La terra dei Feaci


Io ti ho immaginata cosi’: esploratrice, mai naufraga.

Prendo spunto da queste parole scritte da Duval in un commento al mio post “Naufraga” perche’ ritengo che i due termini (esploratrice e naufraga) non siano contrapposti. Anzi, un’esploratrice e’ proprio colei che a maggior ragione puo’ naufragare. Ulisse fu naufrago nella terra dei Feaci.

“Uscito dal fiume, l’eroe
fra i giunchi cadde bocconi, baciò la terra dono di biade;
ma disse affranto al suo cuore magnanimo:
“Ohimè, che succede? che altro mi capita?
se vegli qui presso il fiume la notte affannosa,
temo che insieme la mala brina e l’umida guazza
non mi finiscano il cuore, stremato dalla fatica:
un vento freddo spira dal fiume avanti l’aurora.
E se, il divo salendo, su per la selva buia,
tra i fitti cespugli mi distendo a dormire, e mi passano
freddo e stanchezza, e dolce viene a me il sonno,
temo di cader preda e cibo di fiere”.
Questa; però, pensando, gli pare la cosa migliore.
E mosse verso la selva; la trovò non lontano dall’acqua,
su una piccola altura; s’infilò sotto un doppio cespuglio,
cresciuto insieme da un ceppo d’olivo e oleastro”
(Odissea, V, 462-477)

Chi vive l’avventura, chi esplora, compie un doppio viaggio. Come per Ulisse il primo viaggio avviene nel mondo dell’immaginario e della finzione, pieno di mostri e strane creature. Un viaggio che ha la sua conclusione con il naufragio nella terra dei Feaci. Il secondo viaggio inizia invece dopo il ritorno ad Itaca e finisce con l’eliminazione di chi ha occupato un posto non suo.

Mentre la prima parte sembra accadere fuori dal tempo e dalla realta’, la seconda e’ un percorso in cui c’e’ il ritorno alla concretezza della propria esistenza. Cio’ nonostante il ritorno non e’ la parte piu’ facile del viaggio. Quando si “ritorna” spesso ci si accorge che quel mondo che si credeva ci appartenesse per diritto e’ ormai occupato.

Siamo ignari lotofagi, prigionieri di Ciclopi, incantati da Sirene, sedotti da “Circi” che incontriamo lungo il nostro cammino. A lungo andare perdiamo di vista il vero rapporto con la realta’. Assistiamo impotenti allo svolgersi degli eventi, al degrado del nostro pianeta, all’esasperazione degli scontri ideologici, culturali e religiosi, alle aberrazioni umane. Siamo in balia del mare della vita e, come Ulisse ed i suoi compagni di viaggio, non siamo capaci di arrestare un processo gia’ deciso “dall’alto dell’Olimpo” per riappropriarci del posto che ci spetta nel mondo.

Viviamo nel tempo dei mangiatori di loto, dell’illusione, dell’oblio. La nostra memoria e’ ogni giorno minacciata, cancellata dai mass media gestiti da chi ha il potere. I nuovi Dei. La verita’ che conosciamo e’ una verita’ artefatta, distorta. Non e’ piu’ la Verita’. E’ quella che e’ stata decisa da chi sta in alto. Siamo quindi condannati, se perdiamo la memoria, a non raggiungere piu’ la nostra Itaca, che e’ poi il luogo della realta’ e della Verita’.

La profezia dell’indovino Tiresia, che Ulisse incontra quando scende negli inferi, si puo’ interpretare in modo duplice ed ambiguo. Puo’ significare “per te la morte verra’ lontano dal mare”, cioe’ “tornerai ad Itaca e morirai di vecchiaia nella tua isola”, oppure “per te la morte verra’ dal mare”, cioe’ “sarai condannato a viaggiare in eterno”. E Dante Alighieri fa morire Ulisse proprio oltre le colonne d’Ercole “per seguir virtute e canoscenza”.

Forse siamo condannati ad errare eternamente in un mondo alienato dall’illusione e dall’effimero, oppure troveremo, alla fine, la nostra Itaca e la nostra realta’ degli affetti, ma comunque, durante il nostro peregrinare, accadra’ che naufragheremo in qualche terra dei Feaci ove ritroveremo la memoria e la forza per raccontare il nostro viaggio.

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9 Risposte to “La terra dei Feaci”

  1. davide Says:

    Cara Chiara,

    Trovo bellissima la similitudine che hai fatto tra l’Odissea di Ulisse e le pene dell’uomo moderno.
    Effettivamente è difficile, per chi non crede in Dio, dare un significato alla nostra esistenza.
    Credo che l’esempio di Ulisse, che affronta sempre nuove sfide con intelligenza e coraggio, possa dare un senso alla nostra vita.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  2. Yuna90_42 Says:

    Mi sento molto esploratrice…sperando di naufragare il meno possibile…anche se so che capiterà….l’importante è trovare lungo il cammino qualche faro che possa aiutare a ritrovare la GIUSTA via…
    :-)) bacio…Michela

  3. Chiara di Notte (Klára) Says:

    @ Davide: Forse che sono un po’ (solo un po’) appassionata di poemi epici e di mitologia?

    In effetti credo che come per tutte le cose, per comprenderle a fondo si debba ricercarne il “codice” ed il “codice” dell’umana avventura, almeno interpretata in termini “occidentali”, sta secondo me proprio nell’Iliade e nell’Odissea.

    Se si pensa che tali opere risalgono all’ottavo secolo a.c. e che taluni protagonisti sono presenti nel il nostro DNA psicologico sottoforma di archetipi, si puo’ comprendere la grandezza di una civilta’ che ha prodotto tutto cio’ di cui ancor oggi noi ci “nutriamo”.

    @Yuna:……………………..

    Mi fa piacere che’ ci sei. Buona giornata. 🙂

  4. davide Says:

    Cara Chiara,

    “@ Davide: Forse che sono un po’ (solo un po’) appassionata di poemi epici e di mitologia?
    In effetti credo che come per tutte le cose, per comprenderle a fondo si debba ricercarne il “codice” ed il “codice” dell’umana avventura, almeno interpretata in termini “occidentali”, sta secondo me proprio nell’Iliade e nell’Odissea.
    Se si pensa che tali opere risalgono all’ottavo secolo a.c. e che taluni protagonisti sono presenti nel il nostro DNA psicologico sottoforma di archetipi, si puo’ comprendere la grandezza di una civilta’ che ha prodotto tutto cio’ di cui ancor oggi noi ci “nutriamo”.”

    Quello che hai detto sopra dimostra che sei davvero una persona meravigliosa.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  5. davide Says:

    Cara Chiara,

    non c’entra niente con il post che hai scritto, però se ti interessa l’argomento c’è un bel libro “Omero nel Baltico” scritto da un ingegnere italiano, Felice Vinci, che ipotizza che la guerra di Troia sia avvenuta nel Baltico. So che l’ipotesi appare strana ma questo libro, sono più di 500 pagine, porta molto riscontri a questa tesi.
    Se digiti Omero nel baltico o Felice Vinci troverai tante belle recensioni che parlano di questo libro. Alcune sono molto brevi e le puoi leggere in due minuti.
    Anche se non si è d’accordo con questo autore, posso dirti che leggere quel libro è molto interessante. Io lo ho letto e lo ho trovato davvero bello.

    Tanti saluti dal tuo Davide

  6. duval Says:

    Sono solo una zingara, una naufraga reduce da un’esistenza assediata dai ricordi, da un sentimento intorpidito dal tempo, da una paura mai vinta.

    Forse dovevo omettere la virgola: esploratrice mai naufraga.

    Io continuo ad immaginarti così: esploratrice impossibilitata a naufragare.
    Un concetto solo all’apparenza contradditorio nei termini, in realtà sottile e raffinato, proprio di un esploratore che non può naufragare nel mare virtuale.

  7. illustre1966 Says:

    Meglio morire per aver osato oltrepassare “le colonne d’ercole” che continuare a girare intorno al palo della propria becera ignoranza…

    Ogni riferimento è puramente voluto! 😉

  8. A-Woman A-Man Says:

    La vita è il viaggio, non la meta.
    Pare che molti si siano dimenticati di ciò.

  9. sissy Says:

    A-Woman A-Man ha detto…
    La vita è il viaggio, non la meta.
    Pare che molti si siano dimenticati di ciò.

    No alpitour?
    Ahi ahi ahi…

I commenti sono chiusi.


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