Hófehérke (1) – Doni dal passato


Il ritrovamento di quel quaderno e’ uno degli episodi bizzarri che riguardano la mia vita. Ricordo che dovevo rassettare la soffitta. Dopo che lei se n’era andata non avevo piu’ voluto entrarci. Troppi ricordi in quel luogo in cui, da bambina, mi nascondevo fra la polvere e le vecchie cianfrusaglie, frammenti di una vita vissuta senza che avesse mai lasciato quella casa, rifugio e prigione al tempo stesso.

Conoscevo quella soffitta in ogni suo angolo. Persino la disposizione degli oggetti era impressa in me come in una vecchia fotografia color seppia. Di tutti gli oggetti avrei potuto fare un inventario se solo avessi voluto, cosi’ quando vidi quella vecchia valigia che non avevo mai notato prima, restai sorpresa.

Da principio pensai che l’avesse riposta li’ mama, ma poi scartai l’ipotesi. Mama aveva troppa ripugnanza per gli insetti ed i ragni e mai si sarebbe avventurata in quel luogo pieno di ragnatele e di anfratti nei quali avrebbe potuto annidarsi uno schifoso millepiedi. E poi era evidente: nessuno era piu’ entrato in quella soffitta da molti anni.

La valigia era ricoperta di polvere, come ogni cosa li’, ormai. Incuriosita mi avvicinai. Le serrature erano talmente incastrate che non riuscii ad aprirle con le sole unghie per cui decisi di portarla di sotto dove avrei potuto, con un cacciavite, fare scattare quelle molle saldate dalla ruggine.

Quando fu appoggiata sul grande tavolo di cucina, e dopo una sommaria ripulita per togliere la polvere, notai che era meno antica di quanto avevo creduto. Doveva appartenere agli anni cinquanta e come tutte le valige di quel periodo in uso alla gente comune era costruita con un materiale che pareva cartone pressato ed impastato con qualcosa di non identificabile. Le chiusure, come ho detto, erano costituite da due molle di metallo ormai consunto e color ruggine che, con un piccolo sforzo facendo leva con il cacciavite, saltarono permettendomi di accedere al contenuto.

Ricordo ancora l’emozione di quel momento poiche’ speravo di trovarvi dentro alcuni dei suoi effetti personali . Oggetti dimenticati, forse senza alcun valore, ma che per me sarebbero stati come reliquie.

La valigia conteneva poche cose. Al suo interno trovai delle vecchie fotografie che non avevo mai visto e che ritraevano nagyanya da giovane. Doveva avere pressoche’ la mia eta’ e se non fosse stato per un diverso tipo di pettinatura e d’abbigliamento, quella avrei potuto essere io. In alcune di quelle foto sorrideva con quell’espressione che non ha mai perso neppure durante gli ultimi anni della sua vita, e nella quale mi sono piu’ volte rivista guardandomi allo specchio: le labbra carnose, increspate agli angoli della bocca, lievemente socchiuse dalle quali s’intravedevano i denti bianchi e regolari e le piccole fossette appena accennate sulle guance.

Trovai anche un mazzo di tarocchi che il tempo aveva scolorito, nei quali le figure erano mezze sbiadite a causa dell’umidita’. C’erano solo gli aracani maggiori e notai che ne mancavano due: l’Imperatrice e la Ruota. Adesso quei tarocchi, incorniciati in un’unica composizione, sono appesi in bella mostra ad una parete della mia camera.

Una scatola di latta conteneva alcuni oggetti. C’era una corona rosario con i grani in legno e la croce in avorio, forse reminescenza di un qualche periodo spirituale del quale lei non aveva mai voluto parlare a nessuno, in quanto sia mama che io l’avevamo sempre creduta atea convinta. C’erano poi degli orecchini a goccia con incastonate delle pietre dure azzurre ed un anello che faceva parure con gli orecchini. Lo infilai all’anulare e notai come mi si adattasse alla perfezione.

Trovai anche uno specchio di forma ovale. Aveva il manico e la cornice d’argento ed era di una misura tale da potersi specchiare il solo volto, se l’argento sul retro del vetro non fosse stato ossidato e quasi completamente annerito.

Legato con un cordino era arrotolato un disegno con raffigurata una giovane donna a mezzo busto che teneva in mano una mela rossa. Aveva grandi occhi e bocca piccola e la sua pettinatura era acconciata in modo che una grande ed unica treccia le ricadesse sulla spalla destra. Ebbi in quel momento un sussulto e la consapevolezza che il modo in cui nagyanya mi pettinava quando ero piccola non fosse del tutto non premeditato.

Poi lo notai. Aveva la copertina scura e si confondeva con il fondo della valigia: un vecchio quaderno scolastico. Lo sfogliai velocemente fra l’indice ed il pollice. Era un normale quaderno con le pagine a quadretti grandi, riempito con una scrittura fitta e molto ordinata. In certi punti l’inchiostro, mescolandosi con l’umidita’, aveva lasciato delle grandi macchie blu ed alcune pagine si erano addirittura attaccate l’una all’altra, tanto che mi ci volle un po’ di pazienza per staccarle cosicche’ niente di quanto vi era scritto fosse sciupato.

Piu’ tardi, nella tranquilla atmosfera della mia camera, iniziai a sfogliarlo con calma. Anche se erano stati utilizzati l’inchiostro ed il pennino, la scrittura non presentava scarabocchi ed imprecisioni. Non ho mai saputo a chi fosse appartenuto quel quaderno. Non ho mai voluto indagare. Anche se la cosa piu’ plausibile era che fosse appartenuto a nagyanya, non ne ho mai avuta certezza assoluta poiche’, ricordo, la sua calligrafia era diversa.

Immaginai che tutto, le fotografie, gli oggetti, il quaderno fossero doni che mi erano giunti dal passato. Come in un racconto fantastico qualcuno, molti anni prima che nascessi, aveva pensato a me ed aveva lasciato quella valigia sospesa nel tempo perche’ io la trovassi in un determinato momento della mia vita: quasi fosse una specie di magia.

Iniziai a leggere…

6 Risposte to “Hófehérke (1) – Doni dal passato”

  1. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Gianni, ho ricevuto il commento ma non posso autorizzarlo perche’ contiene un link ed io non ti conosco.
    Ultimamente degli sconosciuti hanno cercato di inviare i miei lettori su dei link che contenevano virus.
    Sono certa che non e’ il tuo caso ma dato che sei nuovo e non conosciuto mi perdonerai se rifiuto di far passare il tuo commento con il link.
    Riporto comunque qui di seguito il tuo commento senza il link:

    Ciao Chiara sono un silenzioso frequentatore del tuo blog. Volevo farti i complimenti perchè scrivi da Dio. Quello che dici è sempre molto interessante ed è un piacere leggerti. Leggo anche i tuoi interventi relativi all’immondezzaio e sinceramente non mi spiego perchè tu voglia dedicare tanta attenzione ad un forum di ***** come quello.
    Un utente del forum ha fatto riferimento a te in un immagine riportata in basso su questo link. (link eliminato)
    Non dargli troppo peso. Tutte fesserie. Un saluto .ciao. Gianni

    Non posso dargli peso perche’ non clicco mai sui link proposti nell’immondezzaio, quindi non so cosa contenga ne’ mi interessa.
    Grazie per i complimenti.

  2. davide Says:

    Cara Chiara,

    da piccolino pure io ho sempre avuto la passione di rovistare nelle soffitte delle mie case. Effettivamente in queste ricerche ho sempre trovato tante cose interessanti sui miei avi.

    Certo che se il quaderno che hai scoperto nella valigia era di nagyanya, quando ci racconterai quello che hai letto scopriremo tutto l’incanto di un mondo che fu.

    Sarà la stessa emozione che proveremo il giorno in cui ci farai leggere le meraviglie che hai scritto nei tuoi diari d’infanzia.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  3. gianni Says:

    Ciao Luce di Notte.
    In effetti ogni tanto ti leggo.
    Qualcosa di interessante ogni tanto la scrivi.

    Torna sul forum dai.
    Tutto lo zoo ti aspetta calorosamente.

    Ciao Gianni/Cucciolo/Pinolabino

    ps.
    sono una persona disturbata

  4. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Egregio Gianni, io non so chi tu sia ne’ mi importa un gran che in fondo, ma se dici di essere una persona disturbata io ci credo.
    Se non lo fossi non tenteresti d’infettare inviando link che poi sono dei virus.

    Comunque oltre che disturbato sei anche fuori strada. Non sono Luce… ma se ti fa piacere crederlo fai pure. Per me non cambia niente nella mia vita.

    Ma che te lo dico a fare?

    Ti comunico pertanto che considerato il tuo tono e la tua personalita’ non sei piu’ gradito nel mio blog.

    Potrai creare tutti i nick fasulli che vuoi, non mi tange. C’e’ chi della sua psicopatia ne fa un modello di virtu’. Pero’ se il tempo che spendi a fare l’idiota lo usassi per curarti magari riusciresti a “vivere” almeno un po’.

    Addio.

  5. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Come e’ palese, nonostante io da anni non partecipi piu’ alla “vita sociale” di quel luogo ad alto condensato culturale che e’ l’immondezzaio e nonostante che, praticamente, non “caghi” piu’ nessuno di quelli che vi scrivono, le minacce nei confronti miei e di questo blog non terminano.

    Non che sia preoccupata; ormai dopo cio’ che e’ avvenuto in passato (blog invio di virus, crack di email, eccetera) un “cucciolo/pinolabino’ in piu’ o in meno fa poca differenza: e’ solo un imbecille con una mente di un bimbo di otto anni tenta di spacciarsi per “adulto”.
    Una nullita’, in pratica, che giustificandosi con la scusa “sto solo cazzeggiando” cerca quella “notorieta’” tipica che cercano le persone che non hanno alcuna qualita’.

    Fine della discussione, non voglio proseguire oltre. Solo raccomando ancora PRUDENZA (soprattutto agli amici ed alle amiche che hanno dei blog) nel far passare dei messaggi che contengono link o indirizzi web segnalati. Possono contenere virus.

  6. Dolce-Alexia Says:

    Chiamiamoli doni del passato. E bello sfogliare le cose sul sufitto di una casa vecchia. Immaginare che storia potrebbe avere un ogetto. A me mi sono rimaste poche cose dalla mia nonna: Una icona antica, ormai con dei colori schiariti, ma di valore. Non la venderei mai perche per me non ha un prezzo. E un anello d’oro, che porto ancora oggi, con una pietra di giada.

I commenti sono chiusi.


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