Biancamona e i sette Nani

C’era una volta, in un paese lontano lontano, un re che aveva una figlia che si chiamava Biancamona a causa della sua mona bianchissima e liscia come la neve d’inverno, ed i capelli neri e lucenti come la notte.
Il giorno del suo diciottesimo compleanno, Biancamona, che era una ragazza bella, formosa e con due zucche della quinta misura, decise di partire per andare nel paese dei Principi Azzurri che si trovava al di la’ del mare.
Prima di partire Biancamona si reco’ dalla sua matrigna, la regina Grimilde, e le disse:

– Regina, matrigna mia, siccome so che sono io la piu’ bella del reame, vengo qui a salutarti perche’ voglio andare al di la’ del mare, nel paese dei Principi Azzurri dove trovero’ il mio amore. La’ io vivro’ felice e contenta senza essere costretta a lavorare in fabbrica per qualche leu e farmi toccare il culo da chiunque… tie’!

La Regina le rispose:

– Va bene cara Biancamona, se vuoi andare vai, io non ti fermero’. Comunque ricordati che per il visto sono 400 dollari, piu’ le spese di viaggio piu’, ovviamente, la meta’ degli incassi che farai se riuscirai a pelare qualche pollo.

– No problem – replico’ Biancamona – Ti daro’ quello che chiedi, ma non capisco cosa c’entrino i polli. Vado minga in un pollaio.

– C’entrano, c’entrano… – disse la regina – Vedrai se c’entrano.

Il viaggio verso il poll… Ehm, verso il Paese dei Principi Azzurri fu lungo e periglioso, e lungo la strada incontro’ moltissime creature strane e poco rassicuranti: scafisti albanesi, papponi, rappresentanti di enciclopedie, consulenti finanziari, nani, gobbi, storpi, ciechi, monchi, ma alla fine, dopo aver percorso piu’ di 1.000 leghe camminando sotto la pioggia e il vento, giunse stremata nel Paese dei Principi Azzurri.
Il Paese dei Principi Azzurri era un posto magnifico dove tutti vivevano felici e dove il cibo non mancava mai; c’erano luci e colori sfavillanti, e strade tempestate di gioielli, e palazzi d’oro alti come montagne. Le fontane zampillavano di Moet et Chandon, ed i cani cagavano caviale.
Biancamona, che non aveva mai visto un posto cosi sfolgorante e magnifico, vago’ senza meta per giorni e giorni cercando una locanda dove fosse stato possibile dormire con meno di 100 euro a notte, e dove avesse potuto ordinare una pizza con meno di 40 euro, incluso coperto, servizio, IVA, mancia e accessori. Ma non fu possibile!
Fu quindi costretta ad alloggiare in un seminterrato umido e malsano dalle parti di via Stalingrado, e per qualche tempo dovette arrangiarsi a… Beh, forse e’ meglio che questa parte la saltiamo…
E piano piano, giorno dopo giorno, la sua mona bianca e liscia come la neve divenne ruvida, ed i suoi capelli neri e lucenti come la notte divennero ispidi, ed il suo alito inizio’ a puzzare di aglio misto a cipolla e ad hamburger scadenti. Fino a che un giorno, quando Biancamona ormai aveva perso tutte le speranze ed ormai credeva che non avrebbe mai piu’ trovato il Principe Azzurro, ecco che un uomo… beh, non proprio un uomo, diciamo un ometto, entro’ nella locanda dove lei aveva trovato un lavoro part time intrattenendo i clienti con giochi e facezie manuali ed orali, e la vide.
La mona aveva perso il tatto liscio e vellutato di un tempo, ed i suoi capelli avevano perso la lucentezza di un tempo, ma comunque Biancamona teneva sempre… due zucche della quinta misura!
L’ometto si avvicino’ e le disse con voce nasale:

– Sei molto bella, quanto vuoi?

L’ingenua Biancamona, che non sapeva affatto di cosa l’ometto stesse parlando, rispose:

– 100 anticipati e la camera a parte.

L’ometto tiro’ fuori da un sacchetto di seta rossa 100 monete di oro zecchino, e le dono’ a Biancamona dicendo:

– Ecco queste monete saranno tue se con me verrai e felice il mio fratellino da 1 cm farai.

Biancamona non disse nulla, intasco’ le monete e si reco’ in camera per fare felice l’ometto. Insieme giacquero per 1 giorno e per una notte e l’ometto fu felice come mai era stato in vita sua. Quando arrivo’ il momento di lasciarsi, Biancamona domando’ all’ometto:

– Sei tu il Principe Azzurro?

E l’ometto rispose:

– No, io sono un nano e tutto il giorno scavo nella miniera per accumulare il tesoro. Il mio nome e’ Bombolo. Ma se verrai a vivere con me tutto il mio tesoro ti daro’ e se mi farai felice ogni volta che vorro’, io un Principe diventero’.

Biancamona acconsenti’, intasco’ il gruzzolo e per qualche tempo visse nella minuscola casa di Bombolo. Fino al giorno in cui, mentre zappettava l’orto, un altro ometto passo’ di li’ e la vide. Si avvicino’ e le disse con voce nasale:

– Sei molto bella, quanto vuoi?

Biancamona questa volta capi’ subito l’antifona e disse:

– Facciamo 200?

L’ometto tiro’ fuori uno scrigno di legno di castagno dal quale estrasse 200 pepite d’oro e le dono’ a Biancamona dicendo:

– Ecco queste pepite saranno tue se con me verrai e felice il mio fratellino da 2 cm farai.

Ancora una volta Biancamona non disse nulla, intasco’ le pepite e si reco’ in camera per far felice l’ometto. Insieme giacquero per 2 giorni e per 2 notti e l’ometto fu felice come mai lo era stato in vita sua. Al momento di accomiatarsi, Biancamona domando’ all’ometto:

– Sei tu il Principe azzurro?

E l’ometto rispose:

– No, io sono un nano e tutto il giorno scavo nella miniera per accumulare il tesoro. Il mio nome Bassolo. Ma se verrai a vivere con me tutto il mio tesoro ti daro’ e se mi farai felice ogni volta che vorro’, io un Principe diventero’.

Biancamona acconsenti’, intasco’ il gruzzolo e per qualche tempo visse nella minuscola casa di Bassolo.
E in questo modo Biancamona incontro’ Gommolo di 3 cm. con il quale giacque 3 giorni e 3 notti e lui le dono’ i topazi.
Poi incontro’ Pippolo di 4 cm. con il quale giacque 4 giorni e 4 notti e lui le dono’ i rubini.
Poi Minchiolo di 5 cm. con il quale giacque 5 giorni e 5 notti e lui le dono’ gli zaffiri.
Poi Favolo di 6 cm. con il quale giacque 6 giorni e 6 notti e lui le dono’ gli smeraldi.
Ed infine il possente Trombolo, di ben 7 cm., con il quale giacque ben 7 giorni e 7 notti e lui le dono’ i diamanti.
Totale dei centimetri totalizzato dei sette nani, 28!… Un record!
E con tutti quanti, accadeva che si ripetesse la medesima storia: Biancamona domandava se erano il Principe Azzurro e i nani rispondevano con voce nasale la medesima frase:

– No, io sono un nano e tutto il giorno scavo nella miniera per accumulare il tesoro. Ma se verrai a vivere con me tutto il mio tesoro ti daro’ e se mi farai felice ogni volta che vorro’, io un Principe diventero’.

Alla fine Biancamona, che in questo modo era diventata la donna piu’ ricca del reame, capi’ che non avrebbe mai piu’ trovato il Principe Azzurro ed avrebbe continuato ad accumulare tesori su tesori trombando giorno e notte con nanetti sottodotati e dai nomi buffi.
E fu cosi’ che il dolore e la delusione si impadronirono di lei, facendola cadere nella disperazione e nell’inedia, tanto che sprofondo’ in un sonno cosi’ profondo che niente e nessuno riuscivano a svegliarla.
Pero’ i sette nani, che con lei erano stati felici come mai lo erano stati nella loro vita, decisero di adagiarla nel bosco su un letto di rose alle quali non tolsero le spine (ahia! Neanche fosse stata un fachiro), dove lei avrebbe potuto dormire in eterno, circondata dal suo tesoro e sorvegliata dagli animaletti e dalle creaturine del bosco che le avevano voluto bene, fra i quali non mancavano, per ovvie ragioni, migliaia e migliaia di uccellini ed alcune piattole.
Passarono l’estate e l’inverno, e poi ancora l’estate e l’inverno (non ci sono piu’ le mezze stagioni, cazzarola), e questo per molti anni, ma Biancamona non si svegliava.
Passarono quindi 20 lunghissimi anni, e piano piano nel reame comincio’ a circolare la leggenda di una bella addormentata circondata da un meraviglioso e ricchissimo tesoro che soltanto un vero Principe Azzurro con il cavallo bianco avrebbe potuto destare con un bacio.
Da tutti gli angoli del reame, ed anche dalle terre piu’ lontane (Abbiategrasso, Borghetto Lodigiano e Trebaseleghe), partirono tutti i Principi colorati che, con i loro cavalli colorati, percorsero tutte le vie colorate alla ricerca della bella addormentata e del suo tesoro.
Al Principe nero si azzoppo’ il cavallo rosso sulla via gialla, e fu costretto a rinunciare.
Al Principe rosso rubarono il cavallo giallo sulla via viola, e fu costretto a rinunciare.
Il Principe Blu fu stuprato sulla via scarlatta da dei briganti gay arancioni, che poi colorarono di rosa il suo cavallo verde, e fu costretto rinunciare.
Insomma, un’ecatombe che neanche i cavalieri alla ricerca del Santo Graal nell’Excalibur di John Boorman riuscirono a fare peggior fine. Anche perche’ gli ultimi reduci furono linciati da una setta di daltonici adoratori del caleidoscopio.
Solo il Principe azzurro, sul suo cavallo bianco (forse tifava per la Lazio li mortacci sua), riusci’ a superare tutte le asperita’ ed i perigli giungendo alla fine, stanco e stremato, dopo aver percorso ben 10.000 leghe sotto la pioggia e il vento, nella radura nel bosco dove, distesa addormentata su di un letto di rose (con le spine, ahia!), giaceva ancora, bellissima come 20 anni prima, Biancamona con tutto il suo tesoro…
Tesoro sul quale il Principe butto’ un occhio distratto e disse:

– Mumble mumble, dunque… Magari posso rottama’ `sto kazzo de ronzino bbianco e pijamme `na Lamborghini bbianca… `Na villa ai Parioli… Mumble mumble…

Decise quindi di risvegliare la stupenda fanciulla con un “FK with tongue” e sotto lo sguardo vigile dei sette nani i quali, aiutati dagli animali e dalle creaturine del bosco che per 20 lunghissimi anni avevano accudito Biancamona ed avevano sorvegliato il suo giaciglio tenendo lontano i malintenzionati, appoggio’ le sue labbra a quelle di Biancamona, le infilo’ la lingua in bocca e lei si risveglio’!
Come per riflesso condizionato, Biancamona, con la mano, ando’ a frugare nella patta dei pantaloni del Principe… Calcolo’ che i 28 cm. erano li’ tutti in un unico pezzo e non forniti in rate settennali, e sorrise. Poi, Biancamona, guardando l’uomo con i suoi grandi occhioni, gli domando’:

– Sei tu il Principe azzurro?

E lui disse:

– Ekke’ nun se vede? Guarda un po’ la’ kekkavallo bbianco che cio’ – Poi, indicando il tesoro – Pupa tutta `sta roba e’ tua o de `sti nani rincojoniti?

Biancamona disse:

– Ma sei scemo? Sai quanto spezzatino mi sono dovuta trombare per accumulare questo tesoro? Adesso partiamo in fretta che’ devo andare a fare il mazzo alla mia matrigna. Sicuramente, a quest’ora sara’ gia’ allo specchio a guardare come le e’ venuto il suo quindicesimo lifting.

Poi, insieme al Principe sali’ sul cavallo bianco e se ne ando’ portandosi via tutto il tesoro mentre i nani continuarono a salutarla con la manina fino a che le due figure non scomparvero oltre l’orizzonte.

MORALE

La morale di questa fiaba e’ la seguente: se per caso incontri una Biancamona e tu credi di essere il Principe Azzurro, guardati intorno. Se non vedi alcun nano, ma vedi il tuo tesoro che si assottiglia, comincia a considerare che in ogni vera storia d’amore, sesso e soldi c’e’ sempre da domandarsi se tu sei il Principe oppure il nano.

2 Risposte to “Biancamona e i sette Nani”

  1. Correttore Ortografico Says:

    ATTENZIONE: dalla mia banca dati risulta che la parola “esclusivizzazione” è utilizzata da 5 persone in tutto il territorio italiano delle quali 3 parlano normalmente in latino e due sono ex-escort provenienti dall’europa orientale. In realtà una di queste ultime era solo una loft d’alto bordo e quindi non fa nemmeno testo.

  2. Chiara di Notte Says:

    Cavolo! Un bel mirror point!😀

I commenti sono chiusi.


%d blogger cliccano Mi Piace per questo: