Una goccia nel mare


Se qualcuno e’ convinto che la natura lo abbia fatto venire al mondo per stare inerme, a guardar scorrere via la vita, sua e quella degli altri, magari per dedicarsi solo alle proprie cose, insignificanti, inconcludenti, sniffare coca, ubriacarsi, fottere, drogarsi di denaro accumulando sempre piu’ carta straccia, senza che essa abbia un senso, se non quello di riempire un forziere dopo l’altro, sicuramente non comprendera’ il significato di questo post.

Sprecare la propria vita puo’ essere una vera impresa, e so per esperienza che l’impegno profuso non e’ certo inferiore a quello necessario per edificarla.

Lavorare, guadagnarsi il pane, riprodursi e’ utile e necessario, ma non sufficiente ad affermare l’appartenenza alla specie umana. Perche’ appartenenza significa assai di piu’ che non avere un cervello, due braccia, un cuore, lo stomaco, il cazzo o la fica.

Un mosaico in cui ogni tessera andasse a collocarsi casualmente senza che ci fosse un disegno, un progetto, un’immagine precisa, non sarebbe un mosaico. Sarebbe solo un mucchietto di tasselli, inutili.

Imparando a considerare ogni vita su questo pianeta come una tessera unica, necessaria al completamento del mosaico, credo di aver progredito nel lavoro di edificazione personale, e quando poi ho imparato che ogni tessera si appoggia all’altra per sorreggersi, allora ho capito che i forzieri, piu’ che di carta straccia, potevano essere riempiti di “altro”.

Basta pochissimo per passare da uno stato di inadeguatezza, solitudine, inutilita’, disperazione, ad uno di esaltante consapevolezza. Consapevolezza di avere uno scopo nella realizzazione del progetto…

Basta veramente pochissimo: un po’ di buona volonta’, un po’ di generosita’, un piccolo sacrificio. Come ho scritto ieri in un commento, ho deciso da tempo di non usare l’automobile se non in casi di estrema necessita’ o per lavoro.

La crisi energetica, collegata a quella del cibo che il mondo sta attraversando, mi spinge a considerare quella ciotola di riso, necessaria alla sopravvivenza di chi non conosco e mai conoscero’, che vive in un luogo che mai visitero, e che forse nel futuro mi odiera’ per cio’ che rappresento ma che, comunque, e’ un essere umano, piu’ importante di un’inutile corsa in auto fatta per diletto o per pigrizia.

E se penso che il mio piccolo sacrificio non incrementa, anche se in modo infinitesimale, la richiesta di carburante, quindi non sottrae cereali dalla destinazione alimentare per quella energetica, mi sento ancor piu’ parte del mosaico.

Qualcuno afferma che sono pazza e che la mia azione e’ come una goccia nel mare, ma costui non potra’ mai comprendere l’importanza di una goccia.

Anche perche’ basta una sola goccia a far traboccare il vaso.

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10 Risposte to “Una goccia nel mare”

  1. davide Says:

    Pregiatissima Chiara,

    non si può che condividere tutto quello che hai scritto. Per quel che mi riguarda io il consiglio di non usare la macchiana la domenica lo ho sempre messo in pratica da sempre, almeno da aprile ad ottobre: poichè vivo in montagna appena va via la neve il sabato e la domenica ne approfitto per fare lunghe e bellissime escursioni a piedi fra i boschi senza usare mai la macchina.

    Però conoscendo i giovani di oggi che hanno sempre la macchia sotto il sedere credo che sarà durissima convincerli ad andare a piedi.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  2. Max Fridman Says:

    Cara Chiara, in effetti non avevo mai considerato questo tipo di conseguenze a catena.
    O per lo meno, diciamo che non mi ero dato la pena di spingere il mio sguardo così in fondo nella catena delle possibili conseguenze delle mie azioni.

    Posso permettermi di offrirti uno spunto narrativo? Nel thriller di Robert Ludlum “La fondazione Bancroft” a dispetto della modesta(a mio modesto parere) levatura dell’opera si affronta il tema delle conseguenze a catena, lungo evoluzioni non prevedibili o difficilmente prevedibili, e tali per cui ad un evento nefasto ne cosneguirebbero altri di gran lunga più positivi; o viceversa.

    Ragione per la quale si arriva a ipotizzare di sofisticati programmi di calcolo statistico per guidare l’evolvere di eventi concatenati come le carambole su un tavolo da biliardo.

    Il romanzo, come dicevo, mi pare modesto, ma lo spunto merita qualche riflessione che in questo caso viene agevolata dagli eventi che l’autore immagina e progetta per la storia (ovviamente tutti grondanti di sangue) fino all’immancabile finale a sorpresa.

    Se ti capita tra le mani mi saprai dire.

    Un abbraccio affettuoso da un sopravvissuto (o quasi…)

    😉

  3. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Max Fridman said…

    Caro Max, ben ritrovato 🙂

    Questo post, diversamente da altri piu “tecnici”, e’ stato scritto col cuore.

    Non sto a dilungarmi sui motivi che me lo hanno fatto scrivere; forse, come dici tu parlando della trama di quel romanzo, tutto e’ concatenato.

    D’altronde non sono stata la prima che ha ipotizzato il “butterfly effect”, quindi non ho scritto niente di nuovo.

    Voglio solo spiegare qual’e’ la logica con la quale mi muovo… anzi non c’e’ una vera logica. In realta’ ascolto la coscienza.

    Ho scritto piu’ volte di essere assai rigida nei miei principi e proteggo con tutte le mie forze cio’ che io ritengo essere la mia etica.

    Non pretendo di essere perfetta, solo che quando mi guardo allo specchio (e mi guardo molte volte) come sono terrorizzata dalla cellulite lo sono anche dal non potermi guardare negli occhi.

    Per cui seguo cio che ritengo sia giusto.

    Io sono certa che il mio rinunciare ad un pieno di benzina non fara morire di fame alcune persone… ed anche se la persona fosse una sola, oppure se riuscissi a prolungarle la vita per un solo giorno io saprei di aver tentato.

    So che riesci a capirmi. 🙂

  4. Devas Says:

    “i giovani di oggi che hanno sempre la macchia sotto il sedere”

    …e si, bevono troppo! 🙂

  5. Max Fridman Says:

    @ chiara

    🙂

  6. davide Says:

    Caro Devas,

    “…e si, bevono troppo! :-)”

    E’ niente questo perchè i giovani d’oggi ci hanno più religione: dove andremo a finire?

    Saluti Davide

  7. A-Woman A-Man Says:

    Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché savio secondo la volontà altrui. F. Nietzsche

    La questione è che la verità è quasi sempre semplice e paradossale.
    Col*i che esce dal gregge verrà prima ignorat*, poi deris*, poi attaccat* violentemente.
    Nel frattempo, il gregge, continua imperterrito ad andare, belando beatamante, con progressiva e magnifica velocità, verso la tana del lupo.

  8. Anonymous Says:

    Basta pochissimo per passare da uno stato di inadeguatezza, solitudine, inutilita’, disperazione, ad uno di esaltante consapevolezza. Consapevolezza di avere uno scopo nella realizzazione del progetto…

    Basta pochissimo anche passare dallo stato di grazia all’inadeguatezza e alla solitudine.
    Sai quanti amici ti rimangono Chiara, in quest’ultimo frangente?
    Dai indovina …
    Kisses. Marina

  9. Chiara di Notte - Klára Says:

    Basta pochissimo anche passare dallo stato di grazia all’inadeguatezza e alla solitudine.
    Sai quanti amici ti rimangono Chiara, in quest’ultimo frangente?
    Dai indovina …

    Se credi di aver perso amici significa che quelle persone non erano amiche neppure prima, ma solo sciacalli in attesa di vederti cadere.
    La solitudine, invece, non ti tradisce mai, e non e’ sinonimo d’inadeguatezza.
    Ci si puo’ sentire delle “merde umane” anche se si e’ contornati da 1000 persone tutte pronte a leccarti il culo.

  10. Anonymous Says:

    Beh ma almeno hai il sedere pulito …
    Ah vabbè a quest’ora la mia ironia dorme. Almeno lei.
    Ciao.
    Marina
    P.S.: Scusa ma non mi prende i commenti con il mio account google … E caz …

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