La Mafia russa in Italia

Fin dagli anni ‘90 l’Italia ha rappresentato, per la criminalita’ organizzata russa, un’isola tranquilla dove sono stati reinvestiti capitali illeciti, tramite l’esercizio di attivita’ imprenditoriali lecite, grazie anche a forti alleanze con le organizzazioni criminali italiane.

La prima rilevante azione di polizia contro la Mafia russa risale al 1995, quando a Modena, con l’operazione “Rasputin”, venne arrestato, accusato di riciclaggio d’ingenti somme di denaro illecito, Monya Elson, collegamento in Italia di Semyon Mogilevich.

Nel 1997 a Madonna di Campiglio, l’operazione “Scacco Matto” porto’ all’arresto di alcuni importanti esponenti della criminalita’ russa, tra i quali Yuri Essine, accusato di associazione per delinquere di tipo mafioso finalizzata al riciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Yuri Ivanovich Essine, noto come “Samosval”, esponente stereotipato del mafioso russo di nuova generazione: laureato, educato, esperto di finanza. Un imprenditore, insomma. Considerato il capo della sezione italiana di uno dei gruppi piu’ potenti della mafia russa, la brigada Solntsevo, la brigada del Sole, un’organizzazione molto estesa che constava di circa 900 aderenti. A Roma Essine aveva creato due societa’ «pulite» che operavano nel settore degli oli combustibili. Di una di queste, la Globus Trading, possedeva il 30% delle quote. Altro socio della Globus Trading era Alberto Grotti, vice presidente dell’ENI (leggi QUI).

Collegato con la Globus Trading era anche l’ex agente del KGB Dimitry Naumov (che ha vissuto a Roma) che aveva collegamenti con i fratelli Viktor and Aleksandr Averin, i quali lavoravano per Sergei Mikhailov, capo della brigada Solntsevo di Mosca, ed associato a Semion Mogilevich. Dimitry Naumov fu ucciso, mentre soggiornava presso l’Hotel Tverskaya. Omicidio attribuito al Kurganskaya, il gruppo di Aleksandr Solonik.

L’organizzazione di Yuri Essine gestiva in Belgio anche dei campi di addestramento paramilitari, e persino dopo l’arresto a Madonna di Campiglio, il boss aveva continuato a ordinare omicidi ed estorsioni dal carcere.

Nella relazione dell’ 8 aprile 1997 stilata in Italia dalla Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulla Mafia, si legge:

“Nel 1993, dopo che vi erano stati alcuni grossi scontri all’interno delle organizzazioni criminali russe, che portarono alla morte anche dei capi storici della mafia russa, si sarebbe svolta una riunione a Miami alla quale avrebbero partecipato il boss, il capo della mafia russa negli Stati Uniti, Ivankov, detto «il giapponesino», e i più importanti criminali operanti in quel momento: Borodà, Silvester, Averin, Mikhailov e questo Essine Yuri, che abbiamo trovato in Italia.

Nella circostanza furono stabilite delle linee strategiche della loro attività criminale e l’esigenza di estendere tale attività in Europa e segnatamente anche in Italia. Nel 1994 e nel 1995, successivamente a questa riunione, a Mosca fu ammazzato il capo della mafia russa in Russia, tale Otary; a seguire furono uccisi tre dei soggetti che avevano partecipato alla riunione di Miami, Borodà, Silvester e Averin.

Essine Yuri, che aveva partecipato alla riunione, pur avendo il suo compito ben delimitato da sviluppare (cioè la gestione di questa «brigada del sole» e di alcune attività in Italia) decise di allontanarsi da Mosca e di trasferire il suo quartier generale, e quindi se stesso, in Italia. Da qui non soltanto gestiva l’attività in Italia ma continuava la gestione della sua brigada che operava in Russia e a Mosca. Dall’Italia controllava un traffico di denaro proveniente da varie attività criminali esercitate in Russia, soprattutto nel settore del racket. Il flusso di denaro che derivava da questi introiti, veniva trasportato attraverso i turisti che giungono in grande quantità in Italia negli scali aerei di Falconara, Rimini e Forlì.

Va detto che il numero dei criminali in Russia è elevatissimo. Secondo quanto dichiarato due anni fa dal Ministro degli interni russo nella riunione del Congresso della Confederazione degli Stati Indipendenti, in base a loro stime, i gruppi della criminalità russa sono 5.700, per un totale di 114.000 persone, che diventano circa 3 milioni se si considerano anche i fiancheggiatori e coloro che lavorano per le organizzazioni criminali.

La struttura della mafia russa non è ben conosciuta. Le origini della criminalità russa risalirebbero agli anni Trenta-Quaranta, quando i deportati nei lager incominciarono a costituirsi ed a organizzarsi, dando vita ad una forma di criminalità che vedeva al vertice i vory v zakone, i cosiddetti «ladri nella legge», personaggi di spicco delle organizzazioni criminali.

Secondo analisi effettuate dal Ministero degli interni russo, i livelli operativi della criminalità russa sono di tre tipi: uno composto da bande criminali piuttosto esigue, che gestiscono piccole attività o che commettono reati nelle aree metropolitane e che quindi non hanno caratteristiche di vere e proprie organizzazioni mafiose; un secondo livello, composto da circa 500 cosche o brigade, ognuna delle quali conta 200 o 300 membri sparsi su tutto il territorio, che controllano, anche mediante un meccanismo di affiliazione, le bande più piccole del primo livello; un terzo livello, che è quello che i russi chiamano – come ho detto – dei vory v zakone, cioè dei «ladri nella legge», in cui la criminalità organizzata si confonde con il sistema produttivo legale, con la pubblica amministrazione, con la legalità e, in moltissimi casi, con lo Stato.

Le organizzazioni che farebbero parte di quest’ultimo livello sarebbero circa 150 e, tutte insieme, sarebbero probabilmente in grado di condizionare l’economia russa: trattano indifferentemente affari legali ed illegali, e quasi sempre sono rappresentate da uomini di affari, in quanto tali difficilmente individuabili soprattutto nella loro operatività all’estero, poiché l’interlocutore di una qualsiasi azienda, magari un qualsiasi operatore commerciale, può essere in contatto con un importante uomo d’affari senza sapere che questi potrebbe essere al vertice di un’organizzazione criminale.

In Russia tali organizzazioni criminali sono organizzate con una struttura di natura piramidale, alla base della quale vi sono i soldati, cosiddetti «ragazzi», che svolgono attività delinquenziale di più basso livello (spacciatori di droga, riscossori del «pizzo», cosiddetto krysha, picchiatori che gestiscono la prostituzione ed eseguono le estorsioni).
Sopra questo primo livello di base vi è il cosiddetto gruppo logistico, formato dall’intelligenza della struttura: si tratta di avvocati, dottori, economisti, commercialisti, imprenditori che gestiscono tutte queste attività; ad esempio, possono gestire un’azienda i cui prodotti, per essere commercializzati, devono essere trasportati da una parte all’altra del paese e debbono essere scortati, perchè altrimenti vengono rapinati; quindi hanno i loro uomini, i loro soldati che trasportano questi beni e li proteggono. In pratica, per difendere il prodottodella loro attività, si sostituiscono in parte anche alle forze dell’ordine.
Sopra questo livello di vertice esistono i «ladri nella legge» che sono in assoluto i titolari di questo potere sull’organizzazione. Il numero di questi vory v zakone, secondo le stime del Ministero dell’interno russo, è di circa 500. Una volta entrati all’interno dell’organizzazione, per acquisire questo titolo, bisogna disporre di una serie di caratteristiche. Non devono aver mai collaborato con lo Stato, devono aver trascorso molti anni in carcere e dimostrare di avere una grande forza sia fisica che d’animo; inoltre, le controversie tra vory v zakone non possono che essere risolte al loro interno e soltanto un vor v zakone può sentenziare la morte di un altro vor v zakone.

Questi vertici hanno un codice estremamente rigoroso anche se molto evidente in quanto fanno largo uso di tatuaggi. La criminalità organizzata del nostro paese ha abbandonato da molti anni questa caratterizzazione, mentre in Russia se ne fa un certo uso. Dal momento che si tratta di una caratteristica che non riguarda soltanto i criminali, la conoscenza della tipologia dei tatuaggi ha un grande valore sia per distinguere i tatuaggi che identificano i soggetti appartenenti alle organizzazioni criminali che per identificare la scala gerarchica all’interno dell’organizzazione criminale stessa.

Le organizzazioni di base che operano essenzialmente in Russia sono le cosiddette brigade, vale a dire, dei nuclei organizzati che utilizzano società, enti e persone che più o meno consapevolmente sono coinvolte in attività criminali. Ogni brigada, spesso divisa su base etnica, ha il controllo di una porzione di territorio o di un quartiere delle città di Mosca o di San Pietroburgo. Persone di origine moldava, cecena o azerbaigiana operano nelle città più importanti della Confederazione degli Stati Indipendenti.”

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