La tredicesima fatica – Parte IV


Il talento e’ una dote innata, determinante per tracciare il solco, il confine che separa lo spazio in cui si muove una qualsiasi ragazza che abbia scelto di “arrotondare” affittando il suo corpo, da quello in cui agisce una devochka.

Alla prima e’ sufficiente essere disponibile, accordarsi sul prezzo, mettere da parte un po’ di pudore e fare sesso, in modo spesso approssimativo, usando solo il corpo. Per la seconda e’ un’arte che coinvolge assai di piu’, in cui la predisposizione, l’esperienza e, soprattutto, l’accettazione di un ruolo, in cui non siano presenti implicazioni di carattere morale, ma che viene inteso come strumento per esercitare un piccolo potere, sono caratteristiche essenziali per raggiungere il successo.

Non aveva scoperto subito di avere quel talento. Durante l’adolescenza era stata, anzi, assai refrattaria verso il genere maschile. I suoi occhi di ghiaccio erano allora davvero lo specchio della sua anima, che pareva non ricevere calore da alcuna emozione.

La sua convinzione di essere brutta e di non piacere, la bloccava nei rapporti con l’altro sesso, ed anche se tanti anni di ginnastica artistica e di danza le avevano formato un corpo armonioso, si considerava sempre troppo magra rispetto alle sue coetanee che, invece, gia’ “odoravano di donna”, ed ostentavano quelle forme rotonde e quegli sguardi maliziosi che tanto attiravano i ragazzi.

Ma alla fine anche il frutto piu’ acerbo matura, e quando questo avviene molte mani si protendono per coglierlo.

Il frutto era maturato nella gabbia di uno Zoo. Mentre si muoveva sinuosa al ritmo della musica, un Pigmalione, che parlava una lingua cinguettante, la noto’, la scelse come sua Galatea, e volle coglierla, facendole scoprire quel talento che lei non sapeva di possedere.

I momenti del gioco dovevano essere dosati; non c’era fretta, ogni parola doveva essere collocata al punto giusto. Lei sapeva bene che ogni uomo era diverso, unico, e quindi aveva i suoi punti deboli ed i suoi tempi. Colui che le stava di fronte aveva piu’ volte, con gli sguardi ed i discorsi, dimostrato di desiderarla, e le aveva rivelato cosi’ qual era il punto del bersaglio che lei doveva colpire per ottenere l’effetto che si prefiggeva. Ma non bastava. Quell’uomo doveva arrivare a bramarla oltre ogni limite, come mai aveva desiderato una donna prima.

“In una camera di un hotel potremmo passare la serata in modo assai piu’ piacevole… so di essere spudorata ma non mi va di tergiversare, ed il tempo, quando si sta bene insieme, passa troppo in fretta. Spero non ti secchi se prendo l’iniziativa… potremmo fare sesso… ne avrei una gran voglia.”

Era orgogliosa di come era riuscita ad imparare l’idioma del popolo con il quale condivideva parte del suo sangue, fino al punto di potersi esprimere in quel modo. La lingua italiana l’aveva masticata fin da bambina, aveva letto fumetti e libri, ed aveva imparato a scriverla correttamente. Poi, con il liceo bilingue, aveva rafforzato le solide basi, ma dopo gli anni passati in Italia la parlava ormai fluidamente, come se fosse stata da sempre la sua lingua madre, e se non avesse avuto quell’accento un po’ esotico, nessuno avrebbe potuto accorgersi delle sue reali origini.

Ma lui le conosceva le sue origini. Le conosceva bene, e conosceva anche gran parte della sua storia. Con lui si era confidata durante molti mesi di relazione virtuale, e fino a quella sera aveva creduto di conoscerlo intimamente, invece la sensazione avuta, nel momento in cui si erano incontrati, era stata diversa. Di fronte a lei c’era uno sconosciuto, una persona che non pareva quella con la quale si era intrattenuta e confidata in lunghe chiacchierate notturne.

Forse e’ tipico di quando una relazione si trasforma da virtuale in reale, forse la colpa era stata di quello sguardo, di quell’espressione che lui aveva nella quale lei poteva leggergli i desideri, e la bramosia per il suo corpo, piu’ che per la sua interiorita’.

Allora che lo materializzasse quel corpo, che immaginasse il momento in cui avrebbe potuto possederlo, che godesse nel sapere che lei sarebbe stata pronta a concedersi completamente, che pregustasse l’attimo in cui l’avrebbe potuta toccare, stringere, assaggiare, penetrare.

“Sapendo che te l’avrei proposto, mi sono preparata. Sono pronta per dar piacere e per riceverlo. Ho la pelle che e’ un velluto, e sotto il vestito sono completamente nuda… non ho neanche le mutandine… e dall’odore particolare che emano, e che riesco a sentire solo io, comprendo che la mia carica ormonale sta raggiungendo livelli tali che se facessi sesso mi scatenerei… sarebbe una cosa indimenticabile… mi conosco.”

Arrossendo sorrise, manifestando quella falsa vergogna che sempre manifestava quando recitava quella parte. Una parte che le riusciva molto bene. Stepan Stepanovich non diceva forse che, in fondo, Irina non era altro che una timida che ostentava sicurezza? Ed allora che quell’uomo che aveva di fronte potesse rendersi conto anche di questa sua personalita’: timida, vergognosa, dominata dai desideri, ma allo tempo stesso spudorata, disinibita, desiderosa di vivere un’avventura con lui, partner scelto per realizzare la sua fantasia.

“Mi piacerebbe realizzare con te la mia fantasia, stanotte. Sarei la tua amante, la tua schiava, decideresti tu, oppure faresti fare tutto a me. Non ti chiederei niente in cambio, solo il piacere reciproco… e sarebbe tanto… tanto come non puoi immaginare. Tu non sai dove potresti arrivare con una come me; se provassi ad abbandonarti all’immaginazione piu’ sfrenata sarebbe sempre poco… ed anche se ti spingessi con la fantasia oltre quel limite, ancora non basterebbe … tutta la notte… fino a domani mattina… sarei instancabile.”

Dentro di se’ sentiva di comportarsi da fetente, ma sapeva anche che, perche’ la prova desse un risultato, lui doveva cedere. Quindi doveva portarlo al limite estremo, e poi farlo scegliere.

“Ma in tal caso tutto si completerebbe in un’unica, lunga, intensa estasi. Una sola notte, poi non ci vedremmo piu’, mai piu’. Io sparirei, getterei la mia scheda telefonica, cambierei i miei indirizzi email e tu non dovresti piu’ cercarmi…”

Lui le domando’ cio’ che anche altri, nel passato quando sottoposti a quella prova, le avevano domandato: perche’ quella regola? Perche’ una notte e poi basta? Come mai era cosi’ tassativo per lei? Ed anche in queste domande si rivelo’ scontato.

Non aveva mai compreso perche’ molti uomini, ancor prima che il cavallo fosse stato loro donato, volessero guardargli in bocca. Pareva che quell’offerta, fatta in quel modo, non bastasse. Volevano di piu’, ma si attendevano cosa? Che lei s’innamorasse? Che iniziasse con loro una relazione? Sulla base di quali motivi? Per un po’ di tempo speso nel virtuale? Per una cenetta a lume di candela? Per un paio di occhi che le avevano radiografato persino l’utero?

Oppure per una notte di sesso sfrenato?

Per lei non era concepibile donare la sua anima a qualcuno sulla base di un’impostazione che non tenesse conto di un’aspetto che andasse oltre la fisicita’ dell’atto sessuale. Di cenette e di notti di sesso sfrenato ne aveva avute a centinaia; tante da non ricordare piu’ neppure le facce dei vari partner. Possibile che gli uomini fossero cosi’ poco concreti da dare importanza a queste banalita’?

E la complicita’, la fiducia, l’intensita’ dei sentimenti, l’empatia, erano tutte cose che sarebbero dovute arrivare dopo? E perche’ non prima? Perche’ il rapporto non avrebbe dovuto seguire un tragitto partendo da queste invece che da una scopata, per quanto bella e soddisfacente?

Questi pensieri li aveva ogni volta che proponeva “la tredicesima fatica” a qualcuno, e solo pochissimi, in tutti quegli anni, erano riusciti a sorprenderla al punto tale di farla innamorare.

“Sono le mie regole… e’ il mio modo per non innamorarmi, per non avere legami, per poter essere libera. Vorrei che tu mi comprendessi e che rispettassi questo mio desiderio. Non posso permettermi d’innamorarmi, non ora, non fino a quando non saranno raggiunti i miei obiettivi, che sono i miei di oggi, lo erano ieri e dovranno esserlo anche domani. Se scegli di avermi stanotte sara’ per una sola volta. Neanche pagando potrai piu’ incontrarmi.”

Lui le domando’ come faceva ad essere sicura che non sarebbe stata lei a non ricercarlo dopo quella notte, e fu a quel punto che si rese conto che anche quell’uomo, come molti altri prima di lui, aveva miseramente fallito nell’interpretare il suo discorso, e non aveva colto la sfumatura in esso contenuta, dimostrando di essere ormai distante anni luce da colui che aveva conosciuto nel virtuale.

Ancora una volta si trovava di fronte a chi, sopravvalutandosi, avrebbe accettato la sfida di farla innamorare, credendosi diverso, unico, insostituibile, quando sarebbe bastata una risposta molto semplice ma, lo capiva bene, difficile da dare in quel contesto, davanti al suo corpo invitante ed a quel tipo di proposte.

“So che non dovrei dirtelo, ed un po’ m’imbarazza, ma immaginarmi in una certa situazione con te rischia di farmi fare una figuraccia… credo che avro’ difficolta’ ad alzarmi da questa sedia. Sai… senza mutandine… ancora non lo sai, ma mi eccito molto… ehm… copiosamente.”

Lo manovrava come un burattino, ma sperava che le dicesse cio’ che lei avrebbe desiderato: “Oppure? Oppure, se non volessi far sesso con te, cosa accadrebbe? Se desiderassi di piu’ coltivare l’amicizia e continuare a vederti?”

Invece non lo disse. Disse solo: “Immagino la tua arte nel fare certe cose”. Allora fu lei a dirlo.

“Ma se vuoi possiamo anche passare diversamente la serata. Possiamo restare qui a parlare. Resteremmo amici, solo amici, e tu non mi avresti mai, neppure pagando.”

In una relazione virtuale e’ possibile scrivere fluidamente i propri pensieri. Le persone difficilmente dimostrano il proprio imbarazzo scrivendo su una tastiera. Finanche la balbuzie e’ inesistente in tale contesto, poiche’ anche chi ha tale difetto, in internet ha la stessa capacita’ dialettica di chi non ce l’ha; eppure, in certe situazioni, il mondo e’ pieno di gente che balbetta. Lui barbuglio’ un “Qu… quando devo decidere?”

“Devi decidere adesso, devo sapere se reprimere la voglia una volta per tutte, in tal caso andrei in bagno, mi ricomporrei, e tornerei qui fresca e pronta a concludere la serata in compagnia di “un amico”, oppure se coltivare la mia fantasia erotica e lasciarti assaggiare, dopo in camera, tutto il sapore del mio desiderio…”

Attese a quel punto che lui parlasse, ma gia’ conosceva la risposta e non mostro’ alcuna sorpresa quando lui disse “Allora scelgo di averti stanotte!”.

(Continua…)

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19 Risposte to “La tredicesima fatica – Parte IV”

  1. davide Says:

    Gentile Chiara,

    come ti ho detto più volte io non riesco a commentare un racconto che non sia già concluso. Ti confesso che come “maschio” provo sempre un po’ rabbia per il modo in cui ci descrivi: banali e facilmente prevedibili. Però poi provo a pensare a come mi sono spesso comportato io e devo riconoscere che potrei essere benissimo uno dei tanti personaggi maschili che hai descritto impietosamente.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  2. duval Says:

    “Sapendo che te l’avrei proposto, mi sono preparata. Sono pronta per dar piacere e per riceverlo. Ho la pelle che e’ un velluto, e sotto il vestito sono completamente nuda… non ho neanche le mutandine… e dall’odore particolare che emano, e che riesco a sentire solo io, comprendo che la mia carica ormonale sta raggiungendo livelli tali che se facessi sesso mi scatenerei… sarebbe una cosa indimenticabile… mi conosco.”

    “Mi piacerebbe realizzare con te la mia fantasia, stanotte. Sarei la tua amante, la tua schiava, decideresti tu, oppure faresti fare tutto a me. Non ti chiederei niente in cambio, solo il piacere reciproco… e sarebbe tanto… tanto come non puoi immaginare. Tu non sai dove potresti arrivare con una come me; se provassi ad abbandonarti all’immaginazione piu’ sfrenata sarebbe sempre poco… ed anche se ti spingessi con la fantasia oltre quel limite, ancora non basterebbe … tutta la notte… fino a domani mattina… sarei instancabile.”

    “So che non dovrei dirtelo, ed un po’ m’imbarazza, ma immaginarmi in una certa situazione con te rischia di farmi fare una figuraccia… credo che avro’ difficolta’ ad alzarmi da questa sedia. Sai… senza mutandine… ancora non lo sai, ma mi eccito molto… ehm… copiosamente.”

    Vabbé che i racconti sono, appunto, romanzati ma qui mi pare che tu stia esagerando.
    Credo che qualsiasi maschietto, anche il più coglione, a fronte di queste parole, esattamente queste, non potrebbe esimersi da:

    “Scusa, cara, siamo su candid camera?”
    “Tutta la notte? Instancabile? Più che una promessa mi pare una minaccia”
    “Prima di eiaculare copiosamente aspetta che vedo se c’è una sedia col sedile traforato”

    Ahi, ahi, ahi, signora Chiara, lei mi è caduta sull’uccello!

  3. Chiara di Notte - Klára Says:

    @ Duval: Credo che qualsiasi maschietto, anche il più coglione, a fronte di queste parole, esattamente queste, non potrebbe esimersi da:

    “Scusa, cara, siamo su candid camera?”

    Tu dici?
    Allora i casi sono due: sottovaluti quell’uomo incontrato da Irina, oppure sopravvaluti te.

    E’ chiaro (e plausibile) che, in un film di Dario Argento in cui lo spettatore conosce gia’ la minaccia annidata dietro l’angolo dove e’ nascosto il serial killer, dica: “cavolo, ma che ci va a fare quella stupida da sola in giro per la citta’di notte?”, ma tu sei lo spettatore e non il protagonista. Tu leggi ben sapendo le finalita’ di Irina e dici “a me non accadrebbe mai, mica sono cosi’ stupido… ne ho incontrate tante e nessuna si e’ comportata cosi'”.

    Ovvio!

    Innanzitutto credo che tu abbia incontrato molte donne nella loro veste di escort, ed anche le altre (quelle non escort) forse non avevano alcun motivo di giocare con te.

    Devi tenere conto che ogni donna che incontri e’ diversa. Ognuna e’ pazza a suo modo. Esattamente come lo e’ ogni uomo (non e’ su questo, forse, che si basano tante obiezioni che alcuni di voi mi fanno quando generalizzo?).

    Tu non ha incontrato la “Irina persona”, e se avessi incontrato la escort che lei era, forse avresti trovato una donna diversa, questo e’ vero.

    Ma posso dirti che nelle relazioni sue private, quando desiderava giocare (perche’ di gioco si trattava) si comportava in un modo assai insolito…

    D’altronde chi puo’ dire quale sia il comportamento consono che deve tenere una donna al suo primo appuntamento “devirtualizzato” in presenza di un “millantatore di personalita’” come il tizio del racconto?

    Certo se tu, prendessi come esempio quell’episodio per crearti un’immagine di una donna che lo faceva “ogni volta” che incontrava qualcuno, avresti un’immagine distorta, poiche’ (anche nel racconto si evince) era un gioco che faceva solo con coloro che la intrigavano, e con i quali, quindi, esisteva un motivo valido per sprecare tempo ed energie per metter in atto quel suo sadismo… perche’ in effetti si tratta di un atto sadico.

    “Tutta la notte? Instancabile? Più che una promessa mi pare una minaccia”

    Stepan Stepanovich a questa tua affermazione (benche’ avesse quasi venticinque anni meno di te) avrebbe detto: “chi ha attraversato il deserto ed ha tanta sete berrebbe un lago intero, ma dopo aver bevuto quanto necessario per lui, da quel momento in poi l’acqua diventa una tortura.”

    Vorrei non essere costretta a spiegarti il significato, ma posso dirti con estrema sicurezza che un po’ tutti gli uomini incontrati (sia da me, e forse anche da Irina), all’inizio avevano tanta sete da tuffarsi nel lago. All’inizio della serata, ancor prima di bere il primo sorso era cio’ che loro desideravano.

    Poi, alla fine, si accontentavano di un bicchiere, a volte neppure tanto grande.

    “Prima di eiaculare copiosamente aspetta che vedo se c’è una sedia col sedile traforato”

    Una donna puo’ avere le ghiandole del Bartolini, che producono il liquido lubrificante in maniera piu’ o meno copiosa. Queste sono nascoste sotto le grandi labbra e sbucano alla base delle piccole labbra, e se emettono il liquido a seguito di una forte eccitazione (che puo’ avvenire anche senza che ci sia la manipolazione diretta), e se la donna ha i suoi genitali esterni direttamente a contatto con un vestito di maglia leggero ed aderente, il risultato puo’ essere quello di trovarsi con una bell’alone umido visibile.

    Il fatto che tu, questo, non possa verificarlo mi impensierisce un po’, ma non mi creero’ un problema :-))

  4. duval Says:

    Quando risponderai una volta alla sostanza tralasciando la forma che ti permette ogni volta di controbattere?

    E’ evidente che non contesto minimamente la sostanza del comportamento di Irina, ma la forma, dai, così è inverosimile.

    Una devochka come Irina sa come arrapare il malcapitato dirimpettaio con poche e credibili parole, sguardi e labbra.

    Non credo che utilizzerebbe le frasi della tua protagonista, se non altro per non rischiare seriamente di compromettere l’esperimento.

    Riguardo alle ghiandole del Bartolini che ben conosco (ancora oggi, a seguito di Bartolinite, qualche scagnozzo incide l’ascesso deturpando una o entrambe le piccole labbra) chiederò solo questo:
    tu, Chiara, hai mai prodotto in luogo pubblico, a seguito di eccitazione mentale, una quantità di lubrificante sufficiente ad inumidire visibilmente la gonna?

    Se mi rispondi di si ti credo e rivedo il mio scetticismo.

  5. Chiara di Notte - Klára Says:

    duval said…
    Quando risponderai una volta alla sostanza tralasciando la forma che ti permette ogni volta di controbattere?

    Ok proviamo!

    E’ evidente che non contesto minimamente la sostanza del comportamento di Irina, ma la forma, dai, così è inverosimile.

    Non tanto. Se la conoscessi ti ricrederesti.
    Non credo di aver esagerato nel descrivere certi suoi comportamenti che, ovviamente, attua solo nel suo privato.

    Una devochka come Irina sa come arrapare il malcapitato dirimpettaio con poche e credibili parole, sguardi e labbra. Non credo che utilizzerebbe le frasi della tua protagonista, se non altro per non rischiare seriamente di compromettere l’esperimento.

    Vuoi dire le solite scontatissime occhiate oblique, oppure dirette, oppure abbassando le palpebre, oppure?
    E le labbra atteggiate a bacio, oppure inumidite con la punta della lingua, oppure?

    Suvvia Duval, mi parevi assai sgamato da non cadere in queste banali trappolone da escort di II livello. Se vuoi sapere come Irina arrapava i clienti, basta che pensi un attimo a Yolanda, ok? 🙂
    Ma in quel caso non era un cliente e la prova doveva servire ad uno scopo preciso. Il malcapitato gia’ conosceva Irina tramite chat e telefono e c’era gia’ confidenza fra i due… almeno quella sufficiente per far dire ad Irina quelle frasi che a te paiono inverosimili.

    Come sai, una devochka sa adeguarsi al personaggio che ha di fronte. Forse con te Irina avrebbe agito in altro modo, per esempio accavallando le gambe e mostrandoti i suoi piedi (oggettivamente belli) lentamente roteanti ma rilassati… con le due mani, e con un gesto del tutto naturale, avrebbe accarezzato una gamba, lentamente (risalendo) dalla caviglia, il polpaccio ed sarebbe arrivata al ginocchio. Quel gesto tu l’avresti seguito attentamente immaginando ogni minima curvatura di tutto il percorso. Poi ti avrebbe guardato negli occhi e ti avrebbe detto “Beh, che si fa?”… ed avrebbe sorriso.
    Ma sei certo che se anche avesse agito nel modo raccontato, tu avresti creduto ad una candid camera?
    Suvvia, tu sai gia’ la trama del film ed e’ facile gridare in anticipo chi e’ l’assassino. :-))

    tu, Chiara, hai mai prodotto in luogo pubblico, a seguito di eccitazione mentale, una quantità di lubrificante sufficiente ad inumidire visibilmente la gonna?
    Se mi rispondi di si ti credo e rivedo il mio scetticismo.

    Questa domanda rasenta un po’ il morboso, tratterebbe di me e non della protagonista della storia che tu impersonifichi con me, ma potrei non essere io.

    Pero’ ho detto che provavo a rispondere alla sostanza e quindi lo faro’ ma in tutto cio’ che diro’ non si parla di me, ok?

    Ebbene, dubito che una devochka possa produrre, con un cliente una quantita’ di liquido lubrificante tale da inumidire persino un cotton fioc, almeno fintanto non viene eccitata manualmente o oralmente.

    La frase di Irina sulla sua eccitazione che trasudava verteva quindi piu’ a stimolare l’immaginazione dell’uomo che aveva di fronte, proponendogli un’anteprima di cio’ che sarebbe accaduto dopo.

    Cio’ nonostante conosco chi, solo assistendo alla scena di un uomo ( che la intrigava) mentre faceva sesso con un’altra donna(anche lei che la intrigava), senza che nessuno la manipolasse, ha inumidito visibilmente le lenzuola.

    Puoi rivedere le tue convinzioni. 🙂

  6. Alex Says:

    Ma in tutti quei mesi di conoscenza e scambi di confidenze non aveva ancora imparato a conoscerla?
    Con le parole non si porta a letto nessuno, e dopo quelle di Irina, il filosofo non avrebbe dovuto accettare le proposte e rivedere l amicizia di qualcuno che aveva messo dei paletti, le amicizie non sono queste…..anche se lui la desiderava e lei provocava, però la storia è tua e aspetto la fine:-)

  7. Chiara di Notte - Klára Says:

    @ Alex: Ma in tutti quei mesi di conoscenza e scambi di confidenze non aveva ancora imparato a conoscerla?

    Cito dal post:

    http://chiara-di-notte.blogspot.com/2007/09/i-predatori-del-web.html

    Poche mi sfuggono, ho imparato come si fa; so come tentarle e farle sentire comprese e desiderate, le ascolto e insinuo subdolamente nella loro testa la mia presenza, come un porto sicuro, un confidente aperto e discreto, un uomo appassionato cui confidare tutto.. qualsiasi desiderio, pensiero proibito, pian piano tutto viene condiviso con me.(cut…)
    Le scelgo per il loro aspetto, ma faccio sì che loro non lo pensino; mi mostro disinteressato alla loro esteriorità e proiettato verso quello che pensano, nessuna invadenza in principio..

    E’ solo una spiegazione… l’unica che posso darti prima di concludere il racconto. 🙂

    Ma ce n’e’ un’altra…

  8. Alex Says:

    Chiara said:
    Ma ce n’e’ un’altra…

    Guarda che non è prerogativa della donna esser curiosa:-))

    Concordo con la citazione del Blog, ma una “scopata” vale l’amicizia?

  9. Chiara di Notte - Klára Says:

    Comunque non che “i predatori del web” siano solo di genere maschile… ci sono anche le ragazze:

    http://it.notizie.yahoo.com/agixml/20080511/twl-gb-si-sposa-18enne-dai-50-amanti-pro-e497199.html

    Beh, per le ragazze e’ piu’ facile, no? 🙂

  10. Devas Says:

    è che non è facile “ritrovarsi”…a volte non succede mai…

    comunque la storia, per me ovviamente, ha perso interesse…non ho idea di cosa può accadere dopo, ma pare tutto così scontato…

    la banalizzazione del rapporto, anche in questo caso…che ci sta eh!? (non è una critica)

    uffa, che tristezza…non mi riferisco a lei, o forse un pò si…anche a lei…

  11. Chiara di Notte - Klára Says:

    Devas said…
    non ho idea di cosa può accadere dopo, ma pare tutto così scontato…

    Interessante…

    Mi verrebbe quasi voglia di proseguire il racconto secondo le indicazioni che potreste darmi…

    Secondo te come immagini possa proseguire?

    a) lei finisce a letto con lui, e dopo una incredibile scopata tiene fede alla sua promessa di sparire nonostante si sia innamorata.
    b) i due escono dal ristorante per andare in hotel, ma lui scivola sul viscido, si rompe una gamba e finisce in ospedale.
    c) lui si ravvede, le chiede di scusarlo della sua banalita’, lei capisce che lui ha capito, e i due diventano amici intimi anche nel reale.
    d) lei si accorge di sbagliare a comportarsi in quel modo e gli confessa che lo sta ingannando. Lui si arrabbia moltissimo e se ne va.
    e) al momento di pagare il conto del ristorante lui s’accorge di non avere la carta di credito, e chiede a lei di saldare. Lei s’incazza e se ne va.
    f) altre possibili conclusioni.

    :-)))

  12. A-Woman A-Man Says:

    Birbaccia di una diavola… >:)
    Tu ti divertivi a sperimentare. Lo avrebbe dovuto fare anche lui, sovvertendo i ruoli.
    Putroppo molte persone sono più interessate alla carnazza che alla testa ed alla passione.
    Il tutto&subito non porta certo nei giardini del paradiso.

  13. Devas Says:

    lui si sente, finalmente, un coglione e non fanno un tubazzo.
    Lui a casa e lei pure…
    che tristezzaaaaaaaaaaa

  14. gatsby Says:

    Cara Chiara
    Mi sembra evidente che il signore è talmente mediocre da non meritare il dolce..
    Vedremo come finirà.
    Ma certi racconti sono interessanti più che altro per gli aspetti curiosi che sottendono.
    Sono contento che tu senta una sorta di affinità con Yolanda.
    Volevo tentare di dare un volto a Irina, ma doveva per forza essere qualcosa di sensazionale.
    E’ assolutamente perfetto quello che dici riguardo all’aspetto culturale… non sei pazza.
    Un cliente esigente capisce perfettamente la differenza..

    A Michail Tal, che si poneva la domanda, confermo che tra due persone intelligenti la finzione rappresenta qualcosa di stupido.
    Gli aggiungo che, per esperienza personale, le escort che si sono “donate” al meglio, sono quelle con cui si è instaurata una comunicazione ( anche sotto il profilo culturale) diversa dal solito schema ARRIVO-SCOPO-MI RIVESTO..
    Certo, le Yolande sono come i Panda, cosi’ come le Irine.
    Come certi clienti, del resto.. perchè non pensarlo.
    Ad ogni buon conto gli aggiungo che anche nella situazione più idilliaca la camera d’albergo non offre alcun tipo di risposta.
    Quelle le conserviamo dentro di noi aspettando l’occasione che le manifesti.

  15. Devas Says:

    vabbeh…
    a quando la quinta? eheheh

  16. michail tal Says:

    f)Lui le confessa di essere gay e la invita ad iscriversi all’ARCIGAY. Lei fa lo stesso e diventano una coppia di affiatati militanti, e vissero felici e contenti, ovviamente senza mai consumare.
    Un “Henry ti presento Sally” in salsa gay e ambientazione Nobu.

    f’) Lei lo sfida: mi avrai solo se mi batti a scacchi.
    Lui tronfio e maschilista accetta, sicuro di vincere.
    Ovviamente lei, dell’est, è nipote di Michail Tal da una parte e Mikhail Botvinnik dall’altra, nonche’ maestro internazionale.
    Nemmeno superata l’apertura lei gli fa un culo a strisce e lui con la coda fra le gambe deve tornarsene a casa, e fare da solo di fronte ad una tristissima birretta Heineken.

  17. michail tal Says:

    “Alla prima e’ sufficiente essere disponibile, accordarsi sul prezzo, METTERE DA PARTE UN PO’DI PUDORE e fare sesso, in modo spesso approssimativo, usando solo il corpo”

    Non voglio ASSOLUTAMENTE far polemica…
    ma qualcuno non mi aveva severamente bacchettato, dandomi del banale e poco originale sciovinista quando avevo annoverato, fra i requisiti di una ragazza/o che inizia questo lavoro, l’abbassamento della soglia del pudore?
    :-))

  18. Chiara di Notte - Klára Says:

    Non voglio ASSOLUTAMENTE far polemica…
    ma qualcuno non mi aveva severamente bacchettato, dandomi del banale e poco originale sciovinista quando avevo annoverato, fra i requisiti di una ragazza/o che inizia questo lavoro, l’abbassamento della soglia del pudore?

    Si puo’ abbassare solo cio’ che sta in alto.
    Quando sta gia’ a livello ZERO non credo si possa.

    Si puo’ lavare cio’ che e’ sporco, non cio’ che non lo e’.

    Una differenza fra una devochka ed una che VUOL ARROTONDARE ma non sara’ mai una devochka (ma solo una banale prostituta nonconvinta), e’ anche questa.

    Non vorrei apparire “strana”. So di muovermi su un terreno minato. Il senso del pudore italico, soprattutto maschile, e’ assai diverso da quello mio, da quello di mia madre e di mia nonna.

    A cosa serve il pudore (intendo nel sesso)? Che valore ha in termini concreti?
    Non ha nessuna funzione se non quella di frapporre degli ostacoli. Le persone amano circondarsi di fili spinati senza che ce ne sia motivo? Cavoli loro!

    Chi si crea il problema del pudore prostituendosi (e ce ne sono), sono quelle donne che credono di ESSERE RISPETTABILI e che (non facendolo sapere a nessuno) smarchettano in giro abbassando la soglia del loro pudore (cioe’ togliendosi un po’ di filo spinato)

    Ma qualcuna, per cio’ che fa, si sente sporca. Questo significa che PRIMA si sentiva pulita.

    Se questo e’ cio’ che avviene, allora quella donna non ha (e non avra’ mai) la testa per essere una devochka.

    Una devochka non puo’ sentirsi sporca perche’ NIENTE intorno a lei e’ sporco.

    Sai, in certi luoghi, che non sono ovviamente i forum degli italici puttanieri e delle donzelle che s’insozzano l’un l’altra, esiste una visione della prostituzione che e’ qualcosa di molto simile ad un “pensiero filosofico” e le devochki sono simili ad un “ordine” e per esserlo non basta che battano i viali o si stendano sul letto di un appartamento, devono imparare ad essere cortigiane, educate, colte, belle nel fisico e nella mente, abili nel sesso e nella conversazione.

    Sono donne destinate a personaggi molto in alto, come amanti, concubine. Qualcuna addirittura, quando speciale, come consorte. Delle moderne Etere che non hanno niente a che spartire con le “veline” di italica concezione, la piu’ erudita delle quali sa al massimo compilare una schedina del totocalcio.

    So che a qualcuno parra’ strano ma a volte mi sembra di essere Galileo che invita gli increduli a guardare i pianeti.

  19. michail tal Says:

    Buongiorno!

    A cosa serve il pudore (intendo nel sesso)? Che valore ha in termini concreti?
    Non ha nessuna funzione se non quella di frapporre degli ostacoli. Le persone amano circondarsi di fili spinati senza che ce ne sia motivo? Cavoli loro!

    Concordo.
    Solo noto che poni spesso l’accento sull’aspetto morale, sul concetto di rispettabilità e ipocrisia, che va benissimo, lo capisco.

    Io pero’ anche in quell’intervento per pudore intendevo timidezza, anche fisica, di stimolare e farsi sollecitare parti intime da sconosciuti. Cosa che tutto sommato puo’ essere imbarazzante anche per un uomo, ma per quel che ne so direi piu’ per una donna.
    Lo dico per riscontro personale. Persone poco predisposte al sesso per le ragioni piu disparate dovrebbero fare uno sforzo enorme per andare con uno sconosciuto. Per altri è come bersi un bicchier d’acqua. E la morale non centra nulla, mi sembra si tratti di una questione piu profonda. Questo tipo di ripulsa l’ho riscontrata piu spesso nelle donne che negli uomini. Almeno a stare ai loro discorsi.

    “Una devochka non puo’ sentirsi sporca perche’ NIENTE intorno a lei e’ sporco.”

    Ma il discorso del’attraversamento della melma? Poi se mi dici che nulla le resti attaccato ti credo, possibile se è molto forte nel carattere.

    “So che a qualcuno parra’ strano ma a volte mi sembra di essere Galileo che invita gli increduli a guardare i pianeti”

    Amica magiara, forse è per questo che ti faccio visita

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