Archive for maggio 2008

Otakon e l’itagliano

30 maggio 2008
Il signor Bonaventura ha una fame da paura,
a sentir parlar forbito gli e’ venuto l’appetito.

Col computer si e’ connesso e non vuol passar per fesso,
dedicandosi a copiare cio’ che gli altri sanno fare.

Otakon, mi e’ stato riferito, da coloro che mi forniscono informazioni, e che mi aiutano a stilare il famoso dossier segreto sui pisquani, che hai una “coltura” incredibile. Si dice cosi’?
Forse non sai che resto sempre affascinata da chi sa dimostrare di essere superiore nel lessico e nella sapienza. Da quando ero bambina ho desiderato conoscere la Lingua di Dante come solo voi italici (soprattutto tu) conoscete, ma ahime, come ben sai, la mia origine magiara mi ha relegata al gutturalismo di una lingua per niente musicale, e priva di quell’elasticita’ che le permette di essere plasmata al pari dell’idioma che fu di Alessandro Manzoni.
Mi e’ stato inviato un estratto della tua produzione letteraria. E’ diffuso in tutto il web, e lo si trova su persino su Google. Se non ti spiace lo copio incollo anche qui sul mio blog.

Almeno l’itagliano… sallo! (by Otakon)

– Che fisico… Fai bidi bolding?
– Posso affliggere questi manifesti?
– Riposiamoci e diamoci una rifucilata.
– Tomba ha vinto lo slavo gigante.
– Ho il patè d’animo.
– Di fronte a queste cose rimango putrefatto.
– Noi due siamo proprio agli antilopi.
– Quando muoio mi faccio cromare.
– Ho un dolore in mezzo allo sterco.
– I raggi ultaviolenti.
– Anche l’ottico vuole la sua parte.
– Spezziamo un’arancia in suo favore.
– Spezziamo un braccio in favore della pace.
– Uniamo l’utero al dilettevole.
– Arrivano certe zampate di caldo.
– Piume di stronzo.
– Mi son dato la zuppa sui piedi.
– Ho studiato da solo: sono un’auto di latta.
– Sono animali che vivono solo allo stato ebraico
– Mi puoi disinnescare la segreteria telefonica?
– Soffro di vene vorticose.
– In farmacia: Puo’ darmi un “una tantum”?
– Sempre in farmacia: Vorrei una pomata contro l’Irpef.
– Arriva il treno, hai blaterato il biglietto?
– Come faccio a fare tutte queste cose simultaneamente? Dovrei avere il dono dell’obliquità!
– Un’onda anonima ha travolto i surfisti.
– Basta! Vi state coagulando contro di me!
– E’ nel mio carattere: quando qualcosa non va, io sodomizzo.
– Anche l’occhio va dalla sua parte…
– Non so a che santo riavvolgermi.
– Ho comprato un nuovo telefonino GPL
– Il cadavere presentava evidenti segni di decesso.
– Prima di operarmi mi fanno un’autopsia generale.
– Vorrei un pacco di cotone idraulico.
– Abbiamo mangiato la trota salmonellata.
– Vorrei un’aspirina in supposte effervescenti.
– Vorrei una maglia con il collo a volpino.
– Devo andare dall’otorinolalinguaiatra.
– Ho visitato palazzo degli infissi a Firenze.
– Se lo sapevo glielo divo!
– Usare il DDT fa diventare più grande il buco nell’Orzoro.
– Tu non sei proprio uno sterco di santo!
– Tu l’hai letto il fu Mattia Bazar?
– E’ andato a lavorare negli Evirati Arabi.
– Lo scontro ha causato 5 feriti e 10 confusi.
– A forza di andare di corpo mi sono quasi disintegrato.
– Mia nonna ha il morbo di Pakistan.
– Verrà in ufficio una stragista per il tirocinio.
– Sono momentaneamente in stand-bike.
– Che lingua si parla in Turchia? Il turchese.
– Davanti alla sua prepotenza resto illibato.
– Scendi il cane che lo piscio.
– C’è una peluria di operai.
– E’ inutile piangere sul latte macchiato
– Sono sempre io il cappio espiatorio.
– Mi sono fatto il Leasing al viso.
– C’era un fiuggi fiuggi generale.
– Sparavano all’impazzita.
– Non ci possiamo vedere, oggi sono obeso di lavoro.
– Bisogna accertare la trattoria del proiettile.
– Era un uomo ricco, molto facoltativo.
– Ho pagato un tot subito, il resto dilaniato nel tempo.
– No grazie sono a dieta, il medico mi ha sconsigliato gli idrocarburi.
– Sogno o son Destro?
– Scendi la bambina che la gioco.

Ed inoltre…

– Ultimo tum dell’America a Sattan Hussein: se si alleerà con Bill Aden l’esercito sgancerà i suoi Tomcruise sull’Iraq.

– Si combatte ancora nella striscia di Garza: gli ambientalisti islamici continuano a minacciare gli USA.

– Stilato un accordo di cooperazione economica tra l’Italia e gli Emigrati arabi.

– L’economia russa è in ripresa dopo la Pera storica.

– La vertenza delle ferrovie sembra essere su un binario morto: traffico in kilt. Per risolvere il problema sarebbe necessaria una legge ad effetto radioattivo. Durante la manifestazione dei ferrovieri la polizia ha usato gas saporiferi e diverse persone, sprovviste di maschera lacrimogena, sono finite in ospedale.

– Dato che alla mia televisione si è bruciato il tubo cattolico, sono corso a comprarne una nuova con lo schermo al plasmon e, già che c’ero, anche un’antenna paranoica. Ammetto che i programmi non sono il massimo ma non li disdico e confesso anche una certa propensità a seguire l’informazione tipo questa…

Ebbene, Otakon, che dire? Il tuo italiano e’ perfetto.
Purtroppo, ahime’, mi rendo conto che uno perfetto come te non possa essere interessato ad una piena di difetti come me. Pensa che ho persino problemi di vista…
No, no, niente di grave… da vicino ci vedo benissimo, e’ da lontano che sono lesbica! 🙂

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La fedelta’

30 maggio 2008

Mi piacerebbe scrivere di fedelta’, e mi piacerebbe scriverne in modo non scontato. Ma non credo che cio’ sia possibile. Non credo di esserne capace.

Se si parla di fedelta’ immediatamente penso a quella classica, banale per il partner (o per la partner), ma ci sono tanti tipi di fedelta’. C’e’ quella che riguarda le piccole cose, come la fedelta’ per una squadra di calcio, e quella che riguarda grandi ideali che vanno oltre il singolo individuo, e che trascende il senso del tempo e dello spazio, addentrandosi nei sentieri che conducono all’anima, come la fedelta’ ad un Dio.

Se iniziassi a parlare di quest’ultima ho come l’impressione che m’aggroviglierei in un discorso talmente complicato che rischierei di fare una pessima figura e, sicuramente, non ne farei una migliore se iniziassi a parlare di fede calcistica, della quale non mi sono mai interessata se non in quei termini necessari per prendere in giro un po’ quella tipica figura maschile con la quale, spesso, entro in contrasto.

Per cui ritornerei al punto iniziale e mi limiterei, a parlare di quella fedelta’ che piu’ da vicino ci riguarda: quella fra partner. Ed inevitabilmente, ve lo dicevo, si cade nel banale! 🙂

Ma, a parte tutto, cosa significa fedelta’? Non voglio dire il significato che si trova sul vocabolario o su Wikipedia, intendo il significato vero, quello intimo, quello che ciascuno/a di noi ha dentro di se’.

Banalmente potrei dire che essa ha un significato diverso per ogni persona esistente su questo pianeta, ma sara’ vero? Non ho questa certezza. Discutendone con molte sorelle, amiche, e conoscenti, ho potuto individuare, fra di noi, una certa assonanza di idee e, nel corso di mie relazioni con uomini vari, clienti, amici, o partner, ho potuto notare un’identita’ di vedute sottile che li univa riguardo a questo argomento.

Per cio’ mi ero fatta l’idea che la fedelta’ fosse percepita in modo diverso dagli uomini e dalle donne, ma adesso, ed alla luce di nuove e piu’ mature esperienze, posso dire che ho dei dubbi su quanto, per molti anni, avevo radicato nelle mie opinioni.

Una cosa che salta all’occhio, nei banali discorsi che riguardano la fedelta’, e’ che l’uomo avrebbe le sue ragioni per essere meno fedele di quanto debba esserlo la donna. Molti hanno cercato di convincermi di questo, mettendo l’accento sulla natura fortemente monogamica dell’essere umano, e per il fatto che la femmina avrebbe necessita’ di un lungo periodo di gestazione, mentre il maschio, nel frattempo, potrebbe inseminare altre femmine ma, permettetemi, questa mi pare la motivazione di comodo di chi vive la sua vita in costante fregola, e non gradisce vedere estranei entrare nel suo orticello privato a scombussolare il suo stile di vita. Una motivazione da bonobo.

Da centinaia di migliaia d’anni non siamo piu’ primati (se mai lo siamo stati), ed il ricondurre oggi l’essere umano al solo pene ed alla sola vagina, mi pare un pesante insulto nei confronti della Natura che tanto si e’ prodigata perche’ ci evolvessimo fino al punto di prendere coscienza dei valori, delle emozioni, e dei sentimenti. Aspetti immateriali, certo, ma molto piu’ appaganti di un banale coito con conseguente orgasmo.

E poi, alcune culture piu’ primitive non fanno della fedelta’ un valore assoluto come, del resto, non ne fanno un valore assoluto neppure quei movimenti che nelle societa’ piu’ avanzate lottano per una reale liberta’ sessuale avulsa da legami monogamici. Quindi non si tratta neppure una questione che riguarda l’evoluzione del sociale.

C’e’ qualcosa d’altro… qualcosa che mi sfugge, e che non riesco ad inquadrare.

Quali sono i motivi che ci portano ad essere fedeli? Perche’ fedelta’, quando fedelta’, come fedelta’? Cosa s’intende per fedelta’? A chi serve? A me? A te? A chi la offre? A chi la riceve? A chi la pretende? A chi la impone?

Troppe sono le domande, banali come sempre, e banalmente ciascuno/a dara’ la sua risposta tutta personale, e consequenziale alla sua condizione nel reale. Pero’ mi parrebbe di aver ciurlato nel manico se, a questo punto, non esprimessi la mia visione sincera.

Cos’e’ per me, quindi, la fedelta’?

E’ estrema coerenza…
E’ equilibrio ed ordine interiore…
E’ prova di coraggio…
E’ amore per me stessa…

Si’, la fedelta’ e’ il regalo che faccio a me stessa quando amo qualcuno, ed e’ qualcosa che non pretenderei mai, perche’ niente mi e’ dovuto.

Sto facendo progressi

28 maggio 2008

C’e’ stata una volta in cui la mia identita’ di escort e’ stata scoperta. E’ stata l’unica volta in cui ho mentito, cercando di negare l’evidenza dei fatti, ma avevo le mie buone ragioni. Adesso vi racconto.

Quando ho iniziato a scrivere nei vari luoghi d’incontro virtuali, nel 2000, mi piaceva quel modo nuovo di fare pubbliche relazioni utilizzando i forum per stabilire un certo tipo di rapporto con i possibili clienti. Usavo quindi un nickname che era riconducibile a me, ed il mio atteggiamento era quello di chi mi conosceva come escort: gattina, dolce, carina, educata… sempre disponibile 🙂

Allo stesso tempo ero, pero’, anche la misteriosa e algida Chiara di Notte, ed usavo questo nick per poter dire liberamente le cose senza dover temere fastidiose ritorsioni, o piccole rappresaglie da parte di quelle persone iscritte ai forum che avrebbero potuto rispecchiarsi nelle figure maschili che descrivevo nei miei post.

A quei tempi, ahime’, non avevo ben chiara questa strana psicologia maschile (tutta italica) per la quale risultano essere piu’ interessanti, ed attirano maggiore attenzione (anche sessuale), le cosiddette “bisbetiche da domare”, per cui, sapendo di essere notoriamente antipatica, temevo che se si fosse scoperto che dietro alla dolce ed arrendevole escort “taldeitali” si celava questo animalaccio malefico, alcuni clienti si sarebbero allontanati, causandomi un certo danno economico.

Oltre che ignara di questo strano aspetto della psicologia maschile ero anche molto ingenua dal punto di vista informatico. Cosi’ accadeva spesso che mi collegassi al forum con entrambi i nickname utilizzando la medesima connessione, ed ovviamente lasciavo tracce della mia duplice identita’ virtuale all’amministratore del forum.

Purtroppo, quell’amministratore, essendo tanto giovane e pieno di quella piccola boria che hanno tutti coloro che credono di gestire qualcosa, non ebbe un’etica ineccepibile, ed al primo screzio che ebbi con lui (voi conoscete il mio caratterino), non si ritenne dal divulgare che la famigerata Chiara di Notte era niente meno che la escort “taldeitali”.

Mi ricordo di essermi arrampicata sugli specchi non poco, quella volta, perche’ non fosse palese chi ero. “Non sono io – gridavo – siamo solo amiche e ci connettiamo dallo stesso PC, e blablabla…”, ma niente da fare, ormai ero stata sgamata e la mia vera identita’ di escort era nota.

Uff… fu un bel guaio anzicheno’, perche’ (come al solito) fui bannata. Quindi presi la decisione di non scrivere piu’ con il nick Chiara di Notte.

Nel frattempo, sopraggiunsero anche i fatti che mi avrebbero portata poi a ritirarmi dall’attivita’, per cui sparii dalla circolazione per un po’ di tempo, restando in contatto solo con coloro che ritenevo gli amici piu’ fidati. Gli stessi che ancor oggi mantengono un rispettoso silenzio sul nome che usavo, e sul mio reale aspetto fisico.

C’e’ stata poi una lunga parentesi di molti mesi, in cui di Chiara di Notte si parlava solo perche’ alcuni la ricordavano come una gran rompicoglioni, ma attivamente non era presente, anche se ogni tanto le capitava di leggere cio’ che i pisquani scrivevano di lei.

Poi arrivo’ il sig. Zwallyz che, essendo venuto a conoscenza di questo “mitico” personaggio del web, decise di appropriarsi del nick per scrivere (facendosi credere me) in quello che nel 2005 era considerato il forum a piu’ larga diffusione che trattasse l’argomento escort.

Oggi quel forum e’ diventato un vero e proprio letamaio, pieno di psicotici, e di sfigati cronici senza speranza, buoni solo come materiale di studio per chi e’ dedito all’analisi dei rifiuti organici, ma nel 2005 non era male, e decisi di iscrivermi piu’ per riappropriarmi della mia identita’ virtuale (e dare una lezione all’idiota che aveva osato rubarmela) che per cercare interlocutori dei quali, onestamente, ne avevo “una gonfia”.

Il mio proposito era che sarei uscita, e tornata nel mio limbo, allorquando avessi rivelato a tutti che, chi scriveva con il mio nick, non ero io ma un testa di cazzo qualsiasi che aveva la fregola di esser donna.

E’ risaputo che, nei forum frequentati da uomini, le donne vengono considerate molto, se non altro perche’ rappresentano il principale oggetto di desiderio, e vengono quindi corteggiate nella speranza di un incontro che possa condurre ad una scopata gratis.

Un vero miraggio i frequentatori di questo tipo di forum!

Chi e’una nullita’ nella vita reale spesso non disdegna di assumere un’identita’ femminile al fine di ricevere attenzioni e coccole. Ed il sig. Zwallyz (povero piccolo) aveva tanto bisogno di essere considerato, in quanto nessuno se lo sarebbe “inculato” altrimenti, ed al posto delle coccole avrebbe ricevuto, come al suo solito, indifferenza.

Bisogna dire che utilizzare il mio nick fu per lui un colpo di genio, ed anche il suo periodo di maggior fama. Ma ahime’, la soddisfazione di essere considerato un grande personaggio duro’ pochissimo: solo lo spazio di un thread, perche’ poi arrivai io a reclamare cio’ che, giustamente, mi era dovuto.

Lo dico sempre, anzi l’ho anche scritto QUI: “nessuno dovrebbe scrivere il mio nome, perche’ il solo farlo ha il potere di evocarmi. Esso e’ un sortilegio. Per alcuni e’ una maledizione, per molti una disperazione.”

E per Zwallyz lo fu. Deve essere stato assai duro per lui perche’ dovette tornarsene alla sua insulsa esistenza, dopo essersi dissetato al calice della gloria, ma credo che oggi avra’ un brivido di piacere nel sentirsi citato nel mio post. 🙂

Nonostante lo svolgimento dei fatti fosse chiaro per molti, per alcuni pisquani del forum letamaio, quelli tipicamente piu’ adatti a sopravvivere in quel luogo, in quanto piu’ presdisposti a nutrirsi, per osmosi, del liquame in cui erano immersi, e quindi dotati di materia cerebrale conseguenziale, io sono rimasta “Zwallyz” per un lungo periodo.

E questo per me era, obiettivamente, fastidioso!

Lo avete mai visto Zwallyz? Ecco, se per caso avrete occasione di vederlo, magari in una delle tante foto che Otakon posta in EF, anche se dubito fortemente che Otakon posti foto di Zwallyz, comprenderete il motivo del mio fastidio… e se avete dei bimbi teneteli lontani dal PC in quel momento, perche’ potrebbero restarne sconvolti. 🙂

Comunque, dopo un po’ di tempo e tanti sforzi, sono riuscita a far capire che non ero Zwallyz.

Se non che, dato che per alcune persone pare sia impossibile l’esistenza di una donna pensante, dopo Zwallyz hanno iniziato ad affibbiarmi ogni identita’ possibile, dalla A alla W (poiche’ la Z l’avevano gia’ usata). Non staro’ qui a fare l’elenco di tutti coloro che avrei dovuto essere, ma la caratteristica che mi attribuivano, e che era indispensabile, era che fossi UOMO!

Pero’, dopo essere stata Zwallyz, qualsiasi uomo collegato col mio nick ha rappresentato, per me e per la mia immagine un notevole miglioramento. Quindi posso ritenermi soddisfatta.

Fino all’apoteosi, e cioe’ quando mi hanno attribuito l’identita’ di Brummel che, pur essendo oggettivamente bruttino, e’ comunque persona i cui neuroni, in confronto a quelli di molti che scrivono sui nel liquame, e dei quali ogni giorno siamo costretti a calpestare le feci prodotte dai loro cervelli, almeno funzionano.

Da un cereboleso con evidenti problemi di personalita’ ed una latente omosessualita’ come Zwallyz, ad un tipo, un po’ anonimo come aspetto, quasi insignificante, ma dotato di capacita’ ragionativa, il progresso e’ notevole.

Credo che dopo decine di tentativi andati a vuoto, certi imbecilli credano che nello sparare a caso comunque riescano, prima o poi, a colpire il bersaglio, ma in realta’ stanno solo dandosi mazzate fragorose sui loro testicoli, che poi sono anche gli organi con i quali pensano. Per cui, dopo aver esaurito tutti gli uomini disponibili, ultimamente si sta facendo strada l’ipotesi che, invece di un uomo, io possa essere una donna…

Ma va? Ma che perspicacia! Arrivare a cio’ che tutti sapevano nel 2000 con ben 8 anni di ritardo. Un record d’imbecillita’!

A me sono state quindi “attribuite” Virginia, Bouche, Manuela75, Alexia, LadyCleo… ultimamente Lucenera e (forse, dico forse) persino Sciamanta.

Ormai si naviga a vista, senza strumenti. C’e’ una donna all’orizzonte? Eccola! E’ Lei! La famigerata Chiaradinotte! Mi vedono dappertutto!

Oggi leggo che esiste una nuova “versione”. L’ultima trovata di tale Otakon, colui che dice di saper tutto me e’ solo un povero malato di mente… o una povera malata di mente. Come Giumbolo. Lo/la ricordate? Dicono che Giumbolo fosse in realta’ una donna, una ragazza che, stranamente, pur essendo stata presente nell’immondezzaio come e piu’ delle altre, non e’ mai stata “attribuita” a me e non e’ mai stata ne’ citata, ne’ insultata, ne’ sputtanata da coloro che scrivono nei blog in cui si postano foto e dati personali. Strano vero? 🙂

Soprattutto perche’ su di lei ce ne sarebbero state di cose da dire… 🙂

Comunque “questo” Otakon afferma (ovviamente imbeccato/a da altri squallidi personaggi dei quali molti intuiscono i nomi) che io sarei la bionda ritratta nella foto nel thread QUI

Beh, non male… aver iniziato la “carriera” come “morte-in-vacanza-zwallyz”, ed essere arrivata alla “bionda-con-occhi-di-cielo” mi pare un percorso strepitoso. E tutto senza l’aiuto del chirurgo. Una mutazione di sesso e di forme che ha del miracoloso.

Ed anche di cervello, poiche’ pare che la bionda ritratta ne sia alquanto provvista. 🙂

Ti saluto, Zarina, e non prendertela se adesso sei tu nell’occhio del ciclone. Capita a molti/e, prima o poi, di essere nominati/e come “la chiaradinotte dell’anno”. Accade soprattutto alle persone che pensano. Adesso sei tu, ma durera’ poco. Prima o poi si accorgeranno che, ancora e come sempre, stanno annaspando nell’acqua.

Work in progress

27 maggio 2008

• Quel giorno…
• Il Guinzaglio
• L’incidente
• Il canto delle Sirene
• Pomeriggio ungherese
• Storia di Ileana
• Lo Psicanalista
• Storia di Vlada

Fogli sparsi dappertutto. Devo decidermi a dar loro un po’ d’ordine. Sono sempre la solita, riesco a mettere “in cantiere” piu’ cose in contemporanea, e a non terminarne neppure una.

Fortunatamente, questo tipo d’atteggiamento, ce l’ho solo nei confronti di quello che scrivo, e non ha riscontro negli altri aspetti che riguardano la mia vita. Soprattutto in quella sentimentale.
Vi immaginate cosa accadrebbe se facessi altrettanto con i partner? No, no, non fa parte del mio carattere avere piu’ “storie” contemporaneamente. Troppo faticoso, troppo stressante. Troppo deprimente. Si’ perche’ avere piu’ partner che sono ignari l’uno dell’altro non rende felici, anzi crea problematiche che si acutizzano sempre di piu, e che a lungo andare diventano irrisolvibili.

Una volta mi e’ capitato (l’unica ed ultima volta), e sono andata quasi in depressione… ma si puo’?
Non sapevo piu’ come muovermi. Dovevo mentire all’uno e all’altro, trovare scuse, correre di qua e di la’ come una matta. Alla fine non riuscivo piu’ a godermi ne’ un rapporto nell’altro, per cui presi una decisione risolutiva: la migliore per me. Chiusi entrambe le storie, e proseguii il mio viaggio libera da patemi e da condizionamenti.

Da quella volta non ho mai piu’ intrapreso relazioni ambigue. Almeno non relazioni in cui i partner fossero ignari della presenza di altre possibili storie, ed in cui ci fosse la necessita’ di creare un mondo di menzogne.
Infatti, nel caso di un accordo preciso e di una vera complicita’ che contempla la massima chiarezza e sincerita’, una relazione doppia (magari con due partner di sesso opposto) e’ possibile ed assai stimolante, non credete?

Comunque… uffi, sto andando fuori tema… di cosa parlavamo? Ah si’, dei tanti raccontini che ho iniziato a scrivere, e che sono li’ in attesa di essere completati. Magari potrei chiedere un consiglio a voi su quali possano essere quelli che meritano di essere portati avanti prima degli altri. Ecco si’, questa mi pare un’ottima idea.

Allora… ce n’e’ uno intitolato “Quel giorno…” che racconta, in modo assai discreto, i motivi e gli accadimenti che hanno portato, una certa escort, a prendere la decisione di ritirarsi. Ovviamente, per non ledere la privacy di questa persona, dovrei andarci cauta. Beh… vedremo.

Poi ci sarebbe “Il guinzaglio”, che sarebbe il secondo episodio con protagonista Ficus Beniamina, ed ambientato nella famosa stanza 311. Insomma, qualcosa di estremamente sado maso, duro, spregiudicato… quasi horror. Una specie di quanto gia’ avvenuto nell’episodio “La pioggia dorata” 🙂

“L’incidente”, invece, e’ un racconto molto triste in cui si narra di una donna molto bella, colta e ricca che vede gli altri come inferiori, e si bea della sua condizione privilegiata. Avendo la possibilita’ di poter scegliere qualsiasi partner, tratta coloro che vengono attratti da lei come oggetti, il cui vero fine e’ solo l’esaltazione del suo narcisismo. Ovviamente accade qualcosa che muta totalmente la sua realtà…

A proposito de “Il canto delle sirene” posso dire che vede protagoniste me ed Olga, durante una vacanza fatta insieme, ed ambientato nel territorio di caccia preferito dalle leonesse: Montecarlo. 🙂

In “Pomeriggio ungherese” scrivo di Tündér alla sua prima esperienza sentimentale. Un pizzico di romanticismo e, forse, un po’ di sesso, innocente, ma che non guasta mai.

A proposito di “Storia di Ileana” cosa potrei dire? E’ un racconto che ho preso piu’ volte in mano, e che porto avanti lentamente perche’ la sua evoluzione dipende molto dal mio umore, e da cio’ che mi accade “intorno”. Ci sono momenti in cui sono di buon umore, ed allora non sento il bisogno di scriverlo, ed altri momenti in cui sento la voglia di concluderlo e pubblicarlo. In poche parole racconta di una ragazza che incontra un balordo che la costringe a battere e la picchia, mentre lui, con i soldi di lei, passa tutto il giorno a bere, drogarsi e divertirsi con gli amici e le altre ragazze. Una storia abbastanza banale. Come ho detto dipende molto dal mio umore, e spero non sarete costretti a leggerla. Secondo me e’ una palla. 🙂

Con “Lo psicanalista” ho intenzione di raccontare la mia pessima esperienza con un terapeuta che, a mio avviso, dovrebbe essere radiato dall’albo. Alcune cose sono gia’ filtrate attraverso altri miei scritti, quindi non credo che questo racconto, se verra’ pubblicato, offrira’ grandi sorprese.

Ed infine c’e’ “Storia di Vlada – V parte”. Voi sapete come sia restia a proseguire questa (chiamiamola) saga. Le implicazioni emotive sono forti, soprattutto per il grande legame affettivo che legava Irina e Vlada. Due personaggi a me cari.
In questo quinto racconto, sempre ambientato nella Mosca in un periodo antecedente al crollo del Muro, si parla di come Vlada sia arrivata a fare la devochka, e dei suoi rapporti con Medved, l’uomo che l’ha aiutata in quel momento assai difficile della sua vita, e che ha saputo ridarle una speranza.

Come potete vedere la “carne messa al fuoco” e’ molta. Speriamo non si bruci tutta.

Vite da film

27 maggio 2008

Premessa: questo e’ un post serio, e nasce da una provocazione che voglio lanciare.
Molti, nel web, per emergere dalla loro grigia routine, si costruiscono vite e storie irreali al solo scopo di interessare gli interlocutori. Un atteggiamento che negli anni della mia lunga frequentazione dei luoghi d’incontro virtuali ho visto tenere in modo ripetitivo, fino a rasentare il ridicolo.
Persone che conducono vite normalissime ma che, per il solo fatto che nessuno potra’ mai provare la loro menzogna, si creano passati da legionari, da avventurieri, da mercenari, e tutta una serie di figure e stereotipi che appartengono ad un mondo che non esiste. E se anche dovesse esistere, non sarebbe cosi’ palese e ricorrente come molti credono.
Queste personalita’ emergevano spessissimo anche nei miei clienti di una volta. Soprattutto durante i primi appuntamenti, quando la conoscenza era poca, e loro speravano che avrei creduto a qualsiasi cosa mi avessero raccontato. Piu’ di una volta, a cena ma anche nel letto, mi sono dovuta sorbire storie assurde. Non vi dico che noia dopo averne ascoltate a decine tutte piu’ o meno basate sullo stesso cliche’, ed oggi, lo stesso comportamento, lo noto in coloro che vengono chiamati “fenomeni da tastiera”.
A loro, quindi, e’ dedicata questa storia, che non e’ una fanta storia, ma la vera vita di un personaggio che, nell’immaginario dei russi di una certa generazione, e’ diventato leggenda. Non certo un eroe positivo, in quanto i suoi valori sono completamente distorti, un po’ come accade per l’italico Diabolik, ma che diversamente dal fumetto in calzamaglia nera e’ esistito veramente, e sulla cui vita potrebbe essere addirittura girato un film.
Ho cercato di ricostruire la storia come avrebbe fatto una cronista, avvalendomi di documentazione trovata in internet, di articoli letti su giornali russi del periodo, e di notizie ottenute da Irina, che ha vissuto per un certo tempo in Russia.
Negli anni ’90, in certi paesi, a causa del fallimento del Sistema, e di una perdita totale di valori e di sicurezze i giovani, accecati da un miraggio di benessere facile, spesso intraprendevano percorsi criminali per ottenere il piu’ possibile nel piu’ breve tempo possibile; pur sapendo che la loro vita si sarebbe bruciata velocemente.
Ma, a differenza dei fenomeni da tastiera di cui sopra, non avrebbero avuto ne’ il tempo ne’ la voglia di passare la loro breve esistenza gonfiandosi come dei tacchini in internet.

Aleksandr Solonik nasce nel 1960 nella citta’ russa di Kurgan, e fin da bambino mostra grande interesse per le arti marziali e le armi. Quando termina la scuola, e dopo il servizio militare, entra nella polizia, in un’unita’ speciale che viene utilizzata per missioni di sicurezza e di commando. Frequenta quindi il Gorkovskaja Institute, dove vengono istruiti i corpi speciali della milizia, distinguendosi per le sue capacita’ di lottatore, tuttavia dopo sei mesi viene espulso per ragioni poco chiare.

Tornato a Kurgan ottiene un posto di lavoro come becchino presso il cimitero. Si sposa, e sua moglie da’ alla luce una figlia. Poco dopo divorzia e si risposa con un’altra donna, con la quale ha un figlio.

Nel 1987 viene incriminato per lo stupro di quattro donne. Durante il processo arriva a minacciare di stupro anche il giudice, che e’una donna, qualora non gli conceda la liberta’. Viene condannato a 8 anni di Gulag. Il giorno della partenza per il Gulag, gli viene accordato il permesso di dire addio a sua moglie, ma nel corso di questo incontro riesce ad evadere saltando da una finestra posta al secondo piano.

Ma la latitanza dura poco. Dopo alcuni mesi viene fermato a 200 chilometri a nord di Kurgan ed arrestato. Questa volta, strettamente sorvegliato, per lui il Gulag e’ inevitabile.

Per il fatto di aver militato nell’esercito, e per la formazione ricevuta nella polizia, avrebbe diritto ad essere separato dai normali detenuti, ma per qualche ragione (probabilmente per il fatto che lo stupro e’ in Russia considerato reato infamante) viene messo tra la normale popolazione carceraria, e quando circola la voce che e’ un ex-poliziotto, viene condannato a morte da alcuni detenuti.

Dal momento che nel Gulag non esistono regole, Solonik gestisce la faccenda a modo suo e riesce, dopo uno scontro in cui e’ costretto a battersi con dodici persone dure e decise, ad uscirne vincitore. Questo episodio, cioe’ aver dato prova di non temere nessuno, gli fa guadagnare il rispetto degli altri detenuti.

Dopo due anni Solonik riesce nuovamente ad evadere. Torna a casa, ed entra in contatto con la Mafia russa, arruolandosi in un gruppo criminale locale.

Abilissimo nell’usare le armi, viene utilizzato prima come guardia del corpo, e poi come killer. Nel 1990 gli viene affidato il primo “contratto”: uccidere il leader di un’organizzazione rivale nella città Tjumen. Dopo questo colpo Solonik, con alcuni compagni di Kurgan, decide di andare a Mosca, dove ci sono molte occasioni per un killer qualificato come lui.

Nel 1992 uccide il boss Viktor Nikiforov e, 6 mesi dopo, un altro importante vor y zakone: Valeri Dlugatsj che, anche se e’ protetto da guardie del corpo, viene abbattuto in una discoteca affollata. Nel 1994 uccide Vladislav Vinner, che era diventato boss dopo la morte di Dlugatsj.

Sempre nel 1994 Solonik, avendo acquisito fama nell’ambiente malavitoso moscovita, tenta il giro dei locali notturni, cercando di estorcere denaro ai proprietari, ma entra in contrasto con Otari Kvantrishvili, uno dei piu’ potenti capimafia della Russia. Solonik deve quindi abbandonare il campo.

Ma Kvantrishvili viene ucciso, e si mormora che Solonik abbia ottenuto appoggio e sostegno dalla potente mafia cecena. A questo punto Solonik diventa famoso non solo nell’ambiente della criminalita’ organizzata, ma anche per le forze dell’ordine, e mentre con un compagno sta prendendo un drink in un mercato di Mosca, viene fermato dalla polizia.

I poliziotti non lo perquisiscono, e fanno un grave errore. Sotto la giacca Solonik nasconde un’arma automatica, e quando si trova nell’ufficio della polizia, decide di far fuoco. Colpisce quattro agenti uccidendone due, e corre fuori. Mentre scappa uccide altri due agenti, ma viene colpito da una pallottola e deve arrendersi. Lo ricoverano in chirurgia ed il proiettile viene rimosso.

Va di nuovo in carcere, questa volta a Mosca. Da detenuto studia le lingue straniere, fra cui l’italiano. Dopo un anno, il 5 luglio 1995, Solonik evade dal Centro di Detenzione n. 1 della citta’ di Mosca, probabilmente aiutato da una guardia carceraria, Sergej Menshikov.

Questa volta non ha nascondigli in Russia. Il suo nome ed il suo volto sono noti, ed e’ ricercato sia dalla polizia, sia dalla Mafia. Si rifugia quindi in Argentina, dove si sottopone alla plastica facciale. Qualche mese dopo, utilizzando un passaporto con una falsa identita’ ottenuto in precedenza dal consolato greco di Mosca, compare sulla scena mondana ateniese come un ricco georgiano di nome Vladimiros Kesov, cittadino greco, che ha affittato una villa nei sobborghi della capitale ellenica.

In Grecia Solonik mette su una sua organizzazione, diventando il capo del potentissimo gruppo criminale chiamato “Kurganskaya”, dal nome della sua citta’ natale. Questa cosca conta piu’ di cento affiliati e si occupa, oltre che di traffico di armi, di riciclaggio, di traffico di stupefacenti, e soprattutto di omicidi su commissione. Al Kurganskaya viene imputata la morte dell’ex agente del KGB Dimitry Naumov, avvenuta il 23 september 1996 mentre soggiornava presso l’Hotel Tverskaya, piu’ altri omicidi eccellenti avvenuti in Russia

L’organizzazione di Solonik acquista diverse ville nei dintorni di Atene. Tutto questo viene fatto in segreto, i media ed il governo russo non hanno alcun indizio di dove sia Solonik. Intanto cresce, fra la gente, la leggenda del superkiller che riesce a sfuggire alla legge ed alla malavita.

Sempre nel 1995 Solonik arriva a Roma. Alloggia prima all’hotel Hilton, poi al residence Fleming. Con lui c’e’ una donna che si fa chiamare Galina Kesova, ma il cui vero nome e’ Natalia Ilyna.

Nel settembre del ’95 i due ottengono il permesso di soggiorno per l’Italia fino al 2000. E’ proprio Natalia Ilyna che ottiene, sotto falso nome, la locazione dell’appartamento di via Gregorio VII, una zona residenziale di Roma vicino alla basilica di S. Pietro.

La vita che il boss russo, con la sua compagna, conduce e’ discreta ma brillante. Frequenta una delle palestre piu’ eleganti del centro di Roma, applicandosi in tutti gli sport, soprattuto nelle arti marziali e nella cultura fisica, e racconta, a chi lo frequenta occasionalmente, di trovarsi in Italia per riposarsi, e che i suoi affari nel campo della moda sono all’estero.

Durante il suo soggiorno a Roma Solonik si reca spesso in Grecia, mentre la Ilyna compie frequenti viaggi a Mosca. L’ultima volta che vengono visti nella capitale italiana e’ alla fine del 1996, quando Solonik decide di trascorrere le vacanze di Natale ad Atene, e la Ilyna invece parte per la capitale Russa.

Nel febbraio 1997 i giornali greci pubblicano la notizia del ritrovamento di un cadavere a 15 km da Atene. L’uomo e’ stato strangolato, e non ha documenti di identificazione su di se’, ma dopo la rilevazione delle impronte digitali la sua identità diventa chiara: e’ Aleksandr Solonik.

Nelle settimane successive al ritrovamento del corpo di Solonik, le autorita’ greche prendono d’assalto la villa, sede della sua organizzazione, e durante la perquisizione trovano le prove di un omicidio su commissione che Solonik stava preparando in Italia.

La mattina del 25 marzo 1997 gli uomini del Servizio Centrale Operativo (SCO) della Polizia di Stato italiana, dopo giorni di indagini e di appostamenti, fanno irruzione nell’appartamento di via Gregorio VII a Roma. In un vano segreto viene ritrovato un borsone contenente 2 kalashnikov, 3 mitragliette skorpion, 7 pistole (alcune munite di silenziatore e puntatore laser), 2500 proiettili, radioricetrasmittenti, pugnali, parrucche, e documenti falsi. Il proprietario di questo arsenale e’ Aleksandr Solonik,.

A maggio del ’97, vicino alla villa Ateniese del killer russo, viene casualmente ritrovato il corpo della sua amante in Grecia, Svetlana Kotova. La donna e’ stata brutalmente torturata, uccisa, ed il suo corpo, fatto a pezzi, nascosto dentro due valigie.

Svetlana Kotova e’ una concorrente di miss Russia nel 1996, anno in cui il concorso viene vinto da Alexandra Valeryievna Petrova, nata il 18 settembre 1980, e morta, crivellata da pallottole sparate da uno sconosciuto, il 17 settembre 2000, all’entrata del suo appartamento di Cheboksary, sua citta’ natale situata sul corso del fiume Volga. Insieme a lei muore anche il suo fidanzato, anch’egli autoritario gangster locale.

Il 30 Maggio 1997 la polizia olandese arresta Maxim K. nato in Kazachstan, Alekos A. nato ad Atene e Vladimir S. nato in Russia. I tre sono sospettati di essere membri di una gang della regione di Kurgan e di essere esecutori materiali di vari omicidi. Maxim K. viene estradato in Grecia come sospetto colpevole dell’omicidio di Solonik.

Gli inquirenti hanno accertato che, quando e’ stato ammazzato, Solonik era in procinto di tornare in Italia per assassinare una persona, ma a oltre 10 anni dai fatti nessuno ha ancora scoperto con certezza chi doveva morire, e quali fossero i reali affari in Italia del killer russo.

Indagini successive hanno fatto emergere il nome del boss Yuri Essine, arrestato in Trentino il 16 marzo 1997 dalla Polizia italiana insieme ad altri 13 membri della sua organizzazione, come probabile bersaglio, ma sicuramente qualche risposta in piu’ la potrebbe dare Natalia Ilyna, della quale sono state perse completamente le tracce. Forse ha cambiato nome e faccia, o forse ha fatto anche lei una brutta fine.

Solonik invece, secondo la leggenda, sarebbe ancora vivo e vegeto in qualche parte del mondo, ed il corpo ritrovato in Grecia non sarebbe stato il suo.

Piantala Massimo

25 maggio 2008
Mi pare che tu abbia ben altri problemi da risolvere, eppure ti ostini… sono anni ormai. Perche’ non la pianti una volta per tutte e torni al tuo habitat naturale, cioe’ alla tua squallida esistenza, lasciandomi perdere?

Comprendo che ti bruci ancora. D’altronde non sei il solo al quale sia capitato di innamorarsi in modo ossessivo di una donna e, dopo aver ricevuto un deciso rifiuto, aver iniziato ad odiarla, ma devi capire che niente ti e’ dovuto, e nessuna donna e’ obbligata a compiacere i tuoi desideri… oppure ad accettare il ricatto emotivo che tu ogni volta le proponi.

Le cose, da adulti, non funzionano piu’ come quando ti bastava frignare per attirare l’attenzione della mamma per ottenere la “poppata”. Forse hai una concezione errata della vita, o forse la tua mente e’ devastata a tal punto che ti consideri creditore nei confronti del mondo intero, e chi non riconosce di avere un debito con te attira su di se’ tutto il tuo odio.

Io lo sento, e’ reale, palpabile… ma sta distruggendo solo te.

Vedi, nonostante tu abbia sempre creduto di essere furbo, in realta’ chi ha un certo intuito si accorge molto presto che genere di persona sei “dentro”, ed io gia’ da tempo avevo iniziato a prendere le mie contromisure per “scaricarti”. Volevo farlo in modo indolore, ma tu non me l’hai permesso. Ed allora sono dovuta ricorrere a quei metodi che io stessa detesto.

All’inizio puoi aver avuto l’impressione che io mi sia fidata di te… adesso, conoscendomi un po’ meglio, avendo letto qualcosa in piu’, ti pare che una come me possa fidarsi del primo pisquano conosciuto sul web? Credi veramente di essere stato il primo individuo del genere che mi capitava?

Illuso!

Noi dell’est abbiamo modi assai raffinati per punire le persone che ci deludono, ed io ho avuto addirittura maestri che mi hanno specializzata in questo. Se tu fossi stato piu’ umile avresti capito, e ti saresti accorto, che stavo fanculizzandoti alla maniera tzigana.

Ti e’ costato molto? Spero di si’… almeno in termini psicologici vedo di si’.

Anche io ho preso molto male il fatto che tu, nonostante ti dichiarassi amico sincero, andassi in giro a sparlare di me mettendo zizzania. Ti ho messo alla prova piu’ volte, senza che ti accorgessi, ed ho dovuto rilevare la tua malafede, la tua ambivalenza, la tua ipocrisia, la tua invidia. La tua pazzia.

Si’, perche’ tu sei pazzo. Lo sei lucidamente, e credi che esserlo sia una dote. Come un cocainomane che crede che la droga gli fornisca percezioni ultraumane mentre e’ solo un viziato, tu credi di essere superiore agli altri, ma sei solo un malato. Un malato di cattiveria.

Quell’odore sgradevole che dicevi di “sentirti” addosso non era dovuto a qualcosa di organolettico, sai? Avrei voluto dirtelo anche allora, ma mi facevi pena ed evitavo. Oggi pero’ vedo che hai il diritto di sapere la verita’ su quell’odore. Purtroppo non sara’ possibile lavarti “dentro”, e credo che dovrai conviverci per l’eternita’. Anche perche’ chi porta dentro la cattiveria come la porti tu, un po’, quell’odore, se lo merita.

Volevo comunicarti che ho preso una decisione. Mi sono rotta della tua strisciante, viscida presenza, ed ho iniziato a “mostrare” in giro un po’ del materiale che ti riguarda. Ho iniziato a raccontare cio’ che mi dicevi, come lo dicevi, quando lo dicevi, perche’ lo dicevi… senza cambiare una virgola. Grande ed utile cosa quella di conservare. E’ tutto documentato, ed io, diversamente da te, non ho l’abitudine di modificare la trascrizione delle conversazioni.

Il nascondere la tua vera faccia, ed il mostrarti sempre utilizzando maschere diverse, non ti aiutera’. Sei bruciato. Ti restano ormai pochi amici, sempre i soliti, falsi come Giuda, ma e’ pur sempre una caratteristica del vostro club. Al momento oppportuno ti butteranno giu’ dalla torre insieme alla ferraglia arrugginita che ti porti dietro, nella testa, ed io vorrei essere li’ ad assistere allo spettacolo.

E’ molto probabile che in quel momento il mio interesse sara’ rivolto altrove. Forse udro’ lo schianto, ma non faro’ come la moglie di Lot. Non mi voltero’ indietro per guardare. Sapro’ che avrai avuto la tua ricompensa, e ne gioiro’.

PS per chi legge e si chiama Massimo: Massimo e’ un nome assai comune.

Ricordi

24 maggio 2008

Nella penombra della mia stanza i pensieri si accendono. Diventano cosi’ luminosi che, a fissarli, ne resto abbagliata. Ed ogni cosa diviene reale.

Come l’acqua del Tisza che scorre dolcemente nelle calde notti d’estate, torno indietro nel tempo e, se lo desidero, posso anche rivedermi bambina, in piedi, nell’atrio di un vecchio casolare in mezzo ai vigneti oppure, giovane ragazza, davanti ad un boccale di birra, a guardare negli occhi il mio primo amore.

Adesso sono libera di navigare nei ricordi. Alla fine vivo la mia liberta’, forse, come ho sempre vissuto. Nessuno potra’ privarmi di quello che sono, nessuno potra’ annullare cio’ che e’ stato.

Qualcuno potra’ anche tentare d’incatenarmi, se e’ cio’ che desidera, perche’ solo cosi’ potrebbe illudersi d’impedirmi di provare quell’eccitazione che ancora mi accarezza quando mi abbandono ai ricordi, ma nessuno potra’ sopprimere la mia mente senza danneggiare anche il mio corpo.

So che per me non ci sara’ redenzione, non in questa societa’, pero’ mai rinneghero’ la mia natura, quello che ero, quello che sono e saro’ sempre, perche’ solo in cio’ consisterebbe il vero peccato.

Troppo spesso hanno cercato di privarmi di quella luce che nutre la mia anima, ed ancora c’e’ chi, a volte, tenta di farlo, ma fin quando avro’ aria da respirare, avro’ anche una mente per pensare, per tornare indietro e ricordare, orgogliosa di aver dato ascolto ai demoni che tuttora vivono in me.

Ho vissuto cosi’ intensamente da non provare piu’ alcun dolore. La sofferenza, malinconica compagna dell’adolescenza alla quale sono stata costretta, e’ servita nella ricerca dell’appagamento nella mia eterna lotta per vincere l’impossibile sfida della vita.

Solo se la mia immaginazione fosse completamente esaurita, solo se il minimo frammento della mia esistenza, e del mio passato, mi apparisse noioso, solo se non provassi piu’ alcuna emozione al tocco di dita avide che sfiorano la mia pelle morbida, allora potrei anche abbandonarmi all’oblio.

Ma se accadra’ sara’ solo quando lo vorro’ io. Come sempre e’ stato.

L’innominabile

23 maggio 2008

La tradizione vuole che il nome di una bimba che nasce sia scelto dalle donne della famiglia, e deve contenere le lettere “magiche”, quelle che le porteranno il senno, la salute, la fortuna e la felicita’.

Per cui, una sera qualche tempo prima del 31 settembre, nagyanya, mama e le altre donne presero carta e penna, e lo scelsero scrivendolo su un foglio.

Non ero ancora nata, ed avevo gia’ un nome.

Non lo scrivero’ qui, poiche’ io non sono il mio nome, non lo sono mai stata e non lo saro’ mai, ma e’ quello che le persone non riescono a pronunciare senza pensare a me.

Eppure nessuno lo scrive, perche’ il solo farlo ha il potere di evocarmi. Esso e’ un sortilegio. Per alcuni e’ una maledizione, per molti una disperazione.

Non e’ solo un nome, e’ un incantesimo che non puo’ essere spezzato. E’ dolore e rabbia, e non va scritto. Ne’ mai lo leggerete. Non da me.

E qui, dove la vita si confonde con l’immaginazione, dove le menzogne divengono verita’, ma anche le verita’ sono lette come menzogne, dove cellule umane si mischiano a bit vagabondi sparsi nel web, in un composto immateriale ma reale e pulsante di pensieri, dove non sono viva, ma non mi sento neanche morta, dove non ho neppure un nome… io sono nata, ma esisto?

Blackleather

22 maggio 2008
Spero mi perdonerai. Avevi chiesto di non essere menzionato in questo blog, ma… uff… non credo che cio’ sia possibile.

Tu sai che a volte girovago nell’immondezzaio di Escort Forum alla ricerca di post e personaggi strani. Da tali letture edificanti traggo spunto per dipingere quel bizzarro essere forumistico che io chiamo “pisquano” ma che, in termini piu’ scientifici, viene definito “tipico appartenente alla specie italiota”.

Da vera studiosa intendo esaminare tale specie che, da quando l’evoluzione l’ha dotata di falange articolata col metacarpo nella mano, pare aver invaso in modo preponderante anche il web, creando individui in grado di digitare, instancabili, per ore ed ore in completa assenza di sonno, di cibo e, soprattutto, di collegamento cerebrale.

Purtroppo ho cercato di leggere qualcosa che non fosse scritto da te, ma non sono riuscita: ovunque cercassi di leggere era infestato dai tuoi post.

Ne scrivi uno dopo l’altro, ovunque, in ogni 3D. Ti giuro, per quanto mi sia sforzata di evitarti, non sono riuscita. Sono andata addirittura a guardare il tuo profilo QUI, qualora fossi stato classificato come SPAM, e visualizzando tutti i tuoi post ho notato che, da giorni e giorni, questi continuano ad arrivare a flusso continuo, ad una distanza temporale di non piu’ di 3-4 minuti l’uno dall’altro.

Ho fatto dei calcoli approssimativi e risulta che trascorri almeno 20 ore al giorno a scrivere incessantemente (ho detto in-CESSA-nte-MENTE), e controbatti in ogni dove, a tutti ed a tutto, con le tue tesi. Beh… chiamarle “tesi” e’ un po’ azzardato, ma ho pensato che scrivere “cazzate” non sarebbe stato educato.

Spiegami, hai forse scoperto un metodo per continuare a digitare anche in stato di sonno REM? Hai degli aiutanti che ti sostituiscono mentre vai in bagno, oppure hai creato un “collegamento” fra il tuo ano e la tazza del cesso? Hai per caso inventato un meccanismo automatico di scrittura che agisce in base agli impulsi sfinterici?

Insomma, qualsiasi cosa sia c’e’ gente che sarebbe interessata ad acquistare il brevetto, poiche’ in quest’epoca in cui esiste il forte bisogno di DIRE agli altri di non essere internet addicted, giustificando la continua presenza online con improbabili “lavori” che obbligano all’utilizzo del PC, il tuo metodo potrebbe avere grandi applicazioni pratiche.

Se sei interessato a commercializzare la tua scoperta, scrivi a: fatticurare@seiridicolo.net 🙂

Caro diario

21 maggio 2008

Chissa’ quante volte ti hanno detto queste parole. Chi vuol raccontarti qualcosa, di solito inizia cosi’. C’e’ chi dice tu sia uno strumento auto-cognitivo (che cavolo significa?), e che le tue piu’ fedeli compagne siano le donne, soprattutto durante la loro adolescenza; eta’ di transizione fisiologica e psicologica, in cui i cambiamenti, i conflitti, e le contraddizioni sono piu’ evidenti.

Avrei dovuto quindi abbandonarti da molto tempo, ma forse, nonostante l’altezza e le forme adulte, non sono mai cresciuta del tutto, e la maturita’ interiore per me deve ancora giungere. Cosi’ siamo ancora insieme, insostituibile amico.

Ricordi? Una volta eri uno specchio, oggetto arcano e misterioso davanti al quale la mia fantasia si liberava, e con essa i personaggi immaginari che mi esistevano dentro, prendevano vita.

Non considerarmi pazza, almeno non totalmente. In fondo mi conosci bene. Ero solo una ragazzina, e tante volte ti stavo di fronte mentre mi sistemavo la lunga treccia. Tu, piu’ che riflettere l’esteriore, portavi alla luce cio’ che tenevo dentro. Eravamo complici ed a te mi raccontavo, ad alta voce, facendo emergere la mia anima di allora, candida, forse anche troppo, quasi sbiadita, senza colore… credevo.

Ma come potevo vedere il colore dell’anima se neanche riuscivo a riconoscere quello dei miei occhi? Pero’, piu’ mi riflettevo in te, e piu’ riuscivo a intravedere bagliori improvvisi, scorci cromatici e, rare volte, ho scorto persino l’arcobaleno, restandone accecata.

Tu sai come dentro di me sia soffocata una grande attrice. Piu’ di una volta siamo stati sorpresi mentre, ti narravo le mie emozioni, interpretandole, mimandole, recitandole con buffe smorfie che poi, quando tornavo con i pedi per terra, e mi rendevo conto di quanto ero ridicola, si trasformavano in una fragorosa risata.

Il fatto che in quel momento, caro diario, io non ti scrivessi, ha fatto smarrire molte “pagine” di quei ricordi in cui erano racchiusi i momenti della mia giornata, i fatti della scuola, i vecchi compagni, e i dolci istanti passati con loro… i piccoli, ingenui, primi amori.

Poi, anche tu sei cresciuto. Come me. Sei diventato adulto; un quaderno in cui annotavo cronologicamente la mia vita, e con me trascorrevi quelle lunghe giornate in cui le colline di fronte alla nostra finestra s’imbrattavano di pioggia, di fango e di vento. Insieme, come amanti distesi di fronte al fuoco dopo l’amplesso, io ti parlavo e tu non eri mai stanco di ascoltarmi.

Era bello restare in casa con te, accoccolarsi e scrivere. Forse non hai mai compreso perche’ utilizzassi una matita alla quale dovevo fare continuamente la punta, ma quel gesto di arrotolare il legnetto fra le dita mi aiutava ad interpretare meglio i miei pensieri, come una pittrice che intinge il pennello nel colore e lo mescola.

Adesso sei nascosto da qualche parte, in una qualche scatola riposta in un qualche anfratto della soffitta. Se avessi voglia e coraggio, con un po’ di pazienza, potrei anche ritrovarti, ma a volte temo di disturbare il tuo lungo sonno, e ti lascio riposare.

Non temere, non ti ho tradito. Non potrei mai. Sei solo tu che sei evoluto; qualcuno ti chiama blog. Schermo e tastiera hanno hanno preso il posto di specchio e matita, ed il mouse ha sostituito quel temperamatite col quale mi trastullavo le dita mentre pensavo, ma la tecnologia non ha fagocitato la nostra profonda relazione.

Se mi siedo di fronte a te ancora vedo riflessa la mia immagine, ancora arrivo ad aprirmi, ancora sono capace di dare senso a questi pensieri, confusi, troppo spesso banali, ma miei, solo miei. Ed ancora riesco a dar vita ai miei personaggi. Oggi meno immaginari di quelli di ieri.