Storia di una escort (1) – Il Ragioniere

“…..anche se immagino, sarà difficile per te riuscire ad usare l’ultimo neurone rimastoti sulla punta del pisello !”

Ed anche questo cretino e’ servito.
Non so se sono più stupita o divertita dal constatare, ogni giorno di più, l’assoluta incapacità a ragionare di certi maschi.
A questi che scrivono nei forum bisogna dare l’Oscar.
Ho sempre cercato di stimolare argomenti seri.
Dico: “Ragazzi divertitevi quanto volete, ma state attenti alla salute”
E mi accusano di voler denigrare le concorrenti.
Dico: “Il nostro è un lavoro che voi ricercate molto, perchè vi stupite se poi i prezzi sono alti?”
E mi chiamano “troia” e “bagascia”.
Ma che pretendono?
Offendere, scopare gratis e alla fine che li si ringrazi anche, perchè si sono degnati di considerarci?
Cretini!
Mamma glielo ha detto sempre che sono belli e forti perchè hanno il pisellino.
E loro credono alle loro mamme!
Cretini!
Se ne salvano si e no una decina, dei mille e più che sono.
Pero’ mi diverto, devo ammetterlo.
Quest’inafferrabile escort che e’ sempre pronta a sottolineare ogni stronzata che dicono, quest’escort fantasma che nessuno sa chi sia, ma che sembra conoscere tutti, e’ diventata l’ossessione dei forum.
M’hanno offesa, espulsa, diffamata, senza diritto di replica… ed io sono sempre qui che rido della loro pochezza.
C’e’ una cosa ancora che li manda in bestia alla grande!
Il fatto che io scriva bene.
Che possa indifferentemente parlare di arte come di politica, di storia come di economia.
Chissa’ che pippe mentali si faranno.
Ma che puttana e’ mai una che conosce Dostoevskij e Gorkij?
Eh si… già una donna non può conoscere Dostoevskij, figuriamoci una puttana!
E’ ormai il mio piacere sadico: partecipare alle discussioni per dimostrare non tanto che sono superiore a loro, quanto che sono cretini tout court!
E poveracci.
Sempre le solite discussioni annose… se sia giusto pagare 500 euro per un incontro di due ore… le disquisizioni sul VALUE FOR MONEY… e blablabla!
Glielo ha forse ordinato il medico di andare con le puttane?
Il buon Dio non li ha forse dotati di due belle mani?
Le usassero anche per “li minuti piaceri”!
Ne ho conosciuti di uomini ormai; esercito da anni.
Prima ho anche avuto una vita normale; buoni studi sino alla laurea, un lavoro come modella… anche un marito!
Ma e’ durato poco.
Non sono fatta per vivere come le altre.
Le altre poi… le brave ragazze che la danno al primo venuto e pure gratis… quelle sono sceme!
Ho imparato a sentire su di me il desiderio negli sguardi degli uomini sin da quando ero adolescente.
Non mi sento sporca per quello che faccio.
Gli uomini mi vogliono? Allora devono pagarmi.
Sono riuscita ad accumulare quello che non avrei mai potuto guadagnare in una vita di lavoro normale e quando smettero’ tornero’ agli occhi di tutti la rispettabile ragazza di sempre.
Tra l’altro il lavoro che ho scelto mi ha fatto capire molte cose della società in cui vivo, cose che se non si guarda nell’intimo delle persone non si capirebbero mai.
E cosa c’è di più intimo e di più nascosto dei desideri.
Pero’, nel lavoro, devo recitare.
Mantenersi il cliente vuol dire assecondarlo, ridere delle sue battute idiote, accettare le sue stranezze essere accondiscendente.
In Internet sono vera!
Li conosco tutti, uno per uno, anche se non li ho mai incontrati.
So come reagiscono, come si comportano, non hanno segreti per me.
E’ questa la mia forza.
Stasera comunque non ho molto tempo da dedicare loro… il lavoro innanzitutto.
Devo prepararmi per il “ragioniere”.
E’ un cliente abituale.
E’ un alto funzionaro della Banca… mi sfugge il nome adesso.
L’ho sempre chiamato “ragioniere”.
Provate ad immaginarvi un ragioniere.
Ecco e’ lui preciso.
Calvizie incipiente, occhiali con montatura nera, sempre con un vestito grigio ed un’ aria anonima, ma così anonima che credo faccia fatica a riconoscersi da solo.
Probabilmente e’ un ragioniere vero.
Mi ha raccontato che e’ entrato in banca come semplice impiegato ed ha man mano salito i più alti gradi della carriera; meticoloso e preciso ha sempre eseguito perfettamente i suoi compiti.
Sempre presente, ma sempre nell’ombra.
E’ arrivato il momento di vestirmi…
Il ragioniere e’ esigente per l’abbigliamento.
Il body leopardato e’ giusto.
L’ho acquistato per metterlo con dei pantaloni ma al ragioniere non piacerei senza le gambe scoperte… lo abbino ad una minigonna in pelle rossa… me l’ha ha prestata Ester, io manco ce l’ho nel guardaroba un capo cosi’ pacchiano.
Ma per il ragioniere questo ed altro!
Chiaramente tacco 12!
Le calze a rete… no troppo esagerata!
Giubbino… in pelle?… ma si!
Poi il trucco… anche in questo il ragioniere e’ esigente… lo vuole pesante e si sà: il cliente ha sempre ragione!
Mascara in abbondanza… la linea degli occhi prolungata all’infinito.
Ombretti blu e nero.
Il rossetto… carminio non ho dubbi!
E poi con la matita un ritocco alla linea della bocca.
La Dellera al mio confronto sembra un’educanda!
Si, puo’ andare…
Non posso neanche essere definita una normale puttana ma… la quintessenza dell’idea di puttana!
Perfetta per il ragioniere!
E’ una sua richiesta imprescindibile… mi vuole porca, quasi grottesca.
Mi chiedo il perchè… ma chi se ne frega!
E’ troppo un buon cliente per non esaudire i suoi desideri.
Pero’ un po’ mi dispiace.
La sera, quando torno stanca da un incontro di lavoro, mi soffermo a considerare i lineamenti del mio viso: sono delicati.
Ho uno di quei visi ove tutto ciò che ci metto sembra esagerato e ne sono contenta.
Quando mi strucco mi sembra quasi, volendo, di potermi spogliare di tutto ciò che e’ legato al mio lavoro e di calarmi in un’identità diversa.
Non recrimino sul lavoro che mi sono scelta, mi piace solo poter pensare di essere due, tre, varie persone a mio piacimento… ed in questo il mio aspetto mi aiuta: posso plasmarmi come voglio!
E’ ormai giunta l’ora di uscire.
Il ragioniere mi ha detto che mi aspetta alle 20,30 in P.zza Cavour, un posto comodo per lasciare l’auto; il ristorante e’ a due passi.
Preferisco parcheggiare poco vicino e raggiungere P.zza Cavour con un taxi.
Non voglio che mi veda a bordo della Mercedes… lui ha una Fiat Marea familiare… l’auto tagliata su misura per lui.
Anche il colore e’ quanto di più comune si possa pensare: argento metallizzato… come tutte!

Ho solo tre minuti di ritardo, e lui e’ già li’, in auto che mi aspetta.
“Scusami…non sono riuscita a trovare un taxi”
“Non preoccuparti, non è molto che aspetto…il ristorante è qui a due passi.
Ti va di camminare?”
Sono effettivamente pochi metri.
Una piccola Hosteria in Via Senato… la Volpe e l’uva.
Mi viene da ridere se penso al nome… chissà chi e’ la volpe stasera?
L’ambiente e’ carino, familiare, ma raffinato.
Ecco che inizia la passerella… mi viene un attimo d’ilarita’ se penso al contrasto che faccio con tutto l’ambiente.
Lui invece, e’ serissimo…
“Un tavolo per due per favore”
Ci indicano un tavolo d’angolo, quasi in fondo al locale.
“Mi perdoni – obbietta – lì c’è poca luce! Le dispiace se ci accomodiamo quì?”
Quasi al centro del locale… praticamente sotto gli occhi di tutti!
E’ questo che il ragioniere cerca.
Essere sotto gli occhi di tutti.
Questo e’ anche il motivo per cui mi ha voluta così esageratamente appariscente.
In realtà vuole solo che le altre persone presenti guardino lui.
Criticato o compatito non importa, ma vuole essere al centro dell’attenzione.
Sono abituata a questa sua mania, non e’ la prima volta che esco con lui, ma nonostante tutto, nonostante io stia recitando, nonostante io sia pagata anche per questo, non posso non avvertire un certo imbarazzo.
Conosco persone con manie ancora più strane, ma di solito si esauriscono nel chiuso di una stanza.
Il cibo e’ ottimo ed il cliente parla, parla e si guarda compiaciuto intorno.
E’ felice il ragioniere.
Usciamo dal locale che e’ gia’ tardi.
So già che, come al solito, lui non m’invitera’ in nessun Albergo.
Un piccolo momento di attenzione qui in auto, in questa Marea metallizzata come mille altre in Piazza Cavour, ed il cliente e’soddisfatto.
Il suo vero orgasmo e’ durato due ore, nel ristorante!

Rientro in casa che non e’ ancora mezzanotte.
Inizio a struccarmi davanti allo specchio del bagno.
Torno col pensiero ai maschi del forum.
Ce ne devono essere di strani anche li’…
Mi diverte immaginare per ognuno di loro le debolezze.
So benissimo che la corazza di machismo che ostentano e’, per i più, l’unica difesa che hanno contro la propria immaturità.
Mi chiedo perchè mai i maschi non crescano mai e non affrontino le cose con logica e raziocinio.
Esco dal bagno e mi dirigo verso la camera da letto ma… lì in un angolo della stanza il computer sembra chiamarmi.
Si due minuti… vediamo che c’è di nuovo!
Non perdono occasione per attaccare qualsiasi cosa io scriva.
Eppure non mi sembra di scrivere cose stupide.
Ancora un post da Francesco!

“Io e le donne”

Io amo le donne, le rispetto, le stimo… ma… Io non sono una donna….la donna è L’ALTRO!
Dell’altro la conoscenza può anche portare alla stima e al rispetto, ma sempre in una dialettica di confronto!
Riconosco alle donne in generale maggiore intelligenza, maggiore capacità di adattamento ai problemi che si possono presentare….ma non cambierei il mio io con quello di una donna!
E sapete perchè?
Perchè, anche se vi meraviglierò, credo siano peculiari del mondo maschile tutte quelle qualità che, secondo me a torto, vengono attribuite al mondo femminile….e sono le cose che a me piacciono di più!
L’uomo ha più fantasia! L’uomo è più sognatore! L’uomo è più creativo! L’uomo è più sincero! L’uomo è più spontaneo! L’uomo è più ingenuo! L’uomo è più fragile e pertanto più dolce! L’uomo è più altruista! L’uomo è più disinteressato! L’uomo è più generoso!…potrei continuare…vi basta?
So benissimo che sobbalzerete sulla sedia e dentro di voi direte….No! Sono stupidaggini!…e mi piace anche immaginarvi con questo piccolo “tarlo” dentro…ma è vero, o almeno è ciò che io sinceramente penso!
Prendiamo la fantasia e la creatività…..
I grandi artisti, i grandi sarti, i grandi cuochi sono tutti maschi!
Si c’è una Lavinia Fontana nella pittura del ‘700…e nel ‘500 Artemisia Gentileschi ci ha lasciato delle belle cose…c’è una Laura Biagiotti nel panorama della moda italiana…c’è Krizia, ma è poca cosa!
Nè può più essere portata a giustificazione la storia che l’attenzione per la famiglia abbia allontanato le donne dalla creatività.
Il discorso è proprio un altro.
L’educazione storica al “machismo” SUBITA dai maschi, ha fatto sì che in loro la molla del rifiuto sia scattata in maniera più forte…per reazione se vuoi la sensibilità si è affinata!
Nella donna la praticità ha avuto il sopravvento…nell’uomo il sogno e la fantasia!
Non esiste una donna che non abbia nel suo intimo un realismo estremo….la sua vita è stata disegnata come sogno…del sogno ne ha piene le tasche!
Nell’uomo è il contrario…solo la fantasia riesce a dargli quello spazio di vitalità senza il quale la vita non varrebbe la pena di essere….
Passiamo alla sensibilità… Leggetevi l’epistolario di Abelardo e Eloisa.
Amanti del medio evo hanno lasciato una sublime raccolta di lettere d’amore!
Quelle di Abelardo vi porteranno in un mondo ove i sentimenti e la poesia vivono allo stato puro…quelle di Eloisa sono belle…ma non altrettanto!
La preoccupazione del contingente, l’aggancio con la realtà, pur giustificata dalle preoccupazioni per l’uomo amato, impediscono a quelle epistole di
raggiungere le vette della poesia assoluta!
E ancora Napoleone con Maria Walewska….l’Imperatore, il padrone di mezza Europa è capace di trasmettere sentimenti da fanciullo!
Le donne ci provano…ma il loro realismo le frena assai.
Strano penserete….eppure io la vedo proprio così.
Facciamo una prova terra terra?
Provate a chiedere a un ragazzo come desidererebbe fosse la sua fidanzatina.
Vi risponderà…Bella, forse Simpatica…chissà… Sportiva, poi si impappina e si ferma….
Fate la stessa domanda ad una ragazzina… Bello…Intelligente…e sempre, immancabilmente RICCO.
Io sostengo quindi che nella donna il momento pratico è preminente rispetto al momento fantastico e creativo.
Ci sono esempi di grandi donne: La Magnani, la Loren, la Callas, la Melato, la Fracci
sono state grandissime artiste…è fuori dubbio!
Ma anche la parola lo dice, esse sono state “interpreti” (e non creatrici)di un qualcosa scritto o creato da altri.
Non nego la loro grandezza, ma non è ciò che intendo quando parlo di momento creativo puro!
Loro eccellono nell’azione…nel momento pragmatico!
La Simeoni e la Morace sono state grandissime atlete….anche Tomba e Del Piero lo sono stati, ma non penserei mai di citarli ad esempio di geni creativi…un atleta è una persona che è capace di battersi al limite delle sue energie psicofisiche…ma la creatività c’entra poco! Siamo ancora nella prassi…nel fare!
La Hack è una grande scienziata, come anche la Montalcini, Madame Curie e molte altre, ma proprio per questo il loro approccio alla realtà è razionale e scientifico…la loro creatività ed inventiva obbedisce a rigide leggi scientifiche.
Sicuramente in loro l’intelligenza si sposa con la genialità e io non nego alle donne queste qualità….anzi ho premesso che ne dispongono in maniera forse superiore ai maschi….ma la creatività è altra cosa! Giovanna d’Arco, Indira Ghandi….e poi Elisabetta I d’Inghilterra, Caterina di Russia,
Caterina de’ Medici, Santa Caterina da Siena, La Regina Vittoria, Maria Teresa d’Austria….
Quante donne hanno saputo eccellere nella politica, e lo hanno fatto in maniera più completa e totale degli uomini….
Eh si….questa è in fondo l’ arte più “maschile”, e proprio per questo la più congeniale alle donne!
E’quello che sostengo! Le donne sono eccellenti quando c’è da fare…..
Perciò continuo a credere che l’aspetto di pura creazione è più vicino al mondo maschile.
Ho citato Sarti, Artisti e Cuochi….ho dimenticato i Musicisti…nei quali la creatività pura è massima, prescindendo addirittura dalla materia!
Troverete tra le donne grandi interpreti, ma forse, nessun compositore.
Eppure perchè il tempo e l’energia che è stato necessario per essere una Callas, non è stato da nessuna speso per essere una Mozart?
E li’ torno sulle mie idee.
La donna è un animale pragmatico… l’idealismo è lontano dal suo sentire!
L’uomo è un idealista… lo hanno razionalizzato a forza!
Uomo e donna partono con la stessa capacità razionale, solo che l’uomo viene obbligato dall’educazione e dalla storia a farne un uso esclusivo, a tarpare il suo intuito, i suoi sogni…. e come tutte le cose, quando sono costrette, a volte esplodono.
E in questa esplosione viene il genio!
Genio è dare corpo ai sogni, dar vita alle fantasie e alle paure represse, dar voce al proibito!
Nei maschi questa esigenza si è sempre intesa in maniera più forte… proprio perchè, essendo maschi… a loro era vietato!
La donna diluisce nel quotidiano la sua fantasia e la sua creatività e come un fiume che si perde in mille rivoli… giunge debole al mare.
Al contrario in loro l’energia si concentra nel “reale” e in questi campi giungono all’eccellenza.
Vi sembra piccola cosa l’essere stati educati a non piangere, a considerare la fisicità di un bacio o di una carezza come un sintomo di effeminatezza… vi assicuro che non è così… è questa educazione che ha portato i maschi alla filosofia del branco!
Il machismo inteso come realizzazione dell’essere!!!
Che cazzate…
Ma chi ne esce, chi da voce al suo intimo raggiunge le vette più alte.
Ecco perchè è più facile per un uomo creare… non per tutti, chiaramente, ma per chi riesce a guardarsi dentro e leggere le cose che non volevano farci
leggere!
E’ un dato di fatto tra l’altro che da che mondo è mondo e in tutte le società l’educazione dei figli è stata demandata alle donne.
Prima la Madre… poi la maestra, sino all’Università io ricordo solo donne come miei educatori.
Mi avessero costruito come faceva comodo a loro??
Il dubbio resta!
C’è un bellissimo racconto di Borges “Le rovine circolari” in cui un uomo sogna un uomo che sogna un uomo… e con stupore alla fine si accorge di essere lui stesso un uomo sognato da un uomo sognato da un uomo…
Io cerco di trasmettere quelle che sono le mie convinzioni… ma poi non so se siano le mie, o quelle di chi mi ha sognato… o quelle di chi sognerò!
So però con certezza che io, come l’uomo di Borges, nel momento che le penso sono vivo…
Francesco

Non scrive male ed esprime concetti ragionevoli, ma c’e’ un qualcosa che non mi convince.
Ha un modo di ragionare e di esprimersi che indica una certa cultura e una certa educazione; che ci sta a fare in un forum di puttane e puttanieri?
Ha sicuramente dei fini nascosti.
Tutti nei forum hanno dei fini nascosti.
Le donne cercano di procurarsi qualche cliente.
Gli uomini invece si dividono in due categorie.
Ci sono i professionisti del gruppo, prodighi d’informazioni, che sanno tutto di tutto.
Credo che il loro vero scopo sia quello di promuovere gli affari di escort amiche in cambio di qualcosa.
Forse una percentuale sugli affari o semplicemente qualche incontro gratis, questo non lo so, ma e’ evidente la loro volontà di “sponsorizzare” alcune ragazze al posto di altre.
Tra l’altro alcuni di loro gestiscono addirittura dei siti di annunci o di ricerca escorts… niente di strano, ma si capisce bene il perchè della loro assiduità.
Gli altri invece partecipano nella segreta speranza di “conquistare” qualche escort e poi, magari, incontrarla gratis!
Quante e-mail private ho ricevuto da questa gente.
Poveri illusi, non riescono a capire che per un’escort, nella migliore delle ipotesi, sono solo clienti possibili.
Ed un cliente non è una persona!
Mi rendo conto che questa affermazione e’ pesante, ma e’ assolutamente vera.
Secondo me Francesco appartiene a questa categoria…
Prima o poi mi arrivera’ una richiesta per un incontro privato… per conoscerci meglio, confrontare i nostri sentire… e, tassativamente, da amici!
La qual cosa, nel linguaggio del puttaniere, significa :” Senza pagare un centesimo!”
Ad essere onesta in quel Francesco ci sono alcuni aspetti che non lo identificano completamente con l’idea classica di puttaniere.
E’ interessante questo suo post, “Io e le donne”.
Ma probabilmente e’ una tecnica.
Mia nonna mi diceva “Il lupo si fa pecora…”
Quasi quasi e’ bene mettere le cose in chiaro… chi vuol capire capisca!

Cari Clienti.
Vi scrivo col cuore in mano, e soprattutto vi scrivo perchè sono ben nascosta dall’anonimato che la mia figura virtuale mi garantisce nei vostri confronti.
Se mai io ed uno di voi dovessimo veramente avere un rapporto professionale, sappiate già da adesso che io non riconoscerò una sola parola di questo scritto come mia.
Cari clienti… Voi non siete persone!
Non avete cuore, non avete sentimenti, non avete passato.
Io ascolto i vostri problemi, presto orecchio alle vostre storie, ma non vi sento.
Le vostre parole passano attraverso di me come fossero suoni.
Io debbo soddisfare le vostre esigenze fisiche e per far questo può essere anche necessario che io finga interesse e simpatia nei vostri confronti, ma ricordatelo bene:
Stò fingendo… come tutte le mie colleghe.
Vi sembro cinica, disumana?
No, non è cinismo è autodifesa!
Pensate davvero che io possa considerarvi persone e poi non partecipare dei vostri problemi?
Pensate davvero che io possa desiderare di scoprire ciò che si cela in voi?
Pensate davvero che io possa essere così forte da stabilire rapporti umani con tutti coloro che incontro?
Neanche un medico lo fa… perchè mai dovrei farlo io?
Io che potrei, in quanto essere umano, trovare interessante un altro essere umano… E poi che succede?
No cari!
Rispettiamo i ruoli, manteniamo i nostri posti.
Voi, cari, ricchi, generosi…
Io dolce, disponibile, efficiente…
Voi clienti e non persone.
Io escort e non persona.

Lo leggo e lo rileggo… decido di non spedirlo.
E’ inutile, non lo capirebbero!
Anzi, correrei il rischio di apparire colei che ha dentro così tanto da offrire… ed un nuovo Don Chisciotte si farebbe avanti.
Ancora ricordo l’ultimo…
Spengo il computer, sono le tre di notte.
Mi allungo sul letto.
Ripenso per un istante al post che non ho spedito.
E’ tutto giusto ma… perchè avverto l’esigenza di spiegare queste cose? Perchè voglio avvisarli, quasi come desiderassi metterli in guardia?
Non sto forse considerandoli per quello che nego di voler fare?
Ufff… troppo complicato… a quest’ora di notte poi…
Ed abbraccio il cuscino… buona notte!
(un sincero ringraziamento all’amico Francesco)

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2 Risposte to “Storia di una escort (1) – Il Ragioniere”

  1. Beyazid II Ottomano - Sultano di Costantinopoli Says:

    Gradirei solamente aggiungere una voce al bell’elenco di esempi di creazioni nelle quali l’intelletto e l’indole profonda dell’uomo si fondono per dar vita all’opera di genio, così come descritta dal citato (e quasti totalmente condiviso da Costantinopoli) post di “Francesco”. Tale voce è la matematica.
    Sembrerà strano ai più, così come del resto contrario al facile e ottuso senso comune deve sembrare l’intero post “francescano”, ma proprio per questo suonerà più vero alle orecchie dei pochi che sono in grado di “intus legere” la realtà oggettiva squarciando il vero delle apparenze e delle convenzioni.
    Si è abituati a pensare la matematica qualcosa di pragmatico e freddo, quasi cinico nella sua dura necessità, legato al semplice calcolo razionale, quasi si limitasse ad una conta di oggetti da raccogliere o alla somma della spesa. Se ciò fosse vero, la quasi totalità dei grandi e piccoli matematici costituita da uomini potrebbe smentire il discorso di Francesco. E invece lo conferma, perché la “credenza” popolare è falsa.
    La matematica, anzi, l’aritmetica nel caso, potrà avere anche applicazioni pratiche come i “conti della serva” o il pragmatico “bilancio”, ma si tratta di banali piccolezze con cui la scienza (o forse l’arte) matematica certo non si identifica, ed anche tutte le grandi applicazioni della scoperte matematiche nella fisica, nell’ingegneria, nella statistica, nell’informatica, nelle cose della vita quotidiana e finanche nell’arte sono possibili non già perché la matematica sia “pratica” o “materiale”, bensì proprio perché, trascende il mondo “terreno”, con i suoi accidenti mondani, le sue particolarità transeunti, e si eleva all’universo del necessario, dell’eterno, dell’imperituro, dell’assolutamente generale.

    E’ sempre possibile passare dal generale al particolare, ma non il contrario. Per questo la matematica è una scienza perfetta, ideale ed astratta, con applicazioni concrete e reali, proprio perché discende dal mondo supero dell’essere a quello infero del divenire rimanendo esatta. Se fosse “concreta” non potrebbe fare ciò con esattezza (come in effetti non possono le altre scienze che, quando pretendono di applicarsi “per similitudine” fuori dal loro ambito, perdono il loro valore di verità necessaria).

    Gli illusi positivisti credono che pensare matematicamente sia alla portata di una macchina e suppongono che il matematico ragioni “meccanicamente” come un robot pensante. Se è vero che Alan Turing (il geniale inventore del principio di ciò che oggi chiamiamo computer, nonché uno dei veri artefici, con la sua macchina, della vittoria alleata nella seconda guerra mondiale) pensava il cervello umano poter essere considerato una macchina a stati finiti (e quindi magari riprodotto o ricostruito), l’altrettanto geniale Kurt Godel, ad esempio non era d’accordo.
    La mente umana è in grado di concepire idee che non possono essere contenute da una macchina, né da nulla di concretamente esistente.

    Basti pensare al concetto di infinito. Esso non esiste in natura (così come non esiste lo zero, che fino all’arrivo dei matematici arabi tutto il mondo occidentale, compresi i civilissimi Greci, credevano non poter proprio esistere), né può essere trattato da una macchina concreta. E’ una pura creazione dello spirito. Eppure esiste. In matematica lo si tratta con ancora più familiarità (ed esattezza) che in poesia o in filosofia (Leopardi e Schopenhauer sono stati i più geniali, grandiosi e insieme rigorosi in tal senso, rispettivamente come poeta e come filosofo, tanto da elevarsi ad un grado di lucidità, assolutezza oggettiva e di eternità degno davvero della matematica).

    Anche volendo restare su concetti più semplici e familiari ai più, quali i numeri cosiddetti “naturali”, che tutti noi studiamo fin dalle elementari e siamo abituati a considerare banali ed esistenti in natura, capiamo come sia falsa la credenza secondo l
    Esiste forse il concetto di “uno”, di “due” o di “infinito” (i numeri naturali possono essere infinitamente grandi, pur restando “naturali”, strano no? Non hanno un limite superiore) in natura? Potranno esistere una mela, due pezzi di terra, quattro pomodori, una pianta, due rami, quattro foglie (tutte cose che, fra l’altro, possono essere divise in più parti perdendo il significato di numero), ma non certo quel “quid che identifica una classe di insiemi equipotenti” (che è la definizione più rigorosa di numero naturale, basata sull’insiemistica, tutt’altro che “naturale”). E di certo non esiste un numero infinito di cose, così come non esistono di per sé, nella “realtà”, le funzioni, le equazioni differenziali, gli integrali e tutti gli altri enti matematici che usiamo per descrivere con efficacia e comprendere le leggi della natura.

    La matematica è il linguaggio “ideale” in quanto massimamente sintetico e privo di ambiguità, univoco, l’unico in grado di far corrispodere 1-1 le sue parole con i concetti, e quindi il più adatto a trattare elementi di conoscenza assoluta ed oggettiva. Tale conoscenza non è di natura diversa da quella che si deve avere verso Dio. Basta leggere Godel (ad esempio, “La prova matematica dell’esistenza di Dio”), che, a tempo perso, si mette a scrivere sulla scia di Cartesio e Leibnitz, per rendersene conto. L’approccio a tale conoscenza è sì rigoroso e massimamente “necessitato” (ogni passaggio segue secondo necessità), ma non per questo è “meccanico” nel senso di “alla portata di una macchina”.

    La matematica è invece un’espressione dello spirito al pari della poesia, e più ancora della poesia è ideale ed astratta (più dei più bei sogni), ed e il fatto che abbia applicazioni utilissime (ed indispensabili soprattutto nel moderno mondo tecnologico) è solo una conferma di come, secondo quanto rivelava il mito di platonico della caverna, la vera realtà sia quella delle idee, cui il mondo terreno si conforma e si copia e di come conseguentemente la conoscenza discenda dal generale al particolare, dall’essere al divenire, dall’idea iperuranica alla realizzazione concreta.

    Proprio perchè è “oggettività pura”, la matematica implica per i suoi creatori il completo superamento delle dimensione della soggettività e dell’accidentalità (che è invece indispensabile nella vita pratica, per valutare i vari casi umani, per giudicare se stessi e gli altri con cognizione, per affrontare e risolvere i diversi e possibili problemi concreti).

    Gothe diceva che la poesia si inabissa nella soggettività e si eleva alle vette supreme quando è oggettiva. (e forse è vero e forse per questo dopo mille e mille anni identifichiamo la poesia più con un epico Omero che con una lirica Saffo).
    In questo senso il grande matematico sarebbe il poeta supremo.

    Per eccellere in queste cose dello spirito (che poi, come la matematica, possono avere rilevanza tecnologica e pratica) servono le doti opposte a quelle che sono indispensabili per emergere ed essere apprezzati come “eccellenti” o “utili” nel mondo “concreto”.

    Conta esistenzialmente e biologicamente, il vivere “in astratto”, in un mondo di idee e di pensieri germano all’Iperuranio di Platone, nobilmente distaccati dagli interessi e dagli accadimenti terreni, dagli accidenti mondani e dagli amorini terrestri.
    L’uomo è destinato a ricercare nello spirito la propria “lunga vita”, in tutte le cose che necessitino di un distacco ascetico dalla dimensione mondana, un vivere “in astratto” , in un universo di idee e di pensieri, alieno dalle cose e dalle gioie del mondo.

    Quanto detto dal volgo politicamente corretto (mancanza di tempo, impossibilità per altri impegni sociali e familiari, discriminazione) sull’assenza di donne degne di essere ricordate è assolutamente vero per quasi tutti i mestieri, ma per la matematica in particolare il discorso è diverso. Fra tutti i possibili mestieri d’intelletto quello del matematico è per me il meno faticoso e stressante: egli infatti vive nel suo mondo di idee e di pensieri, di simboli e di calcoli, di spazi metrici e dimostrazioni logiche, perché così gli piace, perché così si sente felice, o almeno alleviato dalle infelicità della vita, perché così ha l’impressione di essere nella sua dimora, nel “Castello degli Spiriti Magni” a dialogare con Platone e Aristotele.
    E’ il matematico stesso che decide quanta parte di tempo passare alla scrivania, e quanta nelle cose della vita terrena. Per la particolare tipologia di lavoro è quello che ha meno orari e meno obblighi. E’ come in una torre d’avorio.
    Passa il proprio tempo fra le sudate carte perché grazie ad esse si eleva alla contemplazione di un mondo germano all’iperuranio di platone, in cui solo si sente pienamente vivo e da cui solo ogni più pura soddisfazione, l’intimo ed inesauribile appagamento,
    non certo perché è costretto da qualcuno o mosso dalla brama o dalla necessità di guadagnare (come invece per gran parte degli altri lavori, compresi quelli anche ad alto livello, dai quali, anche se ben pagati, ricercati e appagati, si è contenti di andare in ferie)

    Il matematico non è mai realmente in vacanza. Pensa sempre al suo mondo. Anche quando si muove fra le cose terrene, prepara la cena o fa la spesa (e parlo per esperienza personale) può sempre continuare la sua ricerca intellettuale.

    Non ha bisogno per produrre di essere alla scrivania o di togliere tempo alle altre attività (domestiche o ricreative).

    Per questo dico che il discorso è diverso per la specificità dell’attività di pensatore matematico.
    Non c’è bisogno di approvazione sociale o di permessi altrui o di superare esami per creare in matematica (come del resto in poesia). Molti matematici (esattamente come molti poeti “maledetti) hanno vissuto in povertà e in angustia, negletti dal mondo accademico e ignoti al pubblico e ai plausi, come Abel oppure hanno avuto vita breve e funesta, come Galois. Avrebbero potuto citare altro che “discriminazioni sociali” per giustificarsi se non fossero riusciti nei loro teoremi. Basti pensare a Pascal, che è divenuto matematico di nascosto dal padre, ricreando da solo l’intero scibile matematico a partire da qualche testo rubato (e dimostrando per proprio conto e per via autonoma tutto quanto mancava), per poi chiudersi in convento una volta capito che “dio

    Evidentemente è il “distacco ascetico” insito in essa, e non la motivazione pratico-temporale (che è dimostrato essere insussistente), a non attrarre le donne (sovente indissolubilmente legate per natura alla sfera terrena e all’interesse per gli accadimenti mondani, all’universo di creme e vestiti, accessori alla moda e dialoghi, e tutti gli affetti e gli amorini di questo mondo) nella matematica. Forse proprio perché biologicamente predisposte perché madri?

    La donna si appaga dalla sfera terrena e perciò ad essa si volgono i suoi sentimenti più profondi. Quelli di un uomo d’intelletto, invece, non si appuntano sulle vicende terrene o sui particolari del quotidiano, ma tendono ad elevarsi alla sfera lirica ed eroica del sogno e dell’Arte, a sublimarsi in quel mondo nobile ed omerico che ci balena innanzi scaldandoci il petto al leggere o all’udire le gesta degli illustri e de’ grandi. Un Uomo può bellamente rimanere insensibile alle sofferenze proprie e altrui dovute a fatti mondani e personali, ma il languore e il fremito, l’odio e l’amore, l’abbandono al soave e la tensione verso la meta Ideale non cesseranno mai di inondargli l’anima allo svolgersi (nella sua mente) delle azioni e delle musiche, delle gesta e dei discorsi compiuti e realizzati dalle sublimi creature dell’arte.
    L’uomo, proprio perché percepisce, fin nella sessualità, l’inadeguatezza dell’appagamento terreno all’infinità del suo desiderio, e, psicologicamente, non si sente totalmente a proprio agio nella sfera mondana (nella quale invece prospera la donna, predisposta biologicamente per essere madre e quindi attenta a cogliere ogni sfumatura, ogni affetto ed ogni vaghezza del mondo sensibile) brama eternare il proprio desiderio naturale per la Bellezza in rime, versi, suoni e immagini e marmi, cantando le donne e sublimando le femminee grazie terrene in opere immortali, ed esprimere massimamente se stesso nell’arte, nella cultura, nelle belle lettere e in tutte le espressioni dello spirito in genere (ivi comprese la matematica, la filosofia et ogni altra speculazione intellettiva, ogni tensione ascetica di distacco dagli interessi terreni).

    Tutto questo non è alieno dall’origine biologica di maschi (che devono desiderare, e spesso sublimano ad un livello ideale il desiderio di ebbrezza e di piacere dei sensi, creando una bellezza più che terrena, e, spesso, non dovendo essere “madri” possono vivere e pensare in maniera totalmente astratta dalla realtà sensibile) e femmine (che sono madri e quindi devono essere, come dice madonna chiara “pratiche) e si riflette, come detto da “Francesco”, nella differenza di atteggiamento verso la vita.

    SALUTI DALLA SUBLIME PORTA

  2. Chiara di Notte Says:

    Azzzz…. (faccina con occhi stralunati)

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