La leonessa e la volpe


Serenamente accucciate all’ombra di una fresca pianta situata nel cuore della foresta, una tranquilla leonessa e una placida volpe chiacchieravano tra loro come due vecchie amiche, discutendo del piu’ e del meno. Per un ascoltatore attento non era difficile pero’ scoprire che, nascoste nelle loro parole, vi era racchiuso un pizzico d’invidia. In effetti, la volpe desiderava possedere lo stesso coraggio e l’identica sicurezza che alimentavano il comportamento dell’amica, la leonessa, mentre a questa sarebbe piaciuto conquistare la celebre furbizia dell’altra.

Nonostante le piccole gelosie racchiuse nei loro cuori, entrambe mantenevano un rapporto forzatamente cortese, scambiandosi sorrisi ed esagerati complimenti. Finche’ un giorno, passeggiando insieme nel bosco con i rispettivi cuccioli che trotterellavano amabilmente intorno a loro giocando e rincorrendosi fra gli alberi, la volpe non riusci’ piu’ a trattenere una frase alimentata unicamente dall’invidia. “Mia cara” disse atteggiandosi a gran dama e indicando con lo sguardo i suoi piccoli, “tu avrai anche un portamento da regina, possiedi grande forza e vigore, ma in quanto a madre devi ammettere che io sono piu’ portata. Guarda i miei cinque volpacchiotti come giocano felici tra loro. Invece tu hai messo al mondo un solo figliolo e, poveretto, sembra tanto triste senza fratelli!”

Evitando di scomporsi, la leonessa rispose: “Certo amica mia, io ho partorito un solo cucciolo. Ma questo piccolo vale piu’ d’ogni altro animale. Egli e’ un leone e, una volta cresciuto, sara’ un Re!” Non potendo ribattere niente la volpe si limito’ ad ingoiare la propria gelosia accettando cio’ che la natura aveva dispensato.

E’ inutile invidiare cio’ che non si possiede perche’ ognuno dispone di quello che la natura gli ha attribuito.

Favola di Esopo

Questa favola descrive un sentimento che da sempre condiziona le relazioni, crea incomprensioni, suscita delusioni ed anche, a cascata, altri sentimenti come la rabbia e l’odio, ma mai il disprezzo. Perche’, in fondo, chi invidia ammira.

Wikipedia la descrive in questo modo: “L’invidia e’ un sentimento nei confronti di un’altra persona o gruppo di persone che possiedono qualcosa (concretamente o metaforicamente) che l’invidioso non possiede (o che gli manca)”. Mentre il vocabolario della Lingua Italiana De Mauro ne da’ questa descrizione: “Sentimento di astio, ostilita’ e rammarico per la felicita’, il benessere, la fortuna altrui”.

Parlare dell’invidia non e’ pero’ semplice perche’, come dice Esopo, e’ talmente connaturata in noi che nessuno ne e’ davvero totalmente privo, persino la leonessa nei confronti della furbizia della volpe. Anche se ciascuno in cuor suo e’ sinceramente convinto di esserne immune, o comunque di esserne affetto in misura minore poiche’ l’invidia, essendo “una compagna ancora peggiore dell’orgoglio” [1], e’ fra tutti il sentimento di cui piu’ ci vergognamo.

Ma soprattutto l’invidia e’ un sentimento biunivoco. C’e’ chi lo prova e chi lo suscita. “Divora chi lo nutre” [2], perche’ “e’ il segno sicuro del difetto, dunque se e’ rivolta ai meriti altrui e’ il segno del difetto di meriti propri” [3], pero’ allo stesso tempo “non e’ felice l’uomo che nessuno invidia” [4] ed e’ per questo che, se “l’uomo fa molte cose per essere amato, fa di tutto per essere invidiato” [5]. Per cui, anche se “non v’e’ nulla di piu’ inconciliabile e crudele dell’invidia, ci sforziamo senza posa soprattutto di suscitarla” [6] perche’ “un giudizio negativo da’ piu’ soddisfazione di una lode, ammesso che sappia di invidia”. [7]

E’ risaputo inoltre che “il valore genera l’invidia nelle menti meschine e l’emulazione nelle anime grandi” [8], perche’ “l’invidioso non riesce a sopportare che tu faccia il passo piu’ lungo della sua gamba” [9]. Ma alla fine e’ possibile concordare su un fatto: che “l’invidia deriva dal confronto irrazionale fra quanto hanno raggiunto altre persone e quanto avete raggiunto voi. Non e’ la mancanza delle qualita’ che possiedono gli altri a causare il vostro insuccesso, bensi’ l’incapacita’ di valorizzare a dovere le qualita’ che possedete” [10]. E se con l’invidia credete di scavare una fossa agli altri, alla fine, come dice un proverbio magiaro: “Aki másnak vermet ás, maga esik bele”. Chi scava la fossa agli altri, vi cade dentro egli stesso.

[1] Dumas padre
[2] Morandotti
[3] Schopenhauer
[4] Eschilo
[5] Twain
[6] Schopenhauer
[7] Baudrillard
[8] Fielding
[9] Valckenaere
[10] Kiev

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