Archive for agosto 2007

Azzurro

30 agosto 2007

Bianco, nero, rosso, giallo… grigio! Ma di azzurro nessuno.

L’ultimo esemplare di tal colore lo hanno visto aggirarsi dalle parti del bosco di Schneewittchen nel 1814.

Lui non dominava, non controllava… non si ingelosiva. Sapeva che non non v’era motivo ed era felice di cio’ che il destino gli donava.

I suoi resti forse adesso giacciono in una teca di cristallo: un paio stivali per cavalcare, una spada per sconfiggere i nemici, un mantello, azzurro, per proteggere dal freddo la sua principessa.

Povero szép szőke herceg

Non sperarci Tündér, ormai e’ estinto.

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Mi perdonera’ Artemisia

29 agosto 2007

Era qualche giorno che non andavo a leggere il blog di Artemisia. Oggi ho dato un’occhiata ed ho trovato un bellissimo post sull’Asperger che io non conoscevo.

Credo che Artemisia sia riuscita ad inquadrare il problema che affligge alcuni personaggi con i quali tutti/e noi che frequentiamo il web ci troviamo a dover convivere. Il meccanismo legato alla virtualita’, e quindi all’apparente protezione che il mascheramento del nickname permette, agisce da innesco in certe personalita’ particolarmente disturbate, e le porta a deflagrare in comportamenti patologici come quelli del Cyberstalking o (appunto) dell’Asperger.

Vorrei anch’io riportare integralmente il testo dell’articolo scritto da Romeo Lucioni, in modo che l’informazione riguardo a questa patologia possa essere diffusa quanto piu’ possibile in modo che’ chi relaziona in comunita’ virtuali o blog possa rendersi conto che certi individui, che sempre piu’ frequentemente appaiono in detti luoghi, non sono altro che persone con rilevanti disturbi comportamentali. Mi perdonera’ Artemisia se in qualche modo le copio il post, ma di questi tempi, fra hackers e blog che spariscono, e’ sempre meglio tenere una ruota di scorta.

ASPERGER: genialità o psicopatologia?

Il tema dell’Asperger sembra quasi diventare sempre più importante e meritevole di essere portato continuamente alla ribalta perché viene presentato come il problema dei nostri giovani, superdotati intellettivamente, ma emarginati da una società insensibile ai loro problemi. Questi ragazzi si sentono”diversi” dai cosiddetti “neurotipici” (i normali).
Quasi a voler spiegare il fenomeno, è stato raccontato che molti personaggi della cultura universale erano Asperger e ha spesso generato discussioni l’idea che A. Einstein e I. Newton fossero in realtà autistici di tipo Asperger.

L’incidenza della sindrome sembra in notevole aumento nelle statistiche (forse a causa di una maggior precisione nella diagnosi), ma soprattutto si stanno registrando situazioni difficili da controllare: gli Asperger hanno approntato un sito internet http://www.neurodiversity.com che serve per diffondere le loro idee di diversità; è stato creato un istituto specializzato con sede a Catskill Mountains a mezz’ora da New York; è stato fondato in Inghilterra la Autistic Liberation Front che dovrebbe difendere la dignità dei cittadini autistici.

L’Asperger è anche chiamato “autismo ad alto funzionamento” che ha una leggera preminenza tra i maschi e si sta pensando di creare una scuola speciale che, attraverso programmi fortemente strutturati, dovrebbe riuscire ad aiutarli, tenendo conto delle loro peculiarità personologiche ed anche di apprendere.

Le ricerche più nuove non riconoscono più il carattere autistico della sindrome Asperger, proprio perché in questa mancano le caratteristiche più specifiche dell’Autismo di Kanner (che è quello tipico) e che riguardano: autismo di Kanner Sindrome di Asperger.

-Grave isolamento sociale con crisi di aggressività e di distruttività se qualcuno si avvicina;
– comparsa a partire dai due anni;
– mancata organizzazione degli oggetti interni ed esterni, sia animati che inanimati;
– formazione di un sistema rappresentazionale personalistico e non condivisibile;
– mal funzionamento della coscienza ed un pensiero fondamentalmente di tipo concreto (la percezione prende il posto del pensiero);
– gravi difficoltà nel funzionamento della teoria della mente;
– l’affettività è fortemente destrutturata, spesso sostituita da forti sentimenti riparativi e, quindi, da comportamenti controfobici (paura di crescere).
– tendenza all’isolamento come atto di difesa di fronte alle difficoltà personali nel rapporto interpersonale;
– buona organizzazione degli oggetti animati ed inanimati che, tuttavia, risultano poco investiti affettivamente (facilmente perdibili);
– buon funzionamento della coscienza e del pensiero che ha raggiunto il livello simbolico;
– forte mentalizzazione che induce un senso di superiorità che conduce alla svalorizzazione degli oggetti interni;
– nessun oggetto vale la pena di essere salvato e le relazioni interpersonali sono fragili e facilmente frantumate da acting out;
la figura femminile, svalorizzata, suscita desideri incontenibili (innamoramenti) proprio insieme a sensi di frustrazione proprio per le capacità relazionali che mancano al soggetto e che sostengono i sentimenti della diversità.

La caratteristica dell’Asperger riguarda il rapporto con la figura paterna, vissuta come aggressiva, violatoria e persecutoria, ma anche onnipotente ed invincibile per cui ne deriva una forte tendenza di sudditanza e di sottomissione. L’Asperger non può staccarsi dalla figura paterna interiorizzata che impedisce (pena la distruzione e la morte) di essere se stessi; di godere della felicità del rapporto con gli altri; inoltre il confronto con una figura vissuta tanto onnipotente, costringe il soggetto a ritenersi incapace, inadatto ed inadeguato al compito, soprattutto riferito al rapporto interpersonale.

Il rapporto con la figura femminile è particolarmente complesso e difficile perché, seppure svalorizzato (come qualsiasi altro oggetto delle realtà) è agognato, malvissuto come irraggiungibile proprio perché è la donna dell’Altro-onnipotente e castrante.
Queste caratteristiche psicopatologiche avvicinano moltissimo l’Asperger alla Sindrome Borderline (schizofrenia pseudo-nevrotica di C. Cazzullo) tanto da poterle sovrapporre, sebbene la prima abbia il suo esordio (inizio subdolo) ai tre anni, mentre il borderline viene diagnosticato intorno ai venti anni (quando diventano più pressanti le necessità relazionali (vedi le ragazze) ed anche le richieste della vita sia scolastica che sociale). Resta però da segnalare che nei borderline il trattrattamento psicoanalitico porta facilmente a scoprire screzi della malattia a partire dai tre anni

Come si vivono gli Asperger?

1. questi ragazzi si sentono mentalmente superiori (mentalizzazione) proprio perché si vivono più furbi degli Altri:
– non si lasciano accalappiare da un mondo perverso, inutile e degenerato;
– non accettano mai compromessi perché potrebbero portare a dover ricambiare un piacere ricevuto o accettare una situazione che in realtà è odiata;
– è ossessivo il desiderio di libertà e di immortalità;
– la furbizia sta nel fatto di “poter vivere con poco”, il sufficiente per “non morire”, mentre agli altri piace il superfluo, senza capire che questo è un compromesso che, poco a poco, spinge a dover accettare tutta una società che deve essere rifiutata completamente;
– fondamentale diventa quindi non essere riconoscenti perché se qualcuno regala qualcosa deve sapere che lo fa perché lo vuole (il soggetto dice chiaramente di non aver bisogno di nulla, tantoméno di un regalo) e perciò non deve assolutamente sperare di essere contraccambiato, neppure con un favore o con un ringraziamento;
– l’Asperger è al contrario (solo a volte) generoso con chi non conosce, anche perché è il modo di autoconvincersi del proprio potere, della propria superiorità;
– la generosità è quasi donare un qualcosa di cui non si ha bisogno e, soprattutto, che non comporta nessun sacrifico (non vuole essere ricompensato).

2. sono anche estremamente convinti che la loro superiorità sta nel “conoscere tutto”. Per questo troviamo ragazzi che leggono tutto di tutto (per es. anche varie enciclopedie). Questo atteggiamento è molto caratteristico ed indica la paura di dimostrare di non sapere qualcosa. Il loro non poter essere onnipotenti (come il famoso padre che sa e può tutto) li porta ad una emulazione ossessiva che, però, non serve a risolvere il problema di non sentirsi padroni della verità, di poter essere messi in ridicolo anche per solo una inezia. Questa paura induce a non proporre mai una propria idea, durante una discussione o una semplice conversazione, perché “… è troppo pericoloso”. Sta di fatto poi che un Asperger non sa partecipare perché, in fondo, l’Altro è solo un ignorante (svalorizzazione) che non sa nulla e, dunque, è solo tempo perso parlare con lui.

3. sentirsi onnipotente diventa una ossessione, ma l’onnipotenza del padre annichilisce la propria e, quindi, questi ragazzi si sentono sempre degli inferiori, anche se dicono di “… essere dei geni come Einstein!”.
Questi meccanismi sono sempre espressione di funzionamenti “intrapsichici” che nulla hanno a che vedere con le esperienze reali e, quindi, risulta molto complesso mantenere una buona relazione con le esperienze reali e, quindi, risulta molto complesso mantenere una buona relazione con loro. Un ragazzo commentava la figura del padre come di un “mostro perverso” perché non aveva mai voluto portarlo allo stadio allo stadio a vedere la partita di calcio. Quando però si è andati ad analizzare la situazione, con un senso di totale semplicità e normalità, spiegava di non aver mai espresso il suo desiderio, ma proprio in questo era il carattere perverso: “…anche se io non lo chiedevo, lui sapeva (onnipotenza) e non voleva farmi felice (perversione)”. È evidente che con queste dinamiche intrapsichiche nessuno può immaginare cosa stia passando nella testa di un Asperger e, quindi, non deve stupire che dopo espressioni di grande gioia possano seguire commenti come se “… sia stata la più dolorosa e struggente esperienza mai vissuta!”.

4. Quando gli Asperger riescono a trovare un lavoro (difficilmente perché sovente non riescono a terminare gli studi) non si trovano mai bene, gli altri sono sempre dei persecutori. Parleranno sempre malissimo dell’ambiente di lavoro, dei compagni, dei dirigenti anche se molto difficilmente riusciranno a cambiare lavoro perché andare a chiedere a chi non capisce da solo quanto siano bravi e validi è sempre un gravissimo problema.

5. un Asperger si trova sempre di fronte ad un dilemma (le fatidiche due porte) e non può mai scegliere, non riesce a decidersi e si moltiplicano le “discussioni interne”, le tergiversazioni non espresse che portano inevitabilmente a disorganizzare tutti i rapporti. Per questo diventa utopico pensare di poter risolvere il problema con un atteggiamento conciliante, accomodante, accogliente. Non è mai possibile soddisfare delle esigenze non espresse e non esprimibili perché, in realtà, sarebbero una specie di resa, un tradire la propria onnipotenza. Ogni volta che si riprende un dialogo l’Asperger non si accorge delle sfumature che sono intervenute, per lui è sempre imprescindibile sentire che “… sei tu che non riesci a capirmi!”. Si parla di ipersensibilità sensoriale ed emotiva, ma in realtà è un problema di disorganizzazione affettiva: per lui l’altro non vale assolutamente nulla, non potrà mai essere capito da chi … non ne ha le capacità! E queste superano lo stretto ambito intellettivo perché il paziente si fida ciecamente del suo intuito, della sua furbizia, delle sue convinzioni che sono una specie di … divinizzazione delle proprie capacità “singolari”.

6. il senso di onnipotenza porta l’Asperger a vivere sentimenti di immortalità e di perfezione fisica per cui:
– il tempo passa solo per gli altri, non per lui che si sente sempre giovane e che ha tutto il tempo davanti a sé;
– la gioventù è anche quella che investe i sentimenti per cui è solamente lui che si scopre etico e che sa captare nell’altro la perfezione perché “.. è quasi come me; la pensa come me”. Questo proiettare nell’altro la propria immagine è disastroso perché porta ad innamoramenti folli per una persona alla quale non è stata magari mai rivolta neppure una parola, ma che “… lui sa che è la persona giusta, fatta a sua immagine, perfetta ed etica …” l’Altro rischia sempre per essere preso per un “debosciato” proprio perché “vecchio” e non più giovane, bello, morale, etico, libero ecc. ecc. come è lui (immortale ed egocentrico). Nelle ragazze Asperger questo è un tema importante perché implica una ossessiva difesa di una immagine “… acqua e sapone” e a dover affrontare crisi di angoscia quando compare il primo capello bianco.

7. Si potrebbe dire che in questa situazione il modello migliore per stabilire una buona relazione pedagogica potrebbe essere quello di “offrire un ambito didattico fortemente strutturato”, ma non è del tutto vero perché sono facilissimi gli acting-out e, soprattutto, la rottura di qualsiasi tipo di relazione spesso si verifica proprio nel momento in cui si stava profilando una situazione di miglioramento. È proprio in questi momenti che bisogna prestare maggior attenzione perché se tutto va troppo bene bisogna aspettarsi il peggio, forse perché si sta raggiungendo una situazione vissuta come di “troppa dipendenza”, di esagerata compromissione e … si potrebbe pensare di “troppo forte legame”. Questo accade facilmente nella psicoterapia e così ogni trattamento risulta difficilissimo: il legame terapeutico viene interrotto in qualsiasi momento e spesso proprio quando sembrerebbe di essere sulla buona via per risolvere “il caso”.

Lo spazio di manovra è sempre molto stretto perché non c’è molta separazione tra bene e male, tra amore e odio e così ad un momento molto positivo può seguire, in un attimo, un quadro del tutto negativo, insanabile e che solo porta alla distruzione del legame.
Con questi ragazzi bisogna sempre essere disponibili ad andarli a cercare, ma attenzione: non bisogna mai chiedere cosa sia successo perché l’unica risposta sarà “… non riesci proprio a capirmi!”.
Ecco perché Paola Emilia Cicerone dice “… a volte tra normalità e disagio c’è un confine sottile” che porta a negare ogni possibile psicopatologia: tutto è riferito ad una “diversità” che è accettata dal soggetto come caratteristica che non può essere cambiata.
L’Asperger è portato a dire “io sono fatto così e non posso cambiare”, “il mio problema viene dal fatto che per me il mondo è solamente una montagna di spazzatura, un ambiente senza etica e senza morale e non c’è proprio nulla da fare perché “… il mondo è insalvabile …”

Ancora una volta le due porte diventano la metafora esistenziale e sostengono espressioni come “… è difficile dire se siano le nostre fissazioni a rendere difficili le relazioni interpersonali o se siano le difficoltà a comunicare che generano l’atteggiamento compulsivo a fuggire, o a ritirarsi.
Qualcuno parla di un “diverso stile cognitivo” per giustificare le difficoltà che sembrerebbero riferite alla comprensione delle situazioni. In realtà il problema è profondamente affettivo, nel senso che se l’Asperger non può dare valore a nulla, né agli oggetti (non vuole regali anche se si tratta di un oggetto desiderato), né a persone, è evidente che può disfarsene in qualsiasi momento, senza rimpianti, ma anzi con la sensazione di aver scampato il pericolo di lasciarsi prendere dal gioco perverso dell’amore, della vicinanza, della reciprocità.

8. Il problema dell’Asperger è che di solito si tratta di ragazzi intellettualmente ben dotati, anche se spesso queste doti restano nascoste, indecifrabili anche con i test mentali perché il “… tanto non serve a nulla” porta per lo più a rifiuti, a minimizzazioni, a mancanza di impegno. Questi ragazzi a volte sembrano anche molto più dotati di quello che in realtà riescono a dimostrare nell’applicazione pratica, nelle esercitazioni di problem solving, ma, soprattutto, per la mancanza di tenuta, di volontà e di forza vitale. Sono sempre poco affidabili; non accettano né consigli, né critiche e neppure riconoscimenti; per lo più, le loro ossessioni, le fobie, le irrequietezze ed i “fantasmi che occupano le loro menti” rendono difficili anche le più aperte e generose attitudini.

9. In questa situazione di problematica intrapsichica, risulta difficile impostare una qualsiasi terapia che, per altro, viene sdegnosamente rifiutata perché “… io non sono matto”. È inutile pensare ad un trattamento farmacologico perché il disturbo è del tutto psichico (anche se spesso si sente parlare di presunti e particolari disequilibri dei neuro-trasmettitori). Di fronte a questi ragazzi che vivono angosce e tribolazioni anche intense, non dobbiamo dimenticare che i problemi psichici vengono da una origine lontana, che ha fatto il suo esordio tra i tre ed i dieci anni.

COMMENTO E CONCLUSIONI

Il rapporto tra psicopatologia e società varia in continuazione e per lo più non possiamo trovarne una giustificazione plausibile. Al tempo di Freud la “malattia” di moda, o comunque di gran lunga più frequente, era l’isteria che portava con sé tutte le problematiche narcisistiche, personalistiche e, soprattutto, legate alla sessualità ed alle abitudini troppo restrittive e repressive che caratterizzavano la cultura dell’ottocento.
Successivamente, il quadro psicopatologico più evidente venne riferito ad una “stanchezza nervosa” e, quindi, la maggior incidenza era assunta dall’ “esaurimento nervoso”. Questo quadro, sebbene non ben definibile scientificamente, veniva accettato come caratteristica conseguenza delle difficoltà della specie umana nell’adattarsi ad una società sempre più complessa e ad una tecnologia che, in rapida evoluzione, creava ampie sacche di disadattati o nevrastenici.

Di queste “malattie” oggi quasi non si parla più e i riferimenti più significativi vengono fatti su una sindrome misteriosa e poco chiarita: il borderline.
Questo particolare quadro psico-patologico è stato considerato come qualcosa di non specificamente descrivibile proprio perché non poteva essere annoverato tra le nevrosi, ma neppure tra le psicosi che, per la loro gravità, venivano ancora indicate come le forme di malattia psichica dalla quale era poco probabile poter uscire.

È interessante ricordare come il borderline possa essere messo in stretto rapporto con la schizofrenia, tanto che C.L. Cazzullo creò, negli anni sessanta, la denominazione di “schizofrenia pseudo-nevrotica”. Questo quadro tanto nevrotico, quanto psicotico, che ha in sé aspetti isterico-narcisistici quanto difficoltà che inducono alienazioni sociali, è, quindi, il disturbo che è maggiormente individuabile nella società attuale che ne vede il continuo aumento anche magari sotto la denominazione di sindrome di Asperger.

Non farà certo piacere agli Asperger questo accostamento con un quadro psichico ritenuto dagli psichiatri decisamente patologico, ma anche la psichiatria ortodossa comincia ad accettare che non tutto ciò che capita nel suo ambito può essere chiamato malattia. Abbiamo tutti i quadri di disturbo dello sviluppo psico-mentale (psico-affettivo e psico-cognitivo) che stentano ad entrare nell’alveo delle malattie psichiatriche. Ricordiamo tutti i problemi che vengono affrontati come “disabilità psichica” e che, per lo più sono riferiti ad una patogenesi multipla: genetica, familiare, relazionale, sociale, ecc.

Non dimentichiamo che le cosiddette neuroscienze ed in particolare gli studi sulle alterazioni della modulazione dei neurotrasmettitori o dei neuropeptidi sta prendendo il sopravvento per quanto riguarda i cosiddetti disturbi della sfera psico-mentale: emotiva-affettiva-relazionale-sociale. È sicuramente dimostrativo il fatto che il sito internet più o meno ufficiale che rappresenta i soggetti con disturbi o qualità particolari di funzionamento mentale abbia scelto la denominazione di http://www.neurodiversity.com.
La diversità neurofunzionale sarebbe invocata dagli Asperger per sentirsi accettati definitivamente come “diversi” anche se genitori, terapeuti ed educatori pensano strenuamente alla possibilità di farli rientrare nell’alveo della cosiddetta normalità.
Questa però può risultare ed essere accettata come un obiettivo da raggiungere quando la sua negazione dona vantaggi di tutti i tipi, non ultimo quello di essere considerati novelli Einstein o redivivi Newton con potenzialità nascoste, con genialità misconosciute, ma pur sempre “sognabili”?


Tratto da QUI

Sempre piu’ bizzarro

26 agosto 2007
Ogni qual volta il mio Blog viene linkato da qualche altro utente di Blogspot, cio’ mi viene segnalato ed io di solito vado a controllare di chi si tratta. Una segnalazione mi era giunta il giorno 18 agosto ma io, pigra come sempre, avevo tralasciato fino a che oggi sono stata incuriosita da chi avesse potuto linkare questo mio diario e chi scopro?

LUI!

Eh si’, si vede che il tizio non puo’ fare a meno di leggermi e di prendermi ad esempio del “lesbofemminismo” piu’ sfrontato. D’altronde attende da una vita che qualcuno si accorga di lui e l’unico momento veramente di gloria che ha avuto e’ stato in quel SUO POST, nel quale sono intervenuta e che ha avuto la bellezza di 70+ commenti; forse ha creduto di ripetere il successo citandomi nuovamente QUI. Chi avra’ la “forza” di arrivare in fondo al suo kilometrico post trovera’ il collegamento al mio Blog, ma dubito che qualcuno, oltre a chi si e’ dovuta sorbire i classici russi in lingua originale, riuscira’ a restare in vita 🙂

Premonizione

26 agosto 2007

Il tredici agosto scorso ho scritto un post QUI sulla logica distorta che porta i delinquenti e gli assassini ad essere in “primo piano” rispetto a chi invece si meriterebbe una maggiore considerazione da parte di chi ha in mano il potere mediatico, fino al punto che persone disadattate commettono atti criminosi al solo scopo di diventare famose.

Di pochi giorni fa un ennesimo fatto di cronaca che ha mobilitato l’interesse degli italiani, su cui si discute anche a seguito della questione riguardante le “famose” (si fa per dire) GEMELLE ed i paparazzi che si stanno muovendo intorno a loro. Un episodio questo che, invece di colpire la sensibilita’ nazionale e farla riflettere sull’aberrante distorsione morale che sta vivendo il Bel Paese, e’ trattato alla stregua di un reality show.

In passato mi sono trovata spesso a fronteggiare i “perbenisti” per i quali pareva che l’unico male esistente fosse una donna che affittava il suo corpo a ore. Oggi quei “perbenisti” sono le stesse persone che con il loro interesse morboso stanno rimpinguando le tasche di chi, invece di mettersi in gioco con il proprio corpo, specula sul dolore altrui.

In questi giorni in cui in Italia si parla di scioperi (soprattutto di quello fiscale), sarei propensa ad avanzare la proposta per attuarne uno mediatico totale. Credo che cio’ potrebbe dare un segnale significativo al “mercato dell’informazione”. Ma so che e’ un’utopia.

Pulizie

26 agosto 2007
Ho iniziato, come promesso a suo tempo, a ripulire il blog da tutti quei post che oggi non hanno piu’ senso di esistere, in quanto troppo focalizzati su argomenti legati ad un momento particolare che sarebbero incomprensibili per chi si sta avvicinando al mio diario in questo ultimo periodo.

Ovviamente il “lavoro” richiedera’ un certo tempo, data la quantita’ dei post da rileggere e da rivalutare, comunque e’ mia intenzione alleggerire questo diario dei tanti spunti polemici riguardanti personaggi ai quali avevo dato importanza e che nel tempo si sono rivelati inconsistenti; non per niente sono quasi tutti spariti nei meandri del “riciclaggio” dei nicknames. In pratica persone che non meritano di essere ricordate e che a tuttoggi occupano solo “spazio web”.

Andando a ritroso nel mio blog ho avuto modo di rileggere numerosi post, correggerne l’ortografia e la sintassi, cambiare alcune foto con altre piu’ consone… insomma ho eseguito quella che viene chiamata una “leggera azione revisionista”. Spero mi perdonerete se oltre ai post cancellati sono andati eliminati anche i vostri commenti.

Proibizionismo

25 agosto 2007


Il termine indica il divieto di consumo in forma di legge di sostanze definite come stupefacenti e psicotrope ma riguarda anche tutto cio’ che viene ritenuto “vietato” perche’ moralmente inaccettabile, come ad esempio (nei paesi del nord Europa) il sesso a pagamento. Dall’interdizione del consumo discendono direttamente i divieti di fabbricazione, produzione e commercio ed in senso lato si indica il sistema di controlli elaborato dalle istituzioni nazionali ed internazionali volto a far rispettare tali divieti.

Con questo “meccanismo” qualsiasi governo puo’ “pilotare” le scelte delle persone, anche quelle che dovrebbero essere inerenti alle liberta’ personali, e quindi controllare di fatto la vita dei cittadini, ma soprattutto esso puo’ essere un valido strumento di creazione di ricchezza.

Immaginiamo un sistema sociale semplice in cui convivano tre soggetti A, B e C (A il produttore del bene, B il consumatore, C l’istituzione atta ad amministrare quel sistema sociale) e nel quale venga prodotto un solo bene di consumo.
Secondo voi cosa accadrebbe se C promulgasse una legge che proibisse l’uso del bene prodotto?

1) B non consumerebbe piu’ quel bene
2) B continuerebbe a consumare ma il bene crescerebbe di prezzo

Ovviamente la risposta e’ scontata, ma quel valore aggiunto conseguente all’aumento di prezzo potrebbe essere una buona ragione per far promulgare a C una legge in tal senso qualora una parte di esso prendesse la via del suo conto corrente?

Io credo che non esista miglior “amico”, per un produttore di una determinata sostanza, di un legislatore che si adoperasse per far passare una legge che proibisse l’uso di quella sostanza; fosse essa droga, sesso o rock’n roll

Qualcuno pensera’ che cio’ che scrivo e’ banale e che non esiste un rimedio efficace, ma proviamo un attimo a riflettere: perche’ tutte le leggi proibizioniste puniscono innanzi tutti i consumatori e non i produttori? E’ piu’ comodo in quanto i produttori hanno lobbies potenti in parlamento? E se i produttori sono potenti perche’ farebbero “passare” tali leggi proibizioniste se queste andassero “contro” i loro interessi?

Se parlassi solo di droga e di prostituzione sarei certamente banale ma voglio spingermi oltre: attualmente la Russia e’ nel mondo il centro di produzione piu’ importante di materiale pedopornografico, che poi raggiunge B, quindi il soggetto che e’ disposto a pagare per consumare quel determinato bene, attraverso una fitta rete di distribuzione che attraversa tutti i paesi dell’ex blocco sovietico (fra i quali anche i nuovi membri dell’Europa unita).
Oltre al classico materiale pedopornografico esiste anche una produzione di snuff movies in cui vengono commesse reali violenze ai danni di soggetti non consenzienti, fra i quali bambini e bambine.
E’ ovvio che l’indignazione verso queste aberranti atrocita’, contrarie alla natura di chiunque si definisca una “persona” e non una bestia, possa portare un governo a proibirne innanzitutto la visione attraverso leggi che puniscono severamente i consumatori (che poi sono gente malata piu’ adatta ad un manicomio che ad una galera), ma nonostante cio’ il giro d’affari legato a tale attivita’ cresce in modo esponenziale anche grazie all’effetto domino che la proibizione ha sui prezzi del materiale prodotto.

Crediamo forse che i servizi segreti di una superpotenza, quelli che una volta erano chiamati KGB (oggi FSB) e che sono noti ancor oggi per il loro comportamento discutibile e privo di scrupoli, non riescano a giungere al “bandolo della matassa”? Crediamo forse che i governi dei vari paesi in cui tale materiale viene smerciato e consumato non sappiano esattamente da dove proviene e soprattutto da CHI proviene?

Ed a tutto questo come si risponde? Con leggi severe contro i malati di mente che vengono trovati in possesso di tale materiale, oltre ad “ipotetiche” intenzioni di lotta alla produzione in cui (ogni tanto) vengono arrestati alcuni pesci piccoli che la grande organizzazione puo’ sostituire senza alcun tipo di problema.

Ovviamente non voglio dire che i malati mentali che commettono reati non debbano essere puniti. Il solo fatto che delle persone, anzi bestie, possano “voler assistere” a tali spettacoli per “desiderio di emozioni forti” mi fa ribollire il sangue, ma per costoro sarebbero sufficienti venti frustate date in diretta commentate dagli esperti invitati al talk show di Bruno Vespa ed una settimana di “gogna” nella pubblica piazza (sempre ripresa in diretta stile “Grande Fratello”).
Cio’ che invece voglio puntualizzare e’ che non e’ con la proibizione che si ferma un processo legato alla pulsione “trasgressiva” che deriva dalla psicologia malata o viziata, ma addirittura con essa si rende “il proibito” ancora piu’ appetibile e caro. A tutto vantaggio dei conti correnti dei produttori e dei legislatori proibizionisti.

MeeboMe

22 agosto 2007
Messaggi del tipo “fatti viva” oppure “vorrei parlarti” oppure “ciao come stai” senza che io sappia da chi mi provengono sono inutili in quanto non saprei a chi rispondere.
Per cortesia firmatevi. Grazie. 🙂

Quando il fondoschiena vale piu’ di due lauree

22 agosto 2007

Notizie come QUESTA avrebbero ragione di occupare le pagine dei giornali se una donna carina non fosse considerata interessante per il solo fattore estetico?
Immaginiamoci per un attimo cosa sarebbe accaduto se a mettersi seduto sulla scrivania dello studio televisivo fosse stato un giornalista uomo, magari (trattandosi dell’Inghilterra) indossando il kilt. Al massimo la situazione sarebbe stata etichettata come “ridicola” ma non certo scandalosa ed io mi domando cosa possa esserci di scandaloso nella gamba di una donna che non lo sia anche in quella di un uomo.
Gli uomini possono concedersi tutto? Possono riunirsi nei bar senza apparire come un branco di gaymaschilisti? Possono recarsi sul posto di lavoro indossando maglietta attillata senza suscitare scandalo? Possono arrabbiarsi senza apparire “acidi”? Possono corteggiare e prendere l’iniziativa senza far la figura dei puttani? Possono tradire la compagna avendo tutte le giustificazioni del caso?
Se un uomo e’ bello puo’ essere un gigolo’, un architetto, un prete, un calciatore, un mendicante oppure un manager. Ugualmente se e’ brutto. Il suo aspetto fisico non influisce minimamente sul “senso del pudore”, tantomeno influisce sulla considerazione che gli altri hanno delle sue capacita’ intellettive.
Perche’ la stessa cosa non avviene con una donna? Perche’ l’immagine della femmina bella ed eccitante e’ abbinata alla “stupidita’”, mentre quella di colei che basa il proprio successo sull’intelligenza, e’ abbinata alla bruttezza?
Che nei confronti delle donne ci sia questo atteggiamento discriminatorio, frutto di una cultura “talebana”, non e’ certo una mia invenzione: ho avuto modo di verificarlo di persona.

A volte capita…

20 agosto 2007

… Di svegliarsi al mattino con il desiderio irrefrenabile di voler salvare il mondo. A voi non capita mai?
E’ una fantasia che ho fin da quando ero piccola. Adesso so come cio’ non sia possibile, ma so anche che immaginare aiuta a vivere e spesso l’illusione e’ cosi’ vivida che mi pare quasi di intravederne i colori.
Sbattere la testa contro i mulini a vento e’ stata sempre una delle mie attivita’ preferite, ma invece di ricavarne frustrazione, tutte quante le mie peripezie sono servite a conoscere meglio me stessa. Cosa che avevo tralasciato negli anni delle mie necessita’ indeclinabili.

Ho parlato di meretricio e di come questa attivita’ abbia concorso alla formazione di cio’ che sono adesso. Ho parlato di esperienze di vita, di sogni, di soprusi, di CdA abusivi, di discriminazione, di progetti, di utopie. Ho parlato di uomini e di donne ed ho parlato del perbenismo ipocrita di cui e’ intriso questo mondo in cui mi e’ capitato di vivere e nel quale ho cercato, a volte dibattendomi per strapparmi di dosso le catene, di trovare la via della mia felicita’.
Cio’ che ho compreso e’ che questa non puo’ essere raggiunta se non attraverso il tentativo di rendere reale quell’illusione… se non attraverso il tentativo di rendere reali quei colori e riportarli sulla tela, dove con grande sforzo cerco di dipingere il quadro della mia vita.

Le convinzioni di ciascuno e di ciascuna spesso s’infrangono contro gli scogli della della realta’ e non sempre cio’ che viene creduto come “verita’”, alla stregua di un dogma, risulta poi essere cio’ che realmente e’.
La sessualita’ rappresenta l’elemento determinante, il motore che muove il tutto. Questa e’ a volte cosi’ sfumata da essere impercettibile, tanto che solo i daltonici particolarmente dotati riescono ad intravederla ed a riportarla sulla tela e nella donna questa assume quasi sempre il colore della bisessualita’.

So che se parlo di omosessualita’ femminile, e quindi di bisessualita’, rischio di apparire (anche se non lo sono) come una fanatica “lesbofemminista”, termine coniato da coloro che sono cosi’ convinti della “purezza” della loro sessualita’ da ritenersi incontaminati (secondo il loro punto di vista) dal “marciume” di una societa’ lasciva e degradata che ha concesso troppo spazio alle “donne”.
Discorsi che starebbero bene in bocca ad eremiti o a missionari che, abbandonando i “piaceri terreni”, si fossero dedicati ad aiutare il prossimo, non certo in bocca a chi invece viene “pizzicato” con prostitute (femmine o transessuali) o con il naso bianco di cocaina.
Purtroppo sono proprio costoro (ed i loro seguaci) che sempre piu’ attivamente cercano d’imporre a tutti la loro visione del mondo in cui l’umanita’ e’ divisa fra probi e peccatori ed in cui l’omosessualita’ rappresenta uno dei peccati piu’ gravi.

Imbattendomi in QUESTO ARTICOLO in internet, in cui viene analizzata con cura una certa dinamica, mi sono sentita in profonda sintonia con quanto scritto ed e’ per questo motivo che desidero che anche voi lo leggiate.

Tre anni fa alla festa d’inizio anno del nostro gruppo lesbico tre ragazzine si aggiravano un po’ sperse fra un centinaio di donne di età compresa fra i ventotto e i cinquant’anni che ammiravano la mostra e votavano la loro fotografia preferita. Non lo sapevamo ancora, ma la loro presenza avrebbe cambiato in modo significativo la composizione del nostro gruppo, gli obiettivi e le modalità nel rapportarci le une con le altre. Frequentavano rispettivamente la quarta e la quinta superiore mentre la più grande frequentava il primo anno d’università. Si sono avvicinate a me, che probabilmente in gonna e giacca ricordavo molto una delle loro insegnanti o, peggio, una delle loro mamme, e mi hanno chiesto un colloquio riservato. Siamo andate nello studio e con mio grande stupore la più piccola delle tre ha iniziato a tempestarmi di domande sul sesso sicuro.
Ora che le conosco bene, che sono diventate per me giovani e care amiche, lo stupore rimane. Perché tre ragazze che non hanno mai avuto una vita sentimentale e sessuale caratterizzata da promiscuità s’interessavano in modo così specifico – oh sì, vi posso assicurare che era molto specifico! – alla sicurezza dei rapporti sessuali?


Penso che l’assimilazione fra gay e lesbiche abbia contribuito a rendere visibili come appartenenti a entrambe le categorie alcuni aspetti che invece sono specifici del mondo maschile, per cui, volendo entrare in relazione in modo formale e non troppo personale con me, le uniche domande possibili erano quelle sull’AIDS.

Le lesbiche appartengono al genere femminile e come tali vengono socializzate: spesso le ragazze credono nella famiglia, nella coppia e nell’arrivo del principe azzurro, che però per loro si è trasformato in una bellissima ragazza. Pensano di essere monogame di ferro e credono negli amori che durano tutta la vita.

Esistono le giovani lesbiche? Sembra di sì, ma dove sono? Sono presenti nelle nostre classi, nelle nostre famiglie, nel palazzo dove abitiamo… ma sono invisibili. Possono essere le ragazze che amano il casual, ma molte volte sono quelle che più incarnano lo stereotipo femminile. L’invisibilità delle giovani lesbiche le protegge nella maggior parte dei casi dalla violenza del gruppo o della famiglia, almeno finché rimangono nell’anonimato. Non le protegge però dall’esclusione e dalla solitudine.

Il periodo di maggiore difficoltà sembra situarsi nella prima adolescenza. La scuola media corrisponde al periodo in cui ci viene chiesto, con dei segnali anche corporei, di scegliere, di essere o maschio o femmina. Alla scuola elementare è ancora possibile per alcune, le più determinate, appartenere sia al gruppo dei maschi sia a quello delle femmine. Dopo non sarà più possibile. Non ci sono risposte alle domande che non siamo in grado di farci: confusamente si sente di non appartenere in toto all’ideologia sottesa alla socializzazione delle femmine.

Alla scuola superiore l’invisibilità è spesso completa. Le energie che le altre ragazze utilizzano nell’apprendistato affettivo e sessuale molte volte vengono convogliate sulla scuola o nello sport. O in tutti e due i campi. Le lesbiche sono spesso delle ottime allieve. Alla scuola superiore si rimescolano le carte: ci si allontana dal proprio quartiere e quindi dall’immagine che negli anni ci si era costruite. E’ possibile presentarsi agli altri completamente rinnovate. Invisibili anche a se stesse.

La reazione della famiglia media di fronte alla rivelazione, alla scoperta fortuita oppure risultato di un’indagine degna dei migliori detective, delle scelte sessuali e sentimentali delle figlie è quasi sempre la stessa: qui ci vuole l’esperto. L’esperto, a seconda delle possibilità economiche e culturali della famiglia, va dallo psicologo/a dell’ASL a una terapia freudiana di tre giorni alla settimana.

Il mandato inespresso delle famiglie allo psicologo è: ridatemi mia figlia, ma riaggiustata per benino. Ora: l’omosessualità non è più considerata una malattia dall’OMS da alcuni anni per cui sarebbe una grande scorrettezza professionale cercare di riaggiustare ciò che “secondo natura” sembra essere andato storto. In realtà nella nostra società l’omofobia è fortemente radicata in ciascuno di noi e i messaggi che vengono mandati alle giovani sono spesso contraddittori. L’omosessualità non è un problema, ma può essere un problema qui e ora. Sarebbe necessario che si lavorasse perché queste ragazze trovassero la strada, e per ognuna c’è la propria, per stare bene con se stesse e nel mondo. Molte volte invece l’indagine si concentra su “Ma papà voleva un maschietto?” oppure “In fondo non hai mai provato con una donna, la tua è solo un’ipotesi”. Diranno anche alle ragazzine eterosessuali che non sono mai state con un uomo: “In fondo la tua è solo un’ipotesi, forse sei lesbica”? E’ come se i messaggi arrivassero stratificati e uno contraddice l’altro. La grande difficoltà a viversi con autenticità viene così amplificata. Una ragazza in profonda crisi per un rapporto bruscamente terminato, dopo una decina di sedute di terapia individuale e circa tre anni di lavoro in gruppo, ha consultato la sua terapeuta che non si è potuta trattenere dallo sbottare: “E trovati un uomo con cui costruire un buon rapporto eterosessuale!”.

La scuola non viene quasi mai coinvolta, un po’ perché nelle nostre scuole i ragazzi non vivono davvero la loro vita, un po’ anche per la scarsa visibilità delle giovani lesbiche. Quando, in forma privata, le insegnanti vengono interpellate dalle allieve queste le indirizzano ai servizi per adolescenti, che qualche ASL ha previsto, oppure ai gruppi lesbici o gay della città d’appartenenza.

Secondo noi quest’ultima è la scelta più equilibrata ed adeguata. E questo perché se la ragazza sente la necessità di una terapia di sostegno niente le impedisce di intraprenderla, mentre se le difficoltà nascono dal sentirsi l’unica lesbica al mondo (tranne quelle che si vedono alla televisione che però non le assomigliano neanche un po’) trovarsi in un gruppo aiuta a scindere i diversi generi di disagio che si vivono.

E’ evidente tuttavia che in diverse situazioni si pone il problema per molte persone di relazionarsi con ragazze lesbiche. Spesso ci si trova di fronte ad atteggiamenti di chiusura e di diffidenza, a volte di aggressività difensiva, tanto più elevata quanto più grande è stata la parte di sé a cui si è dovuto rinunciare.

Tutti conoscono il detto “a carnevale ogni scherzo vale”, ma possiamo aggiungere non sempre e non per tutti. Immaginiamo una bambina di quattro o cinque anni che partecipa ad un concorso per la migliore maschera. Dopo tante insistenze è riuscita finalmente ad ottenere il costume che tanto desiderava, quello di principe azzurro. Prima di salire sul palco la mamma l’avverte: “Se ti chiedono come ti chiami, rispondi Marco”. Lei si sente felice e bellissima, così bella da vincere il primo premio, ma sull’onda dell’entusiasmo, al momento della premiazione e della fatidica domanda pronuncia orgogliosa il proprio nome: “Sandra”. Colpo di scena: la giuria la squalifica immediatamente.

Certo sono passati più di vent’anni da questo episodio, ma rimane tuttora emblematico; la crudeltà di tale atteggiamento è comprensibile solo in rapporto all’importanza del messaggio che doveva passare: “Tu non puoi essere come sei, ma come Noi decidiamo che tu debba essere”. In questo monito, antitetico al conosci te stesso della tradizione greca, è racchiusa la chiave di lettura dell’esperienza lesbica.

Una pressione continua, più o meno violenta, tesa a conformare tutte al dettato eterosessuale. Per chi non si adegua, sin dai primi anni di vita scatta la sanzione dell’esclusione e del rifiuto.

E’ quindi a questa “urgenza di autenticità” cui si dovrebbe guardare innanzitutto: una buona accettazione di sé comporta infatti una drastica riduzione dei problemi derivanti dalle relazioni con l’esterno. Non è indispensabile l’etichetta di esperto per stabilire una relazione di aiuto, ma la disponibilità a rimettersi in gioco e a rivedere posizioni e atteggiamenti su cui non sempre si è riflettuto a sufficienza. Non si tratta infatti di tutelare dall’esterno una minoranza oppressa né tanto meno di riportare nel gregge le pecorelle smarrite, ma semplicemente di riconoscere dignità alla scelta della persona che si ha di fronte, creando un contesto che le permetta di liberare potenzialità ed energie molto spesso impiegate per celare a sé e agli altri la propria identità.

La conversione dell’Innominata

19 agosto 2007

La conversione dell’Innominata, si sviluppa nella solitudine. Nel momento in cui giunge innanzi al pubblico non si ha piu’ la conversione, ma il modo in cui questa, gia’ avvenuta, si riflette ed agisce nel cervello di chi legge, in modo disuguale secondo le diverse sensibilita’ di ciascuno.

L’inizio del significatico evento e’ collocato nell’attimo in cui l’Innominata, uscendo dalla schiera delle brave persone, giunge alla solitudine e perde il sentimento.
Quelle parole: “Бесплатный сыр бывает только в мышеловке!” sintetizzano, ed in qualche modo chiariscono e specificano, i motivi da cui lo spirito dell’Innominata e’ turbato.
Ella e’ sola in quanto ha vinto. Prima di giungere alla vittoria faceva ancora parte della moltitudine. I clienti, gli avversari, gli emuli, i complici, gli zerbini non avevano un significato per lei. Le ostilita’, le rivalita’, gli odi, il desiderio di non perdere la propria reputazione, non rappresentavano ancora la trama della sua vita e le necessita’ inevitabili non riempivano il suo futuro.
Ha iniziato a non sentirsi piu’ di fronte agli altri, solo allorquando la fiducia in se stessa e’ diventata sicura e riconosciuta; ed allora ha iniziato anche a sentire quel “certo orgoglio per le sue scelleratezze”.

Interpretare questa crisi come conseguenza dell’avanzare dell’eta’ significa non vederla nella sua profondita’. Nell’Innominata non c’e’ carenza ma abbondanza d’energia. Siccome il mantenimento della fiducia in se stessa non richiede l’uso di tutta la sua forza, di cui ne ha disponibile in eccesso, ella avverte l’esistenza di nuovi ostacoli e di piu’ ardue prove da superare.

Che anche il semplice trascorrere degli anni avesse potuto concorrere al raggiungimento di questo risultato e’ possibile. Gli anni passando le avevano non solo garantito la fiducia in se stessa, ma anche le avevano mostrato cio’ come un fatto compiuto. L’importante pero’ non era che quegli anni ci fossero, ma che i restanti potessero essere usati in modo da dar loro un significato e, dato il suo temperamento attivo, se uno scopo importante avesse assorbito il suo interesse, tutto il suo essere sarebbe stato proteso verso esso, ed il passato sarebbe comparso al suo sguardo solo come un periodo utile al conseguimento dell’esperienza necessaria.