L’arrogante


“Раз, два, три, четыре, пять,
Вышел зайчик погулять,
Вдруг охотник выбегает,
Прямо в зайчика стреляет

Пиф – паф ой-ой-ой
Умирает зайчик мой.

Привезли его в больницу,
Отказался он лечиться,
Привезли его домой,
Оказался он живой”
[1]

La scelta cadde su Irina, ma non fu il caso…

Vlada sapeva come adattare la filastrocca per “far la conta” e, indipendentemente da quante fossero, riusciva sempre a fare in modo che venisse “pescata” quella piu’ adatta.

Tutte lo sapevano ma si divertivano a quello strano rito che le riportava indietro, al tempo in cui erano bambine.

I due italiani erano nel salottino privato ed attendevano una sola ragazza. E Irina era una delle poche che parlasse italiano.

Nel “salottino” era vietato spogliarsi ed ancor di piu’ era vietata ogni effusione di tipo sessuale, pero’ le ragazze, se volevano, potevano farsi “toccare”.

Uno era bruno, alto, con la tipica aria da intellettuale che hanno tutte le persone che portano gli occhiali. Era silenzioso e pareva timido.

L’altro era, invece, arrogante. Aveva i capelli rossi, basso di statura e decisamente sovrappeso.

Irina capi’ immediatamente che, fra i due, era lui quello che le avrebbe chiesto di passare la notte insieme.

Il “rosso”, dopo averla squadrata accuratamente, se la fece sedere sulle ginocchia, poi, rivolgendosi al’amico, disse:

“Su dai… prendine una anche tu… ci beviamo qualcosa e poi le portiamo in camera”

Il “timido”, con un cenno della mano, declino’, anche se ogni tanto i suoi occhi erano attratti da quelli di Irina che lo osservava con curiosita’.

Era decisamente a disagio ed Irina capiva che per lui quella non era una situazione alla quale era abituato.

Fu quando stapparono la seconda bottiglia che il “rosso” inizio’ ad avere un atteggiamento piu’ audace.

Allungando le mani su Irina oltre misura disse, rivolgendosi al “timido”:

“Vedi? Queste son ragazze fantastiche! Tutt’altra cosa rispetto alle nostre… guarda che corpo! E che viso! E dove la trovi da noi una cosi’ che te la da’ per due soldi? Ho girato tanto e posso dire di aver scopato quasi tutte le zoccole dei casini dell’est, ma come qui a Mosca non le trovi da nessun’altra parte… pero’, anche se belle, sono delle teste di cazzo! Non ci credi? Sono delle teste di cazzo ti dico… vuoi vedere che anche questa succhiacazzi e’ una testa di cazzo?”

Poi, rivolgendosi ad Irina:

“Su dai, dillo che sei una testa di cazzo! E’ vero che sei una testa di cazzo? Su dillo…”

Irina lo guardo’ ingenuamente e, sorridendo, rispose:

“Se mi fai un regalino ti dico tutto cio’ che vuoi…”

“Ecco – disse il “rosso” – lo vedi come funzionano le cose? Basta che cacci i denghi e queste zoccole son pronte a tutto… e non solo a dire… anche a fare… immaginati cosa puoi avere se le paghi bene… queste ti danno tutto, TUTTO! Non so se mi spiego… anche senza lo puoi fare, non c’e’ problema.”

“Senti – rispose il “timido” – mi sa che hai bevuto troppo ed e’ meglio che ce ne andiamo. A me non va di star qui e, soprattutto, non mi va il modo di fare che hai!”

“Ma sei scemo? Ma se siamo appena arrivati! Dai… ma lo sai dove siamo? Siamo nel paradiso della gnocca e tu vuoi mollare? Mica starai diventando frocio, vero? Dai aspetta… restiamo ancora un po’… ti faccio vedere come si devono trattare “queste qua”… queste hanno una fame! Vero che hai fame? Dillo che hai fame… e che sei una testa di cazzo!”

In realta’ Irina non aveva fame. Anzi, al contrario, quella sera si era sfamata a blini e caviale, ma se quel tizio era disposto a pagare per sentirsi rispondere che lei aveva fame, perche’ non accontentarlo? Dopotutto, quella non era la sua lingua, e le cose dette in una lingua straniera non hanno lo stesso significato di quando vengono dette nella propria. Per quel motivo poteva dire qualsiasi parola in italiano, dalla piu’ umiliante alla piu’ “spinta”.

Il “rosso” le mise in mano un foglio verde da cinquanta e lei, con un sorriso, disse:

Grazie tesoro… ho tanta fame e sono una testa di cazzo!”

Il tipo sorrise ammiccando all’amico.

“Hai visto che avevo ragione? Queste per i soldi si vendono anche la dignita’”.

Irina sapeva che certi uomini godono nel dimostrare cio’ che loro credono sia “forza”. Soprattutto se sono presenti dei testimoni, umiliano il prossimo affidandosi al potere dei loro soldi, ma non si rendono conto che ottenere sottomissione in tal modo in realta’ non fa altro che dimostrare la loro debolezza esistenziale.

Sorrise pensando a cio’ e ripose i cinquanta nella sua pochette.

Di parole al vento in cambio di dollari ne avrebbe dette a centinaia, ed era certa che sarebbero terminati prima i soldi che le parole nel suo vocabolario.

[1] Filastrocca per bambini recitata per fare la “conta”, cioe’ per scegliere uno/a fra tanti/e.

5 Risposte to “L’arrogante”

  1. duval Says:

    Ma tu l’hai mai conosciuto realmente uno come il “rosso arrogante”?
    Mi pare uno stereotipo caricaturale.
    TUO🙂 duval.

    duvalfree@hotmail.com (si sa mai …)

  2. Chiara di Notte (Klára) Says:

    Ogni uomo a suo modo e’ uno stereotipo e quelli piu’ particolari a volte possono sembrare finti.

    Ovvio che io (essendo ragioniere per di piu’di Bergamo) non posso aver conosciuto un tipo simile…

    Pero Irina si’ :))))

  3. blackpaper Says:

    parole al vento in cambio di dollari.

    tantissimi lavori sono cosi’.

    ma la cosa piu’ interessante e’ l’affermazione che dire qualcosa in una lingua straniera la si sente meno.

    Irina non e’ un bel nome.

  4. Chiara di Notte (Klára) Says:

    @ blackpaper: Irina e’ un nome comunissimo in Russia.

    E’ la variante russa del nome greco “Irene” e significa “pace”.

  5. gullich Says:

    irina è uno splendido nome… my dear cartanera🙂 non è tanto il nome che noi diamo alle cose che è impotrtante, ma sono le cose stesse.

    a me irina piace.potrebbe chiamarsi anche giosuè, e mi piacerebbe lo stesso.

    mi mette a disagio,come uomo e come essere umano, anche se non mi riconosco certo nel rosso…so che esistono miei omologhi per genere che mi fanno vergognare di essere tale (ma alla fine il discorso trascende il genus, ed io non ho una gran stima dell’essere umano in genere, uomo o donna che sia…pochi esemplari si salvano).

    io faccio una professione dove mi pagano le idee, la competenza tecnica, ma sopratutto le parole per mettere in atto le prime due componenti, parole che perlatro non sono mai al vento.

    neanche quelle di irina a me sembrano al vento.mi sembrano piuttosto incise nella pietra, a sottolineare lapochezza di qualcuno.

    ed acostruire una armatura che qualche altrairina porta in giro.

I commenti sono chiusi.


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