Racconti

Leggendo qua e la’ in internet, spesso si trovano delle vere fuoriclasse. Scrittrici eccezionali che riescono a focalizzare attimi, dipingendoli come quadri in cui, oltre ai colori, e’ possibile assaporarne i profumi fatti di sensazioni.

Ne ho scovata una QUI che e’ una vera “perla” e pare abbia un talento incredibile in quanto a capacita’ narrativa.

Ho letto le prime quattro parti del suo bellissimo racconto e ne sono rimasta talmente affascinata che non riesco ad attendere che lei ci riveli il finale (sicuramente a sorpresa), in programma per la settimana prossima.

Per cui, mi sono cimentata nella scrittura anche io e, mettendo a frutto l’arte magica che ho ereditato da mia nonna (un’autentica tzigana), ho scritto… o meglio, ho tentato di immaginare come sarebbe potuta essere la quinta parte (il finale) del racconto dell’abile “dolcesalata”.

Ecco cosa mi e’ venuto fuori. So di non essere alla sua altezza, ma non sono riuscita a fare di meglio:

La mamma subì meccanicamente quell’abbraccio che aveva tante volte immaginato, le sue braccia pendevano inerti, quelle di Veronica si allacciavano disperatamente al suo collo, mentre i suoi occhi, aridi di lacrime già versate giravano per la squallida sala dove sua figlia, la sua adorata bambina, consumava la sua vita. Aveva tanta voglia di dirle che non aveva mai smesso di amarla, quando un colpo di pistola alle sue spalle trascinò le parole nel silenzio della morte. Veronica la sentì scivolare tra le sue braccia, fino ad accasciarsi sul pavimento come un vecchio straccio. Un altro colpo e l’urlo lacerante della sua voce, si spense in un singhiozzo. Cadde sopra il corpo che le aveva dato la vita ed ora la precedeva nel buio degli abissi, tendendole quella mano che per anni aveva serrato nella tasca del suo orgoglio. Quando si destò, certa di essere morta, aveva davanti il mare, un mare calmo e stranamente silenzioso. Si avvicinò alla riva affinché le piccole onde potessero raggiungerla. Quella sensazione di freschezza la faceva sentire viva, come mai si era sentita prima. Aveva sognato oppure si trovava in un’altra dimensione? Non lo sapeva e neppure le importava. Forse negli anni trascorsi aveva solo dormito, un lungo sonno, dimentico di sogni. Ora aveva davanti a sé soltanto il presente e quel mare di cui non percepiva i confini.

FINE

Ehm… solo che poi mi sono accorta di non essere l’unica a possedere il dono della divinazione ed ho trovato un’altra tzigana QUI.

Pubblicato alle 13.11 del 16 Gennaio 2008

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3 Risposte to “Racconti”

  1. Devas Says:

    :-)))))))
    grande Chiara!

  2. Chiara di Notte (Klára) Says:

    Perche’ grande?

    Guarda che io non ho fatto niente di speciale, sai?

    Mi sono soltanto cimentata nella scrittura 🙂

    Solo che mentre scrivevo mi veniva un sonno… ma un sonno…

    zzz… zzzzzw… zzzwzzz… zzzwzzzyzzz…

    :-)))

  3. Matteo Says:

    ahahahaha

I commenti sono chiusi.


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