Archive for aprile 2007

Second Life

30 aprile 2007

Ebbene si’, alla fine anche io mi sono iscritta a “Second Life”. Ho scaricato il programma ed e’ tutto il pomeriggio che me ne vado in giro in questo mondo virtuale.

La parte piu’ divertente e’ stata quella della creazione dell’avatar. Poi mi sono fatta una foto (quella che vedete) e adesso sto cercando di capire come funziona il tutto.

Sono curiosa ed ho paura che crei un po’ d’assuefazione come tutte le nuove cose che solitamente mi interessano.

Sarebbe divertente incontrare qualcuno di voi in quella dimensione…

Non diro’ con che nome mi sono iscritta per lasciare la sorpresa a chi vorra’ cercarmi. 🙂

I consigli

29 aprile 2007

A volte resto basita per i comportamenti di alcuni che mi leggono sul Blog, e che hanno una conoscenza di me legata solo a cio’ che appare qui, e quindi VIRTUALE.

Costoro credono (forse perche’ ritengono di essere uomini esperti di vita) di avere a che fare con una bimba e pretendono di darmi consigli su come dovrei comportarmi.

Divertente, no?

Piu’ che divertente direi ridicolo.

Infatti oltre a non avere “parametri” per poter giudicare il senso dei miei comportamenti, non hanno neppure alcun diritto ne’ di giudicarmi ne’ di darmi consigli senza che io li abbia richiesti.

Ora, dato che si sta ragionando scrivendo su una tastiera, e di fronte ad uno schermo di un PC, soprassiedo, ma vorrei che fosse chiara una cosa: io non ho affrontato i bordelli di Calcutta e la mia avventura per arrivare a farmi dire da un perfetto sconosciuto cosa, secondo lui, dovrei fare o non fare, dire o non dire, pensare o non pensare per essere “giusta”.

L’ultimo che nella vita reale ci ha provato sta ancora cercando l’uscita dal luogo oscuro in cui l’ho mandato.

PS: Accetto consigli e spesso li seguo, ma a darmeli deve essere chi reputo persona degna d’attenzione e che stimo. Il problema in internet e’ che tutti ritengono di poter pretendere attenzione e stima sulla base del NULLA. A volte ad alcuni basta una sola chat per sentirsi in diritto di poter esprimere questa loro bramosia. Per avere la mia attenzione e la mia stima ci vuole ben altro che quattro stronzate sparate sul forum, sul blog o in chat ed a volte non bastano mesi… o anni. Io sono molto selettiva.

La vita e la morte

29 aprile 2007
C’è solo una cosa chiara nella vita:la morte.

Presa com’ero dal leggere tutta quanta la divagazione sul tema “traditori e fedifraghi”, mi ero persa questa perla di saggezza, questo aforisma degno di un Milan Kundera.

La potrei (dato che siamo in argomento “collezionismo”) mettere insieme a tutti gli aforismi che ho raccolto quando mi ingozzavo di Baci Perugina.
Ricordo i tempi in cui, quando ero nuova a certi dolciumi tipicamente italici, rischiai addirittura di perdere il contratto di modella a causa dell’aumento di peso (1 kg.) che ebbi per questa mia passione “cioccolatosa”.
Fortunatamente fui capace di mettermi a dieta e in breve scesi al peso adeguato.

I miei dolci favoriti, che a quei tempi al mio Paese non esistevano, erano la Nutella (della quale feci indigestione e per anni non ho piu’ mangiato) ed i Baci Perugina.

Oggi certi dolciumi non rappresentano piu’ una novita’ e non ne vado piu’ matta, ma ricordo la storia degli aforismi e, se devo essere sincera, a pensarci mi viene da ridere.
Cavolo, credo di aver perfezionato il mio italico idioma su quei bugiardini. Scartavo i cioccolatini uno dietro l’altro e leggevo i foglietti con un forte accento gutturale.

Nel leggere pero’ il pensiero sulla vita e sulla morte del nostro caro amico, degno da essere declamato dal “replicante” di Blade Runner tanto e’ intenso e (soprattutto) non banale, mi verrebbe quasi da inchinarmi a cotanta sagacia, ma essendo notoriamente una rompipalle preferisco contestarlo.

Non e’ vero che c’è solo una cosa chiara nella vita e che questa e’ la morte.

Ad essere precisi va individuato prima il significato del termine “chiara”.
Se per “chiara” si intende il contrario di “scura” in senso cromatico, beh, va da se’ che la morte non ha un colore e che quindi non puo’ essere ne’ chiara ne’ scura. Quindi mi viene da pensare che il termine “chiara” si riferisca invece al contrario di “insicura”.

Come dire: “l’unica cosa SICURA nella vita e’ la morte”.

A parte che, biologicamente, si inizia a morire nell’istante esatto in cui si nasce, ma questo riguarda l’aspetto entropico della nostra natura. Per cui piu che chiara questa affermazione mi pare un’ovvieta’ che rasenta il banale… pero’… pero’…

Se per un essere umano vivere significa ESISTERE, esistere significa cosa?

Mica sempre la “morte” intesa come fine del ciclo biologico vitale significa forzatamente “fine dell’esistenza”.

Io credo che l’essere umano abbia gia’ da tempo sconfitto la morte ma non se ne renda conto, quindi questa paventata “morte” di cui parla il nostro “filosofo de noantri” mica e’ tanto chiara.

A volte mi domando se in termini di esistenza viva piu’ un barbone, vecchio e solo di cui nessuno si prende cura, di cui nessuno ricorda il nome e che quando il suo ciclo biologico avra’ termine non lascera’ niente al di fuori di un mucchietto di ossa, oppure se viva di piu’ Ulisse nonostante nessuno sappia se e’ esistito…

Chi e’ piu’ vivo intorno a noi? Un grigio impiegato che conduce la sua vita “normale” senza alcun barlume di genialita’ semplicemente spendendo il suo stipendio drogandosi di cocaina, alcol o donzelle (e che se sparisse nessuno si accorgerebbe) oppure Gesu’ Cristo o Maometto o Marx, che anche se sono scomparsi biologicamente da secoli hanno lasciato il mondo impregnato della loro filosofia sulla quale ancora gli uomini vivono e si uccidono?

Chi e’ piu’ vivo e soprattutto chi sara’ piu’ vivo fra 500 anni? Emilio Fede o Michelangelo?

Io credo che ci siano persone morte anche se loro pensano di essere vive. Un mondo popolato da “zombie” che si dichiarano vivi ma in realta’ non sono mai nati.

Mentre i miti, i filosofi e gli artisti non moriranno mai.

Non per tutti

29 aprile 2007

“…E vissero felici e contenti.”

Cosi’ si concludono quasi tutte le fiabe in cui ci sia la realizzazione di un sogno, di un’unione, quasi sempre fra una Principessa ed un Principe Azzurro.

Della Principessa e del Principe, da quel momento, non se ne sa piu’ nulla. Se poi abbiano avuto problemi o no, ai fini della fiaba e’ del tutto irrilevante ed a nessuno e’ dato di saperlo.

E se una Principessa si fosse stancata del suo principe dopo pochi mesi dalla fine della fiaba che sarebbe accaduto? L’avrebbe tradito con lo stalliere di corte? oppure sarebbe fuggita di nuovo nel bosco in mezzo ai lupi cattivi?
Anche se oggi, essendo cambiati i tempi, una Principessa emancipata potrebbe comportarsi in modo assai diverso.

Da bimba ho sempre creduto che i Principi Azzurri fossero personaggi straordinari, con dei saldi principi morali, incapaci di mentire, sempre coraggiosi e pronti a prendersi le loro responsabilita’ anche a costo del sacrificio della propria vita. Li ho talmente ammirati che da grande li ho trasformati nell’archetipo dell’uomo perfetto.

Da piu’ parti mi e’ stato detto “attenta che non esistono… sono solo fiabe”, e facendo una certa professione mi sono in effetti resa conto che nella sua vita una donna incontra soventemente orchi e lupi cattivi ed i Principi Azzurri paiono quasi una leggenda metropolitana.
Pero’ mi sono anche detta “se esistono i primi devono per forza esistere anche i secondi”.

E se i Principi Azzurri esistessero andrebbero a puttane?
Intendo dire non quando sono Principi single, in quanto comprendo che un uomo che non abbia relazioni di alcun genere possa anche voler provare certe esperienze, ma una volta che uno si prende la briga di fare il Principe Azzurro e che quindi incontra Biancaneve puo’ aver desiderio di tradirla?

Insomma, io non lo immagino un Principe che indossa il suo mantello azzurro, esce di notte dal castello, ove vive con Biancaneve avuta in sposa dopo aver superato mille peripezie, e si reca in incognito in un bordello al villaggio li’ vicino.
Pero’ se anche non lo immagino molte persone mi dicono che “i Principi Azzurri sono uomini come tutti gli altri” e che quindi anche a loro piace la gnocca…

Ok, dico io, ma anche Biancaneve e’ gnocca!
Perche’ mai un principe deve faticare tanto per salvarla, averla, sposarla e portarla nel castello? Solo per farle cucinare gli spiedini?

Se i Principi Azzurri sono uomini come tutti gli altri perche’ Biancaneve dovrebbe scegliere di farsi impalmare proprio da uno di questi invece di accompagnarsi al maniscalco del villaggio, magari fisicamente piu’ tosto e dotato?

Inoltre, se i Principi Azzurri sono uomini qualsiasi e quindi con gli stessi pregi e difetti di tutti, perche’ mai dovrebbero essere colorati d’azzurro e non di color “cacarella”?
Insomma se sono azzurri una ragione che li distingue da quelli color “cacarella” deve esserci, e non ditemi che la ragione e’ il portafogli perche’ ne ho conosciuti di “cacarella” che erano si’ un po’ bassi di statura, ma avevano dei portafogli talmente gonfi che se solo ci salivano sopra raggiungevano la mia altezza quando porto i tacchi!

Ecco, allora mi metto nei panni di Biancaneve e mi chiedo “se scoprissi il mio Principe Azzurro che di notte esce dal letto e si reca nel bordello del villaggio che cosa farei? Come mi sentirei?”

Credo che mi sentirei una “cacarella” ed a quel punto me ne andrei in ricerca dei miei simili.

Ma io so che i Principi Azzurri non possono tradire. Di notte non escono dal letto per recarsi nei bordelli e per amore di Biancaneve sono pronti a sacrificare la loro vita.

Tutti gli altri, anche quelli che si dichiarano azzurri ma che di azzurro hanno solo un sottile strato superficiale dal quale traspare il color “cacarella”, non sono veri Principi e non avranno mai Biancaneve.

Perche’ Biancaneve non e’ per tutti.

Il livore

29 aprile 2007
Ricevo questo messaggio e non so cosa pensare:

“Ringrazio l’iddio che esistano le donzelle pertanto mai avrò livore nei confronti di chi esercita codesto servizio pubblico. Sai il piacere di entrare in un locale e poter scegliere chi mettere a 90° per alesarle il retrobottega, per qualche stupido pezzo di carta?”

Non comprendo se il tizio che mi scrive cotanta saggezza sia sincero o no, e cioe’ se realmente non provi del livore, ma ho dei dubbi in merito. Questo voler puntualizzare all’inizio che non prova livore fa da contrasto con i termini che usa dopo.

C’e’ un accanimento nel termine “alesare il retrobottega” che denota (almeno questa e’ la mia sensazione) una certa rabbia.

Poi alla fine giustifica il tutto con “in cambio di qualche stupido pezzo di carta”.

Ecco mettendo in relazione questi tre concetti: livore, alesare il retrobottega e stupido pezzo di carta, cio’ mi fa pensare a chi, a tutti i costi, vuol sentirsi comunque “superiore” ad una certa dipendenza che ha e che gli brucia dentro.

Ma non sono una psicologa, quindi potrei sbagliare il mio giudizio.

Comunque una cosa voglio dirla: ci sono dei livelli di prezzo tale che gli “stupidi pezzi di carta” assumono la dimensione di reali macigni…

Durante la mia avventura ho visto sudare piu’ di uno spavaldo al quale e’ stato “alesato” prima il portafogli e poi prosciugato il conto in banca.

Sputare nel piatto in cui si mangia

29 aprile 2007
Solo una breve riflessione: ma uno spacciatore e’ obbligatorio che si droghi?

Cioe’, voglio dire, io non sono pratica di certi ambienti perche’ nella droga non ci ho mai trovato effettivamente niente di appetibile o di stimolante, ma mi domandavo se possano esistere degli spacciatori che si limitano a spacciare rifiutando categoricamente di assumere le sostanze che spacciano.

Cio’ mi fa venire in mente anche un’altra domanda: ma i grandi azionisti di McDonalds mangeranno le loro “prelibatezze”?
Oppure con i dividendi scaturiti dagli ottimi affari fatti potranno permettersi ristoranti di diversa qualita’?

In definitiva, uno spacciatore che non assume droga o l’amministratore delegato di Mac Donalds che si rifiuta di mangiare i suoi stessi prodotti sputano nel piatto dove mangiano?

Allora, in tal caso, anche il chirurgo estetico che non si sottopone lui stesso ad intervento sputa nel piatto in cui mangia…

Anche un bancario che ha un conto corrente in una banca diversa dalla propria sputa nel piatto in cui mangia…

Anche un ministro italiano che compra titoli di stato tedeschi sputa nel piatto in cui mangia…

Insomma, questo mondo e’ pieno di sputatori.

Perche’ allora fa tanto scandalo una prostituta che ha una visione della relazione affettiva privata completamente opposta a quella dei suoi clienti?

Il collezionista – II parte

28 aprile 2007

Le poltrone in pelle nera ben legano con la boiserie in noce, e la luce bassa e’ compensata da quella delle candele sui tavoli. L’atmosfera e’ intrigante ed e’ perfetta per incontri di questo tipo.

Gli uomini che sono in “libera uscita” spesso amano trascorrere una serata all’insegna di cio’ che, normalmente, loro manca: romanticismo… sesso… o tutti e due.
Lui ha detto di non avere legami sentimentali e quindi di non essere in “libera uscita”, ma potrebbe aver mentito. Lo fanno in molti. Specialmente per apparire disponibili ed interessanti, nella speranza che la devochka si senta piu’ libera di accettare le loro avances.
Quante volte mi sono trovata a dover fissare degli occhi a pesce lesso che mi scrutavano nell’affannoso tentativo (dicevano loro) di toccare la mia anima?
Ma quale anima? L’anima di una escort? Che sciocchezza!
A volte sembra proprio che il genere maschile viva nutrendosi d’illusione. E’ perennemente proiettato ad adulare cio’ che non e’ vero. Per delle mere illusioni e’ disposto a tirar fuori cifre da capogiro e tanto piu’ una e’ falsa e costruita, tanto piu’ gli uomini la credono reale.
Forse e’ per questo motivo che, in modo speculare, cercano di atteggiarsi comportandosi allo stesso modo, mostrando di loro stessi tutto fuorche’ cio’ che realmente sono.
Con le escort questo comportamento e’ ancor piu’ palese perche’ i clienti possono “recitare” senza intoppi la loro parte da “uomini denim” senza correre il rischio di fare brutte figure.

Di solito il mio atteggiamento e’ tale che chi mette in atto taluni ridicoli metodi seduttivi, alla fine, crede veramente di aver toccato la mia anima, ma non sa che dentro di me sorrido quando lo guardo spaziare nelle mie iridi artificiosamente colorate dalle lenti a contatto, nella vana ricerca di qualcosa che non trovera’ mai.

“Regola numero due: una devochka non deve mai mostrare dettagli, come gli occhi, che possano far intravedere emozioni. “Gli occhi sono lo specchio dell’anima”, dice uno scontato luogo comune. Forse e’ solo una diceria ma e’ sempre meglio non rischiare. Deve quindi adoperarsi affinche’ questi siano sempre mascherati. Cio’ le permettera’ di dare ai clienti solo il minimo indispensabile per il quale hanno pagato”

E’ seguendo questa regola che a casa ho una vera collezione di lenti colorate. Gli occhi chiari mi permettono qualsiasi tono cromatico senza alterarlo. Cio’ crea fra me ed il cliente una specie di barriera, come una maschera.
In questo momento, pero’, provo disagio.
Lui non mi osserva cercando di catturare la mia anima, ma sento che mi sta leggendo comunque dentro, e contro questa sua capacita’ a niente valgono le lenti colorate.

Il suo comportamento e’ perfetto ed anche gli argomenti, che con maestria propone, sono interessanti e creano in me quel desiderio autentico e non recitato di seguirlo in ogni suo ragionamento.
Non mi interroga come se fossi un fenomeno da baraccone oppure una disturbata con gravi problemi esistenziali o con ancestrali turbe infantili, e questo suo modo di fare mi incoraggia ad aprirmi… a raccontarmi.
Forse un giorno mi pentiro’ di cio’ che gli sto dicendo, ma adesso non mi importa.

L’atmosfera e’ impregnata di messaggi subliminali che arrivano diretti dove non dovrebbero mai arrivare ed alcuni mi permeano il cuore in modo talmente intenso che mi scende una lacrima…
So che che certe cose, ad una devochka, non devono mai accadere.

“Regola numero tre: per nessuna ragione una devochka deve mostrare le sue debolezze. Cio’ potrebbe indurre l’interlocutore ad approfittarsi di lei, portandola a prendere decisioni, o a compiere atti, dei quali potrebbe pentirsi. Quando questo avviene deve immediatamente interrompere l’incontro adducendo una scusa banale e, tornata a casa, farsi una bella doccia fredda”

“Scusami un attimo…”

Senza dire altro mi alzo e mi dirigo in bagno. Questa volta non vado a fare il controllo dei soldi nella busta. I miei pensieri sono presi da tutt’altro… le sue parole frullano in testa come una girandola.
Mi guardo allo specchio ed asciugo l’umidita’ che trasuda dagli occhi ma non basta. Sento bruciore. Devo togliermi le lenti.

Quando torno al tavolo mi sento come “nuda”.
Sto infrangendo tutte quante le regole che mi sono imposta ed ancora non ho chiesto al Maître di chiamare un taxi per farmi accompagnare a casa.
Ma perche’ rimango? A volte mi chiedo se, sotto sotto, sono masochista!

Mi fissa con dolcezza ed io cerco di distogliere lo sguardo, ma non riesco. I miei occhi vengono catturati dai suoi come un pezzo di ferro viene catturato da una calamita.

“Belli! Veramente notevoli, devo dire. Mi domandavo, infatti, perche’ ti ostinassi a tenerli nascosti dietro due lenti che, ovviamente, di fronte a tuoi due gioielli valgono meno di semplice bigiotteria, ma posso immaginare il motivo…”

Cerco di tenere un aria spavalda ma dal tono della mia voce capisco che e’ un’impresa vana.

“Mi piace cambiare spesso look! Me le sono tolte perche’ mi bruciano gli occhi. Sono un po’ rossi ma adesso passa”

“Sai una cosa? – dice lui – Magari anche il nome con il quale ti presenti e’ una questione di look che ti piace cambiare… e scommetto che il tuo vero e’ assai piu’ bello…”

“Regola numero quattro: il nome vero e’ l’ultimo baluardo prima del baratro. Nonostante un nome valga l’altro, e chi recita dovrebbe avere la capacita’ di far apparire qualsiasi nome inventato come vero, una devochka che desidera rivelare ad un estraneo il suo vero nome, e che quindi non voglia mentirgli, nel mettersi a nudo di fronte a lui, in ogni sua parte sia esteriore che interiore, creera’ i presupposti per un futuro sicuramente non felice”

Nonostante cio’ gli dico il mio nome e mi tolgo di dosso l’ultimo velo.
Stranamente non sento ne’ vergogna ne’ fastidio, anzi provo un senso di liberta’, come quando sulla spiaggia mi libero di tutti gli indumenti e corro fino al mare e poi mi tuffo nell’acqua calda e cristallina.

“Ancor piu’ bello di quanto immaginassi – dice lui ripetendolo due volte – ha un suono magico… quasi ipnotico. Non l’ho mai sentito prima. Credo che tu sia l’unica a portarlo”.

“Si’, anche io lo credo. Chissa’, forse un giorno, nel futuro, ci sara’ qualche altra bambina alla quale verra’ dato questo bizzarro nome… e’ stato coniato da mia madre mischiandone due che le piacevano. L’importante, affinché mi portasse fortuna, era che contenesse almeno una delle lettere che lei ritiene magiche”.

Dicendogli anche questo mio segreto inizio a rendermi conto che, non avendo piu’ veli da togliermi, inizio un po’ alla volta a strapparmi via l’intimita’ come se fosse la pelle.
Continuo a farlo fino a quando so che quest’uomo puo’ avere di me cio’ che solo pochi altri hanno avuto… se lui lo vorra’.

“Allora hai deciso per il dopocena oppure sono troppo noiosa e malinconica per essere annoverata fra le tue emozioni da collezionare?”

E’ combattuto, e prima di rispondermi lascia trascorrere qualche secondo. Poi mi prende la mano. Un brivido sottile mi pervade la schiena, ma sento che non mi vorra’.

“Indubbiamente collezionero’ questa serata, ma non nel modo in cui pensavo. Credo che se adesso ti portassi a letto, pagando, come altri hanno fatto, e come anche io ho fatto con altre donne, in noi resterebbe un ricordo… forse di un orgasmo… o forse anche di altro, chi puo’ dirlo? Una notte che sarebbe presto dimenticata… oppure impossibile da dimenticare… talmente impossibile da desiderarla ancora mille volte. La prima ipotesi non mi spaventa… la seconda si’! Preferisco salvare questo file nel mio HD, cosi’ com’e’ e con tutto cio’ che mi hai donato, per catalogarlo, insieme ai tuoi occhi ed al tuo nome, come il pezzo piu’ raro della mia collezione”.

Dentro al taxi che mi riporta a casa penso che domani il Mondo non sara’ piu’ lo stesso. Domani cadranno certezze e simboli di un periodo che ormai appartiene al passato e forse un giorno, quando mi ricordero’ di questa emozione, di questa fotografia di un attimo della mia vita, la tirero’ fuori dalla collezione che gelosamente custodisco nel mio computer e la riesaminero’ con il senno di poi.

Il collezionista – I parte

28 aprile 2007

“Niente male… veramente niente male!” penso mentre lo vedo arrivare, ma ancora non credo che possa essere lui.

“Ciao…– gli dico sorridendo – adesso per cortesia fai uscire dal nascondiglio tuo fratello maggiore!”

Lui mi guarda stupefatto. Ha la faccia che non mostra segni del tempo tanto e’ giovane e priva di rughe. Al telefono mi aveva detto l’eta’ ma il volto ed il fisico non corrispondono a quelli di un quarantasettenne.
Mi attendevo il solito “cumenda”, come tanti ne ho incontrati, allergico alla palestra e con palesi problemi tricologici, invece chi ho di fronte dimostra al massimo 40 anni, bel volto, occhi espressivi, mani curatissime, fisico asciutto e palestrato al punto giusto, alto quanto basta per non sfigurare accanto a me che porto i tacchi.
Non e’ Brad Pitt, ma rispetto alla media dei miei incontri posso ritenerlo sicuramente un “top”… sempre che sia lui e di questo non sono ancora sicura.

“Quale fratello?” – mi fa lui con la faccia sorpresa.

“Quello di quarantasette anni… fallo venire fuori dai. Dov’e’? Mi sta guardando da lontano ed ha mandato te in avanscoperta?”

“No no, guarda, stai sbagliando. Sono solo io. Non ci sono altre persone ed e’ con me che hai appuntamento”.

Sapere che e’ lui il cliente mi da’ un senso di euforia e di sgomento allo stesso tempo.

“Ok, non mi dirai che sei stato tu a chiamarmi?!? – proseguo con la recita sgranando gli occhi – Sei tu???”

Lui annuisce e tutta la mia tecnica adulatoria, che solitamente uso quando incontro un cliente, entra in crisi.
Come faccio adesso a dirgli la consueta frase “tu non hai bisogno di andare con le escort, chissa’ quante donne avrai”???
Dal suo aspetto sono certissima che le occasioni non gli manchino… a meno che non abbia qualche “piccolo problemino”, ma in tal caso saro’ lieta di verificarlo nel dopocena!

Ci dirigiamo con la sua auto verso il ristorante che ho prenotato.
Mentre guida lo osservo in silenzio. Lui mi racconta qualcosa di se’: divorziato, senza figli, libero sentimentalmente, in viaggio d’affari e curioso di conoscere questa escort di cui tanto si parla sul web”.

“Ah, sei un collezionista – dico pungolandolo – e a che punto sei della collezione? Ti manca molto a finirla?”

“Un collezionista… si’, in un certo senso lo sono… dopotutto non c’e’ niente di male, non credi? C’e’ chi colleziona fotografie, attimi rubati alla vita di qualcun altro. Io invece colleziono le emozioni… colleziono gli attimi che possano, un giorno, essere ricordati… e li ripongo qui – dice toccandosi la tempia con il dito indice – nel mio album”.

“Mmmhhh, interessante… un album nella tua testa… come nella memoria di un computer. Immagini e sensazioni scannerizzate dalla realta’ e riposte in un luogo sicuro da dove puoi ripescarle quando desideri… e quante donne ci sono adesso nel tuo HD?”

“Ecco, sapevo di non essermi spiegato bene – prosegue lui – in realta’ non colleziono donne o escort o incontri… colleziono, come ti ho detto, emozioni, sensazioni, momenti di vita. I miei!Esattamente come fossero fotografie. Tu stasera non sei… cioe’, non sarai l’ennesima donna o escort di questa mia collezione, poiche’ non e’ cio’ che vado cercando… pago per conoscerti ma e’ solo un preludio. Se l’incontro lascera’ in me sensazioni o emozioni che meriteranno di essere collezionate allora le riporro’ nel mio album per poterle riguardare quando e se ne avro’ voglia. Ovviamente il fatto che tu sia la piu’ cara di Milano e’ stato un parametro decisivo nella mia scelta… ti sembra strano o per caso ti senti offesa?”

“No, per carita’… solo che mi sento un po’ in imbarazzo, ecco… cioe’ e’ la prima volta che mi capita di essere… insomma non so che dire… ehm… questo stimola la mia curiosita’… inoltre sento di avere un ruolo importante in questa tua… ehm…fotografia… pensavi di fotografarmi dopo cena?”

“Mi sento davvero uno stupido stasera – dice ridendo mentre si accinge a parcheggiare nei pressi di “San Babel” – non riesco a spiegarmi come vorrei, mi sento un po’ impacciato… il fatto e’ che se non ci sara’ un’emozione da fotografare prima, dubito che ci sara’ un dopocena”.

In fin dei conti ciascun cliente paga per cio’ che che piu’ lo intriga. Ne ho visti tanti, da quelli che non dicono una parola e si fiondano subito a letto addirittura senza togliersi le calze a quelli che amano essere trattati come delle “pezze da piedi”. Se lui vuole passare una serata “fotografando” le sue emozioni chi sono io per criticarlo? Una volta ricevuta la busta posso essere tutto cio’ che vuole: la sua puttana, la sua psicanalista, la sua amica, la sua padrona, la sua modella o, come desidera lui, una comparsa nella sua fotografia da collezionare. Sicuramente non saro’ la sua schiava dato che non mi piace sottomettermi.
Se fosse un altro tipo di cliente sarei quasi soddisfatta della possibilita’ di incassare il mio rate senza l’impegno di dover proseguire l’incontro fra le lenzuola in un hotel… anzi, se fosse il solito cliente rompipalle farei di tutto per non dargli l’emozione che desidera, cosi’ da farmi rispedire a casa dopocena. Se voglio sono brava anche a fare la scostante, ma chissa’ perche’ questo fatto del “dopocena non sicuro” mi infastidisce… che strano!

Prima di scendere dall’auto mi da’ la busta.

“Ecco, questo e’ cio’ che hai chiesto sia per la cena che per la notte… comunque senti… in un caso o nell’altro, in qualunque modo vada la serata, questo incontro sara’ unico e non ti richiamero’ mai piu’. Non colleziono pezzi doppi!”

Metto in borsa la busta e ci incamminiamo verso il ristorante. Lui e’ silenzioso ed io pure ma non mi sento a disagio come quando, di solito, passeggio con un cliente completamente disarmonico, anzi la sua presenza mi da’ come un senso di protezione. Sara’ il suo modo di muoversi e di guardarmi. Ha degli splendidi occhi ed una bocca da mordere.

“Regola numero uno: una devochka che si lascia andare alle emozioni lo fa a suo rischio e pericolo e di sicuro compromettera’ il rapporto con il cliente in modo irreparabile, se non rovinera’ addirittura la propria esistenza. Ogni piccola emozione che porti verso tale direzione va bloccata sul nascere e contrastata fino al suo completo annullamento; se cio’ non fosse possibile si deve inventare una scusa ed andarsene”.

Mi viene in mente questa mia regola mentre da “Montenapo” svoltiamo in via S.Andrea.
Lui non ha fretta. E’ una bella serata settembrina e passeggiare e’ anche un’occasione per relazionare: il modo di camminare indica molto della personalita’ di qualcuno ed inoltre e’ possibile capirne i gusti osservando da quali vetrine e’ attratta la sua attenzione.

Ebbene si’ lo confesso, sono affascinata da quest’uomo e cio’ non accade tanto spesso, anzi l’ultima volta che e’ accaduto non ero “in servizio” e si trattava di un incontro extralavoro.
Mi sento turbata. Forse dovrei restituirgli i soldi e fuggirmene via come dice la “regola numero uno”… ma non lo faccio. Che mi accade?

Arrivati all’altezza di via S.Andrea ove questa incrocia via della Spiga ci fermiamo. Un giorno, in questo punto esatto, ci sara’ un negozio di Prada, ma adesso c’e’ ancora il ristorante in cui, normalmente, porto i clienti quando mi pregano di riservare per la cena.
Entriamo ed il Maître mi accoglie con il consueto “buonasera signora Schiller”.

Ci accomodiamo al tavolo. Sento che sta per accadere qualcosa ed io non voglio… non voglio… non voglio…

(Continua?…)

"… chissa’ quante ragazze!"

27 aprile 2007

La frase “ma uno come te non ha bisogno di andare con le escort… chissa’ quante ragazze avrai che ti faranno il filo…” e’ tipica ed e’ una delle piu’ usate insieme a “ahhhh, si’ si’ ancora… sto venendo!”

E’ risaputo quanto gli uomini siano “galletti”, ed anche in presenza di una devochka, quindi di una donna che per soldi e’ disposta non solo a “fare” ma soprattutto a “dire”, si comportano ne’ piu’ ne’ meno seguendo la loro “pulsione” naturale di “maschietti Casanova” e cioe’ cercando di millantare una bella “coda di pavone” per “conquistare” la donzella di turno, anche quando la “conquista”, in realta’ e’ gia’ bella che assicurata perche’ preventivamente acquistata a suon di soldini.

Quando la usavo io (ai tempi in cui frequentavo ancora assiduamente i bordelli di Calcutta), i clienti non mi rispondevano “ma che donne? Ma chi mi vuole? Non vedi come sono sfigato? Guarda qua che pancia e che faccia da pirla che ho… Qui se non pago mica batto chiodo!”
No no, non mi rispondevano cosi’, anzi, se devo essere sincera (mi ricordo bene l’espressione che assumevano a meta’ fra il seduttivo ed il misterioso, che spesso dovevo trattenermi per non ridere loro in faccia), cercavano quasi di farmi tacitamente intendere che quel “chissa’ quante donne avrai…” era riduttivo, in quanto LORO (di donne) ne avevano assai di piu’!

Il metodo di adulare il cliente e’ una tecnica che si impara frequentando il “corso base della perfetta devochka” e lo conoscono persino le stradali ancor prima d’imparare le prime elementari frasi tipo “trenta euro bocca-figa!” e “tu dai a me soldi prima!”

Cio’ che invece per me rappresenta un mistero e’ come facciano i clienti che frequentano abitualmente le prostitute a CREDERCI ANCORA! Sono allibita.
Quando la dicevo temevo che qualcuno mi rispondesse: “ebbasta! Sei la trentesima che me lo dice! Non sono per niente figo e non ho nessuna donna a parte QUELLE CHE PAGO!”
Invece nulla! Ci credevano davvero vi assicuro, e tutti assumevano quell’espressione “idiota” che li faceva tanto assomigliare a dei polli d’allevamento che attendono il loro turno, in fila per essere spennati.

PS: sono certa che adesso qualcuno interverra’ nei commenti dicendo che lui, a quella frase, NON CI HA MAI CREDUTO… :-)))

Il Matto… o la Matta?

27 aprile 2007

Il Matto e’ il ventiduesimo Arcano Maggiore dei Tarocchi, privo di numero, e puo’ essere indifferentemente considerato l’ultimo o il primo del mazzo; infatti, se esaminato esclusivamente da un punto di vista superficiale, il suo ruolo non conta nulla.
Il Matto e’ l’essere irresponsabile, incosciente e passivo, che sembra trascinarsi attraverso l’esistenza assecondando impulsi razionali.
L’abito variopinto, dove compaiono, oltre al verde, i tre colori fondamentali, rosso, blu e giallo, corredato dal berretto a sonagli, tipico copricapo dei buffoni di corte, vuole indicare le molteplici e incoerenti influenze che lo sospingono qua e la’, con il fagottello penzoloni sulle spalle, pieno dei suoi inconsistenti tesori.
Il Matto ci fa comprendere quanto buon senso sia necessario per non uscire dal campo della ragione, da cui troppo facilmente si sconfina ogni volta che si tenta di abbordare cio’ che è troppo grande: l’infinito.
Un animale selvatico, emblema della lucidita’ e del rimorso, lo addenta, spingendolo, anziche’ trattenerlo, verso l’ineluttabile.

Ma in questa noncuranza del pericolo, del dolore, in questa ricerca dell’infinito, e’ racchiusa la grande lezione del Matto, che ha rinunciato alla materia e all’ambizione in vista di un’evoluzione esclusivamente interiore e che ha conseguito la vera saggezza. Quella del filosofo, del diverso che ha finalmente trovato il coraggio di andare controcorrente, muovendosi all’interno di se stesso, lungo le strade del cuore.
Questa carta, simbolo dell’anticonformismo e dell’imprevedibilita’, rappresenta quindi il sognatore, l’idealista, il mistico o colui (colei) che desidera fare grandi cose, e la sua presenza puo’ indicare l’ispirazione geniale o il colpo di testa che fa precipitare nel baratro.


Mi ci riconosco.

Non per niente QUALCHE SANO che frequenta in MODO SANO un AMBIENTE SANO, tipo l’immondezzaio (ma scommetto che si trova li’ solo per cazzeggiare…lungi da lui l’idea di essere un compratore di sesso), mi appella proprio in questo modo: la Matta

Forse spera, con tale termine, di affibbiarmi una valenza negativa ma, ahime, nella sua grettezza zoticona, non si rende conto quanto, chi si riconosce in tale carta, possa muoversi con disinvoltura in questo mondo della virtualita’ che sembra creato apposta per chi possiede le suddette qualita’.

Fra l’altro “Matto” e’ anche il nome della mossa che conclude, con la vittoria, una partita a scacchi.