), e se anche un tribunale li condannasse alla pena capitale, risolverebbe forse il problema?

Non credo.

Credo invece che una radicalizzazione degli atteggiamenti potrebbe portare (proprio per effetto di quella concatenazione di eventi), a problematiche e ad un futuro ancor piu’ inquietanti.

Ma cio’ e’ talmente scontato che tutti lo sanno. Non dico niente di nuovo e quella che io vi propino e’ un’analisi talmente banale, che ogni persona dotata di senno ha gia fatto.

Allora mi chiedo: dato che siamo tutti/e dotati di senno, e cio’ che dico non e’ una novita’ ma e’ una banalita’, perche’ si continua a parlare senza mai arrivare ad una soluzione definitiva?

Il problema dei flussi migratori non e’ iniziato venti anni fa, ma esiste da quando esiste l’Umanita’.

Fino ad un passato recentissimo qualcuno ha tentato di dare risposte estreme a tali problematiche. Genocidi su grande o piccola scala si sono succeduti nell’arco dei secoli, ed ancor oggi si assiste impotenti a quelli nuovi, perdonando i vecchi perche’ ormai caduti in “prescrizione”.

Ma i genocidi cadono in prescrizione? Dopo quanti anni? Dieci? Cinquanta? Cento?

Forse esistono delle responsabilita’. Forse non e’ del tutto vero che la colpa non e’ di nessuno. Forse la vera colpa sta nell’incapacita’ di creare delle regole di civile convivenza fra i popoli che rispettino le minoranze come le maggioranze, i pochi con la pelle rossa come i tanti con la pelle gialla, i pochi ricchi come i tanti poveri…

Quindi si ricade sulle responsabilita’, ed il ruolo che hanno un numero limitato di personaggi di spicco dell’economia, della politica, dell’informazione, della cultura, della scienza, della religione, che coadiuvandosi in un’armonia quasi perfetta, oggi gestiscono la stragrande maggioranza delle risorse umane, sia in termini fisici, che intellettivi, che spirituali.

Costoro, giustamente, non vogliono assolutamente perdere il loro potere. Anche se cio’ dovesse portare alla distruzione totale del pianeta, come tanti Fürer barricati nei loro bunker, sono pronti a commettere un genocidio piuttosto che retrocedere dai loro privilegi e ridistribuire anche una minima parte di essi.

Il loro comportamento, anche se mascherato da “democratica struttura” e’ in realta’ un dispotismo interiore che si esprime sempre di piu’ attraverso la manipolazione dell’economia, della politica, dell’informazione, della cultura, della scienza, della religione, delle quali tengono saldamente le redini.

Solo una cosa non possono manipolare: le convinzioni intime di chi ha scelto di vivere la propria vita ricca di ideali e valori che vanno oltre la proprieta’ di fette sempre piu’ estese del pianeta, e che partono primariamente dall’anima e dal buon senso.

Il popolo tzigano, quello vero, non desidera possedere la terra, preferisce non avere una casa, non attribuisce valore ad alcuna cosa che sia ancorata e vincolante, fosse anche un pozzo di petrolio, perche’ chi possiede tutto cio’ dovra’ un giorno o l’altro difenderlo con le unghie e con i denti, dovra’ combattere furiosamente perche’ nessuno glielo porti via, dovra’ indossare la divisa ed uccidere per non essere ucciso…

Mentre chi e’ tzigano/a non possiede niente, non deve difendere niente, al massimo una baracca con le ruote che puo’ essere trascinata via o, se distrutta, puo’ essere ricostruita altrove.

Non esisteranno mai soldati di un esercito tzigano. Ecco l’essenza della liberta’.

Per Kameo e per chi e’ interessato/a ad un ulteriore approfondimento della cultura nomade, ecco QUI un utile link.

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18 Risposte to “L’essenza della liberta’”

  1. davide Says:

    Gentile Chiara,

    la difesa di tutte le minoranze, come dispone la nostra costituzione, è un priorità del legislatore e ciò vale in particolare per le etnie come gli zingari e gli ebrei che in passato hanno subito atroci persecuzioni.

    Per quanto riguarda l’immigrazione è un problema molto complesso. Bisogna considerare che ci sono dei limiti oggettivi, perchè un’immigrazione incontrollata potrebbe generare gravi problemi (nel terzo mondo ci sono centinaia di miloni di uomini che vogliono scappare dalla miseria). Ciò vale in particolare per l’Italia che è uno stato sgangherato con fragili strutture pubbliche. Poichè chi viene in Italia ha diritto ad una casa, un lavoro e tutte le tutele sociali che spettano ai cittadini è inevitabile (se non si vuole far vivere la gente nei ghetti) che il numero di accesi sia compatibile con le possibilità di accoglienza del paese ospitante.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  2. Anonymous Says:

    @davide: Ciò vale in particolare per l’Italia che è uno stato sgangherato con fragili strutture pubbliche.

    Non e’ proprio cosi’: leggi questo rapporto e scoprirai che gli altri Paesi, proprio in ragione della loro “forte” struttura (valla a trovare, oggi) si sono gia’ organizzati, anticipando le intenzioni dell’UE.
    http://signora-nonima.blogspot.com/2008/06/il-bluff.html

    e magari, se ne hai voglia, anche questo: http://signora-anonima.blogspot.com/2008/06/ma-che-faccia-tosta.html

    Da sempre le migrazioni sono state osteggiate, non e’ storia dei nostri giorni. Il problema e’ che l’Italia non era preparata a questo flusso.

    Pero’, pero’, io sono di avviso propositivo, oltre la mera critica sterile, e un po’ diffidente rispetto alle intenzioni esclusivamente verbali.

    Vuoi sapere perche’? Perche’ alle parole dovrebbero seguire i propositi.
    Un suggerimento potrebbe essere questo e sono sicura che a Chiara piacerebbe: tutti gli occidentali, a cominciare dai ben intenzionati o dichiarati tali – almeno per il buon esempio –
    potremmo rinunciare SPONTANEAMENTE ai nostri beni, dividendo equamente cio’ che residua… un tozzo di pane ciascuno, aiuterebbe i diseredati, gli ultimi nel senso evangelico, a riacquistare la dignita’ di cui hanno diritto.
    Perche’, del resto, la terra e’ di tutti. Solo che c’e’ chi e’ arrivato prima. Ma la ruota della storia gira…

    Io non ho da perdere, perche’ ho fatto una scelta di vita, particolarmente felice, non essendo attaccata alla “roba” (Verga) e tuttavia, posso ulteriormente rinunciare a qualcosa.

    Non so quanti, pero’, siano disposti a rinunciare anche solo ad un bell’appartamento, arredato con cura e stile, e costato magari un “occhio della testa” e ad un guardaroba assortito, etc etc, per ridistribuire la ricchezza.
    Parole tante, fatti zero e non sono mica solo i politici a difendere questi interessi. Anzi, il particolarismo, l’individualismo, l’egoismo sono molto piu’ dirompenti nella societa’.

    Uhmmm la vedo dura per gli occidentali questa proposta, ma forse si potrebbe raccogliere le firme per un referendum mondiale: e certo, riguarda tutta l’umanita’. O vogliamo discriminare a favore soltanto di pochi gruppi o etnie (mmmmm parolone)? E no, tutti hanno la stessa dignita’, compresi i diseredati del burkina faso. O no?

    Lo vogliamo? Se lo vogliamo, non c’e’ governo che possa impedircelo. Iniziamo dal nostro piccolo. Ognuno puo’ fare la sua parte, ad esempio, cominciando a familiarizzare con una famiglia Rom e diventando amici, potremo invitarli a pranzo diverse volte alla settimana. Potremmo dar loro cio’ di cui hanno bisogno, specialmente i bambini, credo.

    Sarebbe gia’ un passo, la somma di tanti passi, favorirebbe non solo la loro integrazione, ma anche una condizione di vita degna d’essere tale.

    Cominciamo?

    La solita rompiballe, SignoraAnonima

    Ps: spero di aver “apostrofato” bene. Dover sostituire le lettere accentate con gli apostrofi, mi da’ alquanto fastidio e mi coglie anche impreparata.
    Ma tant’e’, Blogspot e’ cosi’…
    scusate se non ho corretto tutto attentamente, del resto, l’ora e’ tarda.
    Sogni d’oro

  3. Kameo Says:

    Pubblicato da Chiara di Notte: “Il popolo tzigano, quello vero, non desidera possedere la terra, preferisce non avere una casa, non attribuisce valore ad alcuna cosa che sia ancorata e vincolante”

    Se questa è la vera essenza del popolo tzigano, IO sono tzigana. Non per nascita o censo, ma per elezione. Lo spirito tzigano è entrato in me – non so come, non so quando – e accompagna ogni azione della mia vita.

    Beninteso, non che io sia disposta a rinunciare volontariamente alla mia comoda e privilegiata vita, come “cristianamente” propone SignoraAnonima, ma ho la consapevolezza che la vera ricchezza è la “cognoscentia”.

    Grazie Chiara di avermi riconosciuta.
    :-*

  4. Chiara di Notte - Klára Says:

    Se questa è la vera essenza del popolo tzigano, IO sono tzigana.

    In Fight Club (film del 1999) Brad Pitt dice: “cio’ che possiedi ti possiede”.

    Ebbene, questa filosofia, il popolo tzigano, l’ha fatta sua da molto tempo prima che esistesse Hollywood.

  5. Signora Anonima Says:

    @chiara come “cristianamente” propone SignoraAnonima, ma ho la consapevolezza che la vera ricchezza è la “cognoscentia”

    No, decisamente no.

    La cristianita’ non c’entra.
    Questa e’ un’idea progresista, quanto scomoda, molto scomoda tu mi insegni, volta alla redistribuzione della ricchezza.
    Che non abbiamo inventato nè io nè tu.

    Ma io rispondo a tutti gli arcobaleno’s boys che la critica sterile serve a nulla.
    Si puo’ cominciare ad agire. E a dare il primo esempio dovrebbero essere tutti i proseliti che hanno a cuore questi temi.

    Ma nota dolens, tocco un nervo scoperto e scopro (come se non lo sapessi) che – in primis i grandi oratori anche solo del web – fanno marcia indietro di fronte alla possibilita’ di fare.

    Ps: i rom hanno occupato una palazzina in un quartiere della capitale, ma credo solo per farsi un bagno, perche’ di fatto, loro ripudiano la casa.

    Peraltro, la dottrina illuminista-marxista-progressista, ha sempre proclamato che l’universalita’ dei diritti non e’ esclusivo appannaggio della cultura cristiana e da questa, ha mosso, appunto le sue critiche.

    Cazzo c’entra il cristianesimo con Cento, Rizzo e compagnia cantante?

    E se qualcuno mi da’ della razzista per questo commento, ha un grosso problema, perche’ io non ho espresso una valutazione di merito, bensi’, mi sono rivolta agli illuminati intellettuali figli di un dio minore, ma con sufficiente presunzione da offendere gli altri… a prescindere.

    La chiave
    “Gli altri sbagliano a prescindere. Non ci son cazzi e mazzi. Noi siamo nel giusto perche’ proclamiamo i diritti universali” (peraltro da me condivisi), “ma, udite udite, non chiedeteci di rinunciare a qualche privilegio. Perche’ gli altri non siamo noi”.

  6. Chiara di Notte - Klára Says:

    Ma nota dolens, tocco un nervo scoperto e scopro (come se non lo sapessi) che – in primis i grandi oratori anche solo del web – fanno marcia indietro di fronte alla possibilita’ di fare.

    Certo, sono d’accordo. Ma esiste un controsenso, e cioe’ come fa un oratore (o un’oratrice) del web a dimostrare (qualora volesse dimostrarlo) che invece ha seguito cio’ che tu hai indicato?
    Comportamento che, prima ancora del marxismo ed il progressismo, era stato indicato dal cristianesimo, piu’ specificatamente concretizzatosi poi con gli insegnamenti di vita di Giovanni di Pietro Bernardone e di Chiara Scifi.
    Anche se io dicessi oggi (faccio un esempio) che parte di cio’ che ho guadagnato come escort l’ho ridistribuito, e che ho scelto di vivere una vita con meno privilegi, chi ci crederebbe?
    Sul web si puo’ dire tutto ed il contrario di tutto, perche’ offre l’anonimato ed il mascheramento (lo si vede con il fenomeno dei multinick ed i millantatori di personalita’), per cui qui dentro, non tirando fuori un centesimo, restando davanti ad un megaPC, comodamente seduti/e su una Frau, con nell’armadio un guardaroba milionario e la Porsche parcheggiata in garage, si puo’ recitare qualsiasi ruolo. Anche quello di un S.Francesco o di una S.Chiara dei tempi d’oggi.
    Magari chi lo fa, chi realmente ha deciso di comportarsi come tu hai proposto, non lo va a sbandierare in giro (soprattutto nel web).

  7. Anonymous Says:

    @chiara: e che ho scelto di vivere una vita con meno privilegi, chi ci crederebbe?

    Nessuno, perche’ lo hai dichiarato tu stessa, progressivamente con i tuoi articoli, che tieni alla patrimonio economico che ti sei “coltivata”.

    @chiara: era stato indicato dal cristianesimo, piu’ specificatamente concretizzatosi poi con gli insegnamenti di vita di

    Torniamo al terzo millennio?

    Lasciamo stare il cristianesimo, che c’entra come il sale nel caffe’.
    Del resto, tu, se non erro, ti proclami atea, e ciononostante ti elevi a quell’ideale che invece io colloco nel piu’ suggestivo progetto progressista, se ancora si puo’ chiamare cosi’.

    Non e’ il cristianesimo! o altra dottrina teologica e/o politico-sociale e pure economica, no no, questa dottrina oggi come ieri si chiama in altro modo e tu sai come.

    La scalata, l’arrampicata sugli specchi, regge fin tanto che la gente accetta di farla reggere e non per astuzia dello scalatore. Poi crolla, i nodi vengono al pettine.
    E’ un po’ come il gioco pagante/dominante vs ricevente…
    E’ il gioco delle illusioni.

    Diciamolo almeno per onesta’ intellettuale.

    Certo che partendo dal presupposto che il virtuale e’ sempre e solo fasullo, non ha piu’ senso neppure il blando tentativo di confronto.
    Non ha piu’ senso la blogosfera (forse e’ per questo che negli States hanno cominciato a tappare la bocca ai blogger?),
    nemmeno quella dei professionisti che tanto si prodigano a condividere il loro sapere e che, di conseguenza, rendono un utile servizio.

    Ecco che torniamo al tema principale: la liberta’.
    Quella che io intendo e vivo (senza troppi proclami) tentando di non farmi massificare (:-) penso alle masse di mosse).

    La liberta’ che diventa partecipazione, condivisione, comunicazione, nell’accezione reale del termine pero’.
    SignoraAnonima

    Ps: non voglio rompere le uova nel paniere, lo sai, anche perche’ sono un po’ scettica rispetto all’utilita’ della cosa.
    Quindi non rispondero’ ulteriormente.
    Un bacio

  8. Chiara di Notte - Klára Says:

    non voglio rompere le uova nel paniere, lo sai, anche perche’ sono un po’ scettica rispetto all’utilita’ della cosa.
    Quindi non rispondero’ ulteriormente.

    Quali uova?
    Quale paniere?
    Io non ho ne’ uova ne’ paniere, ma solo due bei vasi che vorrei conservare intatti. E questo lo si puo’ fare usando accortezza ed educazione.
    Fin qui non mi pare che questa sia mancata.

    Per quanto riguarda qui:

    lo hai dichiarato tu stessa, progressivamente con i tuoi articoli, che tieni alla patrimonio economico che ti sei “coltivata”

    Anche se quello che ho fatto era un esempio, ed ho detto di me ma potevo dire di chiunque, scendo un attimo sul personale perche’ inizio a preoccuparmi. Soffro forse di amnesia? Mi pare di non aver mai affermato una cosa del genere, cioe’ di “coccolarmi” il bottino accumulato. Potresti gentilmente mostrarmi dove lo avrei scritto?
    Io ho solo scritto molto riguardo al mio andar fiera di COME il bottino e’ stato accumulato, ma nello stesso modo in cui nessuno ha piu’ potuto accedere al mio corpo pagando dopo la mia decisione di ritiro, cosi’ nessuno puo’ sapere la via che puo’ aver preso quel bottino bottino accumulato.
    Puo’ aver preso la via della moltiplicazione, oppure della dilapidazione, oppure essere servito per pagare debiti pregressi, oppure altra via, persino quella di cause nobili o meno nobili. Questo riguarda solo me e l’essere fiera del bottino non sempre significa “tenerselo stretto”. Puo’ anche significare l’opposto.
    Ma nell’esempio fatto volevo dire che chiuque, qui nel web, potrebbe affermare “ehi, ma io tutto cio’ che avevo l’ho dato ai poveri…” e mentendo , contraddirti.

    Comprendi cio’ che intendo dire?

  9. Signora Anonima Says:

    @chiara: “Comprendi cio’ che intendo dire?”

    No, perche’ sono idiota!

    Ciononostante, siccome sono idiota ri pe to quello che ho scritto sopra (repetita juvant):
    · io non (dicasi non) ho invitato a scrivere sul web un beato cavolo. Questo lo hai interpretato tu.
    · ho invitato chi si lagna e piange a dare il buon esempio, ad agire (spiegazione: agire non vuol dire dichiarare, vuol dire fare, possibilmente senza manifesti e proclami) invece di continuare a lagnarsi.

    Passo e chiudo (avevo gia’ chiamato giro).

  10. duval Says:

    Comportamento che, prima ancora del marxismo ed il progressismo, era stato indicato dal cristianesimo, piu’ specificatamente concretizzatosi poi con gli insegnamenti di vita di Giovanni di Pietro Bernardone e di Chiara Scifi.
    Anche se io dicessi oggi (faccio un esempio) che parte di cio’ che ho guadagnato come escort l’ho ridistribuito, e che ho scelto di vivere una vita con meno privilegi, chi ci crederebbe?

    Ecco, appunto, scrivere “Giovanni di Pietro Bernardone e Chiara Scifi” in vece di san Francesco e santa Chiara dice quasi tutto sulla prevalente essenza fasulla del virtuale, in ogni sua manifestazione.
    Ammesso e non concesso che ti capiti di citare i due in una tua conversazione reale, di certo li chiameresti Francesco e Chiara, primo perché non hai Google a portata di mano, secondo per non obbligare l’interlocutore a chiederti “chi ?” o, peggio, a fingere di sapere e tentare disperatamente di cambiar discorso.

    Io ho usato Google.

    Due individui che hanno abdicato alle proprie pulsioni mentali, fisiche ed emotive affidandole ad una estraniante visione di entità superiore, a me personalmente non forniscono alcun insegnamento di vita.
    Ogni essere umano dovrebbe essere fiero della scelta del Caso che lo ha generato alla massima scala dell’universo conosciuto e non abdicare alla propria dignità di unicum fino a procurarsi stigmate alle mani ed al cervello.
    Ma a loro riconosco la buonafede.

    Poi ci sono gli “altri”, molti “altri”, quelli che col cazzo si spoglierebbero dei propri beni e si procurerebbero stigmate santificanti, ma “predicano”, novelli Francesco e Chiara.
    Predicano sui giornali, sulle TV, sui libri, sui blog, nelle piazze e nelle chiese.
    Sono intellettuali, enunciano il verbo alla massa egoista: tolleranza, generosità, accoglienza, fratellanza, redistribuzione, antirazzismo, pace.
    (a caso: su Repubblica, dal 14 aprile, Maltese, Bocca, Scalfari, Serra, Diamanti, Giannini, Mauro, mi spiegano ogni giorno che sono un coglione, avendo votato CdL. E paventano rischio per la democrazia, capito? Sono un coglione perché non ho avvertito questo rischio!).
    In molti di loro intravedo malafede.

    Io non stimo (eufemismo) costoro perché si arrogano un diritto che non riconosco loro: quello di predicare il verbo ponendosi implicitamente al di sopra di coloro ai quali predicano.

    Ciò vale per la religione, la politica, l’etica, la convivenza, i rom e quant’altro.

    Io ho una mia etica comportamentale, ne posso discutere con chi la condivide come con chi non la condivide, ma non ne divengo predicatore: questa è l’essenza della libertà, mia e tua.

    Le migrazioni, le transumanze, le sperequazioni, gli zingari, gli imperialisti, gli sfruttati, gli italici … prediche, soltanto prediche, ma … con le stigmate o senza?

  11. Chiara di Notte - Klára Says:

    Signora Anonima said…
    @chiara: “Comprendi cio’ che intendo dire?”

    No, perche’ sono idiota!

    (faccina occhi sgranati)

    Quella era un… come si chiama? Un
    modo di concludere senza alcun intento di dare dell’idiota a nessuno.
    Come quando in fondo alla frase si dice l’odioso “capito?”.
    Ecco forse puo’ essere un modo odioso di concludere un discorso, ma non aveva l’intento di insultarti.

    Ciononostante, siccome sono idiota ri pe to quello che ho scritto sopra (repetita juvant):
    · io non (dicasi non) ho invitato a scrivere sul web un beato cavolo. Questo lo hai interpretato tu. ho invitato chi si lagna e piange a dare il buon esempio, ad agire (spiegazione: agire non vuol dire dichiarare, vuol dire fare, possibilmente senza manifesti e proclami) invece di continuare a lagnarsi.

    Scusa ma chi si stava lagnando? Questo non l’ho capito io. Non mi pareva di essermi lagnata. Questo lo hai interpretato tu. Io ho solo fatto un post, scrivendo cio’ che sentivo. Fin qui mi pare di avere il diritto di farlo.
    Al tuo intervento in cui (appunto) bacchettavi un certo modo di “lagnarsi” senza “fare”, ho voluto rispondere che nessuno puo’ dire quale sia attualmente il comportamento mio, tuo, suo, di tutti rispetto a questo problema. Potresti trovarti in presenza di un S.Francesco o una S.Chiara (veri, ma anche se fossero simulati non avresti strumenti per contraddirli), che magari fanno i missionari. Io stessa potrei essere in una condizione esistenziale completamente opposta a quella (supposta) e vissuta da escort e che magari viveva seguendo valori diversi.
    Questo intendevo dire.
    Mi dispiace per l’incomprensione.

  12. Chiara di Notte - Klára Says:

    duval said…
    Ecco, appunto, scrivere “Giovanni di Pietro Bernardone e Chiara Scifi” in vece di san Francesco e santa Chiara dice quasi tutto sulla prevalente essenza fasulla del virtuale, in ogni sua manifestazione.
    Ammesso e non concesso che ti capiti di citare i due in una tua conversazione reale, di certo li chiameresti Francesco e Chiara, primo perché non hai Google a portata di mano, secondo per non obbligare l’interlocutore a chiederti “chi ?” o, peggio, a fingere di sapere e tentare disperatamente di cambiar discorso.
    Io ho usato Google.

    Anche io l’ho usato ma e’ stato piu’ un gioco che un modo per millantare conoscenze. Sapevo che tutti sarebbero andati a guardare a chi mi riferivo.
    Se non altro adesso sappiamo i loro nomi. 🙂
    Se fossi stata di fronte a te non avrei avuto google e la discussione si sarebbe svolta in questo modo:

    Chiara: “Comportamento che, prima ancora del marxismo ed il progressismo, era stato indicato dal cristianesimo, piu’ specificatamente concretizzatosi poi con gli insegnamenti di vita di quei due… come si chiamavano? Si dai… quei due santi che si erano spogliati di tutto e avevano donato ai poveri… cavolo non so i loro nomi, ma tu certamente li sai…”

    Duval: “Quei due chi? S.Francesco e S.Chiara?”

    Chiara: “Si’ loro, ma io vorrei sapere i loro nomi non da santi… quando torno a casa guardo su Google…”

    Duval: “E perche’? A cosa ti serve?”

    Chiara: “Semplice curiosita’… avranno avuto un nome, no? E poi io sono atea…”

    🙂

    Sul resto del tuo commento non ho niente da obiettare (ed ovviamente niente da condividere). Semplici punti di vista, il mio ed il tuo, ma dare per scontato che qui TUTTI predichino bene e razzolino male in fondo avvalora anche il mio modo di generalizzare sugli uomini (maschi). 🙂
    Comunque se tu esponi i tuoi punti di vista (ed hai il diritto di farlo), io ancor piu’ nel mio blog ho il diritto di esporre i miei.

    Che ne scaturisca alla fine qualcosa di buono per entrambi?

  13. michail tal Says:

    Buon pomeriggio Chiara

    Razzismo. Puo’ essere una patologia tanto sottile, quanto maligna.

    Ho appena letto un bel libro sulla lotta armata e la vita carceraria in Ialia, fra gli anni 70 e 80.

    Mi piacerebbe riportarne alcuni passi, ma sinceramente sono troppo lunghi per stare a trascriverli, ci vorrebbe una giornata intera, sorry.

    Ad ogni modo tra le parti che ho apprezzato maggiormente ci sono sicuramente i capitoli sul carcere femminile ed uno chiamato “sorellanza”.
    Quando ho letto il titolo mi è venuto in mente qualcuno… 🙂

    Viene messo in luce come siano state le donne, in quei contesti esistenziali assolutamente estremi, a mettere in atto le piu’ solide e coraggiose forme di solidarietà, coraggio nonchè intransigenza.

    Sembrerebbe che spesso fossero le donne le artefici dei piu’ clamorosi attacchi frontali al carcere per liberare i compagni (uno per tutti Mara Cagol a Casale Monferrato). Spesso per uomini e compagni anche di vita, ma talvolta anche donne e amanti, prefigurando la figura di coppia militante lesbo-femminista.

    Ricco di interviste, bellissime quelle su come sia cambiato il mondo delle carceri, sulla scia del cambiamento culturale degli anni ’80 e della popolazione reclusa.

    Due mi sono rimaste impresse. Una dove una militante (non ricordo se rapinatrice o ex BR) racconta il suo vissuto quotidiano una volta in libertà, dopo una ventina d’anni di carcere, come precaria del ventunesimo secolo. Non precaria in quanto ex reclusa, ma in quanto condizione normale del lavoro oggi per chi non ha accesso al sapere di alto livello o chi non puo’ vantare una rete sociale alto borghese.

    Cerco di ricordare a memoria, dice: “se raccontassi ad una ragazza di oggi la solidarietà, gli ideali che si aveva fra compagne solo 20 anni fa, o il ruolo di primo piano assolutamente paritetico con gli uomini avuto durante la militanza, mi guarderebbe strabuzzando gli occhi come fossi una marziana… !!”

    Nell’altra una ex Prima Linea racconta i primi approcci con la popolazione reclusa dall’85 in poi, con la sempre crescente componente data dalle prostitute.
    Subito le detenute tradizionali e non, ma italiane, restarono impressionate dalle nuove “ospiti”, in buona parte nigeriane. Queste avevano un comportamento eccessivo in tutti i sensi, nel mangiare, nelle manifestazioni verbali, sessuali, disciplinari.
    Alcuni episodi piuttosto sconcertanti lasciano inizialmente nell’intervistata l’impressione di uno steccato, NOI-LORO. Donne civili occidentali – animali esotici lussuriosi.

    Poi il ripensamento. “Ma come, proprio noi che abbiamo fatto del cambiamento sociale e culturale una scelta tragica di vita restiamo impigliate nel pregiudizio dell’uomo comune? “
    Anche quello dell’animale esotico sessulamente indomabile è uno sterotipo culturale, e soprattutto: chi ce l’ha cucito addosso ne è ben consapevole.

    Poi un’ altra, sconvolta di come le prime albanesi vengano in italia a farsi pestare e sfruttare dai loro papponi. Si sente rispondere: sempre meglio che starsene in albania a fare da serve di padroncini italiani che vengono a spadroneggiare come in riserva di caccia, che ti pigliano per una catena di montaggio di orgasmi e scarpe…

    Ma soprattutto mi ha favorevolmente colpito che la percentuale di “pentite” fra la popolazione femminile fu assolutamente minoritaria, rispetto a quella maschile. Poche infami, molte dissociate, diverse irriducibili.

    Leggere sulla coerenza e l’intransigenza di queste militanti mi ha piuttosto colpito, ancora un po’ e mi veniva da dar ragione ad una certa amica nei suoi vaneggiamenti sulla presunta superiorità morale del genere femminile su quello maschile ! 🙂 🙂

    ciao

  14. Chiara di Notte - Klára Says:

    michail tal said…
    Ho appena letto un bel libro sulla lotta armata e la vita carceraria in Ialia, fra gli anni 70 e 80. Mi piacerebbe riportarne alcuni passi

    Grazie. Potresti fornire anche il titolo?

  15. michail tal Says:

    Certo, scusa

    Andare ai resti, di quadrelli, ex rapinatore poi riabilitatosi con laurea e dottorato.

    http://libreriarizzoli.corriere.it/libro/quadrelli_emilio-andare_ai_resti.aspx?ean=9788888738192

    Nel complesso mi è piaciuto, anche se nutro qualche riserva, che scambierei volentieri con chi lo dovesse leggere.

    Di ex guerrigliere ad ogni modo ci sono dei bei libri, in particolare della Balzerani e di Adriana Faranda.

    Già che siamo in tema…la mia donna si sta leggendo un libro di Magda Szabò, via katalin, la conosci?

    buona serata

  16. Chiara di Notte - Klára Says:

    la conosci?

    Come se chiedessi a te se conosci Eugenio Montale. 🙂

    E’ considerata una delle piu’ grandi nella letteratura magiara.

    Ho visto adesso che il suo “Katalin utca”, che e’ del 1969, e’ stato pubblicato in Italia solo adesso.
    In effetti l’Ungheria e’ rimasta un po’ fuori dal circuito letterario europeo. Solo in questi ultimi anni vengono scoperti e proposti autori ed autrici ungheresi.
    Ovviamente non amo leggere certi libri “tradotti”, in quanto non sempre si vive la stessa atmosfera della lingua originale.
    La letteratura e’ fatta anche di suoni, di termini scelti perche’ onomatopeici, di parole che hanno un significato solo per chi parla quel determinato idioma, e che non trovano adatta corrispondenza in altre lingue.

    Tornando a Magda Szabò, anzi a Szabò Magda, dato che in magiaro si mette sempre prima il cognome, alcune delle sue novelle piu’ belle e conosciute sono rivolte all’infanzia. La piu’ famosa e’ “Abigel”, ma io amo particolarmente “Tündér Lala”, di cui trovi una recensione in italiano qui:
    http://www.lanotadeltraduttore.it/lolo_principe__fate.htm

    Fra gli scritti piu’ recenti, invece, il mio preferito e’ “Für Elise”.

    PS: ovvio che se non avessi avuto Google a disposizione non avrei saputo cosa risponderti 🙂

  17. gatsby Says:

    Ciao Michail
    Scusa se intervengo.
    Volevo solo segnalarti una cosa che mi disse un ufficiale di polizia non molto tempo fa.
    “In caso di conflitto a fuoco con dei brigatisti, mai sottovalutare le donne.
    Anzi sono quelle forse da colpire per prime perchè statisticamente più spietate e determinate, meno propense ad arrendersi, rispetto agli uomini”.

    Con l’occasione, se mi permetti, consiglierei alla tua signora “La porta” della Szabo.
    Come in Via Katalin, vi sono personaggi indimenticabili, figure di donna di un’intensità lacerante.
    Della Szabo mi ero già occupato, citandola mesi fa in un 3d su E.F., dal titolo “Genio e follia della (forse) migliore escort d’Italia.
    In molti 3d sono accusato – a ragione :-)) – di essere eccessivamente pomposo.
    Ma in verità, se qualcuno leggesse alcuni libri da me citati si accorgerebbe che non è tempo buttato via.
    Visto il tuo nick, mi chiedo se tu abbia mai letto “La novella degli scacchi” di Zweig.
    La mia identificazione con il professore tedesco, protagonista del libro, è pressochè totale.
    Un saluto..
    E chissà se forse, un giorno, non si possa giocare una partita 🙂

  18. michail tal Says:

    Ola Gatsby

    purtroppo la novella mi manca, non lo conoscevo, grazie per la segnalazione.

    Sul tema scacchi, se parliamo di romanzi, quello che piu’ mi è rimasto impresso è la variante di Luneburg.
    Ho preso da poco, ma non ancora letto, “il re in fuga”, sul grandissimo Bobby Fischer, è una biografia, ma la biografia di una vita da romanzo.

    Per giocare con me è semplicissimo. Basta che ti iscrivi su http://www.fics.org, ti scarichi il software e poi mi fai un fischio.
    Un paio di sere alla settimana, lavoro permettendo, mi piace passarle a combattere sulla scacchiera.

    Comunque nel mio post precedente volevo mettere in luce come il razzismo possa subdolamente e surretiziamente insinauarsi anche
    nelle menti apparentemente piu’ “aperte” ….ma alla fine sono andato un po’ fuori tema.

    buona giornata

I commenti sono chiusi.


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