Sogno di una notte di mezz’inverno

Le regole ammettono eccezioni? Forse a Carnevale… O forse nei sogni.

Il salone e’ immenso, sfolgorante di colori riflessi dalla luce di mille candele.
Gli affreschi del Tiepolo e del Guarana cingono la scena di una magica cornice all’interno della quale il tempo pare essersi fermato in un punto imprecisato, in una Venezia che sta vivendo il suo ultimo di’ di Carnevale.
Osservo gli ospiti che si accalcano e che cercano il loro posto per assistere agli spettacoli: saltimbanchi, giocolieri, ballerine, mangiatori di fuoco e buffoni, in questo “circo” affiorante sulle pietre e sull’acque, immerso nella nebbia dei canali. Saranno 500 persone!
E’ come un set cinematografico in cui si preparino scene dell’Otello o del Mercante di Venezia o di un piu’ felliniano Casanova… E c’e anche lui, Casanova… Va a braccetto con il Doge mentre due dame settecentesche imparruccate fanno loro da ali.
Anche io ho il mio costume, ottocentesco di velluto rosso. Me lo ha comperato Cyril in una boutique. Non mi ha detto quanto, ma deve essere costato una fortuna.
In hotel ho impiegato piu’ di un’ora per indossarlo: prima il corsetto, strettissimo, con lacci che ho dovuto infilare in decine di fori, poi la sottogonna, ampia ma leggera, poi il vestito, anche questo con lacci e nastrini che per montarlo nel dovuto modo ho avuto bisogno persino dell’aiuto della cameriera. Infine i guanti, di pizzo lunghissimi fin sopra al gomito, e poi la mascherina, sempre di pizzo nero che nasconde solo una piccola porzione del volto esaltando i miei occhi. Ho optato per avere i capelli sciolti, senza copricapo o acconciature; unici orpelli: un nastrino di velluto nero intorno al collo e l’anello con “colombiano” e diamanti ricevuto in regalo per il mio compleanno.
Guerrieri medievali, maghi, fate e folletti, donne che sembrano uscite da dipinti di Gustav Klimt o di Dante Gabriel Rossetti mi volteggiano intorno… O forse e’ solo l’effetto del vino.
Sono a Venezia con Cyril per un paio di giorni. A lui interessa soprattutto farsi vedere in giro con me perche’ adora questo tipo di avvenimenti mondani. Lo conosco da mesi: e’ una brava persona e non e’ certo un cliente pesante.
Gode nel farsi notare e, nel privato, farsi dominare. In me ha trovato forse entrambe le cose e devo dire sinceramente che un po’ me ne approfitto, ma sembra che a lui tutto cio’ non dispiaccia, anzi fa di tutto per accontentarmi in ogni mio capriccio.
Ma dov’e’? Non lo vedo piu’… E’ andato di sotto, al buffet, a prendermi un altro bicchiere.
Il salone si riempie delle note della musica di Strauss e le dame e i cavalieri iniziano a ruotare… Come la mia testa…
Insieme al costume mi sono fatta comprare anche un ventaglio, da un antiquario… Ahahahah, e’ costato una cifra, povero Cyril, e adesso, come una perfetta dama, lo apro e ci gioco, passandolo davanti al volto… Recito in “Via col vento”… Lo faccio senza pensarci…
Cos’ha da guardarmi quello? Non ha mai visto Rossella O’Hara?
Arrossisco… Che cretina che sono! Pensera’ che sono brilla Ahahahah!
Lui si avvicina deciso.

Quando armate, et esperte ancor siam noi
Render buon conto a ciascun uom potemo
Che mani, e piedi, e core avem qual voi.
Di gelosia non ho l’pensier mai scemo
Tal ch’avvampando in freddo verno al ghiaccio
Nel mezzo delle fiamme aggelo e tremo
Or sicuro ho l’pericolo a la mente
Quando da bè vostri occhi e dal bel volto
Contra me spinse Amor la face ardente

Sopra un fisico asciutto ed ampie spalle porta un costume magnifico tempestato di perle e fili dorati, riproduzione fedele di un vestito nobiliare inglese del XVI secolo. E’ alto e sotto gli stivali che porta imperiosamente immagino due gambe dritte e toniche. I guanti nascondono quasi certamente due belle mani affusolate e sotto la maschera, che gli copre il volto, si intravedono due occhi luminosi ed una bocca perfetta incorniciata da baffi e pizzetto sottilissimi disegnati con cura.
So di piacergli come lui piace a me, la sensazione e’ chiara e gia’ altre volte l’ho provata, anche se raramente.
E’ come un incantesimo: all’improvviso la scena si blocca e per un tempo impercettibile niente di cio’ che e’ intorno riesce piu’ a stimolare i miei sensi. Resto sorda, cieca, muta, senza olfatto e tatto… Come sospesa nel tempo e nello spazio… Oddio! E’ colpa del vino, lo so!
Rido e lui sorride; mi chiede se sto bene.
Certo che sto bene, sto benissimo, ma non riesco a parlare, rido e non posso fermarmi. Come contagiato anche lui inizia a ridere e ci ritroviamo tutti e due, come scemi, a dar spettacolo di ridicolo.
Non e’ questo il modo piu’ elegante di presentarsi. Lui mi chiede se voglio ballare, rispondo di no e che invece ho bisogno di prendere un po’ d’aria fresca.
Mi accompagna sul balcone che si affaccia sul Canal Grande.

O notte, a me più chiara e più beata
che i più beati giorni ed i più chiari,
notte degna da’ primi e da’ più rari
ingegni esser, non pur da me, lodata;
tu de le gioie mie sola sei stata
fida ministra; tu tutti gli amari
de la mia vita hai fatto dolci e cari,
resomi in braccio lui che m’ha legata.
Sol mi mancò che non divenni allora
la fortunata Alcmena, a cui stè tanto
più de l’usato a ritornar l’aurora.
Pur così bene io non potrò mai tanto
dir di te, notte candida, ch’ancora
da la materia non sia vinto il canto.

Mi propone una passeggiata.
Al guardaroba ritiriamo le nostre mantelle ed usciamo dalla porta che da’ sul retro; intravedo Cyril che, stranito, cerca di scovarmi nella folla di fate, folletti, cavalieri medievali, maghi, dame, saltimbanchi, ballerine e giocolieri.
La notte e’ stellata e l’aria e’ fredda nelle calli veneziane. Il respiro appanna l’aria e noi due, senza meta, ci addentriamo nel labirinto dei vicoli e dei campielli. Lui pare esperto ed io mi affido alla sua guida.
Poche parole e molti sguardi: so gia’ come vorrei concludere la serata ed immagino che anche lui lo vorrebbe… Crede di avermi scelta ma sono io che l’ho scelto. E’ una pedina del mio gioco…
Non gli dico il mio nome e lo prego di non dirmi il suo. Voglio che il mistero ci avvolga come le maschere che indossiamo.
Ci fermiamo nell’angolo buio di un campiello deserto. Di lui si vedono solo gli occhi e la bocca: tutto il resto e’ maschera. Gli chiedo di non toglierla mai e cosi’ avrei fatto anch’io.
So che vorrebbe strapparmela ma lo fermo decisa e gli giuro che se ci provasse l’incantesimo si romperebbe ed io tornerei ad essere Cenerentola con la carrozza trasformata in zucca.

Ma, s’avete di favole desio,
mentre andrete voi favoleggiando
favoloso sarà l’accetto mio.
Aperto il cor vi mostrerò nel petto
Allor che’l vostro non mi celerete
E sarà di piacervi il mio diletto

Lui ride, so che potrei averlo adesso se solo gli lasciassi modo di avvicinarsi un po’, ma io non sono una donna facile, no no no…
Scherzo e gioco ancora con lui, vedo il desiderio nel suo sguardo che si fa piu’ forte.
Accenna un complimento, mi dice che ho occhi fantastici e che sono stupenda. Io gli rispondo che prima di tutto deve controllare se calzo bene la scarpetta di cristallo e cosi’ alzo la gamba portando la caviglia a livello tale che lui possa entrare con la mano sotto la lunga gonna per toccarmi. Ride ancora.
Ormai le nostre bocche sono a vicinissime… So cosa vuole e sa cosa voglio. Ha un buon odore.
Mi dice che ho un buon odore.
Gli sussurro che non abbiamo molto tempo, che’ manca solo mezz’ora alla mezzanotte, momento in cui i miei cavalli si trasformeranno in topolini.
Socchiudo la bocca ed attendo che lui assapori le mie labbra. Sento il calore del suo respiro e mi sciolgo al suo bacio.
Le nostre lingue s’ inseguono come impazzite e s’intrecciano dentro e fuori la bocca.

Venere segue poi quell’altro bacio,
La quale in ver senza di lui sarebbe,
Come son le lasagne senza cacio.
Credo ogni valentuom si straccherebbe,
Che volessi contar le sue maniere,
E poi forse anco non le conterebbe.
Basti accennarvi sol le cose vere;
Però dico, che un savio in varie vie
Vi bacerá le notti intere intere.
Né bisogna mangiar sei porcherie,
E riscaldarsi il fegato e le rene,
Per dirizzare a ciò le fantasie.
E sempre è netto il vaso, e sempre tiene,
E puossi il bacio usar disteso e ‘n piede,
Faccia la Luna quando ben le viene.
Non ha dinanzi il bacio la sua sede

Senza staccare le labbra la sua mano inizia ad esplorare la mia gamba risalendone la lunghezza… la caviglia … il polpaccio… il ginocchio… la coscia, mentre la passione ed il desiderio ci rapiscono.
Percepisco l’odore dei feromoni che circonda l’aria e lo assecondo nelle sue esplorazioni per quanto mi e’ possibile, ma non e’ facile dar sfogo all’istinto vestita in questo modo.
Riesce ad alzarmi la gonna fino alla vita e sento che sta valutando la qualita’ dei miei glutei.
Cavolo, mi domando come facessero nell’ottocento a fare del buon sesso con addosso tutte queste barriere architettoniche anti petting …
Per me e’ piu’ semplice raggiungere certi obiettivi… Controllo le sue spalle e le sue braccia, non v’e’ imbottitura, e sotto il costume percepisco la scultura del suo corpo. Ha gambe e glutei forti. Lo sfioro dove lui vuole che lo sfiori, sento il suo brivido.
Cerco con le dita un’apertura nel suo costume ma non riesco a trovarla… Ma questi tentativi fatti di movimenti e sfioramenti lo inturgidiscono ancor di piu’.
Lui arriva li’ dove lo aspetto. Si blocca e comprendo che e’ sorpreso … Sussurro che non porto mai niente sotto per abitudine; inizia ad accarezzare il mio desiderio.
Continuo a baciarlo … Mordo le sue labbra… Succhio la sua lingua, mentre il calore del piacere cresce in me.
Ansimo d’eccitazione ed il mio sesso si apre al suo tocco sapiente lubrificandogli le dita.
Cerco di fare altrettanto con lui ma non riesco ad entrare nel suo costume… Lui mi agevola e si apre sganciando dei bottoni … Finalmente posso ricambiargli il favore.
Nell’orecchio gli sussurro che ha un magnifico giocattolo… Lui non ha piu’ la forza di ridere, ansima e geme.
Lo desidererei in un altro modo, vorrei avere piu’ tempo ma sento che non resistero’ a lungo.
L’odore dell’aria s’impregna di quello dei nostri sessi; capisco che anche lui e’ prossimo all’orgasmo mentre le sue dita trovano la strada del mio che arriva esplodendomi dentro.
Mi inarco all’indietro e quasi le gambe mi cedono…Soffoco il grido di piacere … Raggiungo l’apice.
Anche lui si contrae e rantola mentre ritmiche pulsazioni gli percorrono il sesso.
Lo stringo ancor piu’ a me nell’ultimo bacio, a suggellare con le labbra il dolce torpore del dopo orgasmo.

Amor m’ha fatto tal ch’io vivo in foco,
qual nova salamandra al mondo, e quale
l’altro di lei non men stranio animale,
che vive e spira nel medesmo loco.
Le mie delizie son tutte e ‘l mio gioco
viver ardendo e non sentire il male,
e non curar ch’ei che m’induce a tale
abbia di me pietà molto né poco.
A pena era anche estinto il primo ardore,
che accese l’altro Amore, a quel ch’io sento
fin qui per prova, più vivo e maggiore.
Ed io d’arder amando non mi pento,
pur che chi m’ha di novo tolto il core
resti de l’arder mio pago e contento.

Un rumore improvviso… C’e’ qualcuno oltre a noi… Mi ritraggo.
E’ solo un gruppo di ragazzi che ci vedono ed iniziano a ridacchiare… Si allontanano velocemente, piu’ turbati che curiosi.
Mi accorgo che anche lui ha avuto il suo godimento, la mia mano ne e’ testimone.
C’e’ una fontana… Con l’acqua mi detergo il palmo e le dita, poi ne bevo avidamente qualche sorso.
Abbiamo ancora le nostre maschere e lui mi guarda con occhi di miele; so cosa vorrebbe dirmi.
Lo anticipo ricordandogli che la mezzanotte e’ scoccata e che devo tornare al mio cocchio prima di ritrovarmi dentro una zucca trainata da topolini.
L’incantesimo e’ finito e domani, anche se ci incontreremo per caso e per caso ci riconosceremo, ci ignoreremo perche’ in realta’ abbiamo solo sognato.
Lo prego di riaccompagnarmi al palazzo; spero che Cyril accetti di buon grado le mie spiegazioni per quell’ assenza ingiustificata. Lo ripaghero’, poi a letto, per la sua comprensione.
Prima di rientrare vorrebbe baciarmi ancora ma mi nego.
Non sono una donna facile. No no no.

Ite, pensier fallaci, e vana speme,
ciechi, ingordi desir, acerbe voglie,
ite sospir ardenti, amare doglie,
compagni sempre alle mie eterne pene.
Ite memorie dolci, aspre catene
Al cor, che alfin da voi pur si discioglie,
e’l fren della ragion tutto raccoglie,
smarrito un tempo, e in libertà pur viene.
E tu, pura alma, in tanti affanni involta,
slegati ormai, e al tuo signor divino
leggiadramente i tuoi pensier rivolta;
sforza animosamente il tuo destino,
e i lacci rompi, e poi leggiadra e sciolta
drizza i tuoi passi a più sicur cammino.

2 Risposte to “Sogno di una notte di mezz’inverno”

  1. Matteo Says:

    Molto carino questo racconto.
    Forse il più spinto tra quelli che hai fin ora proposto.
    Chissà se ancora oggi il cavaliere mascherato ogni anno partecipa al Carnevale di Venezia nella speranza di incontrarti di nuovo.😛
    E se invece fossi tu ogni anno alla disperata ricerca di tal cavaliere?😀

  2. Chiara di Notte Says:

    Grazie Matteo, ho piacere che sia stato apprezzato… Almeno da te.
    In effetti, prima di pubblicarlo, ho pensato a lungo se fosse stato il caso, poi ho deciso di si nonostante, come dici tu, sia quello piu'”spinto” che abbia scritto.
    Ho dovuto comunque rilevare che e’ anche quello che ha ricevuto piu’ attenzione da parte di altre persone che lo hanno commentato al di fuori di questo blog: forse e’ proprio vero che i lettori desiderano piu’ “azione”.
    Ho anche notato che c’e’ chi ha addirittura cercato di analizzarlo in altri forum (mi chiedo che problemi abbiano a commentarlo qui) domandandosi se l’episodio citato fosse fantasia e realta’; a loro rispondo: c’e’ forse differenza nel virtuale? L’importante e’ creare emozioni, prima di tutto alla sottoscritta, visto che non scrivo per “mestiere”, e poi, se capita, anche a chi mi legge.
    Se ho creato un’emozione ed uno spunto di discussione, allora posso dire di aver centrato il bersaglio.
    So che a volte sono complicata nei ragionamenti ed in effetti lo dico sempre: non sono una donna facile no no no.

I commenti sono chiusi.


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