Archive for settembre 2007

Il giocattolo

30 settembre 2007

E basta! E’ ora di dire chiaramente che e’ diffuso un sentimento di possesso e di prevaricazione da parte dell’uomo nei confronti della donna. Sentimento che sta raggiungendo livelli inaccettabili.

Il delitto di Garlasco e’ ancora nel vivo delle indagini ed oggi leggo QUESTA NOTIZIA.

Voglio generalizzare perche’ non e’ possibile scindere ogni caso particolare, ma i delitti passionali riempiono ormai le pagine di cronaca e le violenze perpetrate sulle donne da parte di branchi di maschietti sono ormai all’ordine del giorno; perfino bande di quattordicenni si organizzano per violentare coetanee e riprendere le scene con il telefonino. Fra poco le donne dovranno temere persino i bimbi di otto anni qualora questi fossero “precoci” ed avessero strani desideri.

Eccheccavolo!

Senza contare gli aborti selettivi finalizzati ad eliminare il genere femminile messi in atto nella Repubblica Popolare Cinese ed in altri paesi asiatici.

Possibile che non ci si renda conto che dietro a tutti questi episodi esiste una causa ben precisa? Gradirei che qualcuno che mi legge, magari uno psicologo, mi spiegasse perche’ non si assiste mai (o si assiste raramente) al contrario e cioe’: quando inizieremo ad assistere a branchi di donne che violentano indifesi maschietti? Quando sara’ il turno dei “fidanzati” quello di essere massacrati dalla partner impazzita?

Quando la selezione dell’aborto avra’ come soggetto il genere opposto cioe’ quello maschile?

Non che mi auguri perche’ questo avvenga, ma tutto questo orrore a senso unico mi crea un senso di sgomento e mi fa capire come ancora la donna sia considerata un “oggetto di proprieta’” di cui l’uomo crede di poter disporre a suo piacimento.

Un giocattolo che puo’ essere anche rotto se non funziona come il “bimbo” desidera.

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Лохануть

29 settembre 2007

Лохануть* e’ il termine che nel gergo delle devochki viene usato per indicare quel tipo di comportamento atto a fidelizzare un cliente facendo leva sui suoi sentimenti.

“Il mondo e’ una savana in cui voi siete le leonesse. Non esiste crudelta’ nella leonessa che azzanna una gazzella, come non esiste crudelta’ nella devochka che fa credere al cliente di essere innamorata di lui. Fa parte del servizio e, stranamente, vi accorgerete che anche la gazzella lo desidera”

Vlada era sempre molto chiara quando consigliava alle “sue” ragazze su come comportarsi. Voleva che ciascuna li’ fosse la migliore e che i clienti restassero soddisfatti di tutto. Ed i clienti erano soddisfatti quando avevano l’illusione che la devochka fosse stata colpita dal loro “indiscusso fascino” prima ancora che dai loro soldi.

Il consiglio che dava era quindi quello di comportarsi in modo molto simile ad un’innamorata, cosi’ da creare con il cliente un rapporto piu’ intimo che facesse leva, oltre che sul sesso, anche sui sentimenti. Era un comportamento naturale quello di raccontar frottole su quanto fossero stati piacevoli e bravi a letto, su quanto fosse difficile scordarsi di loro, su quanto turbamento avesse procurato quell’incontro.

Anche se il termine tradotto in italiano significa “raggiro”, cio’ non rappresentava un vero e proprio inganno. Faceva parte del gioco. La rete veniva gettata a tutti indistintamente. C’era chi non vi restava impigliato, chi “consumava” e se ne andava senza essere minimamente “toccato” dalle parole o dall’atteggiamento della devochka, ma c’era anche chi veniva “catturato” in profondita’. In tal caso diveniva un Лох**.

Il servizio di accompagnamento non era incluso fra quelli dell’hotel. Nel prezzo della camera non era compreso quello per la devochka, la quale era pero’ facilmente reperibile e poteva essere scelta fra le ragazze che ogni sera si alternavano al piano bar.

Le ragazze che Vlada reclutava erano quasi sempre studentesse universitarie. L’arruolamento avveniva tramite passa parola e le nuove ragazze erano presentate da amiche che gia’ lavoravano li’. Non c’era obbligo di presenza. Ognuna era libera di scegliere quando e come lavorare. Solo i rates dovevano essere concordati in modo che vi fosse un minimo al di sotto del quale nessuna doveva scendere. Vlada non aveva una posizione di comando. Era solo la devochka piu’ “anziana” della quale tutte si fidavano e soprattutto della quale si fidava la direzione dell’hotel.

Non tutte erano brave allo stesso modo. C’erano quelle che facevano quel lavoro ma non erano “convinte”: di solito restavano per qualche settimana, poi sparivano e non si vedevano piu’. Poi c’erano quelle che non avevano alcun tipo di problema: convinte, disilluse, pratiche. Per loro far sesso con un uomo era come farsi un bidet. Erano quelle di cui Vlada si fidava e delle quali si serviva anche per quei tipi di servizi che di volta in volta le venivano ordinati dalla direzione. Servizi delicati che riguardavano la “sorveglianza” di determinati personaggi ritenuti “interessanti”.

Irina era una devochka molto abile. Forse la piu’ abile di tutte. La vedeva al mattino, dopo la notte passata insieme al cliente, recarsi nel negozio situato al piano terra, in cui potevano accedere solo gli stranieri e chi fosse accompagnato da loro. Sempre ne usciva talmente stracarica di roba di ogni genere, da aver bisogno addirittura dell’aiuto del ragazzo portabagagli dell’hotel per caricarla tutta sul taxi con il quale se ne tornava a casa: caviale, storione, salmone, bottiglie di champagne, di cognac e di vino, vestiti e persino qualche gioiello. Tutte cose che erano difficili da trovare per chi non poteva pagare in dollari ed il cui costo faceva levitare il rate a livelli quasi “occidentali”.

I fuseau che sempre indossava mettevano in risalto due gambe perfette sotto la corta pelliccia, i lunghi capelli neri avvolti nel colbacco le ricadevano sulle spalle morbidi e profumati, occhi verdi e chiarissimi le illuminavano il volto. Prima di salire sul taxi si femava di fronte al Лох del momento e, in una scena che si ripeteva ogni volta, lo stringeva in un dolce bacio. Poi, sfiorandogli appena le labbra, con il respiro gli diceva “Ты был великолепен!”***.

* Лохануть (Lokhanuth) – Raggiro
** Лох (lokh) – Pollo (inteso come “vulnerabile ai raggiri”)
*** Ты был великолепен (Ti bil velicolepen) – Sei stato fantastico!

Non sperate…

23 settembre 2007

Staro’ via per motivi personali fino alla meta’ della prossima settimana…

Non sperate, tornero’! 🙂

Questione di Marketting

23 settembre 2007

Non vado piu’ tanto spesso a leggere nei vari immondezzai. Ci entro solo sporadicamente, quando mi vengono segnalati dei post ridicoli perche’ ho scoperto che certi ambienti non sono adatti a me. Mi confondono… Mi turbano.

Troppe sono le “perle di saggezza” che vi vengono scritte, troppi sono i “luminari” che devolvono il loro “sapere”, troppi i premi nobel mancati che meriterebbero molto di piu’ dalla vita che non starsene tutto il giorno appiccicati con gli occhi su uno schermo a leggere delle avventure sessuali (quasi sempre inventate) altrui affibbiando “voti” alle varie “prestazioni”.

In quei luoghi pieni di “belle persone che si stimano e che si rispettano”, le quali fra una cena e l’altra in cui ciascuno s’improvvisa paparazzo per divertirsi poi a diffondere le foto sul web, si continua a discutere di prostitute e come condensato finale dell’annosa ricerca sui perche’ e sui percome certe donne “mutino” in quella nuova “specie”, che da una parte viene demonizzata mentre dall’altra viene bramata, pare che siano arrivati alla seguente conclusione:

– Le prostitute sono donne vittime del bisogno, delle incapaci che devono esercitare perche’ la vita non da’ loro altre possibilita’ se non quella di vendere il proprio corpo (a differenza di chi invece si vende il culo della propria dignita’ ma non lo fa tramite il sesso e quindi e’ considerata una brava persona – ndr) oppure hanno vizi costosi e non sanno rinunciare a nulla. Ergo: dovrebbero andare a “pulire i cessi” (leggi: ci ciucciano troppi soldi queste stronze).

– Le prostitute sono donne immature che devono essere redente ed aiutate ad uscire dal loro stato di abbrutimento morale che non permette loro di avere una vita sentimentale accettabile e serena (leggi: non la danno via gratis queste stronze).

Troppo colti, troppo elucubrati, troppo innovativi… Sono fuori dalla mia portata. Io sono una semplice contadinotta magiara, sono stolta, poco intelligente, ingenua. Non ho la capacita’ cerebrale per comprendere queste arzigogolate discussioni, pero’ ogni tanto leggo qualcosa che mi fa riflettere. Beh, “riflettere” e’ una parola grossa per una che ha esercitato il mestiere . I neuroni me li sono “bruciati” a causa dei “finti orgasmi” che ho dovuto sostenere, dagli ettolitri di “grasso” che (secondo Illustre) mi hanno rovesciato addosso i clienti pancioni sporchi e con l’alitosi, dalle “angherie” che ho dovuto subire da parte di chi mi ha usata.

So perfettamente che la mia non puo’ essere una vera e propria riflessione. Una prostituta (e quindi anche un’ex-prostituta) non puo’ riflettere. Soprattutto perche’ e’ donna, e si sa la donna sa fare bene solo due o tre cose fra le quali pulire i cessi.

Leggo e copio incollo questo concetto innovativo prodotto da una delle menti piu’ eccellenti che attualmente scrivono nei forum immondezzai (A parte il professor Docu, ma lui e’ un fuoriclasse):

“Puttana Eva o Adamo puttaniere? Ovvero il fatto che ci siano uomini disposti a pagare spinge le donne a venderla o al contrario il fatto che ci siano donne disposte a venderla spinge gli uomini a comprare?”

Come ho detto sono arretrata cerebralmente, quindi non riesco a carpire il sottile e recondito significato di questa evoluzione della popolare domanda sull’uovo e sulla gallina. Mi trovo ad un certo punto intorcolata con il ragionamento e non riesco piu’ ad andare avanti.

Allora, provo a “riflettere” insieme a voi…

Sembrerebbe che gli uomini, prima che esistessero le prostitute, fossero ignari del fatto che, oltre a masturbarsi davanti alle foto delle porno dive, potessero “anche” passare alla posizione del Kamasutra numero due, cioe’ quella che volgarmente viene chiamata “scopare”.

Ad un certo punto e’ arrivata una tipa (chiamiamola Eva) che ha detto “senti un po’ carino, invece di stirarti le camicie come le vuoi tu (cioe’ come te le stirava la mamma), prepararti la cenetta come la vuoi tu (cioe’ come te la preparava la mamma), pulirti il cesso (a questo punto dico io, come lo puliva tua mamma), perche’ tu sei tutto il giorno al lavoro, anzi no (come dici tu) “a farti il culo” per trovare i soldi che permettano a me (lo dici spesso quando litighiamo) di campare alle tue spalle senza fare niente e che permettano a te (ma questo non lo dici mai) di andare alla ricerca di qualcuna da pagare che faccia a letto piu’ o meno cio’ che faccio io (cioe’ quello con me fai controvoglia e quindi non riesco piu’ ad eccitarmi mentre con lei lo faresti… Come scrivi nei forum? “intrigato”?), figura femminile che cerchi ma che non trovi perche’ ancora non esiste… Ecco, ho avuto la splendida idea di risolvere sia i problemi finanziari, sia la realizzazione del tuo desiderio: ho deciso di fare la prostituta. Contento? Da oggi puoi puoi chiamarmi “puttana Eva” e fanno 500 euro all’ora, grazie!”

La nascita di questa figura emblematica avrebbe spinto quindi tutti gli uomini ben nutriti e con le camice ben stirate a ritirare i loro risparmi, quelli sudati “facendosi il culo” tutto il giorno, ed a “sputtanarli” letteralmente. Cosa che non avrebbero mai fatto se Eva non avesse avuto l’idea d’inventarsi la professione piu’ furba del mondo, cioe’ farsi pagare cio’ che in precedenza concedeva gratis. La prostituzione sarebbe nata quindi come consumo “indotto” dalla presenza sul mercato del nuovo prodotto. Che marketting!!!

Poi leggo:

“Gli uomini pagano e di conseguenza le donne vendono. Se le donne pagassero… io venderei (ma le dovrei trovare con il bastone bianco ed un cane guida che le accompagna).”

Cio’ significa che la figura del “puttano” e’ da sempre presente, ma nonostante questo le donne non se ne sono mai accorte e non provano alcuno stimolo all’acquisto? Perche’? Marketting sbagliato?

Poveri “puttani”, sono solo “vittime” dei loro bisogni. Degli incapaci oppure hanno vizi costosi e non sanno rinunciare a nulla. Oppure sono degli immaturi che devono essere aiutati ad uscire dal loro abbrutimento morale che non permette loro una vita sentimentale “degna”.

Oppure dovrebbero andare a pulire i cessi!

Il frigorifero

21 settembre 2007

Prendo spunto da un post nel blog di Illustre1966 nel quale il dibattito si concentra sul perche’ una escort non dovrebbe avere relazioni affettive con alcuno per il periodo in cui esercita la professione.

Ne e’ nata una schermaglia conseguente ad una diversa visione della condizione di chi decide di vivere utilizzando il proprio corpo per il conseguimento di determinati obiettivi economici. Condizione che alcune persone giudicano immorale ed indegna contrariamente a chi come me ritiene che in essa esista piu’ moralita’ e dignita’ di una qualsiasi altra in cui la donna e’ costretta ad un ruolo “succube” nei confronti di chi e’ pronto ad “amare” solo a patto che tale sudditanza permanga(vedi consorte compiacente che anche se il marito la cornifica e’ disposta ad accettare a patto di usufruire di un certo benessere economico).

Da sette anni continuo ad affermare che una devochka non dovrebbe farsi intenerire da niente durante gli anni dell’avventura. Dovrebbe farlo sia per se stessa, per la buona riuscita della sua professione e per un piu’ rapido raggiungimento degli obiettivi decisi, sia per il bene di quelle persone che periodicamente propongono, a volte implorano, di creare un rapporto affettivo.

Le mie parole, il mio essere cosi’ “dura” ha fatto si’ che mi meritassi l’appellativo di “frigorifero”, forse anche a causa delle mie origini etniche. Ma sono veramente un “frigorifero” oppure il mio comportamento e’ conseguente ad altri motivi?

la mia risposta nel blog di Illustre e’ la seguente:

“Il rifiuto di legarmi a qualcuno durante la professione era causato proprio da un sentimento di rispetto nei confronti di chi avrebbe dovuto attendermi la mattina dopo avendo chiaro in mente cosa avevo fatto.”

So bene che le escort sono esseri umani e quindi soggette ad essere ingabbiate nei rapporti sentimentali, ma come un avvocato deve portare avanti il suo compito di difesa, anche di un palese colpevole, rintuzzando in un angolo del cervello i propri sentimenti personali, a maggior ragione un’escort dovrebbe rintuzzare in un angolo certe sue emozioni che possono dar origine a situazioni tutt’altro che serene.

Decidendo di rifiutare le avances di eventuali compagni dimostrerebbe di rispettarli ancor di piu’ che se le accettasse, perche’ molti uomini sono bravi a parlare d’amore e di “asini che volano”, ma alla resa dei conti non ce la fanno a sopportare una determinata condizione…

Se amano veramente non ce la possono fare e questo e’ bene che sia chiaro fin da subito. “Una devochka che desidera avere “capra e cavoli” molto probabilmente non otterra’ un bel niente”. Mi sono sempre fidata delle parole di Vlada e finora non mi hanno mai delusa.

Gli uomini che riescono a farcela hanno certamente un “tornaconto economico” e per questo motivo sono simili a quelle “mogliettine dignitose” di cui si parlava sopra, ma con una differenza: che vogliono, come tutti i maschi, possedere non solo la ragazza ma anche gestire i frutti del suo lavoro.

Ho sempre criticato le mie ex-colleghe che avevano una relazione stabile e non decidevano di “chiudere” con la professione. Anche loro, come certi clienti che si accompagnavano con le escort per insoddisfazione della propria vita coniugale, non si decidevano a scegliere.

Non sono d’accordo con le giustificazioni di chi, sebbene legato in un rapporto affettivo, incontra tutte le escort di internet minimizzando la cosa come una “goliardata” e non sono d’accordo con l’escort che decide di legarsi a qualcuno continuando la professione minimizzando i problemi derivanti dalle “pulsioni” maschili legate al “possesso”.

Il discorso “ma siamo esseri umani.. non siamo perfetti… ci capita di sbagliare” non e’ un discorso che accetto; sbagliare nei sentimenti significa (quando questi sono veri) ferire qualcun altro/a e poiche’ non sono nata ieri so che per non ferire e non essere ferita, durante un certo periodo della vita in cui e’ molto probabile che cio’ accada a causa di una certa situazione, e’ preferibile indossare la corazza da “frigorifero”.

Forse saro’ troppo cinica, forse tale corazza con il tempo mi si e’ fusa addosso fino a diventare la mia attuale pelle ma… Almeno HO SCELTO cosa indossare.

Che bella cosa la scelta… Che bello poter dire “scelgo questo perche’ mi va… Mi va di farlo cosi’ piuttosto che cosa’… Mi va di avere un compagno piuttosto che fare la escort… oppure una compagna… Oppure farmi suora.”

La scelta e’ tutto. E’ la massima espressione di liberta’, e quando e’ fatta con coerenza, senza ipocrisia, senza motivi di rimpianto o di rimorso, essa diventa motivo di vanto per l’intera esistenza.

Ed in certi casi specifici una scelta va fatta.

Eppure le persone, certe persone completamente diverse da me, non vogliono scegliere. Preferiscono permanere in un’eterna situazione ambigua e (spesso) dolorosa. Una situazione impostata solo su di loro, sul loro sfacciato egoismo… E sull’inganno.

Storia di Vlada – III parte (Devochka so spichkami)

20 settembre 2007

Si sopravvive a tutto…

Eri giunta nella Kurskij vogsal con un treno partito dal sud. Non avevi soldi e la valigia in cui tenevi i vestiti ed i tuoi ricordi, povere cose appartenute al passato e qualche fotografia sbiadita di una vita che avevi lasciato, fini’ nelle mani di un ladruncolo durante il viaggio. Pensasti che una volta gettati via quei quattro stracci, l’avrebbe potuta usare per farne una culla… Come nella fiaba.

In quegli anni una devochka non poteva proporsi nei luoghi pubblici senza rischiare di essere arrestata dalla polizia. Quelle che potevano lavorare negli hotel, e che erano raccomandate dagli uomini della sicurezza, erano privilegiate, ma tu dovevi stare attenta… dovevi scegliere le persone giuste e sperare che non ti denunciassero. Fino a quel giorno ti era andata bene ed avevi comprato cibo e vodka, ma i soldi erano finiti.

In quella sera dell’ultimo giorno di dicembre camminavi infreddolita. Le scarpe non erano adatte alla neve e sentivi i piedi gelati. Per tutto il giorno non eri riuscita a “vendere” . Eri avvilita. Dovevi assolutamente trovare qualcuno che potesse darti rifugio ed un po’ di soldi.

Ti fermasti davanti a quell’hotel. Le luci brillavano dietro i vetri e dal suo interno si spandeva una piacevole atmosfera. Rannicchiasti il tuo cuore dentro ad un ricordo e ritornasti indietro al tempo in cui festeggiavi il tuoi ultimi dell’anno a Khotyn. Sapevi che non ci saresti piu’ tornata.

Il tuo sguardo color del mare d’Azov si fece lucido mentre mi raccontavi la tua malinconia. Ancora una volta assistevo alla scena come se mi fossi trovata nel mezzo di un film… Era come se fossi sospesa nel tempo e nello spazio. Ti osservavo, Vlada. Eri li’ immobile dove Manezhnaya incontra Tverskaya. I fiocchi di neve scendevano e si posavano sui tuoi capelli color di miele. Io ero accanto a te ma tu non mi vedevi. Sentivo il freddo e la tua disperazione. Avrei voluto toccarti, stringerti, prenderti e trascinarti via con me, ma le mie mani attraversavano il tuo corpo come quelle di un fantasma.

Devochka so spichkami*, come nella fiaba che ti raccontava la nonna quando eri bambina. Come lei eri sola, ma non avevi fiammiferi da vendere. Avevi solo il tuo corpo, se qualcuno l’avesse desiderato.

Eri stremata ed avevi le mani gelate. Se tu avessi avuto i fiammiferi sono certa che ti saresti seduta ed avresti iniziato ad accenderne uno. Lo avresti sfilato dal mazzetto e lo avresti sfregato contro il muro… Avresti visto scintillare la sua fiamma calda e chiara come quella di una candela e ne saresti rimasta ipnotizzata. D’incanto avresti immaginato di essere davanti ad una grande stufa con i pomelli in ottone. Avresti allungato i piedi per scaldarli ma a quel punto il fiammifero si sarebbe spento, facendo scomparire la stufa e riportandoti alla realta’.

Ne avresti acceso un altro, e con quello avresti sognato una tavola imbandita con tovaglia bianca e vasellame di porcellana, piena di ogni leccornia. Avresti allungato le mani per agguantare una prelibatezza… Ma anche quel fiammifero si sarebbe spento…

Poi ne avresti acceso un altro ed un altro ancora, fino a quando tutti i fiammiferi sarebbero stati usati e ti avrebbero ritrovata, come nella fiaba, circondata da legnetti bruciacchiati e con il dolce sorriso gelato sul volto.

Ma tu non avevi fiammiferi. Avevi solo della vodka, e la vodka puo’ riscaldare piu’ di mille fiammiferi. Ne bevesti un sorso sperando di immaginare il calore della stufa e poi un altro cercando di sognare la fragranza del cibo, ma non accadde niente di tutto cio’. Accadde invece…

Il tuo racconto s’interruppe e come se la fiammella dell’ultimo fiammifero si fosse spenta venni riportata alla realta’, strappata via dalla scena alla quale avevo assistito.

E allora? – ti pregai di continuare – Cosa accadde?

Irina – mi sussurrasti con voce rotta dall’emozione – un giorno comprenderai anche tu quanto sia difficile raccontare il proprio passato”.

Sfiorai la tua guancia con una carezza e mi persi nel profondo dei tuoi occhi di smeraldo. Non dissi niente e tu capisti che avrei atteso il momento in cui ti saresti sentita pronta a raccontare ancora la tua fiaba.

(Continua?)

* Девочка со спичками – bimba con i fiammiferi

Il ritorno del Sultano

20 settembre 2007
Ho deciso di riammettere il Blog di Beyazid II Ottomano “La Sublime Porta” all’interno del mio blogroll. Motivi d’incomprensione mi avevano portata ad allontanarlo, ma non posso rinnegare il fatto di averlo sempre letto con costanza.

Spesso logorroico e noioso nelle sue lunghe divagazioni, piu’ di una volta ha suscitato la mia irritazione riguardo a certe sue tesi anti-femminili, ma non posso disconoscergli una sublime capacita’ lessicale e talvolta anche una visione del mondo escortistico che in parte condivido.

Con questo mio post voglio quindi salutarlo e segnalarvi questo SUO SCRITTO con il quale mi riconosco totalmente d’accordo.

Il film piu’ visto in Ungheria

18 settembre 2007
« Scegliete la vita, scegliete un lavoro, scegliete una carriera, scegliete la famiglia, scegliete un maxitelevisore del cazzo, scegliete lavatrice, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita, scegliete un mutuo a interessi fissi, scegliete una prima casa, scegliete gli amici, scegliete una moda casual e le valigie in tinta, scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo, scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina, scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi, scegliete un futuro, scegliete la vita. Ma perché dovrei fare una cosa così? Io ho scelto di non scegliere la vita, ho scelto qualcos’altro. Le ragioni? Non ci sono ragioni, chi ha bisogno di ragioni quando ha l’eroina?… »

Ricordate questo incipit? E’ quello di “Trainspotting” il capolavoro del regista Danny Boyle del 1996. Dal 13 settembre e’ in programmazione in Ungheria “Zuhanórepülés” (traduzione italiana in “picchiata” nel senso di caduta rapida) del regista Novák Erik.
Il film, che esplora il mondo della droga e della violenza e che ricorda trainspotting, era molto atteso per la scena in cui Nagy Zsolt (idolo delle teen ager magiare), Gryllus Dorka e Parti Nóra si lasciano andare in un rapporto “a tre” a base di sesso e di cocaina.

Troie e puttane

17 settembre 2007

T – Ma lo fai per soldi???

P – Cosa?

T – No, dico… non mi dirai che fai sesso per soldi!!!

P – Beh? E anche se fosse che ci sarebbe di male?

T – Come che ci sarebbe di male? Ma non ti vergogni? Ti pare che sia una cosa da persona “degna”?

P – Che significa “degna”? Non credo che una che fa sesso per soldi sia indegna. Dopo tutto gestisce solo il suo corpo. Ci sono cose ben peggiori che far sesso per soldi non ti pare?

T – Si’? E cosa ci sarebbe di peggiore?

P – Beh, per esempio uccidere, rubare… ingannare. Far soffrire il prossimo.

T – E facendo la puttana non faresti soffrire le persone che ti fossero vicine? Pensa ad un figlio… ad un compagno! Credi che sopporterebbero di avere la madre o la moglie puttana?

P – Le mie scelte riguarderebbero solo me e non un mio eventuale “compagno di viaggio”, ed anche nel caso di un figlio non credi che una certa scelta potrebbe essere dettata proprio per fargli avere quella vita che tutte le madri sognano per i loro figli?

T – E no, mia cara… troppo comodo aprire le gambe e darla via per soldi. Prova ad andare a pulire i cessi, come ha fatto sempre mia madre, altro che guadagnarli facile… Pero’ oggi io sono orgogliosa di lei.

P – Scusa che c’entra il guadagno facile? E’ per caso un discorso “morale” quello che stai facendo oppure ti secca che una puttana possa guadagnare piu’ facilmente di quanto possa aver fatto tua madre oppure potresti far tu? Non e’ che si tratta d’invidia?

T – Invidia??? Invidiosa io??? Ma sei scema? Io invidiosa di una puttana? Ma ci mancherebbe… pero’ io non farei mai sesso per soldi… immagina se mio figlio in futuro dovesse scoprire che ho fatto la puttana…

P – No scusa un attimo. Tu dici che non lo faresti mai per soldi pero’ lo fai spesso… per cosa lo fai?

T – Per amore!!!

P – Ah per amore… Anche col maestro di tennis? E con quell’animatore in vacanza? E con…

T – Forse “per amore” e’ azzardato… diciamo che lo faccio solo con chi mi piace… figurati se mi faccio sbattere da uno che non mi piace.

P – Comprendo… quindi vuol dire che con tuo marito hai chiuso…

T – Che c’entra mio marito? Perche’ lo tiri fuori? A lui voglio bene… mica ho detto di essere una santa. Ho detto che se lo faccio lo faccio per il piacere. Non mi vendo a nessuno, io!

P – E lui, tuo marito, lo sa dei maestri di tennis?

T – No di certo! Magari immagina qualcosa, pero’ sai come si dice: “occhio non vede…”

P – Comprendo benissimo… mai pensato di lasciarlo?

T – Si’ a volte ci ho pensato ma poi mi sono sempre resa conto che gli voglio troppo bene e lui ne morirebbe, poverino. In fondo fra noi le cose non funzionano solo a letto. Per il resto va tutto bene.

P – Immagino che vada tutto bene. Tuo figlio frequenta le migliori scuole, non gli manca nulla ed e’ appena tornato da una vacanza in Polinesia.

T – Lo hai detto tu… ogni madre desidera il meglio per suo figlio.

P – E quindi fra te ed una puttana esisterebbe questo abisso incolmabile solo perche’ lei lo farebbe per i soldi mentre tu lo fai per il ca… ehm, per il piacere?

T – Senza ombra di dubbio!

P – Come ho detto esistono cose piu’ indegne che darla via per denaro. Si’ faccio la puttana… e sono libera!

*Tratto da un dialogo realmente avvenuto

Vizi e vizietti

15 settembre 2007

Mi domando… se e’ logico che il capo di stato del “primo” paese al mondo abbia lo stipendio piu’ alto (leggete QUI), e’ altrettanto logico che quello italiano sia al quinto posto come importo?
Cosa ha da “fare” di cosi’ importante e che decisioni “vitali” per l’umanita’ deve prendere il capo di stato di un paese che ormai in Europa e’ al penultimo posto (come indicatori economici) davanti solo al Portogallo?

Quando esercitavo avevo come clienti dei politici (come tutte le devochki), alcuni anche “importanti”, che nell’intimita’ mi raccontavano, per apparire “interessanti” (l’italico carattere anche nell’uomo politico non viene mai meno), di quanto fossero “furbi”, di come la politica fosse un “mestiere” e non una “missione”, e di come gli elettori fossero considerati solo numeri… vacche da mungere.
Io li guardavo con occhi luminosi (fintamente) interessati ai loro “sagaci argomenti” ed annuivo con la solita faccia di bronzo che mi contraddistingue. Pero’ ho sempre provato una sottile sadica soddisfazione quando facevo accettare loro i miei rates. I quei casi i “munti” erano loro, e cio’ mi faceva “raggiungere l’orgasmo” anche quando (praticamente sempre) la loro “potenza mascolina” non riusciva a “toccare le corde” della mia sessualita’ fisica.

Ovvio che il vizio delle escort, delle veline, delle attricette e delle belle donne in genere, soprattutto se di un certo livello, e’ un vizio costoso e richiede un buon stipendio per essere soddisfatto.
A questo punto mi chiedo: Nicolas Sarkozy e’ un uomo fedelissimo alla moglie oppure ha il “vizietto” che Luis Maria Anson, sul quotidiano spagnolo «El Mundo», imputa a CHAVEZ?