Irina

Prigioniera del loto vivevi immersa nell’acqua della malinconia.

Rusalka dall’anima gelida e labbra che scioglievano le ali d’Icaro.

Scrutavi attenta il mondo con occhi che non conobbero mai lacrime.

Kajal, rossetto, smalto e profumo di una donna mai venduta.

Cavallo indomabile, eri il pedone d’ebano che diventava regina.

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12 Risposte to “Irina”

  1. davide Says:

    Cara Chiara,

    “Cavallo indomabile, eri il pedone d’ebano che diventava regina.”

    Molto bello questo racconto. Quanto alla regina non ho capito bene il significato della frase.
    Comunque quello che conta è che tu sei e sarai per sempre la nostra meravigliosa regina.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  2. Dolce-Alexia Says:

    Il significato del nome Irina vuol dire PACE. Anche la mia nipotina porta questo nome. Dalle mie parte La ciamiamo anche Ira 😉
    Un bacione, Falco.

  3. Mr Mandelbrot Says:

    @ davide: si chiama promozione ed è una mossa degli scacchi. Il pedone che arriva sulla traversa di fondo avversaria viene promosso in un pezzo a scelta… quindi quasi sempre in un’altra regina (ovviamente non può diventare re)

  4. davide Says:

    Caro Mr Mandelbrot,

    “@ davide: si chiama promozione ed è una mossa degli scacchi. Il pedone che arriva sulla traversa di fondo avversaria viene promosso in un pezzo a scelta… quindi quasi sempre in un’altra regina (ovviamente non può diventare re)”

    Grazie per la spiegazione. Devi capire che all’interno di questo blog io ho una specie di procura speciale per dare voce ai lettori un po’ tonti e ignorantelli.

    Effettivamente hai ragione quando dici che Klara tende sempre a raccontare storie di donne belle. Anche a me piacerebbe se Klara un giorno raccontasse la storia di una donna brutta.

    Saluti Davide

  5. Chiara di Notte (Klára) Says:

    Klara tende sempre a raccontare storie di donne belle.

    Racconto storie. E le racconto ovviamente filtrate dai miei sensi e dalle mie sensazioni.

    Ogni donna e’ bella a suo modo ed anche se non lo fosse del tutto comunque ne farei trasparire la bellezza.

    Inoltre tieni conto che, raccontando storie dell’est, racconto storie di donne che sono in media oggettivamente belle. Almeno per i canoni di bellezza in essere.

    Se raccontassi la storia di una donna non bella, ma erroneamente creduta bella perche’ in realta’ piena di difetti tenuti sapientemente nascosti, tanto che rare persone se ne accorgono, dovrei raccontare la mia storia 🙂

  6. davide Says:

    Cara Chiara,

    “Se raccontassi la storia di una donna non bella, ma erroneamente creduta bella perche’ in realta’ piena di difetti tenuti sapientemente nascosti, tanto che rare persone se ne accorgono, dovrei raccontare la mia storia :)”

    A parte il fatto che i difetti possono rendere una persona più interessante, a volte ho l’impressione che ti piace apparire modesta (che è pur sempre una dote da regina).

    Tanti saluti dal tuo Davide

  7. Flyingboy Says:

    Buona sera a tutti,
    Posso porgere una domanda?
    Cosa vi fa pensare che dietro le storie di Klara ci sono donne belle. Di quale bellezza stiamo parlando? Quella interiore o quella esteriore?
    Se il racconto cita i capelli biondi, questo basta per determinare una persona bella?
    Partendo dal presupposto che la bellezza e comunque un fattore soggettivo, e dal fatto che (magari mi son perso qualcosa) comunque l’accento dei racconti non era sul esteriore…
    Per esempio, se consideri un Maggiolino del ’67 o un Porche 356 dei anni ’60, che per me hanno un valore sentimentale non paragonabile a qualsiasi Jaguar del 2007, e avrei virtù di trasmettere le emozioni di pupille che dilatano dalla bellezza quando le vedo, questo vorrebbe dire che potrebbe essere un canone della bellezza universale?
    Son curioso… e che ci po’ far…

  8. Willyco Says:

    E’ vero: l’atmosfera fa pensare che sia bella la donna nella cui anima abbiamo l’impressione di riuscire a leggere attraverso il racconto.
    Ma non è bella ogni donna nel momento in cui riusciamo a leggere nella sua anima?

  9. Mr Mandelbrot Says:

    E’ vero che spesso i racconti non si focalizzano sulla bellezza, talvolta nemmeno la menzionano, ma generalmente le donne di Chiara sono tutte desiderabili, tutte in qualche modo belle, e non credo che questo abbia molto a che fare con la provenienza geografica 🙂
    Ipotizzavo un racconto con protagonista una donna brutta, non vecchia, ma semplicemente brutta, che sa di esser brutta e poco o per niente desiderabile.
    Dal momento che buona parte dei temi di Chiara riguardano la femminilità, ero curioso di vedere come avrebbe saputo coniugare femminilità e bruttezza. Il tema mi interessa un poco anche personalmente, perchè sono praticamente incapace di disgiungere femminilità e bellezza.

  10. Chiara di Notte (Klára) Says:

    Il tema mi interessa un poco anche personalmente, perchè sono praticamente incapace di disgiungere femminilità e bellezza.

    Sull’argomento ho commentato qui:

    http://chiara-di-notte.blogspot.com/2007/01/parliamo-di-donne-e-letteratura.html

  11. Mr Mandelbrot Says:

    Grazie. Cercavo proprio un post del genere. Quella parte del tuo pensiero che mi interessava condividere si trova proprio nell’apertura del commento. Avevo la sensazione che il tuo concetto di femminilità fosse simile al mio, tutto relativo a caratteristiche quali piacevolezza e amabilità: tutte caratteristiche che si coniugano con la modalità passiva. Essere ammirate, essere amate, esser accoglienti etc. Ho l’impressione che la femminilità così definita sia figlia di una visione inerentemente maschile. Il fatto che le donne oggi si sian fatte forti di queste attribuzioni -come giunco che cede flessibile alla forza che vorrebbe spezzarlo, per poi restituirla con colpo secco- non toglie rilevanza a questo fatto.
    A pensarci bene si può ravvisare questa egemonia maschile anche nel valore semantico delle parole. Esempio. Non è un caso che la donna sia ingravidata, in stato interessante, pregna… si rimanda all’attitudine o all’azione attiva dell’uomo nei rispetti della donna, e non al fatto che ella sia “creante”,”generante” etc. Vedi dove voglio arrivare? Anche fare figli, che è una ‘azione attiva’ totalmente femminile, è espressa da poche parole, desuete o un po’ denigratorie: figliare ad esempio si usa comunemente per la scrofa, non per la donna.
    La questione semantica ha importanza, una donna che ama e usa la letteratura come te, sa benissimo perchè.

  12. Chiara di Notte (Klára) Says:

    una donna che ama e usa la letteratura come te, sa benissimo perchè.

    Io uso la letteratura? :-)))

    Ma se sono solo una contadina ungherese che millanta erudizione solo grazie a Google… :O)

    Comunque grazie. Mi pare un bel complimento 🙂

I commenti sono chiusi.


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