Archive for ottobre 2007

Io e Olga (IV parte) – Albicocca

31 ottobre 2007

Ci sono persone che inseguono priorita’ sensoriali lontane dalle mie e tralasciano quelle che invece ritengo fondamentali.

La vista, per esempio, e’ estranea al mio modo di “sentire”.

“Come sei bella, che bei capelli, che occhi stupendi” sono frasi che attengono alla sfera visiva che generalmente ogni donna gradisce. Ma la vista e’ un senso involontario; non occorre che la persona voglia vedere; se non ha menomazioni lo fa indipendentemente e l’azione e’ totalmente scollegata dalla volonta’.

Molti uomini hanno il senso della vista come priorita’. Basano il loro giudizio sui dettagli che afferiscono alla gradevolezza estetica. Ci sono poi le volte in cui certe frasi sono di circostanza. Vengono dette anche a chi non ha caratteristiche tali da poterle stimolare ed e’ quindi difficile stabilire il loro grado di sincerita’.

Preferisco quando il discorso cade sull’organolettico. Quando si parla di sapori tutto assume un significato diverso: dato che assaporare, a differenza del vedere, e’ un atto volontario, quando tutto cio’ e’ riferito a me sento una strana eccitazione che si manifesta con un leggero tremolio dentro la pancia che io chiamo “le farfalline”.

Ogni donna ha il suo sapore.

Se la persona con la quale faccio sesso individua il sapore che ho, significa che riesce a compenetrarsi in me quasi totalmente. Dimostra di possedere una sensibilita’ molto simile a quella che ho io. Evita le banalita’ nei momenti in cui i sensi prendono il sopravvento e si abbandona all’estasi totale. Nell’assaggiarmi mi rende sua.

Albicocca… Mi svegliai con il sapore di albicocca in bocca.

Il sole inondava la stanza. Ci misi un po’ per entrare in sintonia con la realta’. Allungai la mano cercando. Sentii il lenzuolo ancora intriso del suo calore. Annusai l’aria. C’era ancora il suo odore: sesso misto ad aromi speziati del suo profumo. Ed albicocca.

Restai distesa con gli occhi chiusi e cercai di mettere a fuoco gli eventi. Era accaduto in un momento in cui i nostri volti si era avvicinati. Sapevamo che sarebbe successo. Solo attendevamo l’attimo giusto per rompere il ghiaccio. E quello era stato l’attimo. Succhiai voracemente la sua lingua dissetandomi con la sua saliva e lei fece altrettanto con la mia. Sapeva di albicocca. Albicocca matura e succosa. Lo dissi mormorandolo fra le nostre lingue.

Quando lui si uni’ al gioco i sapori si mischiarono come i nostri corpi. Sono certa che il biblico albero del bene e del male fosse in un albicocco. Cogliemmo da esso frutti per tutta la notte fino a quando crollammo, e di noi restarono solo i noccioli.

Non si era verificato quello che avevo temuto. Lui aveva fatto sesso con entrambe ma aveva fatto l’amore solo con me. Olga aveva partecipato a quel menage mettendoci passione. Con lui aveva recitato il ruolo da escort, ma a me aveva dedicato un’attenzione totale.

Ero stata al centro dell’Universo. Ero stata il collante che per una notte ci aveva uniti. Ricordo di essere rimasta nel mezzo, abbracciata ad entrambi fino a quando il sonno non aveva preso il sopravvento.

Adesso mi trovavo li’ sola nel grande letto. Rumore di acqua che scrosciava. Qualcuno stava facendosi la doccia. Aprii gli occhi. Mi alzai sedendomi sul bordo del letto. Il lenzuolo ed i cuscini erano macchiati del nostro piacere. Guardai l’ora: quasi mezzogiorno. I vestiti di lui non c’erano mentre quelli di Olga erano sparsi in giro.

Entrai nel bagno. Era bellissima ed i suoi occhi mi sorrisero appena mi videro.

“Dobroie utro, ti karasho spal?” *

“Da, Olga, ochen karasho, spasibo” **

Entrai anche io sotto la doccia insieme a lei e giocammo a lavarci reciprocamente con i corpi insaponati. Ci baciammo ancora ed iniziai a sentire “le farfalline”, ma gli accordi non erano quelli. Lui non c’era in quel momento e cio’ mi pareva come una mancanza di rispetto nei suoi confronti. Avevamo fatto un patto: Olga era il nostro giocattolo. Un giocattolo condiviso e nessuno dei due avrebbe dovuto reclamarne la proprieta’ esclusiva. Mi ritirai quindi controvoglia da quella situazione. Mi sentivo leggermente in colpa.

Mentre mi asciugavo indossando l’accappatoio domandai di lui, ma quando era uscito dalla stanza lei ancora stava dormendo. Disse che al suo risveglio era rimasta ad osservarmi nel sonno ed aveva sfiorato la mia guancia con il naso; odoravo di albicocca anche io.

“Ti ho detto che siamo simili!” aggiunsi ridendo.

“Simili si’ ma non uguali – rispose lei – a te piacciono anche gli uomini”

Ridemmo ancora ricordando la situazione in cui ci eravamo conosciute la sera prima, la proposta, il principe, i due francesi in cerca di escort, i grasshopper.

Quando fummo pronte lo chiamai al cellulare. Ci aspettava per andare a pranzo. “A colazione!” corressi io.

Scegliemmo una brasserie in place Casino. Olga chiese specificatamente della marmellata di albicocche ed inizio’, di fronte a me, una pantomima mangiandola con le dita mentre mi fissava. Riuscii a restare composta e seria anche quando cerco’ di farmela assaggiare dalle sue labbra.

Non sapevo quanto questo suo atteggiamento a lui seccasse. Dopotutto Olga si era inserita nella nostra esistenza a causa di una futile scommessa. Avevo scommesso che l’avrei portata nel nostro letto gratuitamente e lui aveva accettato la sfida. Il gioco stava ormai concludendosi ed io avrei potuto ritirare il premio che mi spettava.

Ancora poche ore ed Olga sarebbe andata via. Di lei non avremmo saputo piu’ niente. Avrebbe continuato la sua vita di studentessa-escort fra Sankt Peterburg e Monaco mentre noi saremmo tornati alla nostra complice e mondana ricerca d’avventura.

La osservai mentre mangiava il gelato. I capelli biondi raccolti. Teneva lo sguardo basso concentrata sul grande bicchierone ricolmo di panna. Ogni tanto alzava gli occhi e mi guardava languidamente. Mi ricordai di altri occhi con quella luce nello sguardo. Occhi con lo stesso taglio; occhi di una Pentesilea mai piu’ incontrata. Una Pentesilea che odorava di albicocca.

Qualcosa di malinconico sali’ dal profondo dei miei ricordi e decisi che non avrei piu’ giocato. Guardai lui che guardava lei che guardava me. Sentivo che quella non sarebbe stata una fine ma un nuovo inizio. Chiesi di pagare il conto ed uscimmo.

L’accompagnammo all’hotel. Era gia’ pomeriggio inoltrato. Lei sarebbe partita la mattina dopo, io e lui, invece, avremmo ripreso il nostro viaggio la sera stessa.

Odio gli addii. Porterei tutti quanti con me. Come una zingara riempirei il carrozzone trainato da cavalli e girerei per il mondo con la mia troupe di saltimbanchi, equilibristi, mangiatori di fuoco, ballerine e clowns. Monterei le tende del mio circo negli angoli piu’ remoti ai confini del sogno e darei spettacoli ai quali assisterebbero tutti i bimbi che dentro di noi son prigionieri.

La baciai ancora una volta. Ci scambiammo i numeri di telefono. Ci promettemmo di sentirci presto e di ritrovarci alla prima occasione. Lui ci osservava in silenzio con aria quasi divertita, sorniona, come un papa’ che osservava la propria figlia mentre salutava l’amichetta alla fine della vacanza estiva.

Quando fummo soli gli domandai il perche’ di quella sua aria divertita, visto che aveva perso la scommessa.

“Tesoro – mi disse – perche’ dici di aver vinto una scommessa che in realta’ hai perso?”

Lo guardai con aria stupefatta.

“Come perso? Avevamo stabilito che l’avrei portata nel nostro letto gratis e mi pare di esserci riuscita. O no?”

Sempre con aria sorniona mi guardo’, mi abbraccio’ e fissandomi da una distanza di dieci centimetri mi disse:

“Di’ la verita’… Temevi che fossi io a perdere la testa per Olga e invece mi pare che…”

“Ma che c’entra questo? La scommessa non era su questo” replicai io, alterata forse piu’ per aver compreso il senso della sua allusione che per altro motivo.

“Infatti la tua cotta per lei non c’entra nulla… – concluse sorridendo cinicamente – solo che ieri al bar le hai offerto due grasshopper. E li hai pagati tu!”

* Dobroie utro, ti karasho spal? – Buon giorno, dormito bene?
** Da, ochen karasho, spasibo – Si, molto bene, grazie

Diritti e doveri

30 ottobre 2007

Si puo’ scegliere di restare single e di non formare mai una famiglia. In questo caso si e’ liberi o libere di gestire la nostra vita sentimentale come meglio crediamo. Allorquando pero’ ci prendiamo determinate responsabilita’ non possiamo farlo solo “formalmente”. Una persona matura, responsabile, corretta, coerente e degna di fiducia deve essere consapevole degli impegni che si prende di fronte a chi accetta di legarsi a lei o a lui nel vincolo matrimoniale.

Formare una famiglia non e’ obbligatorio. Non e’ un atto dovuto e predestinato fin dalla nascita. Si puo’ decidere di accettarla o di rifiutarla. E’ una scelta, ma in ogni caso non si puo’ prendere di essa solo cio’ che fa comodo rifiutando cio’ che non aggrada.

So che faro’ arrabbiare qualcuno che mi legge, ma il codice civile italiano non l’ho scritto io. Il matrimonio e’ un vero e proprio contratto in cui le persone, nel pieno possesso delle loro facolta’ mentali ed in presenza di testimoni, accettano determinati diritti e doveri.

ARTICOLO 143: Diritti e doveri reciproci dei coniugi.
Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione. Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Ho evidenziato in grassetto il punto che e’ stato oggetto di discussione accanita fra me e chi invece sosteneva che erano “perdonabili” alcune scappatelle dall’ambito coniugale.

Possibile che ci sia chi, quando fa comodo, non si ricordi neppure di cosa ha firmato?

L’importanza dello spessore

29 ottobre 2007
Le persone piu’ piatte sono piu’ vogliono emergere. Chissa’ perche’ e’ cosi’, ma e’ un fatto conclamato.

Le persone piatte come fogli di carta alzano la loro testolina piatta tentando di farsi notare ma nessuno le vede perche’ sono circondate da chi ha piu’ spessore di loro.

Il comportamento coerente sarebbe quello di acquisire spessore anche loro ma, ahime’, le persone piatte sono anche pigre ed inconcludenti per cui preferiscono usare una diversa tattica: coalizzandosi con i loro simili (piatti) cercano di “schiacciare” chi ha spessore in modo che la loro piattezza emerga al di sopra di tutto.

Creano cosi’ un mondo piatto, popolato da persone piatte che, come loro, competono per pochi micron di spessore.

Quando ogni tanto fa l’apparizione chi ha la colpa di avere uno spessore come quello di un cartoncino, si mobilitano tutti insieme e, mettendosi l’uno sull’altro, cercano di schiacciarlo in modo da ritornare ad essere visibili nella loro piattezza.

Qualche volta ci riescono (dipende dallo spessore del cartoncino), ma quasi sempre, invece, fanno delle grandissime figure da fogli di carta… igenica.

Qualcosa sta cambiando

29 ottobre 2007
Riporto qui di seguito un messaggio ricevuto da un lettore. Avrei potuto ricamarci su un post piu’ elaborato, parlare di utopie e di progetti. In realta’ il suo scritto e’ cosi’ esplicativo che non necessita di alcuna aggiunta.

Sono rimasto favorevolmente impressionato da quanto è accaduto (STA accadendo) in Argentina, non tanto per la vittoria (forse scontata) alle Presidenziali di Cristina Kirchner (personalmente preferivo Elisa Carriò ma questo è un dettaglio insignificante ;-)), quanto per il fatto che i due candidati principali alla Presidenza di quel Paese fossero proprio due donne.

Ecco un segnale FORTE: la reale esigenza e volontà di cambiare espressa da quella popolazione, peraltro così vicina a quella italiana per diversi fattori sociali e culturali.

Probabilmente si è ancora lontani dallo scenario che hai spesso descritto (verosimilmente il nuovo CdA sarà comunque formato anche da uomini…), ma voglio realmente sperare che questo tipo di guida per un Paese possa essere significativo e di esempio anche in altri ambiti e contesti.

Mi piacerebbe leggere qualcosa sul tuo diario, ma mi rendo ben conto del rischio di una “deriva” politica o strumentale….per cui mi limiterò qui in queste poche righe ad esprimere questa opinione 😉


Il tuo desiderio e’ stato, credo, esaudito. Da parte mia posso dire che resto sempre favorevolmente sorpresa quando delle parole sincere di tal portata provengono da un appartenente al genere maschile. Grazie.

Masturbazione: mentale e non

28 ottobre 2007

Il post sul Giudizio Universale ha suscitato non pochi commenti. Alcuni addirittura arrabbiati e pieni d’insulti (che non ho pubblicato) da parte di chi si e’ sentito chiamato in causa come onanista compulsivo. Era ovvio che tale argomento avrebbe generato reazioni e sarebbe stato mal accettato da determinati personaggi ormai ben noti. Ho anche notato l’apertura di 3D collegati al mio post, dove si fa una smaccata allusione al fatto che in realta’ l’onanista sarei io, poiche’ sarei (cito testualmente) “donna abituata a non avere contradditorio, tipico profilo di chi con la masturbazione sembra darsi del tu”.

A tal riguardo vorrei precisare che nel passato ho avuto piu’ di una volta occasione di confrontarmi con qualsiasi interlocutore che si proponesse. Non mi sono mai tirata indietro. Chi mi legge da mesi, se non da anni, sa benissimo che non mi sono mai rifiutata di partecipare a contese dialettiche anche serrate, ma alla fine tutto cio’, il partecipare come sta facendo adesso Lucenera, ha avuto il solo risultato di mobilitare il solito branco e di farmi espellere. Quando e’ avvenuto nessuno dei vari personaggi che oggi fanno da “portavoce” a quelli che loro dicono essere i “veri” pensieri maschili e femminili ha avuto il coraggio di dire niente a riguardo, per cui mi pare alquanto ipocrita adesso accusarmi di aver preso la via del blog-esilio.

Ma gli immondezzai non sono, come pensano coloro che ci stanno collegati 18 ore al giorno, gli unici ambienti in cui s’interloquisce, cosi’ come le speranze, sogni, i desideri, le soddisfazioni virtuali non rappresentano la “vita reale”. Pertanto resto alquanto basita quando ho modo di leggere cio’ che scrivono i frequentatori degli hammam onanisti. Molti di costoro, che vivono al limite della farsa, hanno perso il senso della realta’. Al sicuro da verifiche, da dietro il loro monitor, si permettono di “consigliare” quale sia il miglior sistema di vita da adottare con frasi tipo “scopate di piu’… uscite di piu’… arrabbiatevi di meno… pensate di piu’ ai veri valori”, quando in realta’ sono loro i primi ad essere imprigionati nel “web”, in una tela fatta da un ragno che vive al loro interno e che si chiama “frustrazione”.

Della frustrazione, pero’, scrivero’ in un altro momento. Oggi voglio discutere di masturbazione.

Non e’ mia intenzione dilungarmi a spiegare cosa sia, in quanto si puo’ leggere tutto QUI. L’articolo su Wikipedia spiega esaurientemente cio’ che differenzia le pulsioni maschili da quelle femminili e come i due generi si relazionano nei confronti della pratica masturbatoria, pero’ ambienti come gli immondezzai offrono la possibilita’ di osservare direttamente i comportamenti. Soprattutto quelli maschili.

La mancanza di interlocutrici femminili di spessore da una parte ed il grande egocentrismo di coloro che si autoproclamano guru e depositari della verita’ dall’altra, non offrono una visione a 360 gradi di cio’ che in certi forum con tematica pay-for-sex si vorrebbe trattare: le escort, le loro pulsioni, i loro pensieri, le loro aspettative, in modo da assumere il miglior atteggiamento per rapportarsi con loro, cosi’ da ottenere il massimo, sia come servizio che come “partecipazione”.

In certi ambienti c’e’ fondamentalmente una voglia di “non ascoltare”, di parlarsi addosso, di mostrare agli altri quanto si e’ sagaci. Esattamente come fanno i ragazzetti appena adolescenti che confrontano il loro pene con quello dei compagni . Un atteggiamento che molti appartenenti al genere maschile hanno spesso nei confronti di tutto cio’ che li circonda; atteggiamento superficiale e poco incline ad andare in profondita’.

Vogliamo parlare di masturbazione? Oppure devo soddisfare la curiosita’ morbosa che molti hanno di sapere come mi masturbo io?

Sinceramente credo sia la seconda ad interessare la maggior parte dei lettori. Parliamone.

Anzi no, preferisco non parlarne affatto perche’ non e’ cosa che riguardi il pubblico di internet. La masturbazione e’ la cosa piu’ privata che esista: faccio sesso con me stessa per cui che cavolo c’entrano gli altri? A che scopo rivelare alla platea i dettagli del gesto che piu’ di tutti appartiene alla mia intimita’?

Noi donne non siamo come gli uomini che dicono tutto cio’ che fanno. Noi siamo piu’ timide, chiuse, riservate. Se rivelassimo al mondo intero come lo facciamo, la masturbazione perderebbe la caratteristica che la contraddistingue come personale.

Invece gli uomini sono soliti dire tutto quello che fanno, quando lo fanno, quante volte lo fanno. Esattamente come quando da adolescenti si misurano il pene con i compagni.

E poi non lo facciamo cosi’ spesso come gli uomini. Siamo piu’ interessate alla concretezza; non ci eccitiamo con immagini pornografiche. La nostra sessualita’ e’ legata ad un erotismo in cui l’immaginazione e’ determinante. Un erotismo poco visibile se non viene scavato in profondita’. Cosa che per chi e’ “naturalmente” superficiale e’ impossibile fare.

Perche’ tutto questo? Semplice: noi quando vogliamo far sesso troviamo sempre chi e’ disposto (o disposta) a far da partner. Lo otteniamo quando e come vogliamo. Quelli che invece vanno spesso “in bianco” sono gli uomini. Ed e’ per questo motivo che per superare la loro impasse arrivano a pagarci.

Inoltre se noi diciamo no e’ NO, mentre loro sono sempre pronti, come i BONOBO.

Il Giudizio Universale

23 ottobre 2007
Fine del Mondo, fine del Tempo.

Tutti sono in attesa di essere giudicati. Una folla immensa di persone si estende a perdita d’occhio. C’e’ chi ancora non riesce a rendersi conto di quanto sta accadendo: il Mondo e’ finito cosi’ in fretta che non ha fatto in tempo ad accorgersene. C’e’ invece chi era gia’ preparato da tempo a questo evento. Poi ci sono quelli che ancora non ci credono, gli scettici, coloro che avevano messo in dubbio che sarebbe arrivato questo Momento.

Tutti mormorano sommessamente.

Appartenenti ad ogni razza e religione, potenti, derelitti, belli, brutti, ricchi, poveri, uomini, donne, bambini, vecchi Tutto il genere umano e’ presente. Ci sono tutti, ma proprio tutti!

C’e’ anche l’immondezzaio al completo. Sono tantissimi: 100.000 o forse piu’. Alcuni hanno due, tre, quattro… persino venti teste e questo fa apparire il gruppo ancor piu’ numeroso. C’e’ chi prega piagnucolando e c’e’ chi fa lo spavaldo tenendo fede al suo personaggio di “uomo denim” che non deve chiedere mai. C’e’ il romantico, il cinico, il tirchio, il saputello, il curioso, lo sprovveduto…

Ciascuno preoccupato di quello che potra’ essere il Giudizio finale. Giudizio che verra’ emesso di li’ a poco.

Le grandi Porte sono serrate. Dall’altra parte c’e’ chi giudichera’, uno per uno, ogni peccatore riunito fuori, eleggendo il meritevole alla gloria del Paradiso oppure condannando colui che non si e’ pentito alle fiamme dell’Inferno.

Ad un certo punto accade qualcosa: una piccola apertura posta al lato di uno dei due grandi portoni si schiude. Il brusio cessa immediatamente. Ognuno rivolge l’attenzione verso quel momento che decidera’ le sorti del suo destino.

Dalla piccola apertura esce un tipo. Attende un attimo che il silenzio sia assoluto e che l’attenzione generale sia rivolta a lui e dice: “Vi preghiamo di scusarci, siamo un po’ in ritardo con i tempi ed il Giudizio iniziera’ fra pochissimo. Intanto… pare… dico PARE… che le seghe non contino!”.

Un boato di sospiri di sollievo si leva dai 100.000 dell’immondezzaio.

Saro’ franca

22 ottobre 2007
Saro’ sincera e diro’ francamente cio’ che penso.

Ci fu un momento in cui chi credevo amico mi rivelo’ di se’ cose private. Cose che ho raccolto nella collezione d’esperienze, positive e negative, che ho vissuto. Cose talmente personali che se volessi, se fossi cinica, crudele, fetida, vendicativa, se avessi dentro quel sentimento di astio misto a dolore, di odio per il mondo e di disprezzo per chi nel mondo vive una vita serena, potrebbero ferire, umiliare, distruggere chi con me non ha avuto un minimo di cuore.

Cose che invece resteranno per sempre chiuse a chiave dentro la mia anima. Perche’ la mia amicizia di allora era sincera.

Io mi leggo da sola

21 ottobre 2007
Sono convinto che il tuo blog sia letto soprattutto dai pisquani che ti scrivono per dirti che “ti leggi da sola” e comunque, secondo me, hai molti più lettori adesso di quando scrivevi sull’immondezzaio.

Mi collego a questo commento in cui si fa riferimento ad una frase scritta nell’immondezzaio relativa a me che, secondo alcuni, mi leggerei da sola.

Anche se fosse, cio’ non rappresenterebbe un problema. Il blog non e’ stato creato a scopo di lucro in base agli accessi. E’ semplicemente il mio diario.

Pero’ esiste un modo molto semplice per capire se a leggermi da sola sono io oppure se sono coloro che scrivono altrove. Andiamo un attimo a vedere le cifre.

Questo blog riceve ogni giorno un numero variabile di visite che va dalle 250 alle 350. Alcune volte anche 400 (rilevabile da ClustrMaps).

Non sono molte, lo so bene e, come ho detto, non ho ambizioni di essere seguita oltre questo numero di lettori e lettrici che ritengo sia gia’ sufficiente per farmi percepire di non essere completamente insignificante.

Esaminiamo adesso un thread nell’immondezzaio. Prendiamone uno “infuocato” e polemico in cui ci sia un flusso costante di interventi serrati e che quindi sia indicativo del numero di persone che lo seguono. Prendiamo quello intitolato: LA VOSTRA LUCENERA….ERA UN MASCHIO.. RINCOGLIONITI…

Ecco questo thread ha avuto la “bellezza” di circa 500 visualizzazioni in 3 giorni…

500!!!

Non 50.000 o 5.000… no!

500 in 3 giorni!!!

Un gran successo per un thread in un forum seguito a livello internazionale che ha circa 100.000 utenti registrati, vero?

A questo punto guardo i miei 300 lettori al giorno e dico: potenza del blog! 🙂

Dipendenze (2)

21 ottobre 2007

Proseguendo nella divulgazione di quelle che possono essere dipendenze comuni delle quali le persone non si rendono conto, come nel caso dell’Internet Addiction Disorder che mi coinvolge in prima persona, ecco qua un altro tipo di dipendenza alla quale, invece, sono del tutto estranea.
Sono pero’ certa che, probabilmente, alcune delle persone che mi leggono rifletteranno attentamente.
Riporto QUESTO articolo da Internet (ovviamente).

LA DIPENDENZA SESSUALE

Premessa:

Oltre il 6% dei maschi italiani tra i 20 e i 45 anni manifesta i sintomi di una chiara dipendenza sessuale. È ossessionato cioè dall’idea di fare l’amore il più spesso possibile e ricorrendo a tutti i mezzi immaginabili. Questo secondo una ricerca firmata da un’equipe di sessuologi dell’Istituto italiano per lo studio delle psicoterapie, Filippo Petruccelli, Elisabetta Notaro e Nada Loffredi.
L’indagine è stata condotta dall’ottobre del ’99 al novembre scorso, su un campione di 1.300 uomini, eterosessuali, fra i 20 e i 45 anni, sulla base di un test diagnostico americano che valuta la scala di dipendenza dall’atto sessuale nei maschi.
Il 6,2% dei soggetti intervistati (per esigenze di omogeneità dei risultati è stato scelto un campione il più possibile eterogeneo per caratteristiche sociali) manifesta una perdita di controllo sul proprio comportamento sessuale, non particolarmente grave ma tale da consigliare ‘ulteriori accertamenti clinici’.
Il soggetto tipico affetto da questo ‘disturbo’ è in Italia un uomo, la cui età si aggira intorno ai 30 anni, con relazione sentimentale stabile o sposato, laureato e con un reddito annuo medio. I soggetti che presentano i punteggi più alti al test messo a punto dai ricercatori hanno anche manifestato ‘una tendenza più marcata, rispetto al resto del campione, a porsi in una buona luce, a rispondere alle altre domande in modo conformista e desiderabile socialmente’: un comportamento di negazione dei propri aspetti sgradevoli, scrivono i ricercatori, così marcato da autorizzare la descrizione di ‘Dr. Jekyll e Mr. Hide’ del sesso.
Il maschio in preda a dipendenza sessuale, inoltre, accentua una serie di patologie e disturbi della personalità: lo stesso 6,2% di sexual addicted, riferiscono i ricercatori, presenta anche un livello di ansia, di depressione latente, di impulsività, di aggressività e di ossessività più alto rispetto alla media della popolazione.

DEFINIZIONE DI DIPENDENZA SESSUALE

Per una prima definizione completa di questa patologia potremmo riferirci a Carnes il quale scrive che il dipendente sessuale instaura una relazione distorta, in grado di modificargli l’umore, con le cose o le persone.

Progressivamente passa attraverso fasi nelle quali si ritira dagli amici, dalla famiglia e dal lavoro. La sua vita segreta diviene più reale di quella pubblica, sebbene a causa di questa doppia identità sperimenti potenti sentimenti di vergogna.

Un elemento essenziale della sanità è essere radicati nella realtà; nella misura dunque, in cui il dipendente distorce la realtà, la dipendenza sessuale diviene una forma di malattia (Carnes, 1991, p. 4).

La nozione di dipendenza sessuale a volte è confusa con la normale positiva, piacevole ed intensa sessualità goduta dalla popolazione normale o con la semplice alta frequenza di rapporti sessuali. Alcune persone vivono degli eccessi sessuali ma sono in grado di controllarli e dir loro di no.

I dipendenti sessuali ,invece, hanno perso il controllo sulla loro capacità di dire no, sulla loro abilità di scegliere. Il loro comportamento sessuale è parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non possono più controllare.

Invece di gustarsi il sesso come una fonte di piacere, il dipendente sessuale ha imparato a relazionarsi al sesso per confortarsi dal dolore, prendersi cura di sé, rilassarsi dallo stress. Contrariamente all’amore, l’ossessionante malattia trasforma il sesso nella relazione primaria o nei propri bisogni per i quali tutto il resto viene sacrificato, inclusi la famiglia, gli amici, i valori, la salute, la sicurezza ed il lavoro .

Inevitabilmente l’euforia prodotta dall’atto sessuale dura tanto quanto il rituale sessuale. Mentre per i tossico-dipendenti o gli alcolisti l’euforia svanisce lentamente man mano che la droga svanisce dal loro corpo, i dipendenti sessuali si sentono inebetiti, tristi, in colpa, praticamente subito dopo l’evento sessuale.

Cessato l’orgasmo, i dipendenti sessuali sperimentano sentimenti di disperazione e di odio nei propri confronti. Si sentono come truffatori, impostori e codardi, ma non è ancora abbastanza per smettere. Anzi, la pressione creata dai loro pensieri negativi circa se stessi e i sentimenti di rimorso, vergogna e odio nei propri confronti, li portano al punto dove il sollievo è assolutamente necessa-rio. Come gli alcolisti cercano sollievo nel bicchiere, così i dipendenti sessuali lo cercano nel sesso e nel piacere che questo fornisce loro, stabilendo in questo modo il ciclo vizioso di una malattia progressiva che alla fine rende le loro vite impossibili da gestire.

A questo punto potremmo delineare una ulteriore definizione sintetica di dipendenza sessuale come di una relazione malata con il sesso, che ha lo scopo di permettere alla persona di alleviare lo stress, di fuggire dai sentimenti negativi o dolorosi, dalle relazioni intime che non è capace di gestire; questa relazione diviene il bisogno fondamentale rispetto al quale tutto il resto viene sacrificato, comprese le persone che vengono considerate solamente come oggetti da usare.

CARATTERISTICHE DELLA DIPENDENZA SESSUALE

Pattern di comportamenti fuori dal controllo:
L’aumento, l’estensione e la durata dei comportamenti eccedono regolarmente quello che la persona voleva.
I dipendenti possono anche vedere che stanno mettendo la loro vita in pericolo e nonostante questo persistono nei loro comportamenti.
Molte persone qualche volta abusano della propria sessualità, passano dei periodi di eccessi sessuali o fanno degli errori dal punto di vista sessuale. Nonostante ciò imparano a regolare il proprio pattern sessuale a livelli più confortevoli o sicuri.
I dipendenti sessuali sono incapaci di regolare il proprio comportamento sessuale da soli.

Gravi conseguenze dovute ai comportamenti sessuali:
I dipendenti sessuali danneggiano se stessi a vari livelli:

fisico,
economico,
sociale,
cognitivo
emotivo.

Incapacità di smettere nonostante le gravi conseguenze:
Nonostante le gravi conseguenze dei loro atti, i dipendenti sessuali non trovano il modo e le ‘forze’ per interrompere il loro pattern di comportamenti autodistruttivi.
Rimangono vittime del loro ciclo di dipendenza nonostante promettano più volte a se stessi e agli altri di smettere. La dipendenza sessuale ha preso il sopravvento sulla loro capacita di scegliere.

Persistente perseguimento di comportamenti autodistruttivi e rischiosi:
I dipendenti sessuali si ritrovano a fare delle cose pericolose. Ignorano la realtà, la distorcono e perdono contatto con essa. Il risultato è che i comportamenti pericolosi continuano.

Crescente desiderio o sforzo di controllare i comportamenti sessuali:
Quasi tutti i dipendenti sessuali promettono a se stessi di interrompere i loro comportamenti. Dicono che si fermeranno “da questo momento in poi” o “dopo questa volta”. Non succede mai, però.
Essi inoltre, possono andare all’estremo opposto al fine di controllare la loro attività sessuale.
Nella ricerca svolta da Carnes il 71% ha riportato periodi di anoressia sessuale, dove tutte le necessità e i comportamenti sessuali erano strettamente controllati. Questi sforzi, in ogni caso, alimentavano semplicemente la dipendenza.

Ossessione sessuale e fantasie come prime strategie di coping:
La preoccupazione sessuale diviene l’analgesico del dipendente sessuale. L’ossessione e la fantasia divengono le primarie strategie di coping.
Pianificare, pensare, intuire e cercare opportunità costituiscono la strategia messa in atto ogni giorno. La dipendenza sessuale presenta delle particolari difficoltà dal punto di vista sia diagnostico che terapeutico in quanto la persona può fuggire in uno stato alterato semplicemente attraverso l’ossessione e la fantasia. Per tutto il giorno il può spendere la maggior parte del tempo in uno stupore sessuale. L’ossessione diviene il fattore dominante nel suo mondo. I comportamenti sessuali divengono poi il centro in cui l’energia dell’ossessione trova sfogo. Il dipendente rilascia la tensione e riduce l’ansia cercando l’acting-out sessuale.

Incremento dell’attività sessuale in quanto l’attuale livello di attività non è più sufficiente:
Un aspetto importante delle dipendenze è l’assuefazione. La persona si abitua a un’attività, a una sostanza o a un’altra persona e alla fine, in seguito al loro utilizzo, non sperimenta più il piacere che provava inizialmente. Conseguentemente la persona ha bisogno di una quantità sempre maggiore di ciò da cui dipende per ottenere gli stessi risultati.

Gravi cambiamenti d’umore dovuti all’attività sessuale:
A causa delle conseguenze negative sugli stati affettivi della persona, la dipendenza sessuale causa gravi cambiamenti d’umore portandola a sperimentare in maniera improvvisa momenti di disperazione, profonda vergogna, isolamento e svalutazione.

Smodato aumento di tempo speso nella ricerca di esperienze sessuali, nel consumarle o nel riprendersi da esse:
Per i dipendenti sessuali, l’ossessione diviene il principale elemento organizzatore della giornata. Gli elementi basilari della vita, come il cibo, il sonno, il lavoro e i vestiti, divengono secondari. La maggior parte del tempo è spesa nella ricerca del sesso, nel vivere esperienze sessuali o nel riprendersi da esse, nonché per gestire le conseguenze della dipendenza.

Trascuratezza nei confronti di importanti attività sociali, lavorative e ricreative:
La famiglia, gli amici, il lavoro e gli hobbies vengono sostituiti dalla ricerca del sesso. Le decisioni sono prese in base a obiettivi sessuali e non secondo il buon senso, la ragione o il giudizio.

Piacere:
Un aspetto molto importante e spesso sottovalutato della dipendenza è il piacere.
L’elemento chiave di tutte le attività messe in atto dai dipendenti sessuali è la piacevole sensazione che esse producono. É questo che attira i dipendenti, ciò a cui rimangono legati e che devono ottenere. La maggior parte di loro dice di riporre più fiducia nelle esperienze sessuali che nelle persone. Essi sanno come sperimentare le sensazioni che vogliono e che possono produrre un piacere prevedibile e ripetibile. In questo modo rivolgersi al sesso per loro è come riottenere controllo e potere, sebbene sia vero anche il contrario, in quanto per sperimentare le sensazioni che desiderano dovranno comunque rivolgersi alle altre persone o a se stessi, e su entrambi sentono di non avere il controllo.

Dipendenza fisica:
La dipendenza fisica è simile a quella dalla cocaina. Il dipendente ha bisogno della droga, dell’attività o della persona che desidera allo scopo di sentirsi normale e funzionante.

Craving:
Il craving, definito anche “appetizione patologica”, è l’intenso desiderio dell’attività, della persona o della sostanza dalla quale l’individuo dipende. In assenza di soddisfazione la persona sperimenta sofferenza.

Astinenza:
L’astinenza può essere di due tipi: fisico e psicologico.
– A livello fisico è causata dall’alterazione dell’equilibrio neurochimico.
– A livello emotivo è invece dovuta al legame che la persona instaura con i comportamenti sessuali quali mezzi per affrontare la vita ed i suoi problemi.


Compulsione:
L’aspetto compulsivo della dipendenza è quello più evidente in quanto si manifesta attraverso i comportamenti, contrariamente a molti altri aspetti che fanno parte della vita interiore della persona.
Raramente la persona decide coscientemente di anestetizzare i propri sentimenti spiacevoli con comportamenti sessuali. Tali sentimenti, che ella non riesce a riconoscere o ad esserne del tutto consapevole, mettono in moto, grazie a fantasie o pensieri ossessivi e rituali, il meccanismo ossessivo-compulsivo in maniera automatica. Una volta attivato, simile meccanismo guida il dipendente, che non riesce più a controllarsi, verso la soddisfazione del bisogno di piacere sessuale.

Segretezza:
Tutte le persone dipendenti in qualche modo sono disoneste, ingannano se stesse e gli altri. Questo in parte è dovuto alla vergogna e all’imbarazzo che provano per avere problemi in un’area considerata naturale. La segretezza aumenta inoltre l’eccitazione e l’intrigo, incrementando così il piacere.

Cambiamento di personalità:
Per anni molte persone hanno cercato di definire la personalità dipendente. In realtà nessuno l’ha mai trovata in quanto qualunque tipo di personalità può divenire tale. É piuttosto la dipendenza a cambiare profondamente la persona, dando così origine a una personalità che è la conseguenza e non la causa del processo di dipendenza. Ciò vuol dire che le persone afflitte da qualunque tipo di dipendenza manifestano dei tratti comuni. Il rinforzo positivo fornito dalle sostanze chimiche, dal sesso, dal cibo o del lavoro crea in loro la convinzione di poter ottenere soluzioni facili per esperienze sconfortanti. La loro personalità regredisce ad uno stato infantile ed esse sviluppano lo stesso tipo di personalità che guarda solo ai propri bisogni ed è capace solamente di chiedere.

Contraddizione delle proprie convinzioni etiche:
Un’ultima caratteristica della dipendenza sessuale è che spesso i comportamenti della persona non coincidono con le sue convinzioni circa cosa è morale e cosa non lo è, circa la propria sessualità.
La dipendenza la rende incapace di vivere nel modo in cui vorrebbe o di conformarsi al codice morale o all’immagine che disperatamente tenta di proteggere e di proiettare all’esterno. Naturalmente alcuni dipendenti riescono a mantenere le proprie convinzioni e con esse la dipendenza. Molto spesso, infatti, la persona non deve uscire dalla relazione monogama per soddisfare i propri bisogni. Un dipendente può masturbarsi cronicamente, indugiare nella pornografia o utilizzare i servizi di telefonia erotica senza essere tecnicamente un infedele.
A fianco di queste caratteristiche, Carnes pone altri classici segni dipendenza sessuale che fanno loro da sfondo:

· Sfruttamento degli altri: molti dei comportamenti vittimizzano le persone con cui il dipendente ha dei rapporti sessuali, attraverso l’intrusione o l’utilizzo della forza, nonché tramite lo sfruttamento della propria vulnerabilità. Il dipendente sessuale sfrutta infatti la propria incapacità ad instaurare relazioni intime come arma per attirare la gente a prendersi cura di lui.
· Non reciprocità: i comportamenti includono diseguaglianza e isolamento. Tipicamente non danno origine a intimità o ad un incremento della vicinanza emotiva.
· Oggettificazione: molti comportamenti privano della propria umanità le persone con le quali il dipendente ha rapporti, trasformandole in oggetti. Gli oggetti sessuali sono facili da sfruttare e da manipolare allo scopo di vivere esperienze rischiose che aumentano lo stato di eccitazione; inoltre non disturbano lo stato di trance del dipendente facendo domande. Griffi-Shelley (1991, pp. 22-26) sottolinea come l’enorme quantità di ossessioni e di fantasie può condurre il dipendente quasi ad uno stato di trance, specialmente in combinazione con i rituali. Grazie allo stato di trance i dipendenti anestetizzano la propria vita emotiva. Alle altre persone possono sembrare molto emotivi, specialmente nelle loro routine di seduzione, ma in realtà i loro sentimenti sono ben seppelliti. L’eliminazione dei propri sentimenti può essere una conseguenza della dipendenza o la complicazione di trascuratezze o di abusi infantili che hanno distorto i loro sentimenti. In ogni caso i dipendenti non provano profonde emozioni, per cui è abbastanza facile per loro oggettificare gli altri.
· Insoddisfazione: i comportamenti spesso lasciano le persone nella disperazione, ma nonostante questo ne vogliono sempre di più. L’insoddisfazione in parte proviene dalla mancanza di significato riguardo al contatto sessuale interpersonale e in parte dal fatto che il piacere sessuale anestetizza il dolore senza però guarirlo.
· Intensificazione della vergogna: i comportamenti creano vergogna e segretezza. Con un senso di sé diminuito, i dipendenti sono meno capaci di porre degli adeguati confini, eccetto quelli che riducono il rischio di venir scoperti.
· Fondamenta nella paura: la dipendenza sessuale affonda le proprie radici in pericoli, rischi e comportamenti illeciti che generano paura. L’eccitazione e l’attivazione sono direttamente collegati a quanta paura è presente.



Ecco, fin qui niente di nuovo. Tutte cose dette e stradette che, sono certa, i lettori che hanno avuto la pazienza di leggersi tutta questa “pappardella” psicologica, conoscono a menadito.
Io pure le conosco dato che gli afflitti da tale disturbo sono stati “il piatto in cui ho mangiato” per anni.

Pero’…

Pero’ esiste un collegamento fra i due tipi di dipendenza che ho riportato oggi nel blog? Voglio dire: discutiamo di internet, di immondezzai, di persone affette da dipendenza sessuale (come e’ logico intuire lo siano i puttanieri incalliti che stanno tutto il giorno collegati sui forum che trattano argomenti legati alla prostituzione online), e’ possibile che le due cose vadano in “tandem”? E’ possibile che internet agisca da “carburante” che alimenta questo tipo di disturbo?

Ecco QUI la risposta:

GLI UTENTI DI INTERNET SONO SEMPRE PIU’ SOLITARI E SESSUALMENTE DEPRAVATI

Ebbene sembra proprio che, dopo la dipendenza e l’asocialità, ora Internet provochi anche pesanti manie sessuali. Stavolta tocca alle rigorose analisi sui comportamenti degli utenti online diffuse dagli esperti.
Per maggior precisione, le risultanze del “primo sondaggio mondiale in stile ‘click-and-tell’ su sesso e Internet”, condotto ultimamente dal noto sito.
Basandosi sulle risposte a tale sondaggio ne deriva che chi é sessualmente poco stabile é particolarmente a rischio nel contrarre dipendenza sessuale via Internet.
In altri termini, le varie aree sex-oriented – dai siti porno all’erotica letteraria alle chat room – possono spingere certi individui verso una compulsione sessuale impossibile da controllare. Con annessi problemi relazionali nella vita quotidiana, comportamenti distruttivi e seri pericoli di assuefazione.
Come spiega l’autore dello studio, il professor Alvin Cooper del Marital Services and Sexuality Centre di San José, California: “Otto su dieci visitatori abituali di siti a contenuto sessuale sono a rischio di sviluppare problemi con i colleghi sul posto di lavoro, e gran parte di costoro non soffrivano di dipendenza sessuale prima di navigare online.”
Il professor Cooper parla di “compulsivi del cybersex” che avrebbero bisogno di assistenza e procedure di disintossicazione, come accade per alcolizzati o eroinomani. L’inevitabile corollario è quello di rivolgersi, per chi teme di essere sulla “strada che porta all’autodistruzione”, all’aiuto di gruppi quali Sex and Love Addicts Anonymous, alle sessioni terapeutiche con gli esperti o quantomeno alle valutazioni online in stile self-help.

Dipendenze (1)

21 ottobre 2007
Oggi, dato che non ho molta voglia di “ricercare” le fotografie nascoste nella “scatola” riposta nella soffitta della mia mente, ed avendo letto con interesse l’articolo che Zwallyz si ostina a diffondere (in modo quasi paranoico) in tutti quanti i forum in cui lui e’ presente (e sono tanti), parleremo di “dipendenze”. Ho deciso infatti di dare una mano a questa sua opera di proselitismo atto ad incanalare verso uno stile di vita piu’ “ascetico” nei confronti di questa cosa che noi tutti/e stiamo utlizzando: internet.
Pare che anche certi governi cerchino di “limitare” l’uso di questo strumento fra la gente comune. Ovviamente lo fanno per un discorso legato alla “salute mentale” dei cittadini, per risparmiare loro sofferenze e dubbi, per non farli pensare troppo… non farli discutere troppo.
I motivi di Zwallyz, invece, mi sono oscuri, anche perche’ lui stesso resta collegato alla rete per un numero rilevante di ore ogni giorno, per cui non sono in grado di comprendere il suo metodo. Forse vuol far vedere a tutti/e come si puo’ diventare se si abusa troppo di questa nuova droga?
L’ articolo e’ comunque interessante e merita il tempo di un’attenta lettura.

Sindrome Internet Addiction Disorder
di Silvio Presta

Nel 1995 lo psichiatra Ivan Goldberg propose provocatoriamente l’introduzione nel DSM (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) di una nuova sindrome, che potremmo definire ‘al passo con i tempi’, denominata Internet Addiction Disorder.

Oggi l’esistenza del disturbo non è più in dubbio e la diagnosi viene posta utilizzando un test specifico, che risulta positivo nel caso in cui l’intervistato risponda affermativamente ad almeno cinque della seguenti domande:

1. Ti senti eccessivamente assorbito da Internet (pensi al collegamento precedente o pianifichi già la prossima sessione on-line)?
2. Senti il bisogno di passare sempre più tempo collegato alla Rete per ottenere la stessa soddisfazione?
3. Hai ripetutamente tentato di controllare, ridurre o interrompere l’uso di Internet, ma senza successo?
4. Ti senti irrequieto, nervoso, depresso o irritabile quando tenti di ridurre o interrompere l’uso di Internet?
5. Rimani on-line più a lungo di quanto originariamente intendessi?
6. Hai mentito ai familiari, al terapeuta o ad altri per nascondere l’entità del tuo coinvolgimento nella Rete?
7. Usi Internet come mezzo per scappare dai problemi o per alleviare l’umore disforico (per esempio, sentimenti di impotenza, colpa, ansia, depressione)?

La dipendenza dalla Rete, che fa parte dei disturbi del controllo degli impulsi, presenta molte somiglianze con altri tipi di dipendenze, come il gioco d’azzardo patologico, il compulsive shopping, ed anche con i veri e propri abusi di sostanze.

L’Internet Addiction condividerebbe infatti con queste dipendenze alcune caratteristiche essenziali:
la dominanza: l’attività (come la sostanza) domina costantemente pensieri e comportamento;
la instabilità dell’umore: l’inizio dell’attività (come l’assunzione della sostanza) induce dei cambiamenti nel tono dell’umore;
la tolleranza: è presente nel tempo la necessità di incrementare la quantità di attività (o di sostanza) per ottenere l’effetto piacevole, il quale tende altrimenti ad esaurirsi;
l’astinenza: quando s’interrompe o si riduce il comportamento (o l’uso di sostanze) compare un senso di malessere psicofisico;
il conflitto: è conseguenza del comportamento disturbato, e determina evidenti conseguenze sull’armonico adattamento familiare, sociale, scolastico e lavorativo;
la negazione del problema: è presente, come in tutte le dipendenze, soprattutto nella fase della ‘luna di miele’, cioè quando il comportamento (come l’uso di sostanze) determina ancora prevalentemente una sensazione piacevole;
le ricadute: vi è la frequente tendenza a ricominciare l’attività (come l’uso di sostanze) dopo averla interrotta.

Altre manifestazioni non specifiche, e perciò più subdole, possono essere rappresentate da alterazioni del ritmo sonno-veglia e stanchezza cronica (per la frequente preferenza per i collegamenti notturni), ridotta efficienza del sistema immunitario, alterazioni dell’appetito, scarsa cura di sé, cefalea, alterazioni della vista, comparsa di problemi ortopedici come un frequente mal di schiena e la sindrome del tunnel carpale (per l’uso continuativo del mouse). Alcuni soggetti predisposti possono addirittura presentare vere e proprie crisi epilettiche che si verificano per l’incessante stimolazione visiva dovuta alla lunga permanenza di fronte allo schermo del computer.

Lo stato attuale delle conoscenze non permette di indicare con certezza quali siano le alterazioni neurochimiche coinvolte nell’insorgenza del disturbo, e quali ne siano le conseguenze. Le ipotesi più accreditate suggeriscono l’esistenza di uno squilibrio tra il sistema della serotonina, della dopamina e degli oppioidi endogeni, sostanze fondamentali per il funzionamento del sistema nervoso, la cui modifica determinerebbe un alterato funzionamento dei cosiddetti ‘centri del piacere’. Con il passare del tempo, questa alterazione tenderebbe a cronicizzarsi, causando una sorta di anomalo ‘reset’ cerebrale.

Tra le numerose varianti con le quali l’Internet Addiction può presentarsi, una è rappresentata dalla cosiddetta Cyber-relation Addiction. Questa si caratterizza per la tendenza ad instaurare rapporti d’amicizia o amorosi con persone conosciute on-line, principalmente via chat, forum o newsgroups. Si tratta di una forma di relazione nella quale gioca un ruolo fondamentale l’anonimato, il quale permette di attribuirsi specifiche fisiche e caratteriali anche molto lontane da quelle che il soggetto presenta nella vita reale. Da ciò deriva che il numero di incontri che si realizzano in seguito a da questo tipo di conoscenza non è in realtà elevatissimo.

Le relazioni virtuali divengono progressivamente più importanti di quelle reali ed il soggetto va incontro ad un progressivo isolamento, vivendo in un mondo parallelo, popolato da persone idealizzate e nel quale la comunicazione avviene attraverso quella forma linguistica, grammaticale e visiva del tutto speciale, chiamata ‘irachese’ dalla sigla IRC (Internet Relay Chat) e comprendente i ben noti emoticons e smiles.

Tra gli Internet-addicted si possono evidenziare due tipologie di soggetti: coloro che avevano già manifestato altri disturbi psicologici in precedenza (tra i più frequenti, disturbi dell’umore, d’ansia, della condotta alimentare, del controllo degli impulsi, ma anche disturbi di personalità fino a veri e propri quadri psicotici), e coloro che non avevano mai presentato, almeno apparentemente, alcuna psicopatologia.

Nel primo caso, sappiamo che aver già sofferto di altri disturbi rappresenta un fattore che facilita ogni tipo di assuefazione, dalla droga, all’alcool, al gioco d’azzardo, al sesso, al web: in altre parole, si diventa dipendenti da un certo tipo di stimolazione esterna.

Nel secondo caso, invece, sono i primi contatti con la ‘sostanza’ (la Rete) ad accendere il bisogno, il quale successivamente si alimenterà, si automanterrà e si intensificherà ad ogni successiva ‘assunzione’, cioè ad ogni collegamento.

L’articolo e’ stato tratto da QUI

PS: ho risposto a tutte le domande e le risposte indicano chiaramente che il soggetto denominato “chiaradinotte” e’ affetto da questa sindrome. Mi devo preoccupare? 🙂