Archive for marzo 2007

Un nick di successo – I parte

31 marzo 2007
Il post in cui spiego i motivi per i quali ho scelto il personaggio di Chiara di Notte come nick e avatar, mi ha fatto riflettere su un altro aspetto del mondo virtuale legato alla creazione di personalita’: perche’ alcuni hanno successo ed altri invece sono destinati a scomparire nello spazio di breve tempo? E’ solo una questione legata all’intelligenza, alla cultura, all’immagine fisica di chi pensiamo stia dietro ad un nickname oppure e’ qualcosa che coinvolge una piu’ ampia gamma di fattori?

Frequentando il mondo dei gruppi, delle chat e dei forum dal 1999 posso dire di aver visto nascere, crescere e morire un’infinita’ di nickname. Alcuni per un certo periodo sono stati anche famosissimi (come spesso avviene anche per certe personalita’ del mondo dello sport e dello spettacolo) ma poi hanno dovuto lasciare il passo ad altri, piu’ nuovi, piu’ divertenti, piu’ freschi, che li hanno con il tempo soppiantati.

Accadra’ anche a me? Puo’ darsi, ma se accadra’ non me ne faro’ certo un cruccio, in quanto quest’esperienza virtuale e cerebrale (come gia’ lo e’ stata quella mia basata invece totalmente sulla fisicita’ e sulla sessualita’) non avra’ fatto altro che accrescere la mia conoscenza, soddisfacendo in parte quella curiosita’ che non riesco mai a placare… come una ninfomane che non riesce a placare la sua sete di godimento.

Difficilmente, pero’, i personaggi virtuali riescono a resistere a lungo all’usura del tempo ed al cambiamento delle condizioni. Molto spesso prendono la via del “riciclo” e cioe’ chi li gestisce sceglie di farli morire per crearne altri diversi che siano piu’ attinenti ad una determinata realta’.

Non sono molti infatti i nickname che sono sopravvissuti in questi ultimi 8 anni. Possono essere sopravvissuti i burattinai , che sono certa sono piu’ o meno gli stessi di sempre con l’aggiunta progressiva di “nuovi arrivi”, ma i nickname, i personaggi virtuali originali che vivevano la loro “vita” 7-8 anni fa son quasi tutti scomparsi.

Potrei citarne qualcuno: Eagleman, Ken Shiro, Strider, Tropico, Lredio, Luiswave, Azetafi ed altri, ma sono veramente pochi e soprattutto sono pochissimo attivi ormai e quasi nessuno dei miei lettori, che non erano presenti ai tempi di cui parlo, possono ricordare.

In ambiente internazionale ricordo due grandi recensori di C69, che tutti conoscevano e che rappresentavano dei veri e propri guru dell’escortismo: Banker of the Road e Russianfan (uno francese che si rivolgeva solo alle top-escort e l’altro inglese che “collezionava” solo ragazze dell’est) che furono in auge allorquando quel sito (Captain69 appunto) era seguito moltissimo anche dai punter italiani.

Io invece, nonostante gli anni, le peripezie, gli infiniti ban e le esclusioni che mi hanno costretta ad uscire da quasi tutti i forum, sono ancora qui a rompervi gli zebedei. Perche’?

Perche’ sono intelligente? Perche’ sono erudita? Perche’ la gente mi immagina di aspetto “strabiliante? Perche’ sono ostinata? Perche’ ho tanto tempo da dedicare al web?

Io non credo che siano le sole ragioni, ma ho delle idee su come dovrebbe essere “gestito” un nickname per avere successo e voglio condividerle con voi in modo che possiate per prima cosa comprendere il perche’ delle mie scelte (per esempio l’avere un solo nickname e non frammentarmi in una miriade di nullita’ alternative), secondariamente, se avrete voglia, seguire le mie indicazioni per la creazione di un personaggio che vi servira’ negli anni per capire meglio sia questo fantastico mondo di fantasia che e’ internet, sia voi stessi, usandolo come esploratore all’interno della vostra anima.

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A proposito del nickname e dell’avatar

31 marzo 2007


Perche’ il mio nickname ed il mio avatar?

Devo essere sincera, qui non si tratta di stabilire se sia nato prima l’uovo o la gallina, cioe’ se io abbia prima scelto il nick e di conseguenza l’avatar o viceversa. Fu un tutto uno e adesso vi racconto come nacque l’idea di accostarmi a quel personaggio dei fumetti che tutti conoscono con il nome di Chiara di Notte.

SULL’AVATAR

C’era un tempo in cui, molto tempo fa, anche io come la nostra amica del fumetto esercitavo l’antico mestiere.

Oh si, certamente ero su un piano diverso rispetto a lei. Lei e’ una stradale. Il suo palcoscenico sono le strade ed i lampioni, mentre il mio erano le stanze e le suite dei grandi alberghi. I suoi abiti di scena erano strettissimi corsetti, minigonne, mentre i miei erano completi e tailleur di Armani, Mugler o Versace, ma a parte queste differenze, piu’ formali che sostanziali, trovai il personaggio veramente affine a cio’ che era l’immagine che io avevo di me stessa. I clienti stessi di Chiara erano cosi’ tipicamente VERI che spesso in loro ne riconoscevo qualcuno dei miei.

E poi l’ironia del personaggio, quel disincanto, quel rapportarsi alla “vita” (intesa anche come “mestiere”) non con le paure dei pregiudizi “morali” o con i dubbi tipici che affliggono le donne non convinte di cio’ che fanno, bensi’ con quella gioiosa tranquillità di chi e’ “consapevole” di dominare la propria esistenza e non di esserne dominata.

L’immagine stessa dell’icona cosi’ somigliante alla sottoscritta anche fisicamente (porta anche quei classici orecchini a cerchio cosi’ comuni fra noi ragazze dell’est), una volta indussero un amico, con il quale in quel momento stavo leggendo il fumetto e con lui ridendo delle battute esilaranti, a dirmi “Ehi… ma questa sei tu!”

Fu un amore a prima vista… una folgorazione… non per lui, per lei!

Presi quindi la decisione di interpretarla nei forum secondo il mio stile. Uno stile che mettesse in luce quell’aspetto scanzonato del personaggio ma che fosse calato in un contesto piu’ attinente a quella che ero io: prostituta d’alto bordo.


Scelsi come primo avatar, quello di una Chiara inginocchiata, in una posa che io spesso ho quando ascolto chi mi sta di fronte. La mano sotto al mento.

Volevo infatti pormi come interlocutrice il cui intento era quello di far riflettere il mondo maschile, fruitore a volte compulsivo di un determinato servizio, su cio’ che spesso passava nella mente di chi, in quel momento e da piu’ parti, era ritenuta dotata di sola fisicita’ e di scarsa cerebralita’.

Esordii quindi nel lontano 2000 intervenendo con tono canzonatorio in un 3D in cui i “maschietti” si vantavano delle loro “misure”… creai un putiferio!

Solo da poco piu’ di un anno ho cambiato l’avatar sostituendolo con quello attuale. Ritengo, durante il mio percorso di vita di questi ultimi anni, di essere cambiata. Presa coscienza di questo fatto ho scelto una nuova immagine che corrispondesse maggiormente a cio’ che sentivo e che sento di essere. Mi sono elevata dalla posa di sottomessa concubina, mi sono spogliata di quel fiocco nei capelli che mi faceva apparire tanto ingenua ed ho deciso di indossare un corpetto in latex e di “ammiccare” in modo esplicito a chi avra’ desiderio di cogliere il mio messaggio.

SUL NICKNAME

L’ossimoro creato dal nome tradotto in italiano “chiara di notte” (in magiaro, in ceko ed in slovacco questo ossimoro non esiste in quanto e’ conosciuta semplicemente come Klára), si e’ prestato molte volte alle interpretazioni piu’ diverse, dando modo di esprimermi secondo cio’ che io ritengo sia uno dei lati piu’ curiosi del mio carattere: la ricerca degli estremi fino a giungere alla linea di confine in cui questi si uniscono chiudendosi a cerchio.

Sono sempre stata affascinata da questo aspetto. Apprezzo cio’ che e’ posto agli estremi di una determinata scala e non tanto cio’ che vi sta nel mezzo.

Le persone banali apprezzano cio’ che non e’ ne’ carne ne’ pesce, la scala di grigio anonima ed insapore, un po’ di questo ed un po’ di quello, credendo in questo modo di avere un po’ di tutto… In realta’ non hanno ne’ la carne ne’ il pesce… non hanno niente e saranno grigi come grigie saranno le loro scelte di vita, grigi i loro abiti, grigie le loro auto, grigi/e i/le loro partner…

Negli estremi della scala sta invece, secondo me, la vera essenza di cio’ che io ritengo sia degno di essere vissuto. Vedo gia’ troppo grigio con i miei occhi per desiderare di vederlo anche dentro la mia anima, ed i colori che non potro’ mai vedere se non sottoforma di tonalita’ di grigio, li ricreo dentro ai miei sogni fino ad estremizzarli ai due lati della scala. Non saro’ mai grigia, mediocre, banale… voglio esplorare tutti i colori in modo cosi’ deciso da raggiungere gli estremi della gamma, dove il bianco puo’ fondersi con il nero ma mai nel grigio.

Mi spoglio delle convenzioni, del peso dei pregiudizi, rimango nuda ed esploro le mie sensazioni ondeggiando fra gli estremi: caldo e freddo, dolce e amaro, forte e debole… piacere e dolore.

Chi mi ha conosciuta, non solo virtualmente, sa di questa mia passione spinta dalla curiosita’ che e’ un’altra caratteristica che credo di possedere.

Sono quindi chiara e scura, luminosa anche nell’oscurita’… Chiara di Notte.

Il nickname e l’avatar si attagliano a me in modo perfetto, unendo il tutto in un qualcosa di simbiotico e di indivisibile a cui credo di essere ormai indissolubilmente legata.

Dedicato a me

30 marzo 2007

Il mio ego e’ enormemente stimolato quando leggo post su altri blog che sono dedicati a me.

Mi rendo conto che cio’ che ho fatto e scritto in tutti questi anni non e’ andato perduto come lacrime nella pioggia, ma e’ rimasto sedimentato dentro l’immaginario collettivo di coloro che navigano i mari del web.

Una cosa voglio assicurare: non e’ vero che il viaggio e’ infinito. Qualcuno e’ riuscito a raggiungermi e ad incontrarmi… navigando in acque perigliose, lungo la rotta che passa sotto all’arcobaleno.

“Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a riconoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva a un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito. Tutti gli anni, verso il mese di marzo, una famiglia di zingari cenciosi piantava la tenda vicino al villaggio, e con grande frastuono di zufoli e tamburi faceva conoscere le nuove invenzioni. Prima portarono la calamita.” (Gabriel Garcia Marquez – Cent’anni di solitudine)

Cara Maddalena

30 marzo 2007
Mi erano piaciuti i tuoi racconti. Sono sincera.

Mi avevano donato emozione e mai mi sarei attesa la tua richiesta perentoria ed immotivata. Ne sono dispiaciuta, ed anche in questo sono sincera.

Avrei gradito che tu avessi avuto la cortesia di spiegarmi, ma non l’hai fatto.

Adesso ho delle domande e dei dubbi ai quali non so dare risposta… a meno che la risposta non sia l’unica plausibile, e cioe’ che tu voglia sottilmente comunicarmi, in modo gentile, che non intendi essere collegata con i tuoi racconti ad un blog di una ex prostituta.

Spero che tu non abbia niente contro una determinata categoria di donne che gia’ devono subire da parte dell’uomo mediocre questo marchio di non accettabilita’ sociale..

Spero che tu avresti fatto la stessa richiesta di rimozione dei link anche se questo blog avesse trattato argomenti piu’ politicamente corretti o fosse stato il prodotto di una piu’ “stimata” personalita’.

Comprendo che la sottoscritta non puo’ essere annoverata fra le “stimate personalita’”, ma spero che tu non abbia usato un differente metro di giudizio solo in relazione al mio passato.

Quando ho scovato i tuoi racconti mi sono rivolta a te con un sentimento di sincera ammirazione perche’ credevo che dietro alla sensibilita’ che traspariva ci fosse una donna altrettanto sensibile… e coraggiosa.

Permettimi di dirti che sono rimasta delusa. Non riesco piu’ a vedere ne’ coraggio ne’ “sensibilita”.

Rileggendo i racconti alla luce della tua richiesta non provo piu’ quell’emozione e quella sensazione empatica che mi aveva motivata. Vi leggo solo “costruzione” ortografica… sintatticamente perfetta ma insapore.

Come un prodotto preconfezionato, ordinariamente casalingo, che, per esigenze di “mercato”, e’ trattato chimicamente per la conservazione nel frigorifero…

Si’ “frigorifero” e’ la parola giusta e mi da’ una sensazione di freddo. Di freddo e di vuoto.

Ho rimosso i link, come tu hai richiesto,e devo dirti che non l’ho fatto a malincuore.

Credo che una scrittrice, oltre alla padronanza della lingua, debba possedere qualcosa di speciale… un’anima.

Ti auguro una felice vita e tanta fortuna lontana dalle persone “socialmente sconvenienti” come me.

Perdonami per la mia breve ed inopportuna intrusione nella tua tranquilla esistenza.

Klára

Devirtualizzazione

30 marzo 2007
Ritengo ormai di essere fuori posto nella tua vita.

Come per Melquíades il mio tempo e’ finito.

Hai scelto. Hai sancito la fine dell’adolescenza. Sei cresciuto e mi hai lasciata indietro, in un luogo dal quale non posso piu’ raggiungerti.

Io non voglio crescere. Voglio ancora vivere questa eta’. L’eta’ dell’innamoramento e non dell’amore…

Non penso che, se ti seguissi, sarei piu’ felice. Non lo penso, no. Preferisco restare nel mondo della fantasia.

Continuero’ a credere alla magia, mentre tu affronterai la realta’. Vivro’ nell’isola che non c’e’, mentre tu percorrerai le strade dell’esistenza. Restero’ bambina mentre tu vivrai da adulto.

Quando l’affronterai, la realta’, capirai. Il meccanismo innescato non ti permettera’ di retrocedere neanche piu’ di un secondo mentre io viaggero’ nel tempo e nello spazio che per me non avranno confini.

Avevi modo di beffarti della natura. Potevi restare bambino per sempre, ma sei caduto nell’inganno ed hai voluto aprire la porta che avrebbe dovuto restare chiusa.

Crescendo dimenticherai questa eta’. La piu’ bella. L’eta’ in cui, se lo desideri, puoi anche volare.

Come ricorderai i momenti passati con me? Non li ricorderai con nostalgia?

Ti avevo avvertito ma non mi hai ascoltata.

Io ero Melquíades, io ero Peter Pan, io potevo esistere solo nel mondo fatato degli adolescenti.

Ti ho insegnato a volare, a combattere contro i pirati… ti ho mostrato il segreto della pietra filosofale che tramuta il vile metallo in oro. Per te sono stata Peter Pan, sono stata Melquíades.

Le adolescenti come me sono sempre innamorate ma non amano mai.

Me ne andro’, da sola, alla ricerca di Aureliano Buendia, di Campanellino e di Capitan Uncino.

Se un giorno li trovero’, li salutero’ per te.

Uno zingaro corpulento, con barba arruffata e mani di passero, che si presentò col nome di Melquíades, diede una truculenta manifestazione pubblica di quella che egli stesso chiamava l’ottava meraviglia dei savi alchimisti della Macedonia. Andò di casa in casa trascinando due lingotti metallici, e tutti sbigottirono vedendo che i paioli, le padelle, le molle del focolare e i treppiedi cadevano dal loro posto, e i legni scricchiolavano per la disperazione dei chiodi e delle viti che cercavano di schiavarsi perfino gli oggetti perduti da molto tempo ricomparivano dove pur erano stati lungamente cercati, e si trascinavano in turbolenta sbrancata dietro ai ferri magici di Melquíades. “Le cose hanno vita propria” proclamava lo zingaro con aspro accento, “si tratta soltanto di risvegliargli l’anima.” (Gabriel Garcia Marquez – Cent’anni di solitudine)

Ancora uno!

29 marzo 2007

Ancora un blog da aggiungere al mio blog-roll… quello di Nice & Nasty

E’ un amico che altrove e’ conosciuto con un nick diverso, ma non chiedetemi di rivelarlo.

Merita una visita.

Luoghi comuni e leggende metropolitane

28 marzo 2007
  • Le donne dell’est son tutte bionde
  • Gli uomini dell’est son tutti ubriaconi
  • Le donne dell’est son tutte puttane
  • Gli uomini dell’est sono violenti e picchiano le donne
  • Con una valigia di calze di nylon trombi da Praga a Vladivostok
  • Gli italiani son grandi scopatori (aggiunto da Davide)
  • Le italiane sono le donne piu’ belle del mondo (aggiunto da Davide)
  • Le donne ungheresi sono frigoriferi (aggiunto da WineHunter)
  • Gli Italiani, spaghetti, mandolino, baffi neri! (aggiunto da Robert)

Ok, chi ne sa altre che le inseriamo?

La nuova (et)era

28 marzo 2007

I ruoli stanno mutando, gli uomini si sentono minacciati, le donne prendono sicurezza e si appropriano della loro indipendenza. Questo avviene ormai da decenni nonostante lo starnazzare continuo e fastidioso di coloro che non accettano questo mutamento. Tutto cio’ lo si nota anche nel rapporto che per secoli ha legato il cliente alla prostituta.

Chi dovrebbe sentirsi superiore rispetto alla sua controparte, in quanto “acquirente” che “paga e pretende” (anche perche’ abituato da secoli ad imporre la sua visione della realta’), oggi non puo’ far altro che prendere atto che tale superiorita’ e’ ormai solo apparente e destinata a ribaltarsi…

Anche se in quasi tutti i campi le donne vengono considerate (e trattate economicamente) un gradino sotto a quello del maschio, esiste un settore in cui questa regola e’ invertita: moltissime prostitute oggi guadagnano piu’ dei loro clienti e possono permettersi un tenore di vita di gran lunga superiore a quello delle famiglie dei loro clienti.

Non si tratta della disgraziata tisica di “vittoriana” memoria, e neanche dell’immigrata schiavizzata dal protettore, ma di una nuova figura che si toglie di dosso le incrostazioni sedimentate da secoli di “pregiudizio” moralista dei “benpensanti”: la escort che si ispira alla geisha, all’etera o alla cortigiana rinascimentale.

Tale figura crea, nei discendenti della cultura latina-romana, oltre a sentimenti di invidia, anche frustrazione. Dalla frustrazione alla paura, e poi al panico per il timore di veder messo in discussione il proprio ruolo sociale, il passo e’ breve.

Chi credeva di rappresentare un punto di riferimento, l’appiglio economico e culturale al quale la femmina doveva aggrapparsi per poter sopravvivere e poter accedere alla societa’ passando per la porta dell’accettazione in quanto “stimata compagna di un uomo”, oggi deve fare i conti con una nuova realta’… per lui non certo piacevole, suppongo.

Domande sarcastiche del tipo “le escort oltre alla f… possiedono ANCHE il cervello?”, assumono un significato piu’ ridicolo che misogino: certe escort oggi possiedono molto piu’ del cervello. Possiedono indipendenza, denaro e bellezza, tutte cose che danno loro la possibilita’ di scegliere come, dove e con chi vivere. E scelta e’ liberta’…

“Grande è la reputazione della donna di cui, per lodarla o biasimarla, si parla il meno possibile tra gli uomini”
TUCIDIDE (Storie II, 45)

Vacanze sulla neve (Parte XV)

28 marzo 2007

Sono appena uscito dall’ufficio del Capocentro di Bologna e mi sono infilato nella vettura di servizio. Abbiamo discusso delle solite cose: nuove strutture del terrorismo rosso e dell’eversione di sinistra; situazione delle connivenze e contiguità con la sinistra antagonista e infiltrazione nel mondo sindacale. Le solite palle.

Appena in macchina, mentre ci dirigiamo verso la tangenziale per poi indirizzarci verso la capitale arriva una chiamata da uno dei miei.

“Dottò, visto che ci aveva chiesto priorità le devo fare un piccolo report su quella situazione là” mi dice con marcato accento partenope un giovane e particolarmente sveglio componente della mia squadra.

“Fuori il rospo, ma veloce che ho la testa piena per oggi”

“Eeeh mi dispiace dottò, ma mi sa tanto che gliela devo riempire ancora di più…”

“Minchia… che succede ancora?”

“Allora: quei due che ci aveva fatto agganciare, se li ricorda? Beh sono stati rilasciati: colpa di un ispettore del Commissariato di Fatebenefratelli che, diciamo è dell’altra sponda”

“Va bene, ma insomma, non potevamo aspettarci che li sbattessero in galera per essere trovati in un bordello in qualità di clienti, no? E poi ci serviva solo metterli fuori gioco per un po’…”

“Sì ma la notizia vera è che questi qua fanno parte di una specie di club organizzato di puttane e puttanieri…”

“Se è così li fottiamo per sfruttamento o favoreggiamento, no?”

“No no, dottore… questi non sfruttano proprio niente: si organizzano tra loro, fanno cene e trombano come disperati!”

“Ah… beati a loro… e a noi che ci cresce sta cosa?”

“Che sono tutti una cosa… e che hanno tutti la fissa del nostro soggetto… vogliono morbosamente capire chi è, conoscerla e possibilmente trombarsela come fosse un rarissimo pezzo da collezione…”

“Quindi siamo destinati a ritrovarceli tra i cabbasisi vita natural durante? O fino a che non li sbattiamo in qualche galera fetente? Ma porca mignotta… è il caso di dire… Scusa … ma tu come le hai avute queste belle informazioni?”

“Ho scoperto che tra i punti di contatto c’è uno del gruppo di puttanieri che era dei nostri, qualche anno fa e adesso è dormiente perché è una persona affermata a Milano, quindi si è defilato, ma i rapporti sono buoni… e lei dottore lo conosce pure perché avete lavorato fianco a fianco per un po’ di tempo al CESIS nel ’93…”

“Non mi dire che stai parlando di … “

“Proprio di lui dottore…”

“Ma pensa te… senti… contattalo che faccio rotta a Milano subito… voglio vederlo e parlarci…”

Mi rivolsi al mio autista: “Vai in direzione Milano, metti il lampeggiatore e vola come un fulmine!”

Ed è così che per la prima volta in vita mia mi sono cagato veramente sotto: voliamo a duecento all’ora sulla corsia di emergenza passando a un millimetro dal cassone dei tir e del guard rail.

Vedo la mia carnagione, costituzionalmente chiara, assumere una tonalità che vira sul grigio metallizzato.

Riprendo colore solo quando scendo dalla macchina, con le ginocchia di gelatina, mormorando al mio collaboratore: “Bravo, hai volato davvero… però al ritorno guido io…”

L’uomo è seduto al tavolino del bar e legge una copia del “Corriere”. Lo riconosco subito, nonostante gli anni e nonostante i chili in eccesso. Un giovane “cumenda”. Sì, tutto sommato giovane.

Quando mi vede spalanca gli occhi da dietro gli occhiali da sole e tradendo le sue origini siciliane esclama: “Un ci pozzu cridiri! U ‘Rlandisi!!”

Mi chiama proprio così: “l’irlandese”. Un nomignolo che non sentivo da decenni. In siciliano, poi…

“A fissa ‘i tò mà… chi mminchia ci trasi tu ‘nta sta facinna ‘i buttani i buttanieri???”

Rispondo a tono, giusto per rammentargli le comuni radici sicule.

Dopo un po’ di convenevoli entriamo nel merito.

“Mah sai, sono entrato in questa community un po’ per noia, un po’ per gioco… è gente simpatica… un po’ cazzoni e sfaccendati… ma simpatici… prendi Ugo per esempio… è un tipo troppo divertente… ogni volta che abbiamo fatto cene insieme…”

“Ascolta. Io non è di Ugo o di Siggy che voglio sapere cose. Abbiamo informazioni tali da putiricci cuntari i pili n’tu culu. Voglio sapere qualcosa di questo Zwallyz e anche di Illustre.
In particolare Zwallyz non mi convince per niente. È stato capace di entrare nei sistemi e di intercettare sms. Il che non è cosa che un principiante può sapere fare. Inoltre, la vuoi sapere una cosa? Mentre su Illustre tutto quadra, sul piano delle varie anagrafi, su Zwallyz non quadra una minchia di niente. Ci sono un sacco di dati che non tornano, dall’archivio della leva al distretto, all’anagrafe tributaria, all’anagrafe comunale… niente… Per cui o è stato così abile da alterare le informazioni nei vari pubblici registri (ma ci dovrebbe essere una ragione per cui uno si sbatte a fare un’operazione del genere) o è una persona finta. Cioè, una personalità costruita a tavolino. Insomma un nickname anche nella vita reale, preparato dai servizi di qualche paese straniero…”

“Mah senti… l’unica cosa che so è che…”

Improvvisamente il mio interlocutore si blocca… lo sguardo è sbarrato, poi il volto assume una smorfia e le labbra si fanno a cuoricino, poi la voce strozzata in gola assume un’inspiegabile tonalità in falsetto

”… ma lo sai che sei proprio un uomo affascinante con quegli occhini azzurri e i tuoi capelli rossi come la passione, caro il mio irlandese?”

Dopo un attimo di sorpresa, capisco cosa sta succedendo: riconosco gli effetti devastanti di una nuova variante del polonio, che nell’ambiente abbiamo scherzosamente definito “culonio”. Cioè una variante del famigerato isotopo che, ingerita in quantità minuscole determina uno stato di omosessualità che permane per un lungo periodo se non si interviene con una pronta disintossicazione.

Mi alzo di scatto dal tavolino e mi allontano precipitosamente mentre il mio interlocutore si accascia mugolando “hmmm… fammi tuo… prendimi ora…” e un rivolo di bava biancastra esce dalle labbra.

Chiamo immediatamente il nucleo emergenze NBC (Nucleare Batteriologica e Chimica) e mi allontano dal posto guardandomi intorno e tenendo una mano sulla fondina… Qui il gioco comincia a farsi duro davvero…

Blackbird

Ragazze da poco

27 marzo 2007

Perche’ per gli occidentali e’ difficile, al di la’ del buonismo ipocrita, uscire dalla logica: donna dell’est=mignotta?

Quanti, alcuni anni fa, sono partiti (e forse partono tuttora) per i paesi dell’Est con le valige cariche di calze di nylon o di regalini di poco conto?

Perche’ quando andavano in Francia invece delle calze portavano le carte di credito ben cariche e non sempre erano sicuri se avrebbero scopato?

Ecco, oggi si puo’ scrivere di tutto “noi siam bravi, siam buoni, siam belli” pero’ da una ragazza dell’est ci si attende che sia quanto meno puttana… ma soprattutto poco esigente.

Una ragazza da poco… cosi’ da poco che si puo’ averla a dei prezzi stracciati.

Stessa logica che hanno certi imprenditori che acquistano per due soldi fabbrichette dismesse in zone depresse di certi Paesi, in cui, insieme ai locali, ai capannoni e alle attrezzature, divengono proprietari anche degli operai (e le operaie) abitanti del vicino borgo, in una sorta di neo servilismo della gleba di stampo medievale.

Cosi’ possono essere competitivi sul Mercato, pagandoli 100 euro al mese… mentre loro girano in Lamborghini.

E se una ragazza abitante nel borgo e’ carina ed ha bisogno di lavorare, in quel centone ci scappa anche qualcosa di extra.

Che le calze se le compri con il suo salario!