Archive for aprile 2008

La tredicesima fatica – Parte I

28 aprile 2008

Erano anni che non faceva quel gioco. In realta’ non era un gioco vero e proprio; era solo un metodo che usava per valutare la personalita’ ed i reali desideri degli uomini che incontrava, di coloro che potevano apparire interessanti, persino intriganti, cosa assai rara ormai.

Ma ogni tanto capitava che un’uomo l’attraesse dal punto di vista cerebrale, e questo fatto le stimolava desideri inconfessabili. Per lei era pero’ essenziale che l’interesse di lui andasse oltre il semplice desiderio fisico. Non era il sesso puro e semplice che cercava. Voleva essere desiderata. Desiderata per cio’ che racchiudeva dentro l’anima e non per quello che mostrava esteriormente.

Aveva giocato con molti uomini, ma veramente pochi erano riusciti a superare la sua prova, quella che lei chiamava “la tredicesima fatica”, riuscendo ad infrangere le sue barriere, che non erano certo di natura fisica.

Infrangerle non significava tanto avere accesso al suo corpo, quello per lei non rappresentava un problema, lo scambiava normalmente per soldi e lo poteva scambiare tranquillamente per una serata allegra mettendolo fra le braccia di chi le avesse dedicato tempo ed attenzioni, ma significava accedere alle sue emozioni, percorso naturale per ottenere il suo desiderio, quello di donarsi completamente; corpo, cuore, cervello, anima… che per lei significava fare l’amore.

Lei sapeva benissimo che fare l’amore era diverso da scopare. Fare l’amore significa donare, scopare, invece, significa solo prendere, e per il sesso finalizzato al solo piacere fisico era irrilevante chi fosse il partner. Era un fatto esclusivamente meccanico. Se c’era chi ci sapeva fare, e non era proprio imbranato, piu’ stimolava certi punti del suo corpo, piu’ provocava reazioni di piacere, fino al punto in cui lei si prendeva quell’orgasmo, piu’ simile ad uno sfogo che ad un dono.

Ma perche’ ci fosse l’orgasmo totale, quello vero e non quello al quale erano abituati i suoi clienti, e che quasi sempre era recitato, perche’ ci fossero l’intensita’, la spontaneita’ ed il dono, occorreva che il piacere, piu’ che dalla clitoride, le partisse dall’emozione, dall’intesa, dalla complicita’; allora l’orgasmo iniziando in un punto imprecisato situato all’interno della testa, si propagava poi ovunque, raggiungendo ogni fibra del suo corpo, anche la piu’ inaccessibile, fino a culminare li’ dove, invece, per tante persone, il piacere ha il suo punto di origine.

Ed il gioco de “la tredicesima fatica” serviva proprio a quello, a valutare, a discernere fra coloro che avrebbero considerato solo l’involucro e coloro che, come lei, avrebbero dato importanza anche al contenuto, alla sostanza, a quell’essenza impalpabile che non ha le forma di un fallo turgido o di due natiche sode ma, proprio perche’ indefinibile, e’ irraggiungibile se non in quell’attimo, poiche’ scaturisce da un’irripetibile congiunzione astrale, e da una misteriosa alchimia.

Era un privilegio al quale non tutti potevano ambire. Non tutti potevano assaggiare il suo vero sapore, sentire il suo vero odore, fissarla negli occhi nel momento in cui raggiungeva massimo piacere… non tutti. Solo coloro che avessero superato quella prova.

A quei tempi si dilettava esplorando internet. Lo faceva non tanto per allargare il suo parco clienti, che era assai cospicuo, quanto per evadere dalla routine; troppo spesso ormai usciva dai vestiti per entrare in un letto di una camera d’hotel. I clienti erano sempre diversi, ma facevano e dicevano sempre le stesse cose.

I soldi le riempivano il conto come la sabbia riempie uno dei bulbi di una clessidra, ma come quella sabbia scorreva anche la sua vita, e sempre piu’ spesso tornava a casa al mattino svuotata, esattamente come l’altro bulbo della clessidra.

Aveva voglia di prendersi una pausa, forse anche di smettere definitivamente con quella vita, ed in quel momento lui parve sembrarle la persona giusta per tentare; cosi’ un giorno, guardandosi allo specchio, disse fra se’: “Perche’ no? Non sara’ certo peggiore di molti altri da me conosciuti!”

Era stato in uno di quei luoghi virtuali in cui i clienti di puttane danno ad intendere di non essere li’ per “quello scopo”, e le puttane, da parte loro, fanno credere di non essere li’ per incontrare nuovi clienti, che si erano incontrati. Un luogo come ce ne sono tanti, in cui quasi tutti mentono. Lei in quel momento non mentiva, e lui aveva una dialettica tale da intrigarla in modo davvero speciale.

Spero’ di non sbagliare quando gli accordo’ l’appuntamento.

(continua…)

Blog che si nascondono

28 aprile 2008
Ho notato che alcuni blogger, con i quali in passato ci sono stati scambi d’opinioni, e che avevano blog pubblici, quindi accessibili a tutti, in queste ultime settimane hanno scelto la formula del “chiudo le porte ai non invitati”.

Quasi tutti avevano come argomento principale l’esposizione di idee politiche, oppure pensieri socio-economici, oppure opinioni etiche e morali che, molto spesso, si sono scontrate con le mie; tanto che, da tempo, avevo smesso di partecipare a quelle discussioni troppo impregnate di uno strisciante razzismo, oppure abbondanti di un’apologia di principi contrari a quelli che ritengo fondamentali per la costruzione di una societa’ migliore.

E’ certamente un loro diritto. Anche io, ultimamente, ho pensato di ritirarmi nel mio diario personale facendovi accedere solo persone rigorosamente selezionate (idea che avrei in testa per il mio nuovo blog, qualora lo creassi, in cui, come ho gia’ scritto, inserirei spaccati della mia vita reale comprensivi di fotografie e curiosita’ varie), ma resto comunque sbalordita dal comportamento di questi personaggi, perche’ alcuni di loro si erano avvicinati al blog esprimendo l’intenzione di scrivere, senza ipocrisia, tutto cio’ che passava loro per la mente, rigettando il politicamente corretto, ed oggi non posso fare a meno di notare una palese contraddizione in questa loro scelta di ritirarsi e di chiudersi in un blog massonico e ad invito.

Che sotto sotto, nonostante le belle parole e le convinzioni cristalline che asserivano di avere, alla fin fine si vergognino di far leggere a tutti cio’ che pensano?

Non che questo rappresenti una gran perdita; scrivevano cazzate prima e credo che continueranno a scrivere cazzate anche “ad invito”, pero’ cio’ mi ha indotta a pensare (malignamente) che forse si sono nascosti per non mostrare in modo palese che cio’ che scrivono interessa praticamente a nessuno.

Effetto domino sui raccolti

27 aprile 2008
Oggi sono in vena di copy and paste. Poche idee, tanta pigrizia… e poi ho scovato questo eloquente articolo di Marco Magrini, dal Ilsole24ore.com che, meglio di quanto potrei fare io, da’ una spiegazione del “butterfly effect” che sta, forse troppo velocemente, modificando l’assetto socio-economico del pianeta.

“Il Natale scorso, Kona Haque è volata fino al suo Paese natale, il Bangladesh, per far visita alla famiglia. «La prego, mi dia anche una mancia», le ha chiesto l’uomo del risciò al momento di pagare. «Da sei mesi, il prezzo del cibo è aumentato e non riesco a sfamare né me, né i miei figli». La supplica non poteva raggiungere orecchie più attente. Kona Haque, che dai 4 ai 18 anni ha vissuto a Roma per seguire i genitori che lavoravano alla Fao, è analista di materie prime alla banca australiana Macquarie. «Il guaio – racconta lei stessa – è che, da Natale a oggi, tutti i prezzi dei prodotti alimentari di base sono saliti ancora di più. E ci vorranno tre anni, per tornare alla normalità». Ma a quel taxi umano di Dhaka, capitale di un Paese che è quasi simbolo planetario di fame e carestie, non si è sentita di dirglielo.
Tre anni di prezzi alti e magari crescenti potrebbero innescare la più grave crisi alimentare dell’epoca moderna, con potenziali effetti collaterali: dalle stabilità politiche interne, fino alle tensioni diplomatiche fra Paesi. Si dirà che è l’inviolabile legge della domanda e dell’offerta. Da un lato, ci sono 6,5 miliardi di bocche da sfamare e la crescita economica asiatica, che ha consentito a centinaia di milioni di aspirare a meno riso e più bistecche. Dall’altro, la congiunzione astrale di due anni di pessimi raccolti, di un costo del greggio che da inizio secolo è quintiplicato e di quella sventurata competizione fra prodotti agricoli e biocarburanti, ha ridotto le scorte alimentari al lumicino. Ma questa è solo una parte della storia. Perchè forse mai, prima d’ora, l’interdipendenza delle vite umane – l’ultima frontiera della globalizzazione – sta mettendo così crudamente in luce gli squilibri dell’ineguale, ed esagerato, sfuttamento delle risorse.
«Il battito delle ali di una farfalla in Brasile può innescare un tornado in Texas», diceva Edward Lorenz, il pioniere della Teoria del caos scomparso appena dieci giorni fa. Oggi si sente il battito di tutte le farfalle del mondo. «Negli ultimi 12 mesi – racconta Haque – il prezzo del mais è salito del 58,3%, quello della soia del 90 e quello del grano del 71. Ci vorranno almeno due anni, prima che vengano ricostituite le scorte. Mentre quelle attualmente in surplus, come lo zucchero, dall’anno prossimo saranno in deficit. Inoltre, alla Macquarie, prevediamo un ulteriore aumento della domanda di proteine animali, che porterà a tensioni anche sui prezzi della carne e quindi delle uova e del latte». E qui non si parla del Bangladesh. In questi giorni, nel ricco Giappone, non c’è burro nei supermercati.
Tutto è cominciato nel 2005, con una serie di raccolti disastrosi – presumibilmente complice il riscaldamento globale – in Australia e altrove. La rendita per ettaro, cresciuta del 2,4% all’anno fra il 1960 e il 1990, ha cominciato a scendere dell’1% all’anno. Poi è arrivata la concorrenza dei biocarburanti, con i sussidi americani alla produzione di etanolo, che sono arrivati a inghiottire il 20% del grano del Midwest. Intanto, solo in Cina, fabbriche, case, aeroporti e strade si sono portati via il 6,6% dei campi da semina. «Finora – osserva l’analista di Macquaire – la teoria di Malthus, che la crescita della popolazione avrebbe portato alla scarsità di cibo, è stata smentita da un semplice fattore: il commercio». Senonché, dal Kazakhstan al Vietnam, dalla Thailandia al Messico, cominciano a spuntare i primi casi di protezionismo alimentare: il taglio delle esportazioni.
E poi c’è il petrolio, il motore del mondo globalizzato. «Il carburante e i fertilizzanti, che pure si ricavano dal greggio – commenta Leonidas Drollas, vicepresidente del Center for Global Energy Studies di Londra – rappresentano il 25-30% dei costi di un agricoltore. E non vedo imminenti probabilità che il prezzo del petrolio scenda». Così, non scenderanno neppure i costi delle spedizioni, dei macchinari e di tutta l’infinita catena che discende dal greggio.
Infine, a suggellare l’immagine della farfalla di Lorenz, c’è il Chicago Mercantile Exchange. Quel tempio arcano dove uomini in divise colorate si scambiano ordini d’acquisto per tonnellate di grano, oceani di soia e orde di suini, senza nessuna intenzione di comprarli per davvero. Proprio come succede al petrolio del New York Mercantile Exchange, il prezzo dei futures è basato sulle aspettative. E le aspettative sulla produzione di greggio e di mais sono tutt’altro che sovrabbondanti. «Sicuramente la speculazione ha un impatto – ammette Haque – ma non può essere la sola causa, perché il trading sul riso è quasi inesistente, eppure il prezzo è andato ugualmente alle stelle».
Ne sa qualcosa quell’uomo del risciò, nella remota Dhaka. La globalizzazione gli aveva promesso una ciotola di riso in più. L’interdipendenza del genere umano e delle sue finite risorse – almeno per un po’ – gliel’ha tolta di bocca.”

Segregata e violentata dal padre per 24 anni

27 aprile 2008
Ma cos’hanno nella testa certi uomini? Mi piacerebbe aprirgliela e guardarci dentro. Buttare via il marcio, che sicuramente e’ abbondante, e poi richiuderla, lasciandoli cerebrolesi per il resto della loro vita.

E’ una cosa che solo gli uomini, quando malati, sono in grado di fare, solo loro possono arrivare a tanto. Nessuna donna sarebbe capace di segregare il proprio figlio, o il figlio di un’altra donna, per abusare di lui nel modo in cui ha fatto questo padre con sua figlia.

“VIENNA – Orrore in Austria per un nuovo «caso Natascha Kampusch»: ad Amstetten, un uomo avrebbe tenuto rinchiusa per oltre ventiquattro anni la figlia in una cantina, abusando sessualmente della donna, e oggi sarebbe il padre-nonno dei 7 figli nati dall’incestuosa relazione. La notizia è stata diffusa dalla radio pubblica austriaca Orf e dall’agenzia Apa, a cui le autorità hanno confermato i sospetti. Le autorità sono incappate nella drammatica vicenda quando un uomo ha portato nell’ospedale di Amstetten una giovane 19enne in gravissime condizioni. Lui ha detto di aver trovato la ragazza in stato semi-incosciente; i medici hanno voluto cercare la madre, per capire come si fosse ammalata e hanno scoperto la vicenda. A quel punto sono scattate le ricerche della madre, che sentendosi braccata, avrebbe fatto ritrovare un biglietto con scritto: «Non cercatemi, sarebbe inutile e potrebbe soltanto acuire il mio dolore e quello dei miei figli». L’uomo avrebbe abusato sessualmente per anni della figlia, che oggi ha 42 anni, e sarebbe non solo il padre della giovane internata, che versa tra la vita e la morte nel reparto di terapia intensiva, ma anche dei suoi sei fratelli.

La donna, Elisabeth F., ha detto alla polizia di aver avuto sette figli, uno dei quali morto subito dopo la nascita. Avrebbe iniziato a subire i primi abusi sessuali dal padre all’età di undici anni e che il 28 agosto del 1984 venne definitivamente rinchiusa in una stanza dello scantinato della loro casa. Ed è qui che la donna ha dato alla luce sette figli, di cui due gemelli, uno dei quali morto qualche giorno dopo la nascita perché non assistito abbastanza. Secondo il racconto di Elisabeth, il padre si occupò di liberarsi del corpo, bruciandolo. La polizia ha riferito che nel corso degli interrogatori la donna ha mostrato segni di «grandi disturbi» psicologici ed ha accettato di parlare solo dopo aver ricevuto l’assicurazione che non avrebbe più avuto alcun contatto con il padre e che le autorità si prenderanno cura dei suoi figli, tre ragazzi e tre ragazze di età compresa tra i 5 e i 20 anni. Il caso ricorda molto da vicino quello di Natasha Kampusch, la giovane tenuta segregata per 8 anni in una cantina di una casa alle porte di Vienna da il suo sequestratore- padrone.

La polizia austriaca ha arrestato l’uomo che ha 73 anni. La donna, che si chiama Elisabeth Fritzl secondo la tv, ha raccontato alla polizia di essere stata invitata dal padre nel 1984, quando aveva 18 anni, nella cantina della sua casa, nella cittadina di Amstetten, in Bassa Austria, dove è stata drogata e ammanettata.

«Durante i 24 anni di prigionia l’uomo ha abusato di lei in continuazione», spiega in una conferenza stampa il capo della polizia del land Bassa Austria, Franz Polzer. Per stabilire quali e quanti siano i figli ora dovranno essere eseguiti i test sul Dna. Il padre arrestato non ha rilasciato dichiarazioni.”

Fonte Reuters

Waterboarding

26 aprile 2008
Dal nome parrebbe una tecnica sessuale un po’ spinta, invece il waterboarding e’ una forma di tortura, ed e’ usata per ottenere informazioni, estorcere confessioni, oppure per punizione o intimidazione.

Consiste nell’immobilizzare un individuo e versare acqua sulla sua faccia per simulare l’annegamento, cosa che produce il riflesso faringeo, facendo credere al soggetto che la morte sia imminente, benche’ non causi danni fisici permanenti.

Il waterboarding e’, secondo il Senatore degli Stati Uniti John McCain, candidato repubblicano alla Presidenza, una “tortura molto intensa”, e’ una “esecuzione simulata” che puo’ danneggiare la psiche del soggetto in modo definitivo.

Nonostante la Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura proibisca l’inflizione intenzionale di intenso dolore o sofferenza e “la minaccia di morte imminente” sia una delle definizioni legali di tortura secondo la legge statunitense, nel settembre 2006 un’indagine fece emergere che l’amministrazione Bush aveva autorizzato il suo uso negli interrogatori di detenuti nella guerra al terrorismo.

Il vicepresidente Dick Cheney disse ad un intervistatore che lui non riteneva che “un tuffo in acqua” potesse essere considerato una forma di tortura, ma piuttosto “uno strumento molto importante” per gli interrogatori, ed anche Condoleezza Rice ha avuto un ruolo decisivo nel dare il via libera alla CIA per l’uso di tale pratica durante gli interrogatori. Questa una sua citazione: “Questa e’ la vostra creatura: andate avanti.”

In un’intervista rilasciata all’ABC in questo mese di aprile 2008, Bush ha ammesso esplicitamente che venivano effettuate le “torture” (waterboarding, privazione di sonno, schiaffeggiamenti a mano aperta): “Sapevo che il mio team per la sicurezza discuteva di questo ed ho approvato.”

Riporto questa notizia che, credo, possa servire a far riflettere chi ancora si ostina a parlare di “democrazia”, di portatori di “democrazia”, di sistemi “democratici”, eccetera.

“L’organizzazione per la tutela dei diritti umani ha lanciato nelle sale un breve filmato che mostra come funziona il waterboarding. Lo spot si apre con una suadente immagine di acqua versata da una bottiglia e potrebbe trattarsi di una qualunque pubblicita’ di acqua minerale o vodka, sennonche’ l’inquadratura si allarga a mostrare un uomo che, legato a un tavolo, affoga disperato. “Il nostro video mostra quello che la Cia non vuole farci vedere” ha detto all’Independent Kate Allen, direttore della sezione inglese di Amnesty, “la disgustosa realta’ di semiaffogare una persona. Per una manciata di secondi i nostri registi l’hanno fatto per davvero e anche in quel brevissimo lasso di tempo era una cosa difficile da sostenere”. Secondo Malcolm Nance, che ha addestrato centinaia di militari americani a resistere agli interrogatori sottoponendoli proprio al waterboarding, ammettere questo tipo di tortura significa “gettare dalla finestra 220 anni di correttezza mostrata dagli Stati Uniti in tempi di guerra” per una tecnica inutile perche’ costringe la persona interrogata a confessare anche quello di cui non e’ responsabile pur di salvarsi.”
Fonte: AGI

Allarme globale

25 aprile 2008
Ancora allarme sul prezzo del cibo, il cui aumento, innescatosi a seguito dell’alto costo del petrolio che ha reso conveniente l’utilizzo dei biocarburanti, togliendo risorse dalle scorte alimentari, rischia di tramutarsi nella piu’ grave sciagura dell’Umanita’, mettendo a rischio fame oltre 100 milioni di persone nel mondo.

Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e’ tornato oggi a sollecitare la comunita’ internazionale, ed i capi di stato, perche’ intraprendano azioni immediate contro l’aumento dei prezzi dei generi alimentari.

“Questo altissimo aumento dei prezzi si e’ trasformato in una vera crisi globale – ha denunciato Ban parlando con i giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione di un nuovo edificio per le conferenze dell’Onu a Vienna, il cui costo potrebbe ripianare i bilanci di uno stato del terzo mondo – Dobbiamo prendere un’azione immediata in modo concertato”.

Della crisi il segretario generale delle Nazioni Unite intende parlare in occasione del vertice con ricevimento che si terra’ a Berna il 28 ed il 29 aprile, al termine del quale verra’ offerto un rinfresco dove verranno serviti piatti a base di caviale beluga.

Tutti i capi di stato sono in allerta, e stanno seguendo con attenzione lo svolgersi degli eventi, pronti a prendere drastiche contromisure in caso la crisi non dovesse risolversi in tempi brevi.

Il presidente della Repubblica Popolare Cinese Zhōnghuá Rénmín Gònghéguó Zhuxí si e’ detto disponibile ad incontrare Tenzin Gyatso, l’attuale Dalai Lama, per porre fine ad ogni contenzioso riguardante l’attuale situazione tibetana, ed ha assicurato il suo completo appoggio ad un’azione congiunta finalizzata a scongiurare gli effetti che una carestia di tale portata potrebbe provocare nell’area piu’ a rischio di tutto il pianeta, ove vivono i due terzi dell’intera popolazione mondiale: quella afro-asiatica. Il Dalai Lama, dalla sua sontuosa residenza di Dharamsala, ha accettato l’invito del presidente cinese ad una sola condizione: che al pranzo ufficiale non venga servito ANCORA riso.

Il Presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi, ha telefonato al suo amico, Vladimir Putin, preoccupato per l’evolversi della situazione, pregandolo di intervenire in modo da portare, qualora fosse necessario, i primi aiuti umanitari nelle aree di sua competenza, soprattutto in Cecenia. Il premier russo ha assicurato il suo fraterno amico, e collega italiano, di seguire con trepidazione e sgomento il corso degli avvenimenti e si e’ detto pronto, in caso di bisogno, ad agire in Cecenia secondo necessita’. Nel frattempo ha fatto partire per Berna i 3 container di caviale beluga necessari per il ricevimento.

Il primo ministro spagnolo Zapatero ha discusso a lungo, con il suo collega francese Sarkozy, sul probabile ruolo dell’Europa in caso di un aggravarsi della crisi. Insieme hanno convenuto di prendere le prime, immediate, urgenti misure onde evitare di far giungere il mondo sull’orlo di una terribile sciagura. Il presidente francese ha assicurato il suo collega spagnolo di aver gia’ messo in moto la macchina per far pervenire, a quei paesi piu’ vulnerabili al rischio fame, i primi aiuti umanitari. In attesa di sviluppi provenienti dai mercati finanziari e delle commodity, ha, intanto, inviato tutto quanto e’ indispensabile per alleviare le prime sofferenze delle popolazioni: 350 container di dischi invenduti di sua moglie.

Il presidente americano George W. Bush ha inviato al presidente del Venezuela Hugo Chavez, una nota diplomatica, pregandolo, considerata la gravita’ del momento, di porre fine ai contrasti esistenti, e si e’ dichiarato pronto al riconoscimento dello stato di Cuba ed al ritiro dei propri consulenti militari attualmente in Colombia, in segno di distensione. Il presidente Chavez ha accolto con soddisfazione le proposte, ed ha assicurato il suo collega statunitense di essere pronto a prendere ogni misura necessaria al fine di scongiurare la crisi alimentare in Sud America. In via del tutto confidenziale, ha anche chiesto a George W. Bush se, a Berna, Naomi Campbell avrebbe dovuto farsi raggiungere da una sua amica… Il presidente statunitense si e’ trovato nell’impossibilita’ di accettare l’invito essendo, per l’occasione, accompagnato dalla First Lady, ma che avrebbe incaricato i suoi agenti in Colombia di far pervenire, alla signorina Campbell, un suo gentile omaggio.

Dalla clandestinita’ Osāma bin Muhammad bin Awad bin Lāden, tramite l’emittente Al Jazeera, ha lanciato un appello a tutti i popoli della Terra, cristiani, musulmani e di ogni fede e religione, per una tregua che duri il tempo necessario per risolvere il grave problema che sta coinvolgendo milioni di donne, vecchi e bambini. In un video artigianale, girato in una localita’ segretissima (sullo sfondo e’ riconoscibile la curva Loews), in cui si vede lo sceicco che sta mangiando un panino con la mortadella, e’ presente anche il fedelissimo emiro Ayman al-Zawāhirī che, minaccioso, tiene in braccio un kalashnikov.

Anche noi seguiremo, con trepidazione e sgomento, lo svolgersi degli eventi che, nelle ultime ore stanno diventando sempre piu’ drammatici.

Un nuovo blog

25 aprile 2008

Questo blog non interessa piu’ a nessuno ormai…

Da quando Google mi ha obbligata alla “splash page”, poiche’ i contenuti sono “estremamente scabrosi”, tanto da dover valutare con attenzione se leggerli oppure rischiare di vedere la propria anima imbrattata di sesso, droga & rock and roll, i contatti si sono ridotti di 2/3, a causa anche della cancellazione delle mie pagine dai motori di ricerca.

Ho riflettuto su questa mia debacle ed ho deciso di creare un altro blog…

Questa volta scegliero’ la formula del diario personalissimo, con racconti e segreti che riguardano la mia attualita’, fotografie mie e della mia famiglia, l’indirizzo email (ed anche di casa) dove contattarmi. Insomma, cio’ che fanno tutte le blogger “rispettabili”, quelle che si presentano con la faccia pulita, i pensieri puliti… niente che debba impensierire i gestori di Google e che possa, cosi’, non essere sottoposto a censura poiche’, si sa, il male alberga solo ove si parla di sesso… ed io sono famosa per trattare argomenti di sesso, dai contenuti talmente pornografici da turbare le menti innocenti delle persone che, inconsapevoli, arrivano a questo blog.

Quindi il nuovo blog sara’ un blog di tutt’altro genere”: sara’ personale ed attuale, in cui mi mettero’ realmente “a nudo”… in tutti i sensi. 🙂

In esso raccontero’ i particolari inerenti ai momenti topici della mia vita fin da quando ero adolescente: la prima volta che ho avuto le mestruazioni, la prima volta che un ragazzo mi ha toccata li’, la prima volta che un uomo mi ha presa la’, la prima volta che l’ho fatto con una donna…

Sara’ interessantissimo scrivere cio’ che mi piace veramente, dove mi piace essere presa, per quanto tempo mi piace essere presa, in che modo mi piace essere presa e quant’altro, e, ovviamente, corredero’ il tutto con immagini fotografiche, scattate anche al momento, per mostrare esattamente tutto cio’ che scrivero’…

Nel dubbio che anche questo nuovo blog possa essere obbligato alla “splash page”, faro’ una cosa: lo rendero’ riservato fin da subito, ed accessibile solo alle persone conosciute e fidate… che non sono molte.

Spero che, in tale modo, coloro che tendono a scandalizzarsi a causa degli argomenti che tratto, possano mettersi tranquilli, che’ non turbero’ piu’ i loro pensieri senza che abbiano espressamente accettato di proseguire nella lettura.

Sara’ un’esperienza nuova, e chi mi conosce sa che io adoro provare cose nuove 🙂

Cervelli de coccio

24 aprile 2008
Con certe persone posso essere in sintonia oppure no. Non dipende dalle loro convinzioni politiche o ideologiche, e neanche dalla loro filosofia di vita. Dipende dal modo in cui riescono ad argomentare, che puo’ far intravedere un percorso, interessante da esplorare anche se non lo si condivide, oppure un’ammasso di idee confuse, strappate un po’ qui ed un po’ li’, un furbesco patchwork di giustificazioni, che provocano in me un’unica reazione: un annoiato sbadiglio.

Quando uscivo a cena per lavoro, e dovevo intrattenere i clienti, discutevo un po’ di tutto, non esclusa la politica che, come si sa, e’ terreno assai pericoloso sul quale avventurarsi, ma io lo affrontavo sommessamente, senza mai contrariare i miei interlocutori, perche’ in quel momento il mio compito non era ne’ quello di commentatrice politica, ne’ quello di controbattere i loro ragionamenti, dei quali mi importava meno di una beata fava.

Devo sinceramente dire che, molte volte, le mie gonadi venivano messe a dura prova da assurdita’ tali da lasciarmi sbigottita, ma poi pensavo al cachet ricevuto e sfoderavo il mio consueto, radioso sorriso; infischiandomene delle idee strampalate che volevano propinarmi, serravo il mio cervello, azzeravo la percezione ed annuivo ad ogni cosa senza neppure sforzarmi di capire cosa dicessero.

Era divertente vederli blaterare, aprire la bocca come dei pesci in un acquario, ascoltarli mimare suoni che il mio cervello si rifiutava di decriptare; una sequenza di un film alla quale toglievo l’audio, godendo del fatto che costoro neanche immaginavano la mia totale indifferenza.

E’ purtroppo il comportamento che ho anche nei confronti delle persone che incontro nella mia vita privata, quando trovo dall’altra parte cio’ che un amico romano una volta mi insegno’ a definire un “cervello de coccio”.

Un “cervello de coccio” e’ un cervello impermeabile ad ogni stimolo, che rifiuta di assorbire anche se viene immerso per giorni in una vasca piena di idee, e che resta bloccato su posizioni palesemente insostenibili.

Non si tratta di una diversa visione della realta’ rispetto alla mia che, obiettivamente, e’ piu’ che lecita, ma dell’assenza completa di un ragionamento logico, coerente, in cui venga individuato, all’occorrenza il barlume di un dubbio sul quale possa essere impostato un minimo di discussione.

I “cervelli de coccio” hanno sempre certezze, non hanno mai dubbi ed evitano di pensare troppo diversamente dallo standard al quale hanno deciso di attenersi.

Purtroppo i “cervelli de coccio” imperversano un po’ ovunque. Sara’ l’effetto serra, oppure la globalizzazione, oppure la TV spazzatura, oppure l’internet addiction, ma e’come un’epidemia. E’ un virus verso il quale occorre sviluppare gli anticorpi, e spesso mi chiedo se non sia piu’ costruttivo e soddisfacente mettersi a discutere con un Ficus Benjamina.

11 settembre

23 aprile 2008
Una data che restera’ impressa nella Storia, come e’ stato anche per il 14 ottobre, e credo che qualcuno, un giorno, scrivera’ la verita’ sugli avvenimenti accaduti svelando ogni dinamica, ed i dubbi saranno sciolti.

Fu un vero attentato terroristico, oppure fu un complotto usato per giustificare manovre successive, gia’ decise, che sarebbero state fatte?

Sono passati 75 anni dal 27 febbraio 1933, giorno in cui il Reichstag, sede del parlamento tedesco, fu incendiato. Alla ricerca di indizi, la polizia trovo’ Marinus van der Lubbe, un noto agitatore comunista che, mezzo nudo, si nascondeva dietro l’edificio.

Adolf Hitler e Hermann Göring dichiararono all’opinione pubblica che il fuoco era stato appiccato dai comunisti e fecero arrestare tutti i capi del partito. Sotto tortura van der Lubbe confesso’ di aver appiccato il fuoco per protestare contro il sempre maggiore potere dei nazisti, quindi fu portato in giudizio insieme ai leader del partito comunista. Al processo, van der Lubbe venne trovato colpevole e condannato a morte per decapitazione.

Con i capi in prigione, e senza accesso alla stampa, i comunisti vennero pesantemente sconfitti alle elezioni, ed a quei deputati comunisti (ed alcuni socialdemocratici) che furono eletti al Reichstag non venne permesso, dalle camice brune, di prendere il loro posto in parlamento.

Hitler venne sospinto al potere con il 44% dei voti, e costrinse i partiti minori a dargli la maggioranza dei due terzi per il suo Decreto dei pieni poteri, che gli diede il diritto di governare e sospendere molte liberta’ civili.

Anche se a tutt’oggi non esistono prove certe, gli storici concordano che van der Lubbe fu, in qualche modo, usato come capro espiatorio, e ritengono che la gerarchia nazista fu coinvolta nell’incendio al fine di ottenere un guadagno politico; cosa che in effetti avvenne.

Sono passati 94 anni dal giorno noto come Vidovdan, il 28 giugno 1914, quando a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina, l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, erede al trono d’Austria-Ungheria e sua moglie Sofia, furono uccisi da Gavrilo Princip, membro della Mlada Bosna, un gruppo che mirava all’unificazione di tutti gli jugoslavi.

l’Austria-Ungheria invio’ una lettera formale al governo serbo, nota come Ultimatum di luglio, in cui si facevano specifiche richieste, che la Serbia, dopo essersi assicurata il sostegno della Russia, disattese in otto dei dieci punti contenuti.

L’Austria-Ungheria rispose rompendo le relazioni diplomatiche, e quando poi dei riservisti serbi, che venivano trasportati lungo il Danubio su dei vaporetti, finirono in modo “apparentemente accidentale” nella parte Austro-Ungarica del fiume a Temes-Kubin, l’Austria-Ungheria prese l’occasione per mobilitare il suo esercito, il 28 luglio 1914, dando inizio alla Prima guerra mondiale.

Anche per l’episodio di Sarajevo, esistono tutt’oggi dei dubbi riguardo, non tanto alla dinamica dei fatti, quanto a chi fossero i reali manovratori della Mlada Bosna, il gruppo che compi’ l’attentato.

Ci sono moltissime date rappresentative di avvenimenti che hanno creato, per alcuni, i presupposti per compiere azioni cruente attribuendo la responsabilita’ dei fatti alla parte avversa, ma l’11 settembre 2001 rappresenta qualcosa di piu’, poiche’ e’ anche la data in cui una certa escort prese una decisione importante: quella di dichiarare chiusa la sua esperienza.

I figli dei vicchi

22 aprile 2008
  • I figli dei vicchi pavlano tutti con la evve moscia, anche se potvebbevo benissimo pavlave novmalmente.
  • Ai figli dei vicchi, quando nascono, papy e mamy fanno sempve una gvande festa con cinquecento invitati, tutti vicchi.
  • I figli dei vicchi sono sempve belli, biondi e con occhi azzuvvi, e se non lo sono e’ pevche’ hanno antenati di stivpe veale pevsiana.
  • I figli dei vicchi hanno sempve nomi e cognomi composti, come Piev Silvio oppuve Tvonchetti Pvoveva, e non si chiamano mai Ciccio o Pia.
  • I figli dei vicchi hanno sempve la nonna che lascia lovo in evedita’ appavtamenti e tevveni, mai debiti.
  • I figli dei vicchi giocano con compagni che sono sempve figli di vicchi, ed invece che a calcetto giocano a polo.
  • I figli dei vicchi vanno a scuola con l’autista fin dalle matevne e finiscono tutti alla Bocconi.
  • I figli dei vicchi si sposano sempve fva di lovo, ed in confvonto al lovo matvimonio la notte degli Oscav pave una sagva paesana.
  • I figli dei vicchi, se divovziano, vestano sempve e comunque amminisvatovi delegati nella societa’ del suocevo.
  • I figli dei vicchi passano la vita a dave ovdini e diventano pvesidenti di ogni cosa possibile.
  • I figli dei vicchi consigliano sempve i povevi su come diventave vicchi, ma non vogliono che i povevi diventino vicchi.
  • I figli dei vicchi, quando muoiono, non vengono seppelliti, ma intovno a lovo viene cosvuito un monumento.