La tredicesima fatica – Parte III


Con i clienti Irina recitava quella parte che loro volevano: calda, instancabile per il sesso, insaziabile di piacere, ma in realta’ quasi mai partecipava, e poco le interessava cio’ che avveniva dopo la consegna dei babki, poiche’ era quello i momento in cui lei raggiungeva l’orgasmo.

Ancora, dopo tanti anni, non riusciva a capacitarsi di come avevano fatto quegli uomini a crederle, a credere ai suoi orgasmi, quasi sempre finti, a credere alle parole d’ammirazione che aveva per loro, a credere a quel suo sorriso, una maschera che indossava e niente piu’.

Oppure, anche loro, recitavano una parte, una rappresentazione che si esauriva quando l’incontro terminava?

Eppure…

Eppure lei sapeva che non era cosi’. Troppi di quegli uomini tentavano di andare oltre il consueto rapporto con la devochka che lei era, e troppi le proponevano un rapporto esclusivo. Cio’ significava che la sua recita riusciva a dar loro l’impressione che tutta quella sensualita’ che emanava fosse reale, naturale, spontanea.

Trecento dollari a notte era il prezzo per avere Irina nel letto, ma con chi s’infatuava quel prezzo poteva anche triplicare; secondo le indicazioni di Vlada.

Vlada e Irina… rusalki dagli occhi di mare e di ghiaccio. Quanti anni erano passati…

Dai trecento dollari era arrivata ai tremila euro, ed ancora c’era chi era disposto a pagare il triplo.

“L’amore costa di piu’” diceva con l’aria ingenua di una bimba.

Ma quella sera non era li’ per i soldi. Aveva accettato quell’appuntamento al buio per soddisfare la sua curiosita’, ed in cambio aveva realizzato il sogno di lui: incontrarla.

Quella volta comprese quanta distanza esistesse fra reale e virtuale, e come certe persone fossero capaci di recitare ancor piu’ abilmente di quanto fosse stata capace Irina.

Nella relazione virtuale lui si era mostrato completamente diverso dall’individuo che quella sera aveva di fronte a quel tavolo, e la delusione non era dovuta tanto alla fisicita’ di quell’uomo, che per lei non era elemento determinante, quanto a quello sguardo attraverso il quale gli si leggevano tutti i pensieri che gli passavano per la mente.

Pensieri unti…

Cio’ non avrebbe rappresentato un problema se si fosse trattato di un cliente, e per un attimo ebbe voglia di dirgli “se mi vuoi questo e’ il mio prezzo”, ma poi volle sperare di aver sbagliato nell’aver giudicato troppo presto, e desidero’ concedergli un ultimo barlume di fiducia, proponendogli cio’ che lei chiamava “la tredicesima fatica”.

Si rese conto che il suo gioco era, per certi aspetti, una manifestazione di sadismo che esercitava nei confronti degli uomini, di tutti gli uomini, ma doveva sapere chi era sinceramente interessato a lei come donna, doveva capire chi fosse meritevole di penetrare anche nella sua interiorita’, in una relazione che fosse avulsa dal piacere carnale del sesso e da quel desiderio che, lei, sapeva benissimo di stimolare in chi le stava di fronte.

E per capirlo non avrebbe potuto essere ne’ tenera ne’ comprensiva, perche’ chi avesse superato quella prova l’avrebbe potuta avere completamente, senza limiti, in una dimensione in cui solo pochi avevano avuto accesso.

Lui le guardava il seno sempre piu’ insistentemente.

Se c’era una particolarita’ che le era sempre stata d’aiuto nel lavoro, ma che nella vita privata le creava non poco imbarazzo, era la conformazione particolare dei suoi capezzoli che, anche in condizione di massima rilassatezza e di non eccitazione, restavano comunque sempre turgidi e ben visibili, tanto che “bucavano” persino qualsiasi reggiseno

E quella sera non lo portava, il reggiseno, e neanche cercava di reprimere quei due piccoli “bottoni”, che sembravano voler scappare da quello stretto tubino di maglia; anzi faceva di tutto per mostrarli, in modo che gli occhi di lui, ad un certo punto, non avessero altro riferimento che “loro”.

“Mi stai guardando le tette? – gli disse con aria smaccatamente maliziosa – lo so… le ho piccole… anzi, lo sembrano in proporzione alla mia altezza… uso i reggiseno della terza misura… coppa “C”… cioe’, ehm, lo avrei dovuto usare…”

Sorrise nel modo in cui solo una devocka che avesse imparato i primi rudimenti del mestiere in qualche freddo Paese dell’Est avrebbe potuto fare. Un modo che aveva quasi sempre disarmato gli interlocutori maschili, e che aveva sperimentato ed affinato in tanti anni di “professione”.

Si vergogno’ un po’ di quel suo atteggiamento proteso ad ingannare quell’uomo. Sapeva che non era corretto cio’ che stava per fargli, ma anche lui non era stato molto onesto con lei. Dov’era finito il romantico sognatore con il quale si era intrattenuta fino ad ore tarde comunicando via messenger? Dov’era finito l’artista, il sagace inventore di battute imprevedibili, il conversatore interessante e sorprendente?

Era rimasto, forse, folgorato? Un colpo di fulmine tale da renderlo noiosamente prevedibile?

Quel suo sguardo di ammirazione mista a desiderio perverso avrebbe potuto essere, per ogni donna, motivo di grande soddisfazione, ma non per lei. Lei non riusciva ad accettare il fatto di essersi sbagliata sul conto di quell’uomo, ed era, soprattutto, per tale ragione che gli aveva voluto concedere quell’ulteriore possibilita’.

“Ti propongo un gioco – gli disse decisa ad andare fino in fondo – un gioco che penso rendera’ questa serata assai piu’ intrigante.”

Masliane glaza”, come se avesse compreso che la serata stava volgendo nella direzione da lui sperata, si fece piu’ attento, e per un attimo distolse lo sguardo da quei due frutti rotondi fasciati nel tubino, dei quali avrebbe bramato gustare il sapore, ma lei gli smorzo’ per un attimo l’appetito proseguendo.

“Anzi, piu’ che un gioco e’ una scelta che dovrai fare. Una scelta importante che riguardera’ il nostro rapporto futuro.”

Lui farfuglio’ qualcosa d’indefinibile che poteva essere interpretato come un “si’” e lei inizio’ a spiegare.

“Ascoltami con attenzione. E’ inutile che stiamo a girare intorno alla questione, tu sai che cosa faccio nella vita, e sai anche a che prezzo lo faccio. Se sono qui stasera con te, se ho accettato di devirtualizzarmi, e presentarmi a questo appuntamento, non e’ per i soldi, come tu sai, ma per un duplice motivo: amicizia e sesso. So che non disdegneresti nessuna delle due cose, ma…”

Prese fiato, piu’ per valutare la reazione di lui alla parola “sesso”, sulla quale aveva caricato l’accento della frase, sapendo quanto gli uomini non potessero restare indifferenti di fronte ad una proposta del genere.

Lei ben sapeva come quel suo atteggiamento cosi’ deciso, avrebbe stabilito fin da subito i ruoli in quel gioco. Ruoli che, come al solito, l’avrebbero vista nella posizione di chi distribuisce le carte… oppure di chi muove col bianco.

Ricordo’ parole antiche, davanti ad una scacchiera di ebano ed avorio.

Muoveva col bianco Stepan Stepanovich. Nella sua eterna partita a scacchi, poneva sempre le condizioni perche’ gli altri fossero costretti a reagire alle sue “mosse”. Lui decideva l’apertura e l’impostazione iniziale, e questo gli dava un gran vantaggio su chi sapeva a malapena quale fosse la disposizione dei pezzi sulla scacchiera.

“Nonostante certi uomini si atteggino ad abili conquistatori, e certe donne recitino il ruolo di seduttrici irresistibili, in realta’ tali comportamenti, e l’ostentazione di essi, rivela solo una profonda ed inguaribile timidezza, Irina.”

Occhi chiarissimi dal taglio orientale, gia’ a quei tempi contornati da un leggero rigo di kajal, assunsero una tonalita’ malinconica.

“Tu non sai cosa significhi vivere in mezzo a gente che ti disprezza perche’ non sei come loro, Stepan. Fin da bambina ho sempre cercato di essere la migliore per controbilanciare la mia solitudine e la mia inadeguatezza con la consapevolezza di poter fare a meno di chiunque… poi, alla fine, tutto si trasforma in troppa sicurezza ed ostentazione… e questo, in un processo irreversibile e perpetuo, non ha fa altro che aumentare la distanza fra me ed il mondo.”

“Tu colori l’esistenza di tinte forti, mia cara. C’e’ chi ti ama per questo; ama il tuo modo di essere donna e bambina, presuntuosa ed umile, sbruffona e timida allo stesso tempo. La tua timidezza sara’ sempre palese, non riuscirai a nasconderla. Nonostante il tentativo che farai per mascherarla, chiunque l’avra’ di fronte, evidente… esattamente come i tuoi capezzoli… matto!”

Ritorno’ al presente.

C’era una cosa che lei sapeva benissimo. L’aveva sempre saputa fin da quando Stepan le dava le prime lezioni di scacchi, di sesso e di vita: la sua sicurezza in fondo non era altro che un residuo di quella appartenuta ad Irina. Irina che non esisteva piu’… o che forse, ancora, sopravviveva dormiente in quale angolo remoto, e che a volte si risvegliava.

Prosegui’ col discorso.

“Ma… una cosa esclude l’altra.”

(Continua…)

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17 Risposte to “La tredicesima fatica – Parte III”

  1. Alex Says:

    ma proprio nel momento topico dovevi interrompere?:-)
    se vai avanti così quello muore:-)

  2. Chiara di Notte - Klára Says:

    se vai avanti così quello muore

    I maschietti hanno sempre fretta di concludere 🙂

  3. Alex Says:

    Chiara di Notte – Klára said…

    I maschietti hanno sempre fretta di concludere 🙂

    Dici? :-))

    Dipende chi si trovano davanti:D

  4. Devas Says:

    mi piace questo racconto.
    Lui è un rattuso…cavoli…ma come fa uno così a passare per una persona interessante nel virtuale?

    Devvy

  5. duval Says:

    …: amicizia e sesso. So che non disdegneresti nessuna delle due cose, ma…

    Amicizia, scelgo senza dubbio alcuno l’amicizia.
    L’amicizia è un diamante D/IF, il sesso è uno swarovski che, nella penombra, potrebbe a volte trarre superficialmente in inganno, ma poi alla luce …

    Questa sera poi, in particolare, la sola prospettiva di amicizia mi toglie l’unto dallo sguardo … pensa te … la sfiga: dopo tanto tempo mi hai concesso l’agognato incontro … quando? in un mercoledì per te, ma non per me, qualunque, … come avrei potuto declinare l’invito?

    Niente sesso, sollievo!
    Faccio ancora in tempo a correre a vedere il Milan, semifinale di champions!

    E se segna Kakà: ORGASMOOO !!!
    E mi resta la tua amicizia.
    Grazie per l’offerta.

  6. Dolce-Alexia Says:

    Oppure, anche loro, recitavano una parte, una rappresentazione che si esauriva quando l’incontro terminava?

    Recitano tutte due parti. Sai quante volte mi è successo che uno si presenta con un nome diverso da quello che ha. Racconta magari di se le cose che non siano vere e forse si comporta da quel personaggio che si era inventato. Un povero si comporta da ricco, uno sfigato da un mangiafemmine…e cosi via 😉
    La stessa cosa faccio anch’io, mi comporto da lolita, da pantera, da stronza… I ruoli sono cosi tanti che non me li ricordo tutti. :-))
    Fingere mica è facile! E’ una arte.
    E quasi la stessa cosa avevo scritto nel mio ultimo post.

  7. gatsby Says:

    Io sono sempre stupito quando si parla di finzione.
    Se esiste è evidentemente da ambo le parti.
    Ma trovo che in un incontro escortistico la finzione sia quasi ridicola.
    Due persone intelligenti non hanno bisogno di fingere nulla, non se ne avverte la necessità.
    Semmai, basta non mettersi in testa strane idee..
    Da come ne parlate mi sembra che il concetto di finzione voi lo associate al concetto di mediocrità.
    Forse, nella legge dei grandi numeri, la finzione è necessaria.
    Ma solo uno stupido puo’ credere che sia la regola.
    Una curiosità:
    “………..e questo,in un processo irreversibile, non fa altro che aumentare la distanza tra me e il mondo”.
    Bello, mi ricorda qualcosa.
    Ma io mi sono fermato in tempo.
    Puoi dire tu, Chiara, la stessa cosa?
    Credo che Irina vincerà alla fine la partita, come al solito….
    Cioè perderà ancora una volta nella partita che si estende oltre i delimitati confini della scacchiera.

  8. Devas Says:

    masliane glaza!

    :-))))))

  9. Chiara di Notte - Klára Says:

    Alex said…
    Dici? :-))
    Dipende chi si trovano davanti:D

    Dico… dico… :-))
    Ma lasciamo che Irina termini il suo racconto…

    Devas said…
    mi piace questo racconto.
    Lui è un rattuso…cavoli…ma come fa uno così a passare per una persona interessante nel virtuale?

    Cosa e’ un rattuso?
    Comunque di gente cosi’, che nel virtuale (ma puo’ avvenire anche durante i primi appuntamenti in cui le persone cercano di “vendersi”) spaccia doti non sostenibili nel reale, ce n’e’ tanta.
    Chiedi a Duval perche’ pagherebbe per “ascoltarmi” due ore 🙂

    duval said…
    Amicizia, scelgo senza dubbio alcuno l’amicizia.
    L’amicizia è un diamante D/IF, il sesso è uno swarovski che, nella penombra, potrebbe a volte trarre superficialmente in inganno, ma poi alla luce …

    Le piu’ belle storie nascono sempre quando esiste un substrato di amicizia. Poi il sesso verifica il tutto e spesso suggella la relazione anche dal punto di vista fisico oltre che cerebrale.
    Non so se sono strana oppure rientro nella norma, ma per me l’aspetto intellettivo (ed in questo includo l’empatia, la simpatia, la capacita’ di cogliere un sorriso, di rassicurare, di far sentire amore) e’ assai piu’ importante che tutto cio’ che riguarda la fisicita’.
    Mai accadrebbe che potrei legarmi ad un uomo (oppure ad una donna) solo perche’ con lui (o con lei) ho fatto sesso in modo strepitoso…
    Anche perche’, dopo l’orgasmo, resta il vuoto se manca tutto il resto.
    E’ pur vero che anche il contrario non va bene… ma ho visto terminare piu’ storie per mancanza di dialogo che per mancanza di sesso.
    Quindi mi trovi d’accordo.
    Ma gli uomini sono in grado di concepirlo e, soprattutto, sono in grado di superare la tredicesima fatica?
    Beh, se lo sono vuol dire che Irina e’ stata assai sfortunata nei suoi incontri extra lavoro. 🙂

    Dolce-Alexia said…
    Recitano tutte due parti. Sai quante volte mi è successo che uno si presenta con un nome diverso da quello che ha. Racconta magari di se le cose che non siano vere e forse si comporta da quel personaggio che si era inventato. Un povero si comporta da ricco, uno sfigato da un mangiafemmine…e cosi via 😉

    Irina lo sapeva bene, avendo valutato che la quasi totalita’ delle persone che incontrava (clienti e non), forse per far colpo su di lei, raccontavano storie assurde. Fra coloro che l’hanno corteggiata ci sono stati (dicevano loro) killer di professione, miliardari in incognito, hacker superesperti (tipo quelli che si vedono nei film), agenti segreti, vari “Indiana Jones”… alieni e mutanti, persino qualche X MAN! :-)))
    Una collezione variegata, non trovi?
    Tanto piu’ che, alla prova dei fatti, i killer professionisti non avrebbero saputo caricare un kalashnikov, gli agenti segreti non parlavano altra lingua se non il bergamasco, gli hacker usavano norton antivirus, ed i mutanti X MEN, invece di lanciare raggi laser dagli occhi, lanciavano alitate da svenimento…
    Insomma, una bella accozzaglia di figuri che siamo abituate ormai a veder scrivere anche nei vari immondezzai :-)))

    gatsby said…
    Io sono sempre stupito quando si parla di finzione.
    Se esiste è evidentemente da ambo le parti.
    Ma trovo che in un incontro escortistico la finzione sia quasi ridicola.

    E quale sarebbe invece la regola?
    La sincerita’ e la spontaneita’?
    Con OGNI CLIENTE????
    OGNI GIORNO???
    Maddaiii :-)))
    La maggior parte delle escort “belle” (e fra belle metto anche quelle che non sono bellissime ma hanno quella “marcia in piu'” che le fa essere desiderate da molti (vedi Yolanda), ha QUASI SICURAMENTE UNA STORIA PIU’ IMPORTANTE che, quando cessa di lavorare, vive nel privato.
    Credi forse che quando torna a casa pensi ai clienti della giornata e faccia l’inventario di chi l’ha saputa scopare meglio?
    Maddaiii :-))
    Pero’ se ti piace vivere nell’illusione fai pure. A me non da’ fastidio 🙂

  10. gatsby Says:

    Chiara..
    Interpretami meglio.
    Quando dico che non c’è bisogno di finzione, intendo che due persone intelligenti sanno perfettamente perchè si trovano lì e cosa stanno facendo.
    Non capisco cosa centri tutto questo con l’illusione che mi attribuisci.
    Per quanto concerne Yolanda… santo cielo, per fortuna che sei una donna.. Sei fin troppo esigente :-))))

  11. Chiara di Notte - Klára Says:

    gatsby said… Per quanto concerne Yolanda… santo cielo, per fortuna che sei una donna.. Sei fin troppo esigente

    In che senso?

    Vuoi dire che non condividi cio’ che ho detto?

    Forse mi sono spiegata male.

    Guarda che con Yolanda ho molte piu’ affinita’ di quanto pensi, e non intendevo criticarla; anzi, secondo me e’ forse la migliore devochka attualmente in Europa.

    Ovviamente non posso non riconoscere che esistono volti molto piu’ armoniosi del suo, ma qui e’ solo una questione di gusti e forse sono ad essere ipercritica.

    Ma lo sono anche nei confronti di me stessa. 🙂

  12. duval Says:

    Guarda che con Yolanda ho molte piu’ affinita’ di quanto pensi, e non intendevo criticarla; anzi, secondo me e’ forse la migliore devochka attualmente in Europa

    Ah … beh … meno male!
    Stavo per criticarti.
    Non so come sia oggi, anni fa a Francoforte, mmmmm …, una delle mie preferite (e non tramite agenzia).
    Se ti consideravi sullo stesso livello …
    diciottomila! (quanto era l’ultima?)

  13. Chiara di Notte - Klára Says:

    duval said… Se ti consideravi sullo stesso livello …

    Io non mi consideravo… questo lo facevano gli altri.

    Difficile, anzi impossibile giudicarmi con obiettivita’, ma pur essendo ipercritica, conoscendomi, il rischio sarebbe quello di ondeggiare fra la falsa modestia e dare sfogo alla vanita’ 🙂

    Potrei dirti che il normotipo potrebbe essere quello, ma, come tu m’insegni, non e’ solo la fisicita’ che diversifica una cortigiana da qualsiasi ragazza.

    Il talento naturale, la “sensualita’” innata, la cultura e l’esperienza hanno certamente un’importanza rilevante.

    Chi potra’ sorridere a questa mia affermazione, giudicandomi pazza perche’ ho scritto che la cultura e’ rilevante, forse non sa che da essa, poi, deriva l’approccio che la devochka ha verso il cliente e quindi, anche, nel servizio sessuale che gli offre.

    Chi ha potuto avere esperienze diverse con molte ragazze, se ha avuto modo di sperimentare un po’ di tutto, ha ben chiaro il concetto che esprimo. Per poter essere come Yolanda non basta dire “ecco da oggi mi faccio pagare per scopare”. Quello lo sanno fare tutte.

    Ci sono delle sottigliezze che non possono sfuggire al fruitore esigente e, da come tu (ma anche Gatsby) parlate di quella ragazza, capisco che quelle sottigliezze le abbiate individuate.

  14. michail tal Says:

    Gatsby:
    “Ma trovo che in un incontro escortistico la finzione sia quasi ridicola.
    Due persone intelligenti non hanno bisogno di fingere nulla, non se ne avverte la necessità.”

    Piuttosto interessante, credo di capire, e anche condividere quanto dice il seguace di Scott Fitzgerald.

    Quanta enfasi sulla menzogna.

    Credo che Gatsby intenda dire che il cliente consuma e la prostituta si offre dove entrambi sono consapevoli di scambiarsi un servizio, senza dover per forza recitare alcunche’. Non ci vedo nulla di strano.
    Comunque mi manca l’esperienza per poterlo dire.

    Ho accarezzato l’idea per un certo periodo, per curiosità, forse piu su me stesso che su un corpo altrui…ma per diversi motivi ho desistito.

    Daltronde ho trovato online delle risposte alle mie curiosità che difficilmente (tu lo confermi) avrei trovato in una camera d’albergo. Di questo ti ringrazio, tra l’altro.

    Gatsby:
    “Credo che Irina vincerà alla fine la partita, come al solito….
    Cioè perderà ancora una volta nella partita che si estende oltre i delimitati confini della scacchiera.

    Concordo. A Irina piace ESERCITARE POTERE. Direi che è un sentimento piuttosto diffuso 🙂
    Si mette nelle condizioni di provocare, perchè la gratifica, ma disprezza chi cede alla sua stessa provocazione. Si, direi che è un ambito piuttosto ristretto il suo. Piu’ che una scacchiera direi una casella, quella dietro l’arrocco.

    A questo punto del racconto direi che solo un idiota potrebbe rispondere: scelgo il sesso. Perlomeno se aveva capito, nel corteggimento virtuale, almeno il 5% della psicologia della sua interlocutrice.

    Non riesco a identificarmi con i personaggi maschili di questi racconti, peraltro ben scritti.
    (rinnovo i miei complimenti, per non essere cresciuta in italia scrivi veramente molto bene)

    Anch’io adoro la bellezza femminile, in particolare quella del viso, ma ad esempio non sono assolutamente ossessionato da quella del corpo, pur apprezzandola.

    Per ragioni di lavoro, ho spesso “la fortuna” di avere a che fare con donne piuttosto attraenti (non escort 🙂 ), che non disdegnano di mettersi in mostra stile irina, naturalmente per vendere qualcosa, oltre che sentirsi gratificate come femmine.

    Ebbene, probabilmente è per via della timidezza, ma piu’ una donna mi si presenta con le armi spianate e piu mi ritraggo, la sento distante e aggressiva, e ovviamente non mi metto a fissarle le curve, stile osteria. Per timidezza, per orgoglio, e perchè non è quello cio’ che piu mi interessa. Di immagini di corpi femminili siamo bombardati costantemente.

    Inoltre, e come me ce ne sono tanti, se trovo antipatica una donna dal punto di vista caratteriale non ci andrei a letto manco fosse lei a pagarmi.

    @Alexia: dici: “fingere è un’arte”.

    Se fossi veramnete te stessa, pensi che il cliente non apprezzerebbe?

  15. A-Woman A-Man Says:

    Mi piace questo racconto a puntate. Molto. Oggi però, merd di un temp k corr, non posso. :/

    A casa nostra (Coperta Corta) c’è qualcosa che mi ricorda molto il tuo pensiero.

  16. Devas Says:

    Cosa e’ un rattuso?

    beh… un fissatette 🙂

  17. Chiara di Notte - Klára Says:

    @ Michail Tal:

    Parto dalla fine, attendevo di pubblicare la IV parte prima di risponderti:

    A questo punto del racconto direi che solo un idiota potrebbe rispondere: scelgo il sesso. Perlomeno se aveva capito, nel corteggimento virtuale, almeno il 5% della psicologia della sua interlocutrice.

    Si vede che non l’aveva capito, e questo e’ stato il motivo per il quale non ha superato la prova. Come dici tu, in effetti, era un idiota che spacciava sagacia. Unmillantatore di personalita’. A lui non interessava minimamente della “persona Irina”, a lui interessava solo femmina (e non solo quella ma non anticipo nulla)che si celava dietro la tastiera. Una femmina che una volta emersa dalla virtualita’ lui ha giudicato ancor piu’ appetibile di quanto, in un primo momento, aveva creduto.

    Accade molto spesso che le persone che trasformano il virtuale in reale possano restare deluse, o l’una, o l’altra, o entrambe.

    Ebbene, probabilmente è per via della timidezza, ma piu’ una donna mi si presenta con le armi spianate e piu mi ritraggo, la sento distante e aggressiva, e ovviamente non mi metto a fissarle le curve, stile osteria.

    E’ un tipico atteggiamento “italico”, lo comprendo. Tieni pero’ conto che in certi luoghi, in certi sistemi, in certe situazioni, in certe culture, il sesso viene (o veniva) affrontato in un modo diverso, per esempio come gioco o come passatempo laddove non c’e’ (c’era) altro da fare, e non sono (non erano) infrequenti i casi in cui sia (fosse) la donna a prendere l’iniziativa. Forse qualcuno te lo potra’ confermare.

    Concordo. A Irina piace ESERCITARE POTERE. Direi che è un sentimento piuttosto diffuso 🙂
    Si mette nelle condizioni di provocare, perchè la gratifica, ma disprezza chi cede alla sua stessa provocazione.

    Concordo. Irina stessa lo ammette, ma tu interpreti questo nell’accezione piu’ negativa, quando invece l’esercizio di tale potere e’ atto estremamente sensuale, sia per una parte che per l’altra.

    Hai anche ragione sul fatto che Irina alla fine disprezzi coloro che sono talmente deboli da non resistere alle sue provocazioni esagerate. Forse e’ una sua perversione, ma credo che pochi/e abbiano trovato la formula giusta per legarla a loro. Formula che non e’ neppure quella del rifiuto, ma non saro’ io a rivelare i segreti di Irina 🙂

    Vorrei precisare una cosa che mi pare di non essere riuscita a far emergere nel racconto, e cioe’ che quello descritto non e’ (non era) il solo metodo usato da Irina per usare quel potere di cui parli. Ogni uomo e’ diverso e la capacita’ di una devochka, che rimane tale anche se non esercita piu’ come lo rimarrebbe una geisha, e’ quella di sapersi adeguare, modellandosi alle persone, ma restando fondamentalmente indipendente ed unica.

    Difficilmente Irina assumeva un atteggiamento rigido. Un vecchio racconto scritto in questo blog la descrive in una situazione in cui accetta, per soldi, di dire di se’ cose anche spiacevoli.

    La capacita’ di Irina e’ unica e cioe’ quella di saper attraversare un campo pieno di escrementi senza restarne contaminata.

    Piu’ che una scacchiera direi una casella, quella dietro l’arrocco.

    Anche se nata come pedone, Irina ha saputo percorrere il tragitto che, secondo chi l’ha conosciuta, l’ha portata ad essere promossa a regina, ma la sua posizione preferita e’ sempre stata quella del cavallo: al centro della scacchiera.

    L’arrocco, invece, ha dovuto eseguirlo solo nell’ultima parte della sua vita, per proteggersi. Comunque anche l’arrocco non ha quel significato negativo che tu vuoi attribuirgli.

    Ci sono momenti per arroccare e momenti per attaccare, ma Irina pare abbia concluso da tempo la sua partita a scacchi. 🙂

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