Vite da film

Premessa: questo e’ un post serio, e nasce da una provocazione che voglio lanciare.
Molti, nel web, per emergere dalla loro grigia routine, si costruiscono vite e storie irreali al solo scopo di interessare gli interlocutori. Un atteggiamento che negli anni della mia lunga frequentazione dei luoghi d’incontro virtuali ho visto tenere in modo ripetitivo, fino a rasentare il ridicolo.
Persone che conducono vite normalissime ma che, per il solo fatto che nessuno potra’ mai provare la loro menzogna, si creano passati da legionari, da avventurieri, da mercenari, e tutta una serie di figure e stereotipi che appartengono ad un mondo che non esiste. E se anche dovesse esistere, non sarebbe cosi’ palese e ricorrente come molti credono.
Queste personalita’ emergevano spessissimo anche nei miei clienti di una volta. Soprattutto durante i primi appuntamenti, quando la conoscenza era poca, e loro speravano che avrei creduto a qualsiasi cosa mi avessero raccontato. Piu’ di una volta, a cena ma anche nel letto, mi sono dovuta sorbire storie assurde. Non vi dico che noia dopo averne ascoltate a decine tutte piu’ o meno basate sullo stesso cliche’, ed oggi, lo stesso comportamento, lo noto in coloro che vengono chiamati “fenomeni da tastiera”.
A loro, quindi, e’ dedicata questa storia, che non e’ una fanta storia, ma la vera vita di un personaggio che, nell’immaginario dei russi di una certa generazione, e’ diventato leggenda. Non certo un eroe positivo, in quanto i suoi valori sono completamente distorti, un po’ come accade per l’italico Diabolik, ma che diversamente dal fumetto in calzamaglia nera e’ esistito veramente, e sulla cui vita potrebbe essere addirittura girato un film.
Ho cercato di ricostruire la storia come avrebbe fatto una cronista, avvalendomi di documentazione trovata in internet, di articoli letti su giornali russi del periodo, e di notizie ottenute da Irina, che ha vissuto per un certo tempo in Russia.
Negli anni ’90, in certi paesi, a causa del fallimento del Sistema, e di una perdita totale di valori e di sicurezze i giovani, accecati da un miraggio di benessere facile, spesso intraprendevano percorsi criminali per ottenere il piu’ possibile nel piu’ breve tempo possibile; pur sapendo che la loro vita si sarebbe bruciata velocemente.
Ma, a differenza dei fenomeni da tastiera di cui sopra, non avrebbero avuto ne’ il tempo ne’ la voglia di passare la loro breve esistenza gonfiandosi come dei tacchini in internet.

Aleksandr Solonik nasce nel 1960 nella citta’ russa di Kurgan, e fin da bambino mostra grande interesse per le arti marziali e le armi. Quando termina la scuola, e dopo il servizio militare, entra nella polizia, in un’unita’ speciale che viene utilizzata per missioni di sicurezza e di commando. Frequenta quindi il Gorkovskaja Institute, dove vengono istruiti i corpi speciali della milizia, distinguendosi per le sue capacita’ di lottatore, tuttavia dopo sei mesi viene espulso per ragioni poco chiare.

Tornato a Kurgan ottiene un posto di lavoro come becchino presso il cimitero. Si sposa, e sua moglie da’ alla luce una figlia. Poco dopo divorzia e si risposa con un’altra donna, con la quale ha un figlio.

Nel 1987 viene incriminato per lo stupro di quattro donne. Durante il processo arriva a minacciare di stupro anche il giudice, che e’una donna, qualora non gli conceda la liberta’. Viene condannato a 8 anni di Gulag. Il giorno della partenza per il Gulag, gli viene accordato il permesso di dire addio a sua moglie, ma nel corso di questo incontro riesce ad evadere saltando da una finestra posta al secondo piano.

Ma la latitanza dura poco. Dopo alcuni mesi viene fermato a 200 chilometri a nord di Kurgan ed arrestato. Questa volta, strettamente sorvegliato, per lui il Gulag e’ inevitabile.

Per il fatto di aver militato nell’esercito, e per la formazione ricevuta nella polizia, avrebbe diritto ad essere separato dai normali detenuti, ma per qualche ragione (probabilmente per il fatto che lo stupro e’ in Russia considerato reato infamante) viene messo tra la normale popolazione carceraria, e quando circola la voce che e’ un ex-poliziotto, viene condannato a morte da alcuni detenuti.

Dal momento che nel Gulag non esistono regole, Solonik gestisce la faccenda a modo suo e riesce, dopo uno scontro in cui e’ costretto a battersi con dodici persone dure e decise, ad uscirne vincitore. Questo episodio, cioe’ aver dato prova di non temere nessuno, gli fa guadagnare il rispetto degli altri detenuti.

Dopo due anni Solonik riesce nuovamente ad evadere. Torna a casa, ed entra in contatto con la Mafia russa, arruolandosi in un gruppo criminale locale.

Abilissimo nell’usare le armi, viene utilizzato prima come guardia del corpo, e poi come killer. Nel 1990 gli viene affidato il primo “contratto”: uccidere il leader di un’organizzazione rivale nella città Tjumen. Dopo questo colpo Solonik, con alcuni compagni di Kurgan, decide di andare a Mosca, dove ci sono molte occasioni per un killer qualificato come lui.

Nel 1992 uccide il boss Viktor Nikiforov e, 6 mesi dopo, un altro importante vor y zakone: Valeri Dlugatsj che, anche se e’ protetto da guardie del corpo, viene abbattuto in una discoteca affollata. Nel 1994 uccide Vladislav Vinner, che era diventato boss dopo la morte di Dlugatsj.

Sempre nel 1994 Solonik, avendo acquisito fama nell’ambiente malavitoso moscovita, tenta il giro dei locali notturni, cercando di estorcere denaro ai proprietari, ma entra in contrasto con Otari Kvantrishvili, uno dei piu’ potenti capimafia della Russia. Solonik deve quindi abbandonare il campo.

Ma Kvantrishvili viene ucciso, e si mormora che Solonik abbia ottenuto appoggio e sostegno dalla potente mafia cecena. A questo punto Solonik diventa famoso non solo nell’ambiente della criminalita’ organizzata, ma anche per le forze dell’ordine, e mentre con un compagno sta prendendo un drink in un mercato di Mosca, viene fermato dalla polizia.

I poliziotti non lo perquisiscono, e fanno un grave errore. Sotto la giacca Solonik nasconde un’arma automatica, e quando si trova nell’ufficio della polizia, decide di far fuoco. Colpisce quattro agenti uccidendone due, e corre fuori. Mentre scappa uccide altri due agenti, ma viene colpito da una pallottola e deve arrendersi. Lo ricoverano in chirurgia ed il proiettile viene rimosso.

Va di nuovo in carcere, questa volta a Mosca. Da detenuto studia le lingue straniere, fra cui l’italiano. Dopo un anno, il 5 luglio 1995, Solonik evade dal Centro di Detenzione n. 1 della citta’ di Mosca, probabilmente aiutato da una guardia carceraria, Sergej Menshikov.

Questa volta non ha nascondigli in Russia. Il suo nome ed il suo volto sono noti, ed e’ ricercato sia dalla polizia, sia dalla Mafia. Si rifugia quindi in Argentina, dove si sottopone alla plastica facciale. Qualche mese dopo, utilizzando un passaporto con una falsa identita’ ottenuto in precedenza dal consolato greco di Mosca, compare sulla scena mondana ateniese come un ricco georgiano di nome Vladimiros Kesov, cittadino greco, che ha affittato una villa nei sobborghi della capitale ellenica.

In Grecia Solonik mette su una sua organizzazione, diventando il capo del potentissimo gruppo criminale chiamato “Kurganskaya”, dal nome della sua citta’ natale. Questa cosca conta piu’ di cento affiliati e si occupa, oltre che di traffico di armi, di riciclaggio, di traffico di stupefacenti, e soprattutto di omicidi su commissione. Al Kurganskaya viene imputata la morte dell’ex agente del KGB Dimitry Naumov, avvenuta il 23 september 1996 mentre soggiornava presso l’Hotel Tverskaya, piu’ altri omicidi eccellenti avvenuti in Russia

L’organizzazione di Solonik acquista diverse ville nei dintorni di Atene. Tutto questo viene fatto in segreto, i media ed il governo russo non hanno alcun indizio di dove sia Solonik. Intanto cresce, fra la gente, la leggenda del superkiller che riesce a sfuggire alla legge ed alla malavita.

Sempre nel 1995 Solonik arriva a Roma. Alloggia prima all’hotel Hilton, poi al residence Fleming. Con lui c’e’ una donna che si fa chiamare Galina Kesova, ma il cui vero nome e’ Natalia Ilyna.

Nel settembre del ’95 i due ottengono il permesso di soggiorno per l’Italia fino al 2000. E’ proprio Natalia Ilyna che ottiene, sotto falso nome, la locazione dell’appartamento di via Gregorio VII, una zona residenziale di Roma vicino alla basilica di S. Pietro.

La vita che il boss russo, con la sua compagna, conduce e’ discreta ma brillante. Frequenta una delle palestre piu’ eleganti del centro di Roma, applicandosi in tutti gli sport, soprattuto nelle arti marziali e nella cultura fisica, e racconta, a chi lo frequenta occasionalmente, di trovarsi in Italia per riposarsi, e che i suoi affari nel campo della moda sono all’estero.

Durante il suo soggiorno a Roma Solonik si reca spesso in Grecia, mentre la Ilyna compie frequenti viaggi a Mosca. L’ultima volta che vengono visti nella capitale italiana e’ alla fine del 1996, quando Solonik decide di trascorrere le vacanze di Natale ad Atene, e la Ilyna invece parte per la capitale Russa.

Nel febbraio 1997 i giornali greci pubblicano la notizia del ritrovamento di un cadavere a 15 km da Atene. L’uomo e’ stato strangolato, e non ha documenti di identificazione su di se’, ma dopo la rilevazione delle impronte digitali la sua identità diventa chiara: e’ Aleksandr Solonik.

Nelle settimane successive al ritrovamento del corpo di Solonik, le autorita’ greche prendono d’assalto la villa, sede della sua organizzazione, e durante la perquisizione trovano le prove di un omicidio su commissione che Solonik stava preparando in Italia.

La mattina del 25 marzo 1997 gli uomini del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato italiana, dopo giorni di indagini e di appostamenti, fanno irruzione nell’appartamento di via Gregorio VII a Roma. In un vano segreto viene ritrovato un borsone contenente 2 kalashnikov, 3 mitragliette skorpion, 7 pistole (alcune munite di silenziatore e puntatore laser), 2500 proiettili, radioricetrasmittenti, pugnali, parrucche, e documenti falsi. Il proprietario di questo arsenale e’ Aleksandr Solonik,.

A maggio del ’97, vicino alla villa Ateniese del killer russo, viene casualmente ritrovato il corpo della sua amante in Grecia, Svetlana Kotova. La donna e’ stata brutalmente torturata, uccisa, ed il suo corpo, fatto a pezzi, nascosto dentro due valigie.

Svetlana Kotova e’ una concorrente di miss Russia nel 1996, anno in cui il concorso viene vinto da Alexandra Valeryievna Petrova, nata il 18 settembre 1980, e morta, crivellata da pallottole sparate da uno sconosciuto, il 17 settembre 2000, all’entrata del suo appartamento di Cheboksary, sua citta’ natale situata sul corso del fiume Volga. Insieme a lei muore anche il suo fidanzato, anch’egli autoritario gangster locale.

Il 30 Maggio 1997 la polizia olandese arresta Maxim K. nato in Kazachstan, Alekos A. nato ad Atene e Vladimir S. nato in Russia. I tre sono sospettati di essere membri di una gang della regione di Kurgan e di essere esecutori materiali di vari omicidi. Maxim K. viene estradato in Grecia come sospetto colpevole dell’omicidio di Solonik.

Gli inquirenti hanno accertato che, quando e’ stato ammazzato, Solonik era in procinto di tornare in Italia per assassinare una persona, ma a oltre 10 anni dai fatti nessuno ha ancora scoperto con certezza chi doveva morire, e quali fossero i reali affari in Italia del killer russo.

Indagini successive hanno fatto emergere il nome del boss Yuri Essine, arrestato in Trentino il 16 marzo 1997 dalla Polizia italiana insieme ad altri 13 membri della sua organizzazione, come probabile bersaglio, ma sicuramente qualche risposta in piu’ la potrebbe dare Natalia Ilyna, della quale sono state perse completamente le tracce. Forse ha cambiato nome e faccia, o forse ha fatto anche lei una brutta fine.

Solonik invece, secondo la leggenda, sarebbe ancora vivo e vegeto in qualche parte del mondo, ed il corpo ritrovato in Grecia non sarebbe stato il suo.

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8 Risposte to “Vite da film”

  1. Alex Says:

    La sintesi del tuo racconto è che nella vita uno guadagna ed ottiene in proporzione a quanto sa rischiare.

  2. Antonio Says:

    meglio così Chiara, non si sa mai che che certe persone (quelle che si gonfiano come tacchini) decidano un giorno di mettersi a circolare per strada armati di kalashnikov

  3. A-Woman A-Man Says:

    Ho letto solo la tua premessa.
    Il vivere in una perenne realtà immaginaria è uno dei problemi gravi del mondo.
    Qui si parte dalla sessualità ma si arriva ovunque, al manifestarsi più vario della vita.
    Ci sono soluzioni di eccellenza, semplici, efficaci, che migliorano radicalmente la qualità di vita. Si potrebbe parlare di tutt’altro, ad esempio una una VERA soluzione al problema dei rifiuti a Napoli. Richiedono che tu sia attivo, protagonista e non spettatore della tua vita. Che muovi le chiappe, che pensi ed a agisci con integrità. Richiedono un po’ di arbitrio e volontà. Se vuoi puoi.
    Non si fa.
    Si crea una soluzione complicata, si delega (in Italia siamo maestri in aspettative di interventi miracolosi alla padrepio, alla delega al salvatore, a santa tecnologia, che fra un po’ inventeranno pure il bottoncino tecnologico di VI generazione per avere un orgasmo senza sudare e senza muoversi, mentre si guarda la Juve o un porno in tivvì).
    Perché?
    Perché milioni di debosciati si sono tarpati le ali, si sono messi in una situazione del 10% di potenziale e immaginano, con fervida fantasia, che possano arrivare al 40% o al 50%.
    Rinunciano a vivere. A vivere all’80% o al 90%.
    Nell’eros cosa succede? Che le persone si masturbano la testa colle fantasie invece di realizzarle. Quindi projettano sta fuffa sugli altri, ti raccontano storielline patetiche. Esibiscono invece di essere. Si creano identità e realtà del tutto inesistenti, si trastullano col Manipura, con un potere fatto di parole.
    Capirai che potere, che fascino.
    Basta attendere che passi qualche tempo e sta finzione masturbatoria si sgretola come castelli di sabbia.

  4. michail tal Says:

    Buongiorno Chiara

    Forte il tuo racconto, avevo letto qualcosa su quel personaggio…interessante.

    Non centra, ma mi ricorda la storia di un personaggio molto amato in Russia:
    http://www.cinemavvenire.it/articoli.asp?IDartic=1747
    Ha recitato in Brother, ed è subito diventato un mito.
    Mi vengono anche in mente i racconti di mio nonno, che da camionista si fece tutte le repubbliche dell’ex urss…sui ceceni aveva la sua personale visione diciamo 🙂 …

    Nella voglia di evasione non c’è nulla di male, anzi, puo’ servire a conoscersi meglio. L’importante è non dimenticarsi chi siamo veramente.

    Io ad esempio conduco una vita molto tranquilla, ma quando leggo o guardo i miei adorati film mi catapulto in avventure pazzesche, che su di me hanno un effetto catartico.
    Adoro i Sopranos, ma non credo diventero’ mai un mafioso…:-)!!

    Oppure: quand’ero piccolo sognavo ingenuamente un futuro nei servizi segreti ( ahahha ) poi a 16 anni mi sono letto la notte della repubblica e qualche altro libro. Quando capii che lavorare in quelle agenzie non avrebbe significato passare da un casino’ all’altro e scopare donne splendide ma mettere bombe nelle piazze, ammazzare comunisti e spiare la gente per ricattarla cambiai subito idea.

    Il problema è quando il senso di inadeguatezza dilagante, che è il meccanismo sul quale è imperniata la nostra società, diventa una patologia invalidante per l’identità di un individuo. Al solito dipende dalle proprie risorse interiori.

    bye

  5. Chiara di Notte - Klára Says:

    Antonio said…
    meglio così Chiara, non si sa mai che che certe persone (quelle che si gonfiano come tacchini) decidano un giorno di mettersi a circolare per strada armati di kalashnikov

    Si’, hai ragione. Intanto alcuni circolano per il web muniti di letame da spargere. Ma quello puzza e basta.

    @ AWAM: Quoto TUTTO il tuo commento 🙂

  6. davide Says:

    Gentile Chiara,

    devo ammettere che la vita del grande bandito provoca sempre un certo fascino: tanti soldi facili e belle donne.

    In realtà si tratta di una vita maledetta, perchè devi sempre guardarti le spalle sia dai tuoi nemici, sia da quelli che si definiscono tuoi amici (pochi arrivano alla pensione in quel mondo).

    Forse è un bene che certa gente si sfoghi su internet millantando le cose più assurde, perchè magari commettono meno danni nel reale.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  7. picangi Says:

    Personaggio da film. Non è escluso che lo faranno. E’ comunque inquietante sapere che certe cose esistono veramente. Io sono un tipo tranquillo eppure ho conosciuto dei bei personaggi. Ma quello che mi fa morire adesso è l’agente segreto con la moglie Mistress e il Primo Ministro che fa lo gnorri. Viene il sospetto che certi killer siano dello Stato che li fa fuori quando vogliono essere un po’ troppo autonomi.

  8. HH Says:

    Cara Chiara,

    sarà sufficiente un giusto fra i ballisti, per salvare questo popolo dalle ire delle dure ragazze dell’est, cresciute a pane (diaccio), steppe e comunismo?
    Se sì, è certamente un mio amico d’infanzia: si fosse chiamato Elio, avrebbe scritto la canzone “Mio cugino”. A 25 anni lo incontrai d’estate in discoteca assieme a un terzo amico comune: ci raccontò della settimana passata a fare immersioni di profondità (sotto i 10 m, dove serve il brevetto di sub)… il che significa che al massimo si era messo maschera e boccaglio per tuffare la testa nell’acquario e guardare i pesci rossi da vicino.
    Insomma, avemmo gratis uno sketch che nemmeno a Zelig. Ora è un soddisfatto e bravo venditore di auto: un predestinato.

    Saluti,

    etrusco

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