Handicap, buonismo e discriminazione

“All’entrata della scuola ci dividevano in tre file: zingari, handicappati, normali.”

Da questa frase, letta in un blog, mi e’ venuta la curiosita’ di fare una ricerca su Google abbinando i termini “zingari” + “handicappati”. Il risultato e’ stato che moltissimi collegamenti trovati fanno riferimento agli zingari ed agli handicappati come a dei “diversi”, discriminati e (in certi periodi storici) perseguitati.

Ho ripetuto poi la ricerca includendo tali termini fra virgolette e non separati da una virgola, “zingari handicappati”, ed anche usando la chiave di ricerca alternativa “zingari con handicap”. Il risultato e’ stato, in entrambi i casi, zero collegamenti.

Eppure esistono!

Gli zingari portatori di handicap sono i “diversi al quadrato”. Sono coloro sui quali lo sguardo della gente indugia ed evita di posarsi. Coloro che, se vengono individuati in rotta di collisione con il proprio percorso, vengono scansati accuratamente per il timore che si avvicinino ad elemosinare.

Esistono, ma i motori di ricerca (almeno nelle pagine italiane di Google) non ne fanno alcuna menzione.

Non sono esperta in statistiche, ma credo che in talune realta’, come quelle delle comunita’ nomadi che vivono in situazioni sanitarie e di sicurezza “discutibili”, i portatori di handicap siano in numero maggiore rispetto ad altre comunita’ piu’ sane e piu’ ricche. Nonostante tutto cio’ la cultura tzigana non li ha mai considerati dei reietti oppure individui che necessitassero un diverso rispetto. Certamente degli aventi diritto ad un maggiore aiuto per superare le difficolta’ legate alla condizione fisica, ma non certo creditori di un maggiore rispetto, in quanto il rispetto e’ afferente all’interiorita’ della persona e non alla sua esteriorita’.

Fino al secolo scorso, nelle comunita’ zingare piu’ povere e dedite all’accattonaggio, la nascita di un bimbo portatore di handicap non era considerata una cosa totalmente negativa, in quanto poteva sostenersi chiedendo l’elemosina avendo maggiori possibilita’ per impietosire. Addirittura, per la stessa ragione, anche nelle comunita’ italiche piu’ povere e piu’ emarginate, nel primo quarto del ventesimo secolo, la nascita di un bimbo con handicap era considerata, in molti casi, una “benedizione”.

Sono stata educata a considerare queste persone degne di rispetto indipendentemente da come fisicamente appaiono ed a valutarle in base ai loro comportamenti. Sono sempre stata contraria ad una discriminazione nei confronti di chiunque, anche quella palesata da un buonismo eccessivo e tale da far “avvertire” la diversita’, per questo motivo ho sempre avuto un grosso problema a relazionarmi con chi ritiene che l’handicap debba valere come una sorta di “immunita’ sanitaria”, cioe’ che possa annullare in qualche modo quel “credito” nei confronti della vita che, alcune persone portatrici di handicap, credono di vantare.

In molte occasioni ho quindi attirato su di me le antipatie di chi crede che l’handicap, oltre a dare diritto a delle giuste “corsie preferenziali” concernenti quella parte dell’esistenza legata alla fisicita’, dia diritto a “corsie preferenziali” anche laddove la fisicita’ e’ inesistente; cioe’ nei rapporti interpersonali.

Ricordo quando ero una studentessa ed uscivo in comitiva con compagni e compagne di scuola. Ebbene in quel gruppo c’era anche un portatore di handicap che aveva seri problemi di deambulazione, tanto da essere costretto sulla sedia. Non ci sarebbe stato niente di male se quel ragazzo si fosse limitato a vivere quell’amicizia rapportandosi con noi “alla pari” ma, purtroppo, il suo atteggiamento era sempre quello di obbligarci tutti a fare come voleva lui. Se noi decidevamo di fare una determinata cosa lui ne voleva fare un’altra, se noi decidevamo di andare in un certo posto lui voleva andare altrove e tutti noi per non ferirlo, e perche’ ci sentivamo (irrazionalmente) un po’ in colpa, lo assecondavamo. La cosa pero’ a lungo andare divenne insostenibile (almeno per me), perche’ cio’ che costui ci obbligava a fare non era quasi mai la cosa piu’ ragionevole, ma lui utilizzava quel suo “potere” per pareggiare dei “conti” che forse credeva di avere nei confronti della vita, come se, ottenendo la nostra benevolenza, cio’ lo ripagasse di qualcosa di cui si riteneva defraudato.

Quando mi resi conto che con quel suo comportamento quel ragazzo ci teneva tutti in pugno, e cioe’ che inconsciamente, ma forse anche coscientemente, usava un potere che si basava sulla nostra incapacita’ di negargli cio che lui desiderava, gli sciorinai in faccia quello che pensavo e gli dissi che non avrei mai piu’ accettato una simile violenza psicologica, perche’ viziandolo in tal modo non avrei fatto altro che renderlo una persona realmente “diversa”.

Quella mia critica fu cosi’ dura che in quel momento creai una spaccatura con i buonisti del gruppo che mi esclusero in quanto venni considerata insensibile, cinica e spietata. Solo in seguito, quando anche altri si accorsero che avevo ragione, venne riconosciuta la giustezza del mio ragionamento e ricevetti le scuse collettive da parte di tutti coloro che mi avevano criticata.

L’handicap non puo’ essere “usato” come strumento di rivalsa. Si puo’ concordare sul fatto che certe persone siano piu’ sfortunate di altre e che necessitino di una maggiore attenzione, si puo’ concordare sul fatto che non si deve infierire in alcun modo su chi e’ piu’ debole, si puo’ concordare su tutto ma non si puo’ permettere a chi ha un problema come quello descritto di rivalersi su chi non ha alcuna responsabilita’ e, soprattutto, non si deve lasciar credere a queste persone che, in virtu’ del loro problema, detengono piu’ diritti di chiunque altro. Soprattutto laddove la condizione fisica perde di significato come, ad esempio, nei rapporti interpersonali.

Oppure in internet.

Nel Web non esistono barriere architettoniche da superare e le discriminazioni che riguardano la condizione fisica sono (o dovrebbero essere) fuori luogo, sia in un senso che nell’altro, in quanto qui non siamo cio’ che le nostre gambe sono, ma siamo la risultanza del nostro cervello e del nostro cuore. Qui nessuno ha il diritto di usare, come scudo, la sua diversita’ cosi’ da essere invulnerabile alle critiche.

Non c’e’ niente di piu’ discriminante che trattare un individuo “in modo diverso” da come tratteremmo chiunque altro.

Anche l’uso del linguaggio puo’ palesare discriminazione. Per esempio la definizione “diversamente abile” esprime una forte carica discriminatoria: in nome del buonismo e dell’ipocrisia, per la voglia di un politically correct idiota, c’e’ chi tende ad edulcorare, solo con vuote parole, una condizione di vita.
Il termine “handicap” viene considerato come offensivo quando in realta’, piu’ che una parolaccia, e’ semplicemente il termine giusto per indicare una condizione personale e sociale di sofferenza e d’impedimento nella quale tutti possono trovarsi.

Inoltre detesto il buonismo perche’ e’ un atteggiamento in forza del quale ogni portatore di handicap deve essere benvoluto a prescindere e deve essere agevolato sempre e comunque, anche nei rapporti interpersonali. Il buonismo non tiene conto del comportamento della persona , ma esige un occhio di riguardo per cio’ che il portatore di handicap dice o fa (anche se dice cazzate oppure fa cose discutibili) solo per il fatto di avere un problema fisico che altri non hanno.

So che le mie affermazioni possono apparire dure, ciniche, prodotte da quell’insensibilita’ che molti mi attribuiscono, ma in questo mio diario non ho alcuna voglia di affrontare gli stessi problemi relazionali che gia’ pesano nella realta’. Una realta’ in cui preferisco “tacere per non ferire”.

Quando invece vorrei gridare.

Non sono qui per scrivere cio’ che “mi merita scrivere” oppure cio’ che “piace alla gente” ed e’ utile per avere il plauso di chi mi legge. Credo sinceramente in cio’ che ho confessato e non sono disposta, in questo luogo in cui l’essenza esistenziale e’ principalmente composta di virtualita’, a concedere alcun “bonus” a chi, nella realta’, e’ portatore di handicap. Se una persona e’ stronza rimane stronza indipendentemente dalla sua condizione fisica e per cio’ che affermo non voglio sentirmi ne’ in colpa, ne’ essere etichettata come insensibile o spietata.

Non intendo essere ricattata emotivamente da chi usa il suo problema come un “salvacondotto” per aver modo di agire a trecentosessanta gradi contando sul fatto che il buonismo induca chi non e’ d’accordo ad un atteggiamento tollerante e benevolo, poiche’ se accadesse, cio’ sarebbe davvero discriminante.

Ammiro chi non tende a creare sensi di colpa negli altri tramite messaggi subliminali (o anche espliciti) riguardanti la propria condizione fisica, psicologica o esistenziale. Ammiro chi non si approfitta dell’emotivita’ altrui ed ammiro chi capisce che certi comportamenti che fanno affidamento sul buonismo sono quelli che generano la vera discriminazione.

Sono grata a chi comprende che questo mio stato d’animo non e’ generato da insensibilita’ o da egoismo, ma se questo mio atteggiamento dovesse essere sbagliato, se cio’ che penso dovesse essere solo frutto di una mia stortura interiore, se dovessi “correggermi” per diventare “umana”, giuro che lo faro’.

Pero’ vorrei capire…

Vorrei capire se questi miei pensieri sono condivisi anche da chi non ha il mio stesso background oppure se sono io la vera “diversa”, e tutto cio’ che ho scritto e’ solo il frutto di un bieco sentimento tzigano.

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22 Risposte to “Handicap, buonismo e discriminazione”

  1. Antonio Says:

    Buon giorno signora.
    Ma quale bieco sentimento tzigano ? Lei ha pienamente ragione. Io condivido tutto ciò che lei dice. Ma vede mia cara signora, nella vita si tratta sempre di porre dei limiti (e i limiti li poniamo anche a noi stessi, volenti o nolenti). Si tratta di “tirare una riga” fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
    Lei dice :
    ” Si puo’ concordare sul fatto che certe persone siano piu’ sfortunate di altre e che necessitino di una maggiore attenzione, si puo’ concordare sul fatto che non si deve infierire in alcun modo su chi e’ piu’ debole, si puo’ concordare su tutto ma non si puo’ permettere a chi ha un problema come quello descritto di rivalersi su chi non ha alcuna responsabilita’ e, soprattutto, non si deve lasciar credere a queste persone che, in virtu’ del loro problema, detengono piu’ diritti di chiunque altro.”
    Vede signora che anche lei a tracciato una “riga” ?
    Io odio ripetermi, ma voglio osservere che anche in questo suo ultimo post si riprendono i concetti già discussi in precedenza.
    Dire o non Dire ?
    Fare o non fare ?
    Compatire o non compatire ?
    Dove la mettiamo la riga ?
    Vediamo un po’….ecco quei signori che il 14 febbraio le chiedevano l’appuntamento solo di pomeriggio, hanno messo una riga fra la loro vita coniugale che non vogliono o non possono perdere e la loro felicità personale.
    Socrate rispondendo alle domande di un suo discepolo diceva :
    Maestro, sono indeciso, non so che fare, mi sposo oppure no e vivo da solo ?
    Mio caro, fai un po’ quello che ti pare, tanto qualunque sia la tua scelta, in futuro avrai sempre qualche cosa di cui lamentarti.
    Ritornado però al contenuto del suo ultimo post, io ritengo che non si debba accettare alcuna arroganza da parte di chi è priviligiato, ma anche capire che forse certe persone (non solo i diversamenti abili) hanno bisogno della nostra commiserazione e sopportazione.

  2. Mr Mandelbrot Says:

    @Chiara: “la fisicita’ e’ inesistente; cioe’ nei rapporti interpersonali.”
    Mi chiedo come tu possa aver detto una simile bischerata 😀
    Quanto sopra vale a malapena su internet e solo se ci si attiene a una scrupolosa etichetta (ho l’impressione che se mi descrivessi fisicamente l’atteggiamento di chi mi scrive cambierebbe).

    Per quanto riguarda il discorso relativo agli handicappati beh, non c’è niente di strano in quello che dici: ami sentirti libera e odi che qualcuno eserciti su di te qualunque forma di potere.
    Il potere coercitivo di un ricatto morale è a mio avviso molto limitato, e si esercita solo con la complicità della vittima.
    Perché giudicare male un handicappato che usa i ricatti morali?
    Fa esattamente come chiunque altro, cerca di ottenere il massimo potere sulla propria esistenza con i mezzi che può. I mezzi del tuo amico handicappato sono quelli a lui forniti dalla morale cristiana combinati al suo corpo deforme.
    I mezzi che hai avuto tu nell’esercitare il tuo mercimonio sono stati quelli forniti da una cultura sessista e maschilista (che tu hai giustamente sfruttato) uniti ad un corpo avvenente.
    E’ come se qualcuno ti avesse rinfacciato il costo delle tue alte tariffe dicendoti: “se tu non fossi così ingiustamente bella non chiederesti una cifra così alta!”.

    La mia idea è che non si dovrebbe mai attribuire ad altri le ragioni per la nostra condotta, sia nel bene che nel male (a meno che gli altri non ci minaccino con una pistola 🙂 )

    Se ho dinanzi a me un handicappato che fa l’elemosina e gli do qualche euro, io so benissimo che non lo faccio per lui. Se una donna mi fa un grave sgarbo io non reagirei con lei come reagirei se fosse un uomo, e non perché io considero le donne degni di compassione, ma perché mi sentirei un vigliacco dopo averla presa a sberle, essendo lei più piccola e debole di me. E così via.

  3. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    … ma anche capire che forse certe persone (non solo i diversamenti abili) hanno bisogno della nostra commiserazione e sopportazione.

    Autogol?

  4. Antonio Says:

    Perchè autogol ? sinceramente non ho ben capito. Perchè ho usato una espressione da lei definita buonista e carica di discriminazione ?
    No ho usato semplicemente una definizione di uso corrente per identificare una certa categoria di persone. Le chiami come vuole signora, il significato di ciò che ho detto non cambia

  5. Antonio Says:

    mr mandelbrot sono d’accordo con lei. Solo un’osservazione.
    “La mia idea è che non si dovrebbe mai attribuire ad altri le ragioni per la nostra condotta, sia nel bene che nel male”…. questo significa semplicemente assumersi le proprie responsabilità ma è altrettanto certo che la nostra condotta è fortemente influenzata dagli altri.

  6. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    @ Mr. Mandelbrot: Mi chiedo come tu possa aver detto una simile bischerata 😀

    Me lo domando anche io a volte. Si vede che mi viene naturale 🙂

    Quanto sopra vale a malapena su internet e solo se ci si attiene a una scrupolosa etichetta (ho l’impressione che se mi descrivessi fisicamente l’atteggiamento di chi mi scrive cambierebbe).

    Perche?
    E poi, anche se fosse, secondo me NON DOVREBBE ESSERE.
    Credi che l’opinione su un essere umano debba essere afferente al suo aspetto fisico?
    Se lo credi guardati, anzi RI-guardati Elephant Man.

    Per quanto riguarda il discorso relativo agli handicappati beh, non c’è niente di strano in quello che dici: ami sentirti libera e odi che qualcuno eserciti su di te qualunque forma di potere.

    Si’, hai ragione. Conosci qualcuno/a che invece ami sentirsi schiavo/a?
    Intendo dire schiavo/a tout court e non con quelle scenette “patetiche” a base di manette, fruste e tute in lattice 🙂

    Il potere coercitivo di un ricatto morale è a mio avviso molto limitato, e si esercita solo con la complicità della vittima.

    Sulla seconda parte hai pienamente ragione, sulla prima ne hai, secondo me, un po’ meno. Il ricatto morale puo’ essere, a volte, piu’ forte di quello fisico.
    La sorella di quel mio amico era la vera vittima di tutta la situazione.

    Perché giudicare male un handicappato che usa i ricatti morali?
    Fa esattamente come chiunque altro, cerca di ottenere il massimo potere sulla propria esistenza con i mezzi che può. I mezzi del tuo amico handicappato sono quelli a lui forniti dalla morale cristiana combinati al suo corpo deforme.

    Per carita’, ognuno puo’ agire come meglio crede. Solo che il mio amico alla fine si ritrovo’ solo, senza piu’ nessuno su cui esercitare il suo effimero (secondo il tuo parere) potere. Neanche la sorella. Un ben magro risultato per un comportamento (sempre secondo il tuo parere) legittimo e naturale.
    Purtroppo, a causa della mia natura pragmatica, credo che i comportamenti vadano anche valutati sulla base dei risultati. Se “essendo” in un determinato modo mi ritrovo da SOLA e cio’ mi rende infelice, i casi sono due: o cambio il mio comportamento oppure mi tengo la mia infelicita’.
    Se lo scopo del mio amico era quello di restare solo e da cio’ ne ricavava un’enorme felicita’, beh allora credo che abbia agito giustamente.

    I mezzi che hai avuto tu nell’esercitare il tuo mercimonio sono stati quelli forniti da una cultura sessista e maschilista (che tu hai giustamente sfruttato) uniti ad un corpo avvenente.
    E’ come se qualcuno ti avesse rinfacciato il costo delle tue alte tariffe dicendoti: “se tu non fossi così ingiustamente bella non chiederesti una cifra così alta!”.

    A parte che c’e’ stato chi me lo ha detto, ma il tuo paragone mi sembra un po’ “forzato”.
    Nel caso del mio amico la sua non era UNA SCELTA DI VITA, mentre nel mio caso lo e’ stata. Inoltre per per me era solo lavoro in cui il comportamento era certamente diverso da quello tenuto nella mia vita privata.
    La stessa frase che citi potrebbe essere detta allora, secondo il tuo ragionamento, anche ad un avvocato: “se tu non fossi cosi’ INGIUSTAMENTE bravo non chiederesti una cifra cosi’ alta come onorario”.
    Di fronte ad una richiesta ALTA l’altra persona puo’ declinare. Non esiste alcun ricatto morale. Solo una contrattazione fra un servizio ed un prezzo.
    Mentre di fronte ad un ricatto morale, fra l’altro supportato dall’atteggiamento buonista di chi ti sta intorno e che ti induce, per non essere etichettata come una spietata insensibile, ad adeguarti al ipocrisia circostante, declinare equivale appunto all’essere esclusa in quanto persona “moralmente distorta”.

    La mia idea è che non si dovrebbe mai attribuire ad altri le ragioni per la nostra condotta, sia nel bene che nel male (a meno che gli altri non ci minaccino con una pistola 🙂 )

    Non stavo attribuendo a nessuno la ragione della mia condotta, anche perche’, come ho confessato, quando occorre so dire esattamente cio’ che penso. Il mio post non cercava “solidarieta’”, ma era un modo per capire se in questo mio sentimento ero isolata (e quindi diversa) oppure no.

    Se ho dinanzi a me un handicappato che fa l’elemosina e gli do qualche euro, io so benissimo che non lo faccio per lui. Se una donna mi fa un grave sgarbo io non reagirei con lei come reagirei se fosse un uomo, e non perché io considero le donne degni di compassione, ma perché mi sentirei un vigliacco dopo averla presa a sberle, essendo lei più piccola e debole di me. E così via.

    Si vede che non hai mai conosciuto alcune mie amiche 🙂
    La mole, spesso, non e’ tutto 🙂
    Comunque, almeno in internet, dove la mole non dovrebbe contare e dove anche il genere dovrebbe essere irrilevante, il comportamento dovrebbe essere quello di valutare le persone sulla base dei contenuti e non sulla base del loro aspetto oppure in base agli eventuali sensi di colpa derivanti dal sapere che “dall’altra parte” c’e’ qualcuno che soffre per una sua condizione di handicap.

  7. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Le chiami come vuole signora, il significato di ciò che ho detto non cambia

    Allora, se il significato non cambia, li chiami come li chiamavano i nazisti: con un numero.

    Vede, e’ stato lei ad insegnarmi che IL LINGUAGGIO E’ MOLTO IMPORTANTE e adesso gli nega il valore che ella stessa gli ha dato?

    “Diversamente abile” credo sia il termine piu’ discriminante e ipocrita che esista. Chieda ad un handicappato cosa ne pensa a riguardo.

  8. Antonio Says:

    ok lo farò signora, lo chiederò sicuramente..lei fa polemiche fuori luogo Signora.
    Certo che le parole hanno un grande significato ma le ho specificato che ho semplicemente usato un termine di uso comune, io non discrimino mai nessuno e odio l’ipocrisia.. se per lei però è così offensivo signora la prego di accettare le mie scuse.

  9. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Antonio said…
    ok lo farò signora, lo chiederò sicuramente..lei fa polemiche fuori luogo Signora.
    Certo che le parole hanno un grande significato ma le ho specificato che ho semplicemente usato un termine di uso comune, io non discrimino mai nessuno e odio l’ipocrisia.. se per lei però è così offensivo signora la prego di accettare le mie scuse.

    Veramente la polemica la sta portando avanti lei.
    Inoltre non ho niente di cui offendermi. Se mai ad offendersi per tale definizione dovrebbe essere chi e’ portatore di handicap.

  10. Antonio Says:

    Si !

  11. Mr Mandelbrot Says:

    @Chiara: il tuo quoting somiglia molto al mio; ma non ti dava fastidio? Io comunque continuo a risponderti senza quoting, che mi viene anche più facile.
    Riguardo al corpo credo che quando dici “non dovrebbe essere” sono convinto che lo dici onestamente, però è altrettanto indubbio che tu sappia che così è.
    Le opinioni sulle persone sono sempre collegate all’aspetto fisico, e la fisicità di Merrick influenza non solo coloro che provano per lui ribrezzo, ma anche coloro che alla fine lo amano per quello che è: un uomo meraviglioso e incredibilmente deforme.

    Sul giudizio di quel tuo amico vorrei chiarire che non sostenevo affatto che la sua condotta fosse la migliore per lui, sostenevo che la sua condotta fosse legittima e naturale. Se egli fosse stato intelligente o scaltro, o semplicemente avesse avuto una versione meno grave di “sindrome del controllo”, probabilmente oggi avrebbe ancora qualcuno che lo ama.
    Ma questo è un discorso diverso e credo che al riguardo la pensiamo in maniera simile.

    Quando poi ribalti il mio discorso e lo riferisci a un avvocato e dici “se tu non fossi cosi’ INGIUSTAMENTE bravo non chiederesti una cifra cosi’ alta come onorario”, 🙂 la mia risposta è: esatto.
    Qualcuno al mio posto poteva dirti:
    tu avevi un onorario alto perchè sei bella e di questo non hai alcun merito, l’avvocato invece ha studiato ed è diventato bravo per poter guadagnare tanto, al contrario il tipo con la sedia a rotelle si è trovato in quella situazione ed ha compiuto la scelta di rompere i coglioni agli altri per sentirsi importante, per ricevere attenzioni che sia tu che l’avvocato potevate ricevere senza alcun merito.
    Questa è una risposta tipicamente wasp (i protestanti sono generalmente meritocratici), ma io non sono un wasp, grazie a Dio Ivano (non nominare il suo nome), e ti rispondo che invece è proprio tutto uguale, e non esiste alcun merito o demerito.
    A mio avviso nessuno merita proprio un cazzo su questa terra, tutti fanno quello che possono con quello che possono, e ne pagano le conseguenze.
    Al riguardo un certo tizio disse una volta: “Tutti viviamo meritando la morte, nessuno l’amore, eppure chiunque può essere amato: ogni tanto ci tocca decidere. Sai tu giudicare?”

  12. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Solo una nota, Mr. mandelbrot: tu avevi un onorario alto perchè sei bella e di questo non hai alcun merito

    Sei sicuro di questo?

    Credi che basti nascere carine per mantenersi tali ed avere successo in un determinato ramo?

    Se l’avvocato studiava c’era chi fin da adolescente passava ore in palestra ad allenare il suo fisico. E non solo.

    Essere carina, in un certo mestiere esercitato ad un livello in cui possano essere pretesi tanti soldi, non basta. Occorre curare anche altri aspetti che, se leggi attentamente il mio blog, capirai quali sono.

    Essere un BRAVO avvocato, tale da pretendere un alto onorario richiede DOTE, IMPEGNO E SACRIFICIO.

    La stessa cosa vale per una vera devochka.

  13. Mr Mandelbrot Says:

    ma mi hai letto fino in fondo?

  14. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Era solo una nota, la mia, che tu non hai saputo interpretare.

    Mr Mandelbrot said…
    ma mi hai letto fino in fondo?

    Si’. Solo che abbiamo opinioni diverse:

    Tu scrivi: Qualcuno al mio posto poteva dirti: tu avevi un onorario alto perchè sei bella e di questo non hai alcun merito, l’avvocato invece ha studiato ed è diventato bravo per poter guadagnare tanto, al contrario il tipo con la sedia a rotelle si è trovato in quella situazione ed ha compiuto la scelta di rompere i coglioni agli altri per sentirsi importante, per ricevere attenzioni che sia tu che l’avvocato potevate ricevere senza alcun merito.
    Questa è una risposta tipicamente wasp (i protestanti sono generalmente meritocratici), ma io non sono un wasp, grazie a Dio Ivano (non nominare il suo nome), e ti rispondo che invece è proprio tutto uguale, e non esiste alcun merito o demerito.

    Tutto cio’ e’ riduttivo e semplicistico.
    Se fosse bastato solo un corpo avvenente da un lato e la cultura sessista dall’altro per aver successo io non sarei stata cio’ che sono stata e non avrei fatto cio’ che ho fatto.

    Per essere devochka, come per essere avvocato bravo conta il merito. Eccome se conta!
    Chi ha un handicap non ha invece nessun merito o demerito.

    Quando invece scrivi: I mezzi del tuo amico handicappato sono quelli a lui forniti dalla morale cristiana combinati al suo corpo deforme.
    I mezzi che hai avuto tu nell’esercitare il tuo mercimonio sono stati quelli forniti da una cultura sessista e maschilista (che tu hai giustamente sfruttato) uniti ad un corpo avvenente. E’ come se qualcuno ti avesse rinfacciato il costo delle tue alte tariffe dicendoti: “se tu non fossi così ingiustamente bella non chiederesti una cifra così alta!”.

    tu confondi l’arrangiarsi di un handicappato che sfrutta le debolezze altrui con il mestiere di devochka e questo e’ cio’ che contesto.

    Cio’ puo’ forse valere per quelle ragazze che, come portatrici di handicap, si arrangiano come possono a sopravvivere al meglio non avendo ALTRI MEZZI nella vita se non quelli che ben sappiamo, ma questo non e’ mai stato il mio caso.

    Credi sinceramente che non avrei avuto ALTRI MEZZI per affermarmi nella vita? E chi ti da’ la certezza che non lo abbia fatto in piu’ campi dei quali evito di parlare?

  15. Mr Mandelbrot Says:

    “tu confondi l’arrangiarsi di un handicappato che sfrutta le debolezze altrui con il mestiere di devochka e questo e’ cio’ che contesto”

    scusa Chiara: cos’altro hai fatto se non sfruttare le debolezze altrui?
    Tutti in qualche modo si basano sulle debolezze altrui per campare, l’unica differenza è nello stile.
    Per attuare il caring non ci vuole un bello stile. Per farsi pagare 1000 euro a botta ci vuole un certo stile 🙂
    Ma la tua avvenenza e la tua intelligenza, il tuo stile, sono tuoi meriti?
    Io non direi.
    Il fatto che tu ti sia allenata a suo tempo ti rende più meritoria di essere pagata in virtù di quale astratta nozione, a parte quella del tuo bel culetto?
    D’altra pare il fatto che io dialetticamente parlando spacco il culo a tutti è forse un mio merito? 🙂
    Io non direi.
    Il fatto è che io semplicemente vedo il concetto di merito per quello che è: un valore strumentale che funziona per far galoppare la gente a lavoro, o una categoria per stabilire un (arbitrario) ordine morale, oppure una convenzione per divertirsi con gli sport e i giochi da tavolo.

    Io uso la parola merito solo per dire hey, amico te lo meriti: cioè, sì, hai qualcosa di buono ma in fondo l’hai pagato caro. Che altro significa per te?

  16. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Il fatto che tu ti sia allenata a suo tempo ti rende più meritoria di essere pagata in virtù di quale astratta nozione, a parte quella del tuo bel culetto?

    Non credo di poter essere in grado di spiegartelo. Soprattutto perche’, nonostante tu creda di avere una mente aperta, secondo il mio modesto punto di vista la tua visione di te stesso, “molto personale e di parte” ma oggettivamente non corrispondente alla visione altrui, occlude non poco il canale comunicativo che tenti di stabilire con tutto cio’ che sta fuori di te.

    Ovvio che (dato questo tuo aspetto) per te sara’ difficile accettare questa mia opinione, ma sono certa che potrei continuare per settimane a spiegarti in cosa consiste essere una devochka e tu non riusciresti a comprendero. Non tanto per il fatto che io non sarei in grado di spiegare bene (molte persone recepiscono esattamente il mio pensiero) ma perche’ il canale comunicativo fra noi risulta essere occluso da certe tue convinzioni personali non suffragate da esperienza diretta.

    D’altronde non saresti neppure in grado di comprendere perche’ un uomo PAGA una donna (almeno questo mi pare di aver capito dai tuoi numerosi interventi). Oppure lo comprendi perfettamente ma ti merita far orecchie da mercante. In fondo ti trovi qui solo per dimostrare quanto segue:

    D’altra pare il fatto che io dialetticamente parlando spacco il culo a tutti è forse un mio merito? 🙂

    Sei convinto DAVVERO di spaccare a tutti il culo?

    Non voglio metterlo in dubbio, ma in caso cio’ fosse vero significherebbe che il tuo impegno nel farlo, quindi nel giocare la tua personale “partita a scacchi” e la tua dote, l’essere intuitivo al punto tale di saper anticipare le mosse avversarie (in questo caso le risposte) in modo da preparare le giuste contromosse, sarebbero comunque UN MOTIVO DI MERITO.

    Buona fortuna per la tua partita per essere il migliore. L’importante e’ che tu ne sia CONVINTO :-)))

  17. Mr Mandelbrot Says:

    …è deprimente non riuscire a farsi capire, vero? Forse io credo che tu non mi capisca ed invece mi capisci e viceversa credo di capirti perfettamente e invece non ti capisco. Ma se da un lato io temevo che mi avresti chiesto “Sei convinto DAVVERO di spaccare a tutti il culo?” (risposta: no, ovvio che no! era una battuta, perchè così come non esiste il merito non esiste nemmeno un tizio che tenga il punteggio delle nostre conversazioni! ((anche questa è una battuta))), dall’altro, a giudicare da quello che mi scrivi, non hai capito che ho un’idea chiarissima del perchè un uomo paga una donna.
    Non vivo in un polmone d’acciaio nè sono un alieno appena atterrato su questo pianeta e poi vorrei sapere come fai a dire che le mie opinioni non siano suffragate da esperienza diretta.
    Forse il nostro problema è che, a giudicare dalla forza con cui difendi la dignità del tuo ex-mestiere ed il resto della tua vita, tu sei una donna che crede molto in quello che fa, tu ci prova veramente a “fare la cosa giusta”, e forse non ti riesce facile capire un uomo che ha valori notevolmente diversi dai tuoi.

  18. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    Mr Mandelbrot said…
    dall’altro, a giudicare da quello che mi scrivi, non hai capito che ho un’idea chiarissima del perchè un uomo paga una donna. Non vivo in un polmone d’acciaio nè sono un alieno appena atterrato su questo pianeta e poi vorrei sapere come fai a dire che le mie opinioni non siano suffragate da esperienza diretta.

    In altro tuo commento, in eisposta ad Alex che asseriva di non aver mai pagato una donna, tu scrivi:

    lascia perdere… qui siamo in netta minoranza. E non è detto che Chiara ti creda. Per quanto mi riguarda non ho ancora capito se mi crede almeno un poco oppure no.

    Ora, stabilito il fatto che non sei un cliente e, presumo, neppure una escort, mi spieghi da dove deriva la tua esperienza diretta?

  19. davide Says:

    Cara Chiara,

    “”Vorrei capire se questi miei pensieri sono condivisi anche da chi non ha il mio stesso background oppure se sono io la vera “diversa”, e tutto cio’ che ho scritto e’ solo il frutto di un bieco sentimento tzigano.””

    Sono abbastanza favorevole a quello che hai detto, perchè ho sempre considerato il buonismo (per non parlare del finto buonista Veltroni) come qualcosa di sostanzialmente ipocrita.

    “”E’ come se qualcuno ti avesse rinfacciato il costo delle tue alte tariffe dicendoti: “se tu non fossi così ingiustamente bella non chiederesti una cifra così alta!”.””

    Per quanto riguarda la discussione sull’importanza della bellezza per una escort del tuo tipo, credo che essere belle è necessario ma non sufficiente. Naturalmente se tu fossi stata – anzichè alta, bella e slanciata – grassa, bassa e brutta tutta l’intelligenza che hai non ti sarebbe servita per fare quello che hai fatto. Però nella mia esperienza ho visto ragazze molto belle che si prostituivano solo per ingrassare qualche lurido pappone. Se tu sei riuscita a fare quello che hai fatto è perchè oltre alla bellezza sei dotata di intelligenza e di tanto coraggio.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  20. Chia®a di Notte (Klára) Says:

    (per non parlare del finto buonista Veltroni) come qualcosa di sostanzialmente ipocrita.

    Tu sai che non amo inserimenti “politici” nei miei post riflessivi.
    Dato’ che hai voluto introdurre ugualmente l’elemento politico allora ti dicvo la mia opinione che, per quanto riguarda questo post, sara’ definitiva e non ammettera’ repliche: di questi tempi… anzi, in periodi elettorali si assiste ad atteggiamenti BUONISTI da parte di tutti, non solo di una parte. Se tu non riesci a vedere anche quelli dell’oppositore di Veltroni vuol dire che sei prevenuto.
    E qui si chiude con la politica.

    Per quanto invece riguarda:

    Se tu sei riuscita a fare quello che hai fatto è perchè oltre alla bellezza sei dotata di intelligenza e di tanto coraggio.

    Devo assicurarti che non ci vuole CORAGGIO per fare cio’ che ho fatto. E’ come l’uovo di Colombo e se una ragazza fa la scelta di estranearsi dal mondo della prostituzione di basso livello e si dedica solo a quella di livello medio alto, i papponi e le organizzazioni malavitose non fanno niente per impedirlo in quanto non rischiano di entrare in casini ed in un territorio che non possono controllare solo per tenersi una “cellula” di un organismo che ogni momento si rinnova di nuovi elementi sempre freschi.

    La vera devochka, piu’ che coraggio, deve avere determinazione e ritagliarsi la sua personale “nicchia ecologica” nella quale muoversi. Come un ragno che costruisce la sua tela.

    La determinazione e’ anche necessaria per mantenere dei punti fermi durante l’esercizio della professione. Una professione che richiede un grosso sacrificio di natura emotiva.
    Un po’ come chi, per vivere nel deserto, deve abituarsi a resistere in un ambiente in cui l’acqua e’ scarsa.

    Forse il coraggio di cui parli e’ piu’ necessario adesso, in quanto adesso, teoricamente, indico i punti fermi ed i metodi che possono essere utili ad una ragazza per liberarsi di una situazione che non le piace.

    Come dici tu, questo tipo d’esempio, che mi fa odiare sia dai moralisti (perche’ dicono che edulcoro la professione di prostituta facendola diventare appetibile) sia dai papponi (in quanto con il mio esempio rischiano di perdere troppe cellule), puo’ creatmi dei problemi.

  21. davide Says:

    Cara Chiara,

    la mia non era un’intrusione politica, ma una battuta dovuta al fatto che tanti giornali, sia di destra, sia di sinistra, considerano scherzosamente Veltroni come il padre del buonismo. Naturalmente questo non c’entra con la politica ma è una specie di sfottò, che a Veltroni fanno sia da destra che da sinistra.

    Tornando alle cose serie io resto convinto che per fare quello che hai fatto ci vuole una dose di coraggio, perchè credo che tante vorrebbero fare quello che hai fatto tu, ma non se la sentono.

    Per il resto sono d’accordo con te quando dici che quello che fai adesso richiede ancora più coraggio.

    A parte i perbenisti che parlano mossi solo dall’ipocrisia, i papponi e tanti altri farabutti trovano pericoloso per i loro guadagni quello che scrivi sul tuo blog. Se penso alla tua inchiesta sui siti fake e alle tue battaglie contro papponi e altri luridi pisquani devo ammettere che hai coraggio da vendere. Anche se quella feccia è composta da uomini vigliacchi, se avessero la possibilità di farti del male lo farebbero subito.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  22. michail tal Says:

    Svio un attimo dalle disquisizioni precedenti, dove peraltro mi trovo in sintonia con il pragmatismo di Chiara.
    Mi intrometto perchè me lo sono sempre chiesto: come si comporta una escort di fronte all’hadicap? Personalmente non posso negare che se fossi disabile e mi capitasse di essere rifiutato da una escort a causa della mi condizione mi sentirei piuttosto ferito, accettando comunque senza pretese e discussioni il rifiuto ovviamente.
    Credo che avere una vita sessuale felice sia un diritto di tutti, questo nel senso che quando non la trovi in modo “naturale” devi avere il diritto di trovartela anche nel canale mercenario, senza troppe paturnie. Peccato che magari anche li’ si possa essere rifiutati…e non do’ certo giudizi, osservo solo che è triste. Ho vsto tempo fa un film che tratta il tema con protagonista una ragazza affetta da sclerosi che non vuole morire a 30 anni senza aver mai conosciuto l’amore fisico. Un po’ didascalico ma carino.
    Sento che se fossi una donna mi lascerei guidare con gli stessi criteri coi quli giudicherei gli altri clienti: educazione, garbo, gentilezza…e ovviamente il denaro.
    Mi chiedo spesso come deve essere nascere ciechi. Non aver mai ammirato la bellezza femminile, non potersi nemmeno immaginare le fattezze di una femmina…
    Su cosa si fantastica?
    e anche volessi consumare come fai? Ti fai aiutare..per forza.
    Vabbe’…buon we!

I commenti sono chiusi.


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